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mercoledì 31 dicembre 2014

I danni dell'eccessiva precocizzazione

Uno dei motivi che (mi/ci) spingono alla critica dei modelli femminili mainstream che vengono presentati alle bambine è che essi le inducono ad un'eccessiva precocizzazione, portandole ad indentificarsi già a sei, sette o nove anni con adolescenti o giovani fanciulle che pensano, agiscono e parlano come, appunto, adolescenti e giovani fanciulle. Questi modelli presentano alle bambine un universo per cui non sono ancora pronte né fisicamente, né psicologicamente, un'universo fatto di amore, di cotte, di infatuazioni, di rivalità femminile, di fidanzati, di trucchi, di abiti all'ultima moda.
Ne avevo parlato qui, facendo riferimento a una nota telenovela in voga fra le bambine.

Uno/a psicologo/a potrà spiegarvi molto meglio di me perché l'eccessiva precocizzazione (ossia lo spingere le bambine ad assumere atteggiamenti adolescenziali) sia dannosa e metta a repentaglio uno sviluppo armonioso della loro persona. Tutto quello che posso dire io, usando della semplice logica, è che mi sembra logico, appunto, che ogni età abbia i suoi tempi, le sue scoperte ed i suoi mezzi per farle e che una continua pressione in avanti (avanti dove poi?) abbia come conseguenza la perdita di qualcosa di fondamentale, ossia la perdita della possibilità di costruire le fondamenta per l'edificazione della nostra persona e del nostro io. Fondamenta che dovrebbero essere "installate" proprio nella nostra infanzia. Questa precocizzazione spesso causa, se non dei veri e propri traumi, sicuramente molto stress (è incredibile il quantitativo di stress a cui vengono sottoposte le bambine). Insomma, posso dire solo questo.
E posso raccontarvi una storia.

