lunedì 24 febbraio 2014

Quando la società è bulla

Non è spaccare i denti al bullo che fermerà il bullismo.





Dodici giorni fa scrivevo questo post sul caso del bullismo di Bollate. Da allora sono successe un po' di cose, ho iniziato a fare volontariato in una scuola elementare, ad esempio, e ho riflettutto a lungo su quello che nello scorso post avevo solo accennato: come si combatte il bullismo in una società che è in sé stessa bulla?
In molti hanno portato l'esempio della ragazza sovrappeso della campagna #nobodyshaming, il cui video su youtube è stato preso di mira da Striscia la notizia che lo ha inserito nella rubrica "I nuovi mostri" (raccolta di episodi divertenti/imbarazzanti accaduti di recente in tv o nella rete). Non è forse bullismo anche quello? Come mai questo non viene condannato mentre la rissa di Bollate sì?
Porto un altro esempo di cui non ha ancora parlato nessuno. Su facebook esiste un gruppo chiamato l'ODM, acronimo per Outfit di Merda, mentre scrivo questo post ha più di settantaduemila fan. Di cosa si occupa questo gruppo? Si occupa di collezionare foto di passanti vestiti, a detta dei fotografi, in maniera discutibile. Le foto possono essere scattate da chiunque ed a chiunque, vengono inviate agli admin della pagina e pubblicate in mondovisione accompagnate da frasi di scherno. Il commento con più like di una foto che sto guardando proprio adesso è "è un atto osceno in luogo pubblico" riferendosi all'abbigliamento di una signora fotografata da dietro. E' opportuno specificare che la maggioranza delle foto è scattata a persone contro la loro volontà, di nascosto. Inoltre, in questi casi, spesso ad essere criticato non è il capo di abbigliamento in sé, quanto il fatto che la persona non se lo "possa permettere" (di solito perché troppo grassa).
E' un'offesa al buon gusto, un insulto, un male per gli occhi, fa' schifo, deve rinchiudersi, vestita così non può uscire e anzi sarebbe meglio che non uscisse affatto. Sempre in questo gruppo (ma ne esistono molti altri così, ho solo scelto quello con il titolo più eclatante) una delle foto più recenti è stata scattata ad un'ignara ragazza alla quale s'intravedeva l'assorbente fra le mutande.
L'atteggiamento che spinge un* ragazz* a scattare la foto ad una persona in difficoltà o in una situazione imbarazzante e di metterla alla berlina in mondivisione invece di, magari, farle notare con discrezione della situazione senza farla sentire a disagio?
L'atteggiamento della maggiorparte dei commentatori di questo gruppo è proprio il tipico atteggiamento di un bullo: derisione, scherno, insulti, dare addosso in massa a una persona; eppure scommetto che queste persone avranno sicuramente sentito della rissa di Bollate, schierandosi dalla parte della vittima ed insignandosi per il comportamento della bulla, per il bullismo in generale.
Il primo caso non viene considerato bullismo, il secondo sì. Perché? Davvero non riusciamo ad accorgerci che rissa, un raid, un suicidio non sono altro che un finale che noi stessi stiamo scrivendo giorno per giorno? Davvero il solo modo che abbiamo per sentirci più forti è schiacciare chi è sotto di noi, così senza motivo, solo perché oggi è toccato a lui, sperando che il nostro turno non arrivi mai? Non c'è più forza nel provare, almeno provare, a tirarsi fuori da questa melma e dare la mano alla vittima? Opporsi al bullismo e non solo (non tanto) al bullo? 
Perché il bullo di oggi può diventare la vittima di domani proprio grazie al perverso meccanismo del bullismo che rimane il solo e inconstrastato vincitore.

P.S. Come ho già scritto ho iniziato a fare volontariato alle elementari e mi sto accorgendo che i bulli in potenza sono spessissimo bambini con moltissimi problemi, con una bassa considerazione di sé, bisogno di affetto e apporovazione. Il tempo per dare loro affetto ed aumentare la loro autostima prima che vedano nel bullismo l'unica soluzione possibile si accorcia ogni generazione di più.

martedì 11 febbraio 2014

I mostri e la legge del taglione

Nessuno vuole essere il cattivo.
Nessuno vuole pensare di poter essere cattivo. Di solito tra "i buoni" e "i cattivi" si traccia un muro invalicabile.
Se ci fate caso, spesso si tende ad affibiare a stupratori e killer l'epiteto di mostri (il mostro di Firenze, di Dusseldorf, di Foligno, l'angelo del male, la bestia umana), perché non si vuole accettare che un essere umano possa fare ciò che hanno fatto loro, che sia nella natura dell'umanità. Condividere la stessa specie di simili individui ci affligge, uomini e donne non riescono a credere di avere qualcosa in comune con un padre che sevizia e stupra la figlia per anni, con donne che soffocano bambini di pochi mesi nella notte.
Molto spesso davanti a notizie di efferata violenza si scatena nel pubblico un atteggiamento forcaiolo, si invoca la pena di morte, l'amputazione degli organi genitali, la legge del taglione, perché sembra essere l'unica in grado di funzionare. Del resto, come comincia il celebre film "Il Padrino"? Con un padre che chiede giustizia per la figlia violentata perché lo Stato non punisce il suo stupratore. In Italia il 52% dei cittadini (più di uno su due) è sfiduciato dall'operato dei giudici* e davanti a una giustizia che non funziona si invoca e si ricorre sempre più spesso alla giustizia fai da te. La si invoca e la si ammira questa giustizia fai da te, pensiamo anche solo al numero di serie televisive che parlano di giustizieri più o meno mascherate che operano al di fuori della legge per fare quello che la giustizia non riesce a fare, eliminare il mostro. Qualche tempo fa persino le ragazze del blog Un altro genere di comunicazione che pure condanna gli atteggiamenti forcaioli hanno espresso simpatia nei confronti di una fantomatica vendicatrice delle donne violentate e assassinate a Ciudad Juàrez.
Qualche giorno fa è stato caricato su youtube un video tremendo. Una ragazzina di Bollate veniva picchiata da una coetanea mentre i compagni di scuola riprendevano con il telefonino. Qualche giorno dopo le pagine facebook si sono riempite di pagine contro la bulla, minacce di morte, meme rabbiosi. Ci sono stati e sempiterni articoli sui bei tempi andati quando internet non esisteva (come se fosse il web il problema, come se i pestaggi e gli atti di bullismo non esistessero già da prima di youtube). La bulla è stata eletta quasi all'unanimità come mostro, non umana, non donna. Le è stata augurata una pena analoga a quella che ha inflitto alla sua vittima.
Sia ben chiaro. Io non giustifico il bullismo, mai, lo condanno tutto dalla presa in giro, all'esclusione dal gruppo, dal vandalismo, alla violenza e non mi illudo che esistano solamente "i mostri" che picchiano le compagne di classe e che il bullismo sia tutto lì. Io credo che la violenza sia l'effetto finale di una serie di concause (l'esclusione appunto, la presa in giro, magari per l'aspetto o i vestiti, il vandalismo ecc..) che il mondo degli adulti e dei media non vede e non combatte per poi correre ai forconi quando arriva la violenza. Sui social network, dicevo, sono state pubblicate foto della bulla di Bollate con commenti che ne denigrano soprattutto l'aspetto e il vestiario, atteggiamenti, questi, tipici dei bulli contro i quali la popolazione virtuale sembra insorgere negli ultimi giorni.
Ieri su un blog è apparsa questa notizia, la "bulla" di Bollate è finita in ospedale dopo essere stata vittima di un'aggressione in Centro città. Non so se la notizia sia vera, ma ha già il suo bel numero di condivisioni con altrettanti commenti soddisfatti perché la bulla ha avuto quello che si meritava e cioè quello che ha fatto alla sua compagna. Uno dei commenti che mi è capitato sotto agli occhi è stato un lapidario "chi la fa... l'aspetti!". La legge del taglione per l'appunto.
Ma se è la legge del taglione che vogliamo, io mi chiedo, chi picchierà i suoi aggressori per dare a loro quello che si meritano? E soprattutto, siamo davvero sicuri che questo fermerà il bullismo? Si può combattere la violenza esaltando la violenza? C'è una violenza giusta e una violenza sbagliata? Io penso questo, non si può combattere il bullismo da bulli. Se per combattere la violenza e lo scherno sappiamo usare solo violenza e scherno allora nessuna uscirà mai dalla spirale di violenza e scherno che sta alla base del bullismo.
A quanto pare sembra che la violenza contro i mostri sia tollerata, sia una violenza buona e giusta una violenza che è bene, ma a proposito di bene e male io penso quello che dice Mary Malone, personaggio creato dalla penna di Pullman nella trilogia "Quese oscure materie", bene e male sono nomi per ciò che fanno le persone, non per quello che sono. La sola cosa che possiamo dire è che questa è una buona azione perché aiuta qualcuno, o che quest'altra è cattiva perché fa del male a qualcuno. Le persone sono troppo complesse perché le si possa etichettare. Sono le nostre azioni ad essere buone e malvagie e sono queste che determinano il nostro grado di malvagità. Per esempio, aiutare una ragazzina picchiata da una coetanea dell'indifferenza generale è un'azione buona, picchiare una ragazzina che chiede aiuto è male.
Siamo tutti d'accordo immagino che il bullismo sia un'azione malvagia.
E mi chiedo, quanti bulli abbiamo adesso?

* fonti: http://www.primadanoi.it/news/italia/524311/Meno-di-4-italiani-su-10-hanno-fiducia-nella-magistratura.html
http://news.panorama.it/politica/fiducia-magistratura-giustizia
 http://generazionesocialnetwork.blogspot.it/2014/02/aggressione-notturna-la-giovii.html

lunedì 13 gennaio 2014

Roba da femmine

Come al solito avevo in mente un post e mi ritrovo a scriverne un altro, ispirata da quello di ricciocorno (leggetelo!). Conoscete la favola della Signora Topo ed i piedini sporchi? No? Ve la racconto io. In una casetta piccina picciò, vive tranquilla la Signora Topo. Oh cielo, tranquilla è dire troppo, infatti la topolina lavora come una schiava tutto il giorno per lustrare il suo pavimento come uno specchio, perché se c'è una cosa che non sopporta è averlo inzaccherato di impronte di piedi sporchi. Un giorno, dopo che ha finito le pulizie passa da lei il vecchio Signor Rospo che si autoinvita ad entrare, sperando di poter restare a cena e papparsi il miele che la Signora Topo conserva gelosamente nella dispensa, dove non si sa bene perché, vive anche un'ape (motivo per cui non amavo particolarmente questa storia da piccola). Il Signor Rospo che non è certo un campione di galateo oltre a insudiciare con le sue zampacce tutto il pavimento, si dirige senza tante cerimonie verso il miele della povera vicina. Segue una lotta furibonda con l'ape e un triste squittìo della Signora Topo che si rammarica di non riuscire ad avere il pavimento di casa sua pulito.
La storia si interrompe qui e noi non sappiamo se il Signor Rospo si sia quantomeno scusato per il macello che ha combinato in casa altrui, può essere che l'abbia fatto e si sia fatto avanti per aiutare a ripulire, come può darsi che si sia infastidito per lo sconforto della Signora Topo. In fondo cosa ci vuole a pulire un pavimento? Se può farlo una donna, può farlo chiunque, non deve poi essere tanto difficile. Non ci vuole intelligenza per passare la cera, non ci vuole alcun tipo di abilità, è alla portata di tutti, per questo lo fanno le donne, perché sono così stupide da essere relegate ai compiti più irrilevanti, talmente elementari che guai a loro se si aspettano riconoscimento e, orrore, rispetto per ciò che fanno.
Ricciocorno, nel post citato prima, fa notare che non importa che cosa una donna faccia, che sia il medico, la sarta, l'insegnante o la casalinga. Quando la maggioranza degli esperti nel settore è di sesso femminile, quel lavoro, qualunque esso sia, viene sminuito e poco considerato, malpagato, bistrattato. L'esempio più lampante e più citato è quello dell'insegnante, meglio se insegnante della scuola materna che, quand'anche oggi venga richiesta una preparazione migliore (una laurea) dei limitanti quattro anni di magistrale, rimane una professione con pochissimo prestigio sociale, sottopagata, non considerata, considerata "facile" e possibile per chiunque, soprattutto per le donne, dotate "naturalmente" dell'istinto materno che permette loro di amare tutti i pargoli del mondo e badare che facciano correttamente pupù e pipì e non si ammazzino nell'arco della giornata. Come pagare un gatto per miagolare, in fin dei conti e si lamentano pure, 'ste streghe. Insomma, è opinione comune che la maestra sia una sorta di mamma bis che non debba saper fare nulla che non sia già forgiato nel suo codice genetico e dunque non sia di troppo impegno per le sue esigue cellule grigie. Ancora peggio va ai lavori come hostess, cameriera, infermiera. Lavori considerati tipicamente femminili e dunque di una semplicità e banalità sconcertante. Le hostess e le infermiere vengono ancora viste come delle specie di geishe del dottore o pilota di turno (rigorosamente maschio). Per questo capita anche che qualora non siano sufficientemente "gnocche" c'è pure chi se ne lamenta, della serie dal momento che non devono fare nulla, siano almeno una gioia per gli occhi (maschili, si intende) e ed è così che alle hostess viene imposta la taglia 40/42 (solo alle donne, ovviamente, perché si sa che l'omo de panza è omo de sostanza, mente "la donna de panza" è solamente una grassona) al di sotto e soprattutto al di sopra della quale è vietato andare, pena il licenziamento. Su questa vicenda spenderei altre due paroline, perché merita, infatti c'è chi ha difeso l'iniziativa (vecchia ormai di due anni, ma ancora tristemente attuale) perché Che comunque le hostess non debbano essere troppo "abbondanti" lo capisci, dato lo stretto spazio del corridoio tra i sedili. Insomma, le hostess (gli steward in qualche modo passano comunque) e in generale le donne di taglia 46 sono delle malate incapaci di muoversi, rimarrebbero incastrate tra i sedili (per caso neanche i passeggeri devono portare più della 42?) e passerebbero la durata del volo a mangiare salatini non lasciandone nessuno per i passeggeri (perché sono ciccione e come tali ingorde). Insomma, Ricciocorno nel suo post mostra bene come tutto quello che viene tradizionalmente fatto dalle donne sia per definizione (più) facile e poco importante, siano lavori o hobbies (lavorare a maglia è più facile di piallare un legno, il nuoto sincronizzato lo è più del rugby, la letteratura uno scherzo in confronto alla matematica). Io vorrei riflettere su come questo discorso valga, ahimè, non solo per i lavori, ma anche per le virtù e le qualità. Scrive Elena Giannini Belotti, l'identità maschile prevede la totale espulsione del femminile da sé, con una perdita drammatica di "virtù sociali" che dovrebbero semplicemente essere umane: l'attenzione e la sensibilità verso il prossimo, l'empatia e la capacià di identificarsi nell'altro, saper ascoltare, consolare, accudire, curare. Non a caso il 70% del volontariato è svolto da donne. Insomma, bella la bambina che cura l'orsacchiotto, che si preoccupa del compagnetto caduto dall'altalena, che regala la gomma all'amichetta che ha perso la sua, ma vuoi mettere con il maschio che tira meglio a canestro, non piange mai e non ha paura dei film dell'orrore? Vuoi mettere il coraggio, la ribellione, l'indipendenza (indipendenza di che poi, se agli uomini non è richiesto nemmeno di essere capaci di farsi il bucato e quando, apriti cielo, la moglie si assenta da casa per una settimana in dieci anni deve lasciargli sette cene pronte e surgelate, le istruzioni per scongelarle e possibilmente i vestiti etichettati per giorno della settimana?), la forza, l'esuberanza con la pazienza, la gentilezza, la bontà d'animo, l'empatia? Queste ultime vengono considerate nella società qualità di seconda classe, bello averle sì, certo, però neanche troppo trovati un bravo ragazzo, ma non troppo, sono buono ma fino a un certo punto, perché il ragazzo "troppo buono" per dirne una, fa la figura dello scemo (e poi si sa che alle donne piace lo stronzo) e il ragazzo deve essere furbo, sveglio, sperto (la donna invece può essere stupida finché vuole anzi spesso la presunta bontà delle grandi icone femminili sfocia nella più totale scervellatezza), deve fregare, infinocchiare, ingannare. Deve fingersi amico di una ragazza per portarsela a letto ad esempio, o fingersi gay (vedi Kick-Ass e un altro film poco celebre il cui titolo mi sfugge). Come amico, poi, deve fingere di saper ascoltare, fingere di interessarsi ai problemi della ragazza da conquistare. Sia mai che gli interessino davvero! Sia mai che un ragazzo, un uomo possa volere davvero prestare attenzione ai problemi di un'altra persona, portare il suo peso con lei, esserle di conforto, cercare di capirla, provare ad aiutarla (sia o non sia innamorato di lei). Avete un amico che fa così con voi, signore? Mi dispiace sta fingendo, poco importa che sia vostro amico da una vita, magari già felicemente fidanzato o sposato, vuole portarvi a letto, si sorbisce tutto quello che dite sperando nella ricompensa finale, come la capra che insegue la carota. Oppure è gay.
L'empatia in un uomo ed anche in un bambino è segno di debolezza, la dolcezza pure. Non sono virtù, sono mezze virtù, sono "roba da femmine", per un maschio sono degradanti.
E' qui che nasce il tutto, così un bambino viene privato della sua libera infanzia. Mentre una bambina, con cautela ed entro certi limiti, può sviluppare la parte "maschile" di sé essere e fare ciò che un tempo era considerato da maschio venendo meno rimproverata e ostracizzata che in passato (anche se magari più subdolamente spinta verso la retta via, dopo una sbandata momentanea), un bambino semplicemente non può, e come lo si dissuade dall'intraprendere attività e provare sentimenti tipicamente da femmina? Gli si insegna a disprezzare il femminile. Perché vuoi essere come una donna, se puoi essere un uomo? Perché vuoi giocare a fare lo schiavo se sei nato principe? In fondo non ti perdi nulla, garantito, giovane uomo, la roba da femmine è stupida, è banale, è superficiale, è degradante. Va bene per loro, per le donne, perché non possono avere di meglio, perché non sono in grado di fare altro, ma per te è destinato molto di più. Un uomo che sviluppa il suo "lato femminile" spreca i suoi talenti, è disdicevole e disonorevole. Gli abbracci e i baci sono "roba da femmine", non darne e non chiederne, piccolo maschio (ma se per caso te ne scappa uno, che sia a una bambina, così diremo tutti che già "pensi a quelle cose", che sei un "dritto", che hai "capito tutto", per mascherare che volevi solo dimostrare un po' di affetto). Perché vuoi giocare con le bambole? Sono brutte, noiose, sono "roba da femmine", guarda quanti bei giochi puoi avere, macchine, trenini, Gormiti, pistole, lego, più grandi, più belli, più costosi, migliori.
Questa è la parola magica, migliore. Essere maschi è migliore che essere femmine. Nessun maschio vuole essere una femmina, neanche le femmine vogliono essere femmine, essere maschi è una fortuna, sarà la tua fortuna, non sprecarla in roba da femmine. Sei nato dalla parte giusta del mondo. Potrai avere quello che vuoi, una famiglia ed una buona professione, potrai fare sesso con chi vorrai quando vorrai, potrai vestirti come vorrai, avere il corpo che vorrai, sarai rispettato, sarai creduto. Potrai avere tutto questo e molto di più.
In cambio, da una sola cosa stai sempre lontano.
La roba da femmine.