E' una storia di cotte e di forzature, una storia che ha come protagonista mia sorella. Mia sorella, che in questo racconto chiamerò - per ragioni a me note - Lily, a 10/11 anni aveva un amico. In realtà era un amico di entrambe, perché faceva parte di un gruppetto di bambini/ragazzini che frequentavamo entrambi. L'Amico era uno di quei bambini che amano attirare l'attenzione su di sé con scherzi, battute e comportandosi generalmente da "maialini", motivo per cui non godeva di particolare stima fra il genere femminile, nonostante ciò l'Amico era anche simpatico, altrimenti non sarebbe stato nostro amico e a un certo punto della nostra storia, Lily e l'Amico presero a passare parecchio tempo insieme, a ridere molto e a lanciarsi qualche sguardo furtivo. Lily e l'Amico si erano innamorati.
Ma come? Direte forse voi Non vorrai forse dirci che sono questi i temutissimi danni della precocizzazione delle bambine, una cotta fra bambini. Non lo sai che è perfettamente normale per degli undicenni sperimentare l'innamoramento, avere una persona con cui stanno particolarmente bene, sentire il cuore che batte, le guance arrossate e comprendere che questa emozione è qualcosa che non è esattamente "amicizia", ma è qualcosa d'altro? Vuoi impedire ai bambini la scoperta dell'amore? No, non voglio impedire ai bambini proprio un bel niente, adesso ascoltatemi senza interrompere perché so bene anche io che un innamoramento non c'entra con i modelli femminili precocizzanti e fin qui, nella storia, non c'è nulla di sbagliato o di dannoso.
Dunque, Lily e l'Amico si erano innamorati, si sedevano quasi sempre vicini e si sorridevano sempre. Accadde pure che un giorno l'Amico, colto da un improvviso attacco di galanteria, le portò in regalo un orrendo peluche comprato in qualche cartoleria che ancora (r)esiste da qualche parte a casa nostra. Nonostante la sua palese bruttezza, a Lily piacque tanto e lo posizionò sul comodino accanto al letto. Ciò che invece non piaceva a Lily era sentirsi chiedere costantemente da adulti e bambini: <<ma siete fidanzati? Ma state insieme? Ma è il tuo ragazzo?>> anzi a dire la verità lo detestava, perché lei non sapeva se l'Amico fosse il suo ragazzo o no e non ci voleva nemmeno pensare, non le importava molto della parola "fidanzato", lei voleva solo passare del tempo con l'Amico come avevano sempre fatto, come stavano continuando a fare, voleva giocare con lui, raccontare barzellette, magari appoggiargli addirittura la testa sulla spalla, senza che nessuno ci mettesse il becco. Perlomeno, la madre di Lily, che capiva perfettamente lo stato d'animo della figlia si guardava bene dal farle queste domande e persino suo padre (il canzonatore della famglia) mostrò un tatto inusitato. Per quanto riguarda la sorella maggiore, meno si parlava dell'argomento e meglio era, perché a dirla tutta era anche un po' gelosa che l'Amico le stesse "portando via" sua sorella. Insomma, Lily e l'Amico erano felici e tutto sarebbe potuto andare avanti così per molto tempo e forse (ma non si può mai sapere, quando si parla di faccende di cuore, come diceva un libro che leggevo da piccola) quando sarebbe finito l'idillio, sarebbe rimasto comunque il bel ricordo, ma non andò così, altrimenti io non avrei nulla da raccontare sui danni della precocizzazione.
Lily, oltre all'Amico, aveva anche un'amica, una delle sue poche amiche femmine a dire la verità. Questa amica, spinta probabilmente anche dal "bel" clima che si respirava in quel postaccio di scuola dove erano confinate, lei, Lily e la di lei sorella, dove all'intervallo i bambini avevano preso la bella abitudine di appostarsi vicino alla coppietta della settimana per spingerli a baciarsi pubblicamente, disse a Lily senza tanti complimeni che lei e l'Amico dovevano baciarsi, un bacio vero, come quelli che si danno gli adulti. Di tutte le cose che Lily voleva fare con l'Amico, baciarlo come fanno gli adulti era tra le ultimissime, perciò la bambina procrastinava e procrastinava. Purtroppo, nel giro di poco tempo a incalzare con la tiritera del "dovete baciarvi come fanno gli adulti" si aggiunsero anche le amiche in comune di Lily e di sua sorella e, anzi, tanto fecero, che decisero pure dove dovevano darselo, questo benedetto bacio, su una panchina, logicamente, il trono di tutti gli innamorati. Gli adulti, intanto, continuavano a sdilinquirsi e a lanciare gridolini e risatine ogni volta che vedevano l'Amico e Lily passare, neanche stesse arrivando l'auto degli sposi e tutti erano così insistenti e non la finivano più di dire che dovevano baciarsi su quella maledetta panchina, un bacio con la lingua e Lily era sempre più irritabile, sempre più triste, sempre più scontenta. Perché non la lasciavano in pace? Perché non poteva semplicemente camminare al fianco dell'Amico (che cominciava a sentirsi imbarazzato quasi quanto lei), magari dargli la mano e occasionalmente, quando non gli vedeva nessuno, un leggero bacetto sulla guancia? Perché non potevano giocare a nascondino o a pallavolo con gli altri e pensare a che regalo si sarebbero fatti per il compleanno? Perché avevano dovuto rovinare tutto?
Andò a finire che un pomeriggio Lily ce lo portò l'Amico su quella benedetta panchina e lo lasciò, perché stava era diventato tutto troppo difficile e se qualcuno, adulto o bambino, le avesse ancora parlato di baci, panchine e compagnia bella, si sarebbe messa a piangere dalla stizza. Questo però non lo disse all'Amico, perché non trovò le parole e così il bambino, messo semplicemente davanti al fatto che la sua amica del cuore non solo lo stava ufficialmente lasciando, ma credeva pure fosse meglio che non fossero più nemmeno tanto amici, prima si arrabbiò, poi pianse, poi addirittura telefonò a Lily per chiederle di tornare ad essere quello che erano prima, quella cosa che forse non aveva un nome, ma che era tanto bella e piacevole, come una coperta calda, ma Lily fu irremovibile.