lunedì 6 gennaio 2014

Philomena, cosa pensi della religione?

Io in realtà non sono così cinefila come potrebbe sembrare e questo non è nemmeno un film per bambini, ma mi ha colpito così tanto che non posso fare a meno di scrivere due righe a riguardo. Il film è tratto da una storia vera. Nell'Irlanda degli anni '50 un convento di Suore cattoliche ospita diverse ragazze madri, lì abbandonate dalle famiglie imbarazzate dalle loro gravidanze. Le Suore trattano le ragazze molto duramente, considerandole peccatrici, impure e costringendole a lavorare duramente per ripagare i loro debiti con il convento (il vitto, l'alloggio, l'asistenza medica). Alle madri viene permesso di vedere i loro figli solo per un'ora al giorno. Come se non bastasse le Suore gestiscono un commercio di minori, i bambini delle ragazze sono vendute ad agiate coppie americane e le madri naturali costrette a firmare un contratto che le priva di ogni diritto nei confronti del figlio, anche di quello di cercarlo e tentare di ottenre in qualsiasi modo informazioni su di lui. La nostra storia comincia cinquant'anni dopo, quando un'arzilla signora irlandese viene messa in contatto con un giornalista, ex-dipendente della BBC, alla ricerca di una "storia di vita vissuta" per ritrovare il figlio venduto quando era giovane, la donna si chiama Philomena. Il viaggio porterà i due compagni fino in America e diversi imprevisti che non sto qui a raccontare per non rovinarvi il film faranno scontrare le loro diverse personalità. Philomena è per molti versi l'archetipo della dolce vecchina della porta accanto, la nonna per antonomasia, l'anziana signora che inizia a raccontarti la sua vita sull'autobus. Ringrazia continuamente chiunque le faccia la più piccola gentilezza, si ferma a parlare con i dipendenti dell'albergo dove alloggia e chiede loro delle loro famiglie, dei loro paesi, infastidisce il giornalista con interminabili riassunti dei libri che sta leggendo (dei simil harmony infarciti di ragazze svenevoli, cavalli e zuccherosi lieti fine). Soprattutto, nonostante tutto quello che ha dovuto sopportare dalla Chiesa e nonostante avrebbe tutto il diritto di essere arrabbiata, Philomena non vuole vendicarsi del convento, lei cerca solo suo figlio.
Ho letto da qualche parte che il modo migliore per avere una società di atei è dare loro una rigida educazione religiosa da bambini, eppure Philomena che della Chiesa ha conosciuto forse il bene ma soprattutto il male è ancora fortemente cattolica, trova conforto nella religione e pur mettendo in dubbio molti dei suoi principi (la demonizzazione del sesso pre matrimoniale e del piacere sessuale, l'omosessualità come peccato) non arriva mai a dubitare dell'esistenza di Dio. Lei crede. Diverso è il discorso per il giornalista Martin, anche lui irlandese, anche lui figlio di un'educazione cattolica (dice di essere stato un chierichetto). Martin è un ateo convinto, arrabbiato con la Chiesa e fortemente convinto dell'inutilità/nocività delle religioni, è inorridito da quanto accaduto a Philomena e non riesce a concepire come la donna sembri quasi giustificare ciò che le è stato fatto e non sia capace neanche di ipotizzare che le Suore le stiano mentendo o raggirando per non darle informazioni sul figlio. La giudica una stupida, una pazza. In effetti è veramente difficile non rimanere interdetti davanti al candore ed all'ingenuità della donna. Vi avverto, qualcuno potrà anche essere infastidito da questa ingenuità e, come lo stesso Martin, potrà sperare che Philomena si arrabbi, si incavoli, gridi "vaffanculo" ad una Suora, ma vi avverto (e questo è uno spoiler) non succederà.
Eppure Philomena riconosce il male che le è stato fatto. Lei capisce, durante il film, di essere stata raggirata, ingannata, ferita, che la Suora che cinquant'anni prima aveva venduto suo figlio agli americani ha commesso una colpa. Una Suora, Suor Hildegard, che al tempo del film esiste ancora, vecchia, dura, col cuore freddo ed indurito come da giovane, che non sembra e probabilmente non ha nulla della carità cristiana, mentre Philomena sì, infatti, alla fine del film, decide di perdonarla.
Molti spettatori probabilmente saranno infastiditi dal fatto che la Suora responsabile di tanto dolore ed il convento la "facciano franca", ma io ho ammirato tantissimo il personaggio di Philomena, il suo candore ed anche il suo perdono. La religiosità di Philomena è la vera religione cristiana cattolica? Non lo so, non spetta a me dirlo, quello che penso è che sicuramente è una religione più umana. Una religione che è fede, che è uno strumento di conforto per sé stessi, non un'arma da usare contro gli altri. Una religione che conforta, aiuta e non va combattuta perché non vuole guerreggiare e non fa male a nessuno.
Sapete, è un personaggio, quello della cattolica devota ma non oscurantista che raramente viene rappresentato e quanto succede viene accusato di non essere "abbastanza", o "troppo", o "troppo poco" da entrambi i "fronti" di questa battaglia infinita tra atei e cristiani, tra UAAR e Vaticano, che credo Philomena Lee semplicemente non combatterebbe perché la religione non è un'arma da guerra, o almeno non dovrebbe, forse quando lo diventa non è più religione. Forse quando il cattolicesimo (come qualunque altra fede) diviene uno strumento per fare soffrire, per dividere, per ferire, per guadagnare, per colpevolizzare e svergognare come viene utilizzata da Suor Hildegard e da molte Suore del convento, che nascondono la freddezza del loro cuore in sorrisi freddi, té e dolci all'uvetta offerti a chi cerca solo risposte, forse allora diventa un'ideologia o una dittatura. Magari però se viene usato come forza per continuare a combattere (una lotta interiore per continuare a vivere e sperare, non una lotta per distruggere la libertà e la vita di qualcun altro), come speranza cui aggrapparsi come la utilizza Philomena, in quel caso quella è una religione che secondo me se non merita appoggio sicuramente merita rispetto.
E una donna come Philomena ha il mio rispetto per la forza con cui intraprende il viaggio alla ricerca del figlio (se e come lo troverà non ve lo dico, guardate il film!) e la mia riconoscenza per avermi ricordato che al mondo esiste una religiosità diversa da quella di Aleteia, LaNuovaBussolaQuotidiana, RadioVaticana e CostanzaMiriano. Mi piacerebbe venisse rappresentata di più.

giovedì 26 dicembre 2013

Frozen, recensione. Un atto di vero amore

Visto che siamo una famiglia non tradizionale, il 24 sera, al posto del Cenone della vigilia senza un parente (poiché si trovano sparsi tutti per l'Italia e oltre), abbiamo optato per una veloce pizza e una serata al cinema ed abbiamo visto il nuovo film della Disney Frozen.





Di questo film avevo già parlato qui deplorando lo stravolgimento della versione disneyana rispetto alla fiaba originale, stravolgimento che mi lascia ancora con l'amaro in bocca, perché sono dell'idea che con una trama simile la Disney avrebbe potuto fare molto. Ad ogni buon conto, tralasciando per un attimo le critiche sulla grandezza degli occhi di Anna rispetto ai suoi polsi (qui) o della mancanza di POC (People Of Colour) nel film, volevo scrivere una breve recensione sulla storia ed evidenziarne un aspetto positivo. Innanzitutto ho trovato il film bellino, ma non eccezionale. Vale di certo il prezzo del biglietto, ma si può anche aspettare che esca in dvd o venga mandato in onda in televisione. Siamo ben lontani dai livelli di Rapunzel e Ralph Spaccatutto. Un grande fallimento della pellicola sono le canzoni, oltre ad essere decisamente troppe anche per un film Disney sono brevi e banali, la musica è piatta e monotona ed i testi decisamente insulsi con poche eccezioni (come la canzone iniziale e la ballata dei troll). Non voglio necessariamentefare fare paragoni con il Rinascimento Disney che ci ha regalato canzoni di una profondità sorprendente per un film per bambini (vedi la famosissima Hellfire), ma anche confrontando le canzoni di Frozen con quelle di Rapunzel o la Principessa e il Ranocchio il nuovo film ne esce con le ossa rotte.
Parliamo invece della trama e di quello che ho apprezzato. Ambientato in un regno dell'antica Scandinavia il film ha come protagoniste Elsa ed Anna, due sorelle e principesse di Arandelle. Elsa, la maggiore, possiede dalla nascita la facoltà di controllare il ghiaccio e la neve e la utilizza per giocare insieme alla sorellina. Un giorno però, la bambina ferisce involontariamente Anna alla testa con un frammento di ghiaccio. Quest'ultima perde i sensi, i genitori accorrono spaventati e la portano immediatamente dai potenti troll della montagna che la guariscono. A questo punto, resisi conto dell'immensità dei poteri della figlia e della mancanza di controllo su di essi, i genitori di Elsa decidono di confinarla in una stanza finché e di tenere le sue facoltà magiche nascoste ad Anna, a cui i ricordi dell'infanzia sono stati rimossi dai troll, fuorché la sensazione di aver vissuto con la sorella dei momenti felici. I genitori di Elsa non sono crudeli, è bene notarlo. Agiscono come agiscono per quello che credono che sia il bene delle figlie o il male minore. Vogliono che Elsa impari a controllare i suoi poteri miracolosi e che non sia una minaccia per sé stessa e gli altri, soprattutto per la sorella.
Piccolo appunto, avrei preferito che il rapporto tra le due sorelle da piccole fosse stato più sviluppato. Lo so, si tratta di un film Disney e ci si deve aspettare una narrazione veloce/superficiale, tuttavia, dal momento che la storia è incentrata sulla loro relazione, una scenetta in più tra Elsa e Anna da bambine sarebbe stata gradevole. Inoltre devo confessare che la scelta di cancellare le memorie di Anna e quindi rendere sua sorella poco più che una sconosciuta per lei mi ha lasciata interdetta. Una delle rare volte che la Disney mette in scena un legame fra sorelle, mi sarei aspettata di vederlo già formato e sviluppato, con le sue forze e le sue debolezze ma preesistente alla vicenda principale, invece vediamo che non è così. Più ci penso, più mi convinco che per certi versi è stato meglio rappresentato il legame di sorellanza fra Lilo e Nani (Lilo & Stitch), nonostante sia un legame che oscilla tra sorella-sorella e madre-figlia. Il legame delle due sorelle hawaiane infatti riesce ad essere più vero e quotidiano, colmo di urla, litigate, sguardi di stizza (vi ricordate la scena del litigio?), ma anche pieno di incondizionato affetto. Uno sviluppo del genere in Elsa e Anna non è stato possibile. Ora, dopo l'incidente, le bambine crescono senza quasi contatti fra di loro e la minore ne soffre molto, soprattutto perché non ne comprende il motivo, mentre Elsa soffoca il suo dolore nel silenzio. Come se non bastasse i genitori muoiono durante una traversata e le due sorelle si ritrovano orfane.
Tre anni dopo la dipartita, Elsa diventa maggiorenne e le porte del palazzo si aprono finalmente per la cerimonia di incoronazione. Mentre Anna, vissuta in solitudine e nell'isolamento, è a dir poco entusiasta della festa che si terrà la sera e sogna di incontrare il suo "vero amore", Elsa al contrario è incredibilmente tesa perché dovrà controllare i suoi poteri davanti a centinaia di persone e, come da copione, durante il ricevimento perde il controllo e usa i suoi poteri davanti a tutti, compresa la sorella Anna. Spaventata dalla reazione della folla, che la accusa di stregoneria, Elsa fugge dal Palazzo e si rifugia sulla Montagna del Nord dove edifica un inespugnabile castello di ghiaccio. Intanto, tutta Arandelle è piombata in un inverno perenne proprio a causa dei poteri di Elsa e per riportare l'estate e non morire tutti assiderati, Anna decide di inseguire la sorella e convincerla a tornare. Intanto, il regno è affidato ad Hans, principe delle Isole del Sud che ha conosciuto Anna durante la cerimonia per l'incoronazione della sorella ed ha chiesto di sposarla (il tutto in una serata), il loro fidanzamento però non è stata benedetta da Elsa. La principessa, quella sera, aveva infatti rimproverato la sorella per la sua impulsività dicendole che non ci si può innamorare e sposare una persona dopo averla conosciuta solo per una serata. Ad ogni modo, durante il suo viaggio Anna incontra un rozzo, ma simpatico venditore di ghiaccio, Kristoff e i due, accompagnati da un