Fu così che mia sorella perse l'amico del cuore di cui era innamorata ed io imparai molto tempo dopo che se versi una bottiglia d'acqua su un germoglio lo uccidi, anche se potrebbe diventare una bellissima pianta.
A tempo debito.

lunedì 21 aprile 2014

I desideri

Questo post è dedicato a tutti coloro che sono convinti che i bambini e le bambine siano profondamenti differenti in quanto maschi e femmine e che in virtù del loro sesso giochino in maniera diversa, si comportino in maniera diversa, pensino in maniera diversa e sognino in maniera diversa. Questo post è dedicato a tutti coloro che credono che, indipendente dall'ambiente in cui crescono, i maschi facciano i maschi e le femmine facciano le femmine.
Vi propongo un esperimento
Si prenda un foglio di carta bianca e vi si disegnino sei grandi stelle gialle, all'interno di ogni stella si scriva la parola "vorrei", poi in cima a quel foglio, in grande, "Le stelle cadenti" e più in basso "esprimi i tuoi desideri nelle stelle cadenti". Si lasci poi che i bambini (diciamo più o meno dai sei agli otto anni di età visto che l'esercizio è pensato per le seconde elementari) scrivano i loro sogni. E' importante che il foglio dato ai bambini sia bianco e pieno di stelle gialle, senza brand di alcun tipo, niente Barbie, niente Pokèmon (nulla di personale, io adoro i pokèmon), niente principesse o supereroi, insomma nulla che possa suggerire ai bambini un desiderio.
Ecco che cosa ho ottenuto io
Vorrei avere tanti amici
 Vorrei andare sulla luna
Vorrei che i pesci diventassero amici miei
Vorrei saper volare
Vorrei vedere i delfini
 Vorrei essere magic* 

Facciamo un paio di osservazioni, nessun desiderio riguarda giocattoli né cose da possedere (in questo caso non c'è nemmeno un animale domestico). Voglio specificare che questo esercizio è stato svolto durante l'estate, quando chi ha scritto i desideri non stava per compiere gli anni, e non durante il periodo natalizio. Proprio il periodo estivo potrebbe aver condizionato il desiderio numero tre e il desiderio numero cinque, che magari non sarebbero stati espressi a Novembre o a Febbraio se si considera anche che chi ha svolto l'esercizio vive in una grande città lontana dal mare. La domanda che vorrei porre ai gentili lettori è la seguente, quali desideri sono stati espressi da un bambino e quali invece da una bambina? Tra questi desideri ce ne sono alcuni maschili ed altri femminili? Voler andare sulla luna è un desiderio da uomo o da donna, e desiderare tanti amici?
Secondo quali parametri un bambino dovrebbe voler qualcosa che una bambina non vuole? Io, se mi venissero messi davanti questi desideri, sinceramente non saprei dire quali siano stati espressi da un maschio e quali da una femmina e se azzardassi delle risposte probabilmente sarebbero sbagliate. 
Se però voi siete convinti che la differenza fra bambini e bambine sia così netta provate pure a indovinare se i vari desideri sono stati espressi da un Marco o da una Giovanna. Pensateci in fretta perché sto per darvi la soluzione.
Prima però alcune precisazioni.
Chi ha espresso i desideri aveva una televisione e guardava i cartoni animati regolarmente.
L'età media di chi ha espresso i desideri è di sette anni e mezzo
Chi ha espresso i desideri aveva visto la maggior parte dei film Disney
I desideri sono stati espressi più o meno tredici anni fa.
Chi ha espresso i desideri non è stato cresciuto/a in maniera del tutto scevra da condizionamenti di genere, ma ha sentito dire "femminuccia", "maschiaccio", "principessa", ha sentito dire che alle femmine piace il rosa ed ai maschi il calcio, ha indossato un grembiulino del colore associato al suo sesso, è crescito/a, insomma, immerso nella società e non in una grotta.
Tutti i desideri sono stati espressi da una bambina.
Ringrazio quella bambina per avermi fatto condividere i suoi desideri e per mettersi davanti a me ogni giorni, per giudicare le mie scelte, per ascoltarmi, per dirmi in faccia senza peli sulla lingua cosa sono diventata e se questo qualcuno le piace o no, se io sono quello che aveva sognato per lei tanti anni fa. Spero di non dimenticarla mai, perché quella bambina ha gettato le fondamenta della donna che sono ora ed io la ringrazio.
Nel caso non vi fosse ancora chiaro, quella bambina ero io a sette anni e mezzo.