buffo pupazzo di neve, Olaf, arrivano finalmente al castello di Elsa. Altro appunto, una volta arrivati alla fortezza, il confronto tra le due sorelle è praticamente inesistente. Questo dovrebbe essere il momento in cui il film raggiunge il suo apice. Siamo portati ad assistere all'incontro-scontro fra due sorelle che possono finalmente fronteggiarsi dopo tanti anni e ci sono tutti gli ingredienti per una scena ricca (insicurezza, chiusura e bisogno di solitudine da un lato, speranza e esuberanza dall'altro, il tutto condito dalla mancanza di tempo). Eppure, la scena si rivela essere una delusione. Innanzitutto, invece di parlarsi, le due sorelle cantano, il che non sarebbe negativo se questo fosse un film Disney con una colonna sonora come si deve ma, come ho già detto così non è, e il momento clue del film, il confronto due sorelle che possono finalmente parlarsi dopo tanti anni di silenzio, la disperazione straziante di Elsa per non essere in grado di controllare i suoi poteri e il crescente fastidio verso la sorella minore che, per quanto si sforzi non riesce a capirla pienamente, si risolve in una delusione e il pubblico si accorge a malapena che durante la canzone/discussione Elsa ferisce di nuovo involontariamente la sorella, questa volta non alla testa, ma al cuore. Anna è destinata alla morte e Kristoff la porta dai troll che lo hanno cresciuto fin da bambino, i quali decretano che a guarire la ragazza potrà essere solamente un atto di vero amore.
A questo punto ci si chiede quale sarà l'atto di vero amore e, soprattutto, da chi verrà? Si decide quasi subito che questo atto debba essere un bacio e che debba venire da Hans, il principe che Anna aveva conosciuto la famosa sera dell'incoronazione di Elsa. Comincia quindi una corsa contro il tempo per riportare la principessa al palazzo dal suo promesso sposo. Proprio lì, però Anna scopre con orrorre che Hans è un imbroglione, intenzionato a sposarla solamente per avere una possibilità di ereditare un trono (essendo lui sì un principe, ma tredicesimo nella linea di successione). Il giovane decide quindi di lasciare Anna a morire e di dare la colpa ad Elsa, nel frattempo imprigionata, che verrà così giustiziata lasciandogli campo libero per il trono. Tuttavia, Elsa riesce a fuggire dalla prigione grazie ai suoi poteri, anche Anna riesce a fuggire dal palazzo dove era stata abbandonata alla morte e vaga alla ricerca di Kristoff che capisce di amare e che sa potrà salvarla con un gesto di vero amore. Proprio mentre sta per raggiungere il venditore di ghiaccio, però, Anna scorge con la coda dell'occhio la sorella che sta per essere trafitta dalla spada di Hans. Abbandona dunque Kristoff e fa da scudo alla sorella con il proprio corpo e, mentre ciò accade, si trasforma completamente in una statua di ghiaccio sulla quale la spada di Hans si infrange. Elsa disperata piange la morte della sorella e tra le sue lacrime, Anna torna miracolosamente in vita. Fine della storia.
La cosa che ho apprezzato di più della pellicola è stata la messa in scena di un amore diverso da quello romantico, anche se si intuisce che Kristoff e Anna siano innamorati (i due si scambiano anche un bacio), la vera storia d'amore è quella tra le due sorelle. L'amore fraterno (specialmente quello tra due sorelle) non era ancora stato portato in scena dalla Disney (fatta eccezione per Koda fratello orso, come mi ha fatto notare ricciocorno, mi scuso per averlo dimenticato) ed i suoi rapporti tra sorelle lasciavano parecchio a desiderare (le sorellastre di Cenerentola non sono certo un esempio di amore fraterno e le sei sorelle di Ariel quasi non compaiono nel film). In questo film invece le due sorelle sono anche due amiche, due compagne che vogliono l'una il bene dell'altro, ma reagiscono agli eventi della loro vita in maniera diversa. Elsa è fredda e razionale. Non possiede la spensieratezza della sua età, ma vive con un peso che la sorella non riesce neppure ad immaginare sommato al senso di colpa per aver quasi ucciso sua sorella da bambina. Taglia fuori Anna dalla sua vita sostanzialmente per proteggerla, mentre Anna vorrebbe entrarvi con tutta sé stessa e ritrovare con la sorella quel rapporto meraviglioso e magico che avevano da piccole. Proprio per questo come ho già detto avrei preferito che il rapporto venisse esplorato un tantino di più.
Altro elemento che ho apprezzato è stata l'assenza del matrimonio finale, matrimonio che abbiamo anche nei film con le nuove Disney Princess (Tiana e Rapunzel per intenderci). Inoltre, abbiamo una seconda principessa, oltre a Merida, ufficialmente senza storia d'amore, Elsa, che alla fine del film eredita il trono e governa il suo regno in totale autonomia.
Parliamo poi della storia d'amore di Anna. Si vede che la Disney ha imparato a prendere un po' in giro le principesse della "vecchia generazione" modello Cenerentola, per dire, e il loro concetto di amore totalmente irreale. Un amore che concepisce il matrimonio come un'unione tra quelli che sono essenzialmente due sconosciuti, come Hans ed Anna, insegnando che uno dei presupposti essenziali per amarsi è conoscersi. Forse il fulcro del film oltre alla relazione tra Elsa ed Anna è proprio la discussione sull'amore. Che cos'è l'amore? L'amore è mettere il bene di una persona davanti al proprio, cantano i troll che hanno dato a Kristoff una famiglia. L'amore è il motore che muove le decisioni dei personaggi principali del film, Elsa ha dimostrato il suo amore per Anna per tanti anni, tagliandola fuori dalla sua vita per proteggerla, Kristoff torna da Anna per amore, i troll hanno "adottato" e cresciuto il piccolo montanaro e la sua renna per amore ed Anna dimostra il suo amore per Elsa mettendo la vita della sorella davanti alla sua.
Quindi, alla fine del film, il gesto d'amore che salva Anna è il suo.
Le due sorelle Anna a sinistra ed Elsa a destra

venerdì 6 dicembre 2013

Regali di Natale (cosa speriamo di trovare sotto l'albero)