lunedì 10 marzo 2014

Le ragazze "indemoniate" del Fatto Quotidiano

Giuro che oggi avrei voluto scrivere tutt'altro post. Tanto per ritornare all'intento iniziale del mio blog, infatti avrei voluto parlare di un cartone animato e analizzarne sia gli stereotipi di genere al suo interno che gli aspetti positivi. Invece commenterò un articolo apparso di recente (giovedì scorso mi pare) sul Fatto Quotidiano sulle ragazze di oggi. Se volete leggere l'articolo per intero cliccate qui. Non voglio soffermarmi sulla pillola anticoncezionale (che è difficile da reperire per una donna adulta, figurarsi per una minorenne) e nemmeno sulla linea netta che separa le brave ragazze da quelle cattive (le cattive sono aggressive, fameliche, assetate di sesso; la buona è carina, guai a non sottolinearlo, sensibile e un po' bambina, ci suggeriscono le stelline disegnate sul braccio), non parlerò nemmeno dei maschi, i ragazzi, perennemente descritti come bamboccioni incapaci di intendere e di volere che sono alla totale mercé delle "indemoniate". Non ne parlerò perché lo hanno già fatto altri post, con alcuni sono d'accordo, con altri meno e vi linko qui il mio preferito. Ecco invece quello che voglio dire io sull'articolo.
Chiariamoci, sul sesso si raccontano e si sono sempre raccontate un sacco di palle. Suvvia siate onesti/e con voi stessi/e, non vi è mai capitato di gonfiare un po' la storia del vostro primo, secondo, quinto bacio e trasformarlo in qualcosa di più o di inventarvi di sana pianta una folle avventura estiva quando invece avete passato l'estate con i nonni ottuagenari di Caltavuturo a farvi raccontare la seconda guerra mondiale? Ricordo che quando andavo al liceo (fino a due anni fa) sul muro del bagno delle ragazze c'era scritto qualcosa come "quest'estate ho fatto l'amore contemporaneamente con due ragazzi, è stato bellissimo, voglio rifarlo", vi sembra attendibile? Sono queste le fantomatiche dichiarazioni su cui si è basata la Borromeo?
Da neo-ventenne con moltissimi amici ancora al liceo, sono pronta a scommettere che la maggiorparte delle ragazze (ma anche dei ragazzi) che vantano di essersi “trombate” questo e quello ed entrano in classe urlando “mi hanno stappata” con ogni probabilità non hanno mai nemmeno visto un ragazzo nudo. Inoltre confesso di aver sentito davvero ben poche coetanee parlare di sesso in maniera così “consumistica” e dalla stanza accanto mia sorella mi conferma di non aver sentito nemmeno lei nulla di questo tipo, fatta eccezione per una sua amica delle medie che faceva discorsi simili a quelli riportate dalla Borromeo, discorsi che erano, sì, avete indovinato, tutte palle. Quindi o sia io che mia sorella siamo finite nelle due classi, in due licei diversi per di più, più puritane della nazione oppure non fatico a credere che l’articolo sia molto gonfiato.
Concediamo però alla Borromeo il beneficio del dubbio. Concediamole per un attimo il lusso della nostra fiducia e crediamole quando ci dice che le ragazze di quel liceo (non "tutte le ragazze" perché neanche con tutta la fiducia del mondo non potrei fidarmi di tanta superficialità) parlano così. Io sono convinta che c’è un motivo, anzi diversi motivi.
Il primo che mi viene in mente è un meccanismo di difesa, ci si para come si può dalla mercificazione della donna. Gli uomini cambiano (più che altro sono spinti a cambiare) donna una volta a settimana? Va bene anche noi ci scopiamo più ragazzi possibile. Tu vedi la donna solo come una gnocca? Io vedo l’uomo solo come un cavatappi che mi deve “sverginare”. Tu mercifichi me? Va bene, io mercifico te. Non mi importa chi sei, il tuo nome, il tuo aspetto, non mi importa delle tue carezze, non mi importa se ci tieni a me, se mi ami, se ti piaccio, se ti sto almeno simpatica, non mi importa nemmeno che tu mi dia piacere. Voglio solo fare sesso, voglio usarti per perdere la verginità, tu non sei niente altro, perché niente altro per te sono io. E' il classico leitmotiv “Se non puoi batterli unisciti a loro”. Il corpo della donna è mercificato, lo vediamo tutti i giorni, i culi accanto alle notizie di femminicidio, gnokkatravels, le veline, le velone, donne nude per vendere qualsiasi prodotto, tutto ci comunica che alla fine della donna è questo che interessa, il suo aspetto fisico e la sua disponibilità a dare piacere sessuale all’uomo (nemmeno a riceverlo) il resto è fuffa.