Non so ne ve ne siete accorti, ma sta arrivando Natale. Non provateci nemmeno a lamentarvi delle tremila decorazioni sbrilluccicose su ogni balcone che vi fanno rischiare un attacco epilettico mentre siete alla guida e nemmeno dei Babbi Natali impiccati alle finestre che immancabilmente qualche sciura scambia per ladri rischiando l'infarto. Non lamentatevi perché qui in Inghilterra gli addobbi hanno cominciato a metterli a Novembre, subito dopo il Guy Fawkes Day che, per chi fosse carente in storia anglosassone e a digiuno da V per Vendetta, è il 5 Novembre. La verità è che, premessa cinica a parte, io amo il Natale. Sul serio, amo pure la ressa nei centri commerciali, specialmente se giustificata dall'arrivo dei mercatini artigianali. Quando arriva il momento di decorare l'albero fremo e ogni anno in famiglia si compra immancabilmente un'altra pallina, finché non si deve cambiare l'albero... o cambiare casa. Una delle cose che adoro di più del Natale sono i giocattoli. A me i giocattoli piacciono, mi piace andare in giro per i negozi e vedere che cosa si vende. Se i giocattoli per le bambine sono tutti rosa o ci sono altri colori se i reparti di giochi "da maschio" e "da femmina" sono ben separati, non così definiti o addirittura inesistenti come a La Città del Sole o Imaginarium (essendo anche questo arrivato finalmente nella mia città posso fare festa!). Mi piace vedere i giocattoli più venduti e riflettere. Cosa sono? Come ci si gioca? C'è un modo giusto o sbagliato per giocarci? Cos'hanno che piace tanto? Perché? A me sarebbero piaciuti da piccola? Ci avrei giocato? Ci giocherei adesso? Con il teatrino da costruire che ho visto oggi eccome se giocherei! Insomma, se non lo avete ancora capito in questo post parlerò di regali di Natale, soffermandomi in particolar modo sui giocattoli. L'anno scorso il blog Un altro genere di comunicazione aveva stilato una lista di giochi indesiderati perché alimentanti stereotipi di genere. Potete trovare il post qui e quello di quest'anno sempre sull'argomento Regali di Natale qui. Dico subito che secondo me pochi giocattoli, o almeno non tutti quelli che di solito vengono definiti come tali, sono sessisti. Cicciobello, per dire, a mio avviso non è sessista. Rappresentare sempre e solo delle bambine che giocano con lui, magari truccate e dall'atteggiamento lezioso lo è. Allo stesso modo, non sono sessiste le hottweels, ma tonnellate di pubblicità dove non si vede nemmeno una bambina lo sono. Sembra che gli unici giochi con cui i bambini siano "autorizzati" a giocare insieme siano i giochi di società, quelli all'aperto e qualche peluche non troppo infiocchettato. E a proposito di peluche, tremate genitori, è tornato Furby, uno dei più fastidiosi ed orripilanti giocattoli della storia risbuca dagli anni '90 dove speravamo tutti di averlo lasciato per sempre, io almeno sì. Ho sempre odiato Furby, è un peluche che dovrebbe ispirarti tenerezza, ma che è, senza mezzi termini, brutto. Un incrocio venuto male tra un robot e una gallina con una voce starnazzante e un linguaggio incomprensibile. Ed io dovrei coccolare quel coso? Ma anche no! Posso fieramente affermare che nella mia lista di doni a Babbo Natale il tecnologico pennuto non ci è mai entrato, in compenso ci è entrato ben di peggio. Visto che sono sull'argomento Furby, non capisco perché per reclamizzare il giocattolo siano stati scelti come testimonial Filippa Lagerback, Alessia Marcuzzi, Federica Pellegrini e (forse loro sono un po' più plausibili) gli One Direction. Il Furby non dovrebbe avere come target bambini dai sei ai dieci anni? Mi state forse suggerendo che un bambino di otto anni sa chi è la Marcuzzi e si rallegra nel vederla giocare con un Furby? Altra perplessità, tra le novità di Furby c'è che può venire collegato a i-phone e i-pad e interagire con una serie di app da scaricare. Devo dedurre che si suppone che il target del prodotto abbia un i-phone o un i-pad di proprietà o che se lo faccia prestare dai genitori e quindi che i suoi genitori abbiano un i-phone e un i-pad o ancora che l'acquisto del furby possa ventilare il successivo acquisto di un i-pad? Vedeto quanti ragionamenti partendo da un pennuto robot? Torniamo all'argomento principale del post, ho deciso di redigere anche io una lista di regali per questo Natale, in questo caso però non saranno regali sconsigliati, ma regali consigliati, ché si sa a me piace vedere il bicchiere mezzo pieno.
E scovare le cose belle.

Puzzle e giochi di società 
Dicono che assieme ai giochi da fare all'aria aperta, i puzzle e i giochi di società siano quelli dove le differenze e gli stereotipi di genere vengano meno e dove i bambini e le bambine possano giocare insieme in libertà senza sentirsi dei "maschiacchi" o delle "femminucce". Se infatti un bambino e una bambina si arrampicano sugli alberi, vanno in altalena e sfrecciano in bicicletta allo stesso modo senza stare a pensare se uno scivolo sia da maschi o da femmine, sempre allo stesso modo risolvono un puzzle o cercano di arrivare per primi all'ultima casella del gioco dell'oca, non badando se i loro compagni o avversari siano femmine o maschi. Io poi guardo sempre con un sorriso ai giochi da fare in tanti e magari anche con i propri genitori, visto che le vacanze natalizie sono un'occasione anche per passare del tempo insieme. Abbiate però pietà e non regalate puzzle a bambini che li lancerebbero volentieri fuori dalla finestra come la sottoscritta. Per quanto riguarda invece i giochi di società condivido con voi i miei preferiti
- Monopoli, l'infinito gioco che trasforma anche il più innocente dei poppanti in uno spietato Rockfeller
- Risiko, se Monopoli trasforma i bambini in Rockfeller questo vi tira su dei piccoli Napoleone. Inoltre è decisamente consigliato per bambini dai 9/10 anni in su, più piccoli rischierebbero di annoiarsi a morte
- Twister, non so se conti proprio come un gioco di società, ma è sempre stato uno dei miei sogni mai realizzati. L'ho sempre voluto e non l'ho avuto mai (mia madre comprò per sbaglio a me e mia sorella Twister moves che era un gioco di danza)
- il Salva le scimmie, che consiste nello sfilare da una palma di plastica una serie di bastoncini colorati senza fare cadere a terra le scimmiette che vi sono appese sopra (ovviamente vince chi alla fine ha fatto cadere meno scimmie).
Salva le scimmie


E il mio preferito
- Cranium. Il Re dei giochi di società a mio avviso, una delle invenzioni più brillanti degli ultimi decenni. Il gioco è strutturato come un gioco nell'oca, ossia, si parte da un punto per arrivare a un altro e vince il segnalino che arriva per primo. Come si può vedere dall'immagine ogni casella è di colore diverso (verde, viola, blu, rosso e giallo) a seconda del colore il giocatore, per andare avanti, deve superare una sfida, cantare o mimare, rispondere a una domanda di cultura generale, risolvere un rebus, disegnare o modellare con la creta. E' un gioco adatto sia agli adulti che ai bambini (specialmente se giocano con i genitori e consiglierei almeno di otto anni) perché mentre ai "grandi" possono essere riservate le domande di cultura generale e i mimi di personaggi sconosciuti a un ottenne (come Vanna Marchi o Vittorio Gassman) i bambini possono disegnare, modellare con la creta e imitare personaggi più alla loro portata come Batman e Cappuccetto Rosso.
Io ci passo le serate con gli amici. Sono seria.


 I libri

Amo leggere e ho sviluppato questa passione fin da bambina, va da sé quindi che tra i miei regali di Natale e di compleanno ci sia sempre stato qualche libro, alcuni anche parecchio discutibili, perché quando si ha una nonna che prende per una fiaba un libro di satira politica e ti regala "Biancaneve e i 100 nani" i risultati non possono essere che comici. Per i bambini di età prescolare che non sanno ancora leggere o sono capaci giusto di compitare qualche frase propongo, senza distinzione, più o meno tutti i libri della casa editrice LO STAMPATELLO che proprio in occasione della festività in arrivo ha allargato il suo catalogo con simpatici nuovi arrivi. Qui un elenco dei miei libri preferiti
-Piccolo Uovo (Premio Andersen). Un po' perché amo i disegni della Pimpa, un po' perché la semplicità e la naturalezza con quale viene affrontato il tema dell'omogenitorialità e non solo è quasi sorprendente io questo libro lo adoro e l'ho adorato. Credo che il suo punto forte sia che tutti i bambini possono indentificarsi in una delle famiglie del libro, la famiglia con papà e mamma coniglio, quella delle due gatte, dei pinguini, del cane bianco e della cagnolina nera, della cangura che ha adottato un koala. Viene introdotto non solo il tema dell'omosessualità, ma anche quello delle famiglie interraziali, dell'adozione, dei genitori single che spesso vengono lasciati ingiustamente nell'ombra. Tutte le famiglie sono messe sullo stesso piano, non ce n'è una migliore o peggiore, tutte sembrano un bel posto in cui nascere.


Per chi invece è già avviato alla lettura e vuole qualcosa di più sostanzioso, consiglio alcune delle mie letture per ragazzi preferite: Ulysses Moore (il primo titolo si chiama "La porta del tempo"), Una serie di sfortunati eventi (primo titolo "Un infausto inizio"), Coraline, La bambina della sesta luna (che, in realtà, a me non piaceva, perché Nina, la protagonista mi è sempre stata incredibilmente antipatica, però devo ammettere che la trama è avvincente, anche se la caratterizzazione dei personaggi, specialmente quelli malvagi, è un po' carente, e rimane troppo fissa nello sterotipo del brutto e cattivo senza un perché, e gli amici/aiutanti di Nina li ho trovati piuttosto piattini, le illustrazioni sono molto belle e gli scenari meritano, ai bambini amanti del fantasy potrebbe interessare), viaggio del regno della Fantasia di Geronimo Stilton (ero una grande fan dei libri di Geronimo Stilton, sono stati tra i primi libri che ho iniziato a leggere da sola), qualsiasi libro di Bianca Pitzorno (tra i miei prediletti, Tornatràs, Extraterrestre alla Pari, Ascolta il mio Cuore, l'Incredibile Storia di Lavinia e il protagonista assoluto della mia infanzia, La Voce Segreta). Sono quasi tutti indicati a partire dai nove anni in su, con l'eccezione dei libri di Bianca Pitzorno, alcuni dei quali hanno anche un target più giovane o più vecchio e, per quanto riguarda Il Viaggio nel regno della Fantasia lo consiglio esclusivamente agli amanti della lettura, perché è un bel tomo di quasi 400 pagine. Vi faccio presente che molti dei libri che ho pubblicato qui sono delle saghe. Per l'amor del cielo, se volete regalare a vostro/a figlio/a, nipote, figlioccio/a, fratellino/sorellina un libro abbiate l'accortezza di controllare che il volume che state comprando non sia un sequel. Scriverò un post a riguardo prima o poi, ma mi preme fare presente che i bambini non sono degli stupidi. Se a un bambino piace leggere non vuol dire che legga anche la lista della spesa, conosce la differenza tra la lettura di un avvincente fantasy e un catalogo utensili da giardinaggio e legge non perché lo diverta pronunciare una serie di parole senza senso logico, ma perché è rapito da una storia accattivante, personaggi interessanti e vaticina preoccupato la sorte del suo eroe o della sua eroina. Se gli regalate un sequel, gli state regalando una storia già cominciata, un libro aperto a metà, con tutti i personaggi già per la loro strada e lascerete il giovane lettore a lambiccarsi su come siano finiti a fare quello che stanno facendo. Immaginate di cominciare a leggere Harry Potter dal quarto libro, o Eragon dal terzo. Persino leggere Cinquanta sfumature di grigio dal secondo tomo potrebbe creare qualche disagio. Ci capireste qualcosa? Vi appassionerebbe la lettura? Ecco, abbiate rispetto per tutti i lettori, anche quelli sotto il metro e venti. Altro consiglio, non relagate quintalate di libri a bambini a cui non interessano. So bene che per appassionare un bambino alla lettura è consigliabile leggergli molto, leggergli sempre, leggergli la favola della buonanotte e appoggio questo metodo, anche perché è il metodo con cui sono stata cresciuta. Proprio per questo posso dire che non è un metodo infallibile, nel senso che non è detto che perché un bambino sia stato cresciuto a pane e fiabe sviluppi un amore incondizionato per la lettura. Io l'ho sviluppato, ad esempio. Mia sorella no. Mia sorella non ha mai amato leggere da piccola, adesso non le dispiace, ma da bambina ha sempre preferito fare altro e leggeva solamente i libri assegnati dalla scuola, con pochissima voglia ed in moltissimo tempo. Non so se questa antipatia per i libri derivasse dal fatto che voleva trovare una passione diversa da quella della sorella (io ero "la bambina che aveva imparato a leggere senza sillabare" è plausibile che lei che nelle prime letture aveva sperimentato le difficoltà comuni a molti coetanei si sentisse un po' a disagio) o se semplicemente la lettura non l'appassionasse, fatto sta che leggeva poco o niente. Vi dirò io sono un po' scettica quando sento del bambino che deve leggere a tutti i costi e facciamolo leggere e cosa succede se non legge e non gli piace leggere ecc. Ogni bambino è diverso, uno a cui non piace leggere non è meno intelligente di chi lo ama. Innanzitutto potrebbe appassionarsi dopo e anche se questo non succedesse mai pazienza, potrebbe amare lo sport, la pittura, il teatro, gli animali, l'aria aperta e il nostro continuo mettergli davanti libri e solo libri lo farà sentire solo più a disagio. Questo almeno è quello che ho imparato guardando mia sorella. Fine del predicozzo.

Biciclette e tricicli


                                                                       
A Natale, si sa, di solito si fanno i regali "grossi" e per molti è un buon momento per introdurre un bambino o una bambina al suo primo triciclo o bicicletta. Come ho già detto, è nei giochi all'aperto che i bambini risentono meno degli stereotipi di genere, quindi sì anche a monopattini, pattini, palloni, corde per saltare e, nel caso si preferisca un gioco da tenere dentro casa, visto che Dicembre non proprio il mese migliore per scendere in cortile o andare al parco a dondolarsi sulle altalene, si può puntare sulle casette o le tende da indiani (anche qui, parlo per esperienza personale visto che sono stata così fortunata da avere sia una bella casetta con tanto di finestre coi gerani e filo per stendere e un igloo da eschimese). 



Cucine, supermercati, tavoli da falegname, fattorie...

Non è un mistero che ai bambini piaccia imitare i genitori, a tutti i bambini, maschi e femmine, e se li vedono fare la spesa, cucinare, fare giardinaggio o riparare un elettrodomestico rotto probabilmente saranno affascinati dall'attività e avrebbero piacere a riprodurla con degli attrezzi su misura, come delle piccole cucine giocattolo o il supermercato dove andare a fare la spesa. E' difficile purtroppo, specialmente per le cucine, trovare qualcosa che non sia di un bel rosa shocking, giusto per alimentare lo stereotipo che in cucina ci devono stare solo le donne, ma ci sono delle marche che fanno eccezione e propongono dei colori "neutri" come la Fisher-Price (a proposito, neanche il sito della Fisher-Price divide i giocattoli in base al sesso dell'acquirente) o negozi come La Città del sole e Immaginarium che avevo già citato prima.

Toh, un bambino che gioca con una cucina! (e che bel colore la sua maglietta!)



Sempre più estremi, un bambino che gioca con una cucina ROSA! Mi domando come faccia ad essere ancora in vita! ;)

Sempre della Fisher-Price ho scoperto poco fa la marca Little People che propone una serie di giocattoli divertenti e interattivi (per alcuni ci vogliono le pile, ma con la maggioranza si gioca senza) come parchi giochi, fattorie, casette, piste per le macchinine. Piste dove a giocare con le macchine è, ad esempio, una bambina, senza che la pista sia per questo rosa.
Una bambina che gioca con una pista per le macchinine non rosa! Ammetto che trovarla non è stato facile...