Il gioco a premi per famiglie "Avanti un altro" in onda su Canale 5 alle 18.30












Cosa può fare una ragazza davanti a tutto questo? Forse può solo arrendersi. Non tutte lo fanno fortunatamente, ma alcune non riescono e non vogliono passare la loro adolescenza, forse la vita intera a lottare e quindi cedono le armi e accettano di essere una merce e fanno vedere che a loro sta bene essere una merce, perché così gira il mondo e ci dobbiamo svegliare e non essere ingenue che credono ancora alle favola (la favola che agli uomini e al mondo generale importi altro rispetto alla vagina). Gli uomini, gli adulti, la vecchia generazione ci ha propinato un sistema per anni e noi lo abbiamo accettato e ci sguazziamo benissimo, tanto da non essere più solo merci, ma diventare anche noi mercificatrici di corpi altrui.

Le ragazze vogliono essere "stappate" e liberarsi il più velocemente possibile della loro verginità? Forse è perché se non lo fanno spesso il risultato è questo.


Ora voglio dire una cosa. I ragazzi non sono stupidi, l’ipocrisia la imparano crescendo e prima ancora che a metterla in atto imparano a fiutarla, imparano prestissimo. Non ha senso ripetere alle ragazze “l’aspetto non è tutto” o “devi rispettarti” se poi chi lo dice due minuti dopo cerca “farfallina Belen” su youtube o guarda “Veline”. Non ha senso dire di farlo con una persona speciale, che si ama o di farlo solo perché si vuole farlo e non perché si deve, se poi sul web si dà addosso alle "fighe di legno", quelle che "ti ho offerto la cena, comprato i fiori, portato al cinema e tu ancora non me la dai? Allora vaffanculo!". Che senso ha raccomandare alle proprie figlie di non svendersi se poi si compra sesso dalle prostitute (che magari hanno la loro età o sono poco più grandi), ma credete davvero che i ragazzi e le ragazze non la vedano tutta questa falsità e non ne siano schifati? E sono ancora più schifati dalla morale che viene fatta loro, dovrebbero rispondere ai genitori (nella maggioranza dei casi) “ma senti chi parla”. Perché ci lamentiamo di questa generazione? Sono vent’anni almeno che gli prepariamo questa strada.





Donne brutte che si permettono di non soddisfare sessualmente chi le considera? Abominevole!!



lunedì 13 gennaio 2014

Roba da femmine

Come al solito avevo in mente un post e mi ritrovo a scriverne un altro, ispirata da quello di ricciocorno (leggetelo!). Conoscete la favola della Signora Topo ed i piedini sporchi? No? Ve la racconto io. In una casetta piccina picciò, vive tranquilla la Signora Topo. Oh cielo, tranquilla è dire troppo, infatti la topolina lavora come una schiava tutto il giorno per lustrare il suo pavimento come uno specchio, perché se c'è una cosa che non sopporta è averlo inzaccherato di impronte di piedi sporchi. Un giorno, dopo che ha finito le pulizie passa da lei il vecchio Signor Rospo che si autoinvita ad entrare, sperando di poter restare a cena e papparsi il miele che la Signora Topo conserva gelosamente nella dispensa, dove non si sa bene perché, vive anche un'ape (motivo per cui non amavo particolarmente questa storia da piccola). Il Signor Rospo che non è certo un campione di galateo oltre a insudiciare con le sue zampacce tutto il pavimento, si dirige senza tante cerimonie verso il miele della povera vicina. Segue una lotta furibonda con l'ape e un triste squittìo della Signora Topo che si rammarica di non riuscire ad avere il pavimento di casa sua pulito.
La storia si interrompe qui e noi non sappiamo se il Signor Rospo si sia quantomeno scusato per il macello che ha combinato in casa altrui, può essere che l'abbia fatto e si sia fatto avanti per aiutare a ripulire, come può darsi che si sia infastidito per lo sconforto della Signora Topo. In fondo cosa ci vuole a pulire un pavimento? Se può farlo una donna, può farlo chiunque, non deve poi essere tanto difficile. Non ci vuole intelligenza per passare la cera, non ci vuole alcun tipo di abilità, è alla portata di tutti, per questo lo fanno le donne, perché sono così stupide da essere relegate ai compiti più irrilevanti, talmente elementari che guai a loro se si aspettano riconoscimento e, orrore, rispetto per ciò che fanno.
Ricciocorno, nel post citato prima, fa notare che non importa che cosa una donna faccia, che sia il medico, la sarta, l'insegnante o la casalinga. Quando la maggioranza degli esperti nel settore è di sesso femminile, quel lavoro, qualunque esso sia, viene sminuito e poco considerato, malpagato, bistrattato. L'esempio più lampante e più citato è quello dell'insegnante, meglio se insegnante della scuola materna che, quand'anche oggi venga richiesta una preparazione migliore (una laurea) dei limitanti quattro anni di magistrale, rimane una professione con pochissimo prestigio sociale, sottopagata, non considerata, considerata "facile" e possibile per chiunque, soprattutto per le donne, dotate "naturalmente" dell'istinto materno che permette loro di amare tutti i pargoli del mondo e badare che facciano correttamente pupù e pipì e non si ammazzino nell'arco della giornata. Come pagare un gatto per miagolare, in fin dei conti e si lamentano pure, 'ste streghe. Insomma, è opinione comune che la maestra sia una sorta di mamma bis che non debba saper fare nulla che non sia già forgiato nel suo codice genetico e dunque non sia di troppo impegno per le sue esigue cellule grigie. Ancora peggio va ai lavori come hostess, cameriera, infermiera. Lavori considerati tipicamente femminili e dunque di una semplicità e banalità sconcertante. Le hostess e le infermiere vengono ancora viste come delle specie di geishe del dottore o pilota di turno (rigorosamente maschio). Per questo capita anche che qualora non siano sufficientemente "gnocche" c'è pure chi se ne lamenta, della serie dal momento che non devono fare nulla, siano almeno una gioia per gli occhi (maschili, si intende) e ed è così che alle hostess viene imposta la taglia 40/42 (solo alle donne, ovviamente, perché si sa che l'omo de panza è omo de sostanza, mente "la donna de panza" è solamente una grassona) al di sotto e soprattutto al di sopra della quale è vietato andare, pena il licenziamento. Su questa vicenda spenderei altre due paroline, perché merita, infatti c'è chi ha difeso l'iniziativa (vecchia ormai di due anni, ma ancora