Sempre la Little People inoltre ha creato una serie di piccoli protagonisti delle sue avventure, due bambini e tre bambini, di etnie diverse e di caratteri diversi. C'è il bambino attivo, quella timida, quella espansiva, quello sciocchino, quella creativa. Perché, recita lo slogan non esistono due bambini uguali. Ognuno ha una personalità che prescinde dal suo essere maschio o femmina.
Se vi incuriosiscono come hanno incuriosito me, cliccate qui















E infine... vince il premio miglior giocattolo non sessista per il Natale un gioco che oltre a non alimentare stereotipi di genere merita la palma d'oro per la creatività ed il divertimento, almeno secondo il mio modestissimo e discutibilissimo parere.


Come ho già accennato, io ci giocherei adesso

















Io amo il teatro ed amo recitare, credo non ci sia gioco più fantasioso, divertente e stimolante di questo. Un gioco dove non ci sono regole e la storia da mettere in scena è quella che più piace: il Principe salva la Principessa dal Drago, la Principessa salva il Principe dal Drago, il Drago salva il Principe dalla Principessa, la Principessa salva il Drago dal Principe... Guardate quante combinazioni! Questo specifico teatrino è per marionette a dita, ma ce ne sono anche di più grandi per burattini a mano.
Io e mia sorella ne avevamo uno di cartoncino della Pimpa.
Lo abbiamo consumato



Vi auguro un Felice Natale :)






lunedì 25 novembre 2013

Personaggi femminili positivi 5# Carmen Sandiego

Se siete cresciuti tra gli anni '90 e gli anni 2000 è possibile che questa sigla vi riporti indietro nel tempo, magari facendovi venire voglia di canticchiare dov'è Carmen Sandieeeego" alla guisa della sottoscritta.
Dov'è finita Carmen Sandiego? (Where on earth is Carmen Sandiego?) è una produzione animata ideata nel 1994, conclusasi nel 1999 e andata in onda in Italia su Rai 2 e in replica pochi anni fa su DeaKids. Il cartone è ambientato all'interno di un videgioco. All'inizio e alla fine di ogni episodio possiamo vedere un ragazzo, e nelle stagioni successive una ragazza, rigorosamente di spalle davanti allo schermo di un computer vecchio stile, pronti a risolvere un nuovo caso. Sì, perché Dov'è finita Carmen Sandiego è essenzialmente una storia di casi da risolvere e crimini da sventare e dell'eterna lotta tra A.C.M.E. organizzazione di detective adolescenti e V.I.L.E. organizzazione criminale dedita ai furti su grande scala. L'A.C.M.E. conta moltissimi detective sparsi per il mondo, ma le vicende del cartone si incentrano sui due fratelli Ivy, la maggiore di diciotto anni e Zack, il minore di quattordici. Lei è una ragazza determinata, con la testa sulle spalle, esperta di arti marziali, spesso infastidita dal comportamento infantile del fratellino; lui è un ragazzino geniale, che si diverte spesso a punzecchiare la sorellona, abile hacker e conoscitore di moltissime lingue, abilità essenziale dal momento che le avventure dei ragazzi si svolgono ogni puntata in nazioni diverse.
Zack ed Ivy nell'immagine migliore che ho trovato
Il motivo per cui i giovani detective vengono spediti ogni volta, letteralmente, in capo al mondo è proprio Carmen Sandiego. Chi è costei? Carmen è una scaltra ladra, probabilmente il membro più temuto della V.I.L.E. Nonostante il nome poco raccomandabile dell'organizzazione Carmen ha un codice etico che rispetta rigorosamente. Non è nelle sue intenzioni uccidere o ferire i suoi inseguitori (arriva addirittura a salvare la vita ad Ivy in un episodio) e si diverte a giocare al gatto e al topo con loro, lasciandogli indizi in giro per il globo per poi sfuggire all'ultimo minuto le manette. Carmen, dicevamo, è una ladra, ma se pensate ad una volgare rapinatrice di banche vi sbagliate di grosso. Forse una più sofisticata trafugatrice di gioielli ed opere d'arte sulle orme di Eva Kant e le sorelle di Occhi di gatto? Siete fuori strada. I furti di Carmen sono molto più in grande stile, solitamente infatti, Carmen ruba monumenti, piramidi egizie, torri, Chiese, castelli, oppure manoscritti originali di capolavori letterari.. Cosa se ne fa la nostra ladra di tante meraviglie? Beh, questo dipende da ciò che le suggerisce la fantasia di puntata in puntata. Può essere ricreare un'enorme schacchiera, ad esempio.
Carmen Sandiego
Quello che è certo è che non ci si possono di certo aspettare furti ordinari con Carmen e nemmeno ci si può illudere di metterle le mani addosso e consegnarla facilmente alla giustizia, perché la nostra antieroina riesce sempre a svignarsela, ma i suoi piani, quelli sì, i due detective riescono a sventarli ed un pareggio non è mai un cattivo risultato. Soprattutto quando l'avversaria è Carmen. Perché adoravo ed adoro questo cartone? Perché questo cartone ha tutto.
Ha una storyline avvincente. Due adolescenti detective che viaggiano per il mondo per sventare i crimini di una misteriosa ladra.
E' educativo ed interessante. Dal momento che troviamo Zack ed Ivy in ogni puntata almeno in due o tre nazioni diverse, sono elargite agli spettatori diverse informazioni sugli Stati e le città che stanno visitando, le opere d'arte famose, la lingua parlata, i costumi tradizionali, i monumenti con tanto di quiz a metà episodio.
E' pensato sia per un pubblico maschile che per un pubblico femminile. Spero di non dovervi più spiegare che sono contro gli stereotipi di genere, che una bambina guardi le tartarughe ninja ed un bambino la Principessa Sofia con tranquillità, ma è indubbio che molti cartoni animati sono tutt'ora pensati specificatamente per un pubblico di maschi o di femmine. Dov'è finita Carmen Sandiego si rivolge a un pubblico misto.
Ha dei personaggi convincenti, ben sviluppati e delle figure femminili assolutamente positive. In primo luogo abbiamo Carmen, scaltra, intelligente, esperta di informatica, di tecnologia, ma anche di storia e letteratura, come si evince dai numerosi indizi che lascia ai detective. Non ha nemmeno bisogno di vestiti succinti come molte altre regine del crimine, un ampio impermeabile rosso ed un elegante cappello dello stesso colore le danno un indiscutibile fascino da criminale un po' retrò senza sessualizzarla minimamente. Come ho già scritto, nonostante sia una ladra e del tutto disinteressata alla redenzione, Carmen ha una ferrea morale, che le procura, puntata dopo puntata, l'ammirazione di Ivy e Zack e anche quella del pubblico a casa.
Parliamo dei membri della A.C.M.E. Ivy la ragazza che insieme al fratello ha il compito di sventare i crimini di Carmen è senza dubbio una figura emancipata e coraggiosa. Nonostante, la mente del duo sia il geniale fratellino, è lei ad avere le redini del gruppo, soprattutto in virtù della maggiore età e del carattere responsabile che le permette di avere (quasi) sempre il controllo della situazione. Inoltre è atletica ed è lei che, quando si verifica l'occasione, fronteggia corpo a corpo Carmen o lo scagnozzo di turno.
Oltre ad Ivy e a Zack, nel corso delle puntante, si incontrano diversi giovani detective, ragazze e ragazzi che fiancheggiano i protagonisti delle loro indagin, dall'Italia, alla Russia, passando per il Sudafrica, la Grecia, l'Inghilterra, la Polinesia ecc...
E poi c'è il Capo, null'altro che un sofisticato programma informatico che coordina le missioni di Ivy e Zack e li teletrasporta in qualsiasi parte del globo.
Il Capo. Sì, è una testa fluttuante nel cyberspazio
E dà una nota di comicità al tutto.