tristemente attuale) perché Che comunque le hostess non debbano essere troppo "abbondanti" lo capisci, dato lo stretto spazio del corridoio tra i sedili. Insomma, le hostess (gli steward in qualche modo passano comunque) e in generale le donne di taglia 46 sono delle malate incapaci di muoversi, rimarrebbero incastrate tra i sedili (per caso neanche i passeggeri devono portare più della 42?) e passerebbero la durata del volo a mangiare salatini non lasciandone nessuno per i passeggeri (perché sono ciccione e come tali ingorde). Insomma, Ricciocorno nel suo post mostra bene come tutto quello che viene tradizionalmente fatto dalle donne sia per definizione (più) facile e poco importante, siano lavori o hobbies (lavorare a maglia è più facile di piallare un legno, il nuoto sincronizzato lo è più del rugby, la letteratura uno scherzo in confronto alla matematica). Io vorrei riflettere su come questo discorso valga, ahimè, non solo per i lavori, ma anche per le virtù e le qualità. Scrive Elena Giannini Belotti, l'identità maschile prevede la totale espulsione del femminile da sé, con una perdita drammatica di "virtù sociali" che dovrebbero semplicemente essere umane: l'attenzione e la sensibilità verso il prossimo, l'empatia e la capacià di identificarsi nell'altro, saper ascoltare, consolare, accudire, curare. Non a caso il 70% del volontariato è svolto da donne. Insomma, bella la bambina che cura l'orsacchiotto, che si preoccupa del compagnetto caduto dall'altalena, che regala la gomma all'amichetta che ha perso la sua, ma vuoi mettere con il maschio che tira meglio a canestro, non piange mai e non ha paura dei film dell'orrore? Vuoi mettere il coraggio, la ribellione, l'indipendenza (indipendenza di che poi, se agli uomini non è richiesto nemmeno di essere capaci di farsi il bucato e quando, apriti cielo, la moglie si assenta da casa per una settimana in dieci anni deve lasciargli sette cene pronte e surgelate, le istruzioni per scongelarle e possibilmente i vestiti etichettati per giorno della settimana?), la forza, l'esuberanza con la pazienza, la gentilezza, la bontà d'animo, l'empatia? Queste ultime vengono considerate nella società qualità di seconda classe, bello averle sì, certo, però neanche troppo trovati un bravo ragazzo, ma non troppo, sono buono ma fino a un certo punto, perché il ragazzo "troppo buono" per dirne una, fa la figura dello scemo (e poi si sa che alle donne piace lo stronzo) e il ragazzo deve essere furbo, sveglio, sperto (la donna invece può essere stupida finché vuole anzi spesso la presunta bontà delle grandi icone femminili sfocia nella più totale scervellatezza), deve fregare, infinocchiare, ingannare. Deve fingersi amico di una ragazza per portarsela a letto ad esempio, o fingersi gay (vedi Kick-Ass e un altro film poco celebre il cui titolo mi sfugge). Come amico, poi, deve fingere di saper ascoltare, fingere di interessarsi ai problemi della ragazza da conquistare. Sia mai che gli interessino davvero! Sia mai che un ragazzo, un uomo possa volere davvero prestare attenzione ai problemi di un'altra persona, portare il suo peso con lei, esserle di conforto, cercare di capirla, provare ad aiutarla (sia o non sia innamorato di lei). Avete un amico che fa così con voi, signore? Mi dispiace sta fingendo, poco importa che sia vostro amico da una vita, magari già felicemente fidanzato o sposato, vuole portarvi a letto, si sorbisce tutto quello che dite sperando nella ricompensa finale, come la capra che insegue la carota. Oppure è gay.
L'empatia in un uomo ed anche in un bambino è segno di debolezza, la dolcezza pure. Non sono virtù, sono mezze virtù, sono "roba da femmine", per un maschio sono degradanti.
E' qui che nasce il tutto, così un bambino viene privato della sua libera infanzia. Mentre una bambina, con cautela ed entro certi limiti, può sviluppare la parte "maschile" di sé essere e fare ciò che un tempo era considerato da maschio venendo meno rimproverata e ostracizzata che in passato (anche se magari più subdolamente spinta verso la retta via, dopo una sbandata momentanea), un bambino semplicemente non può, e come lo si dissuade dall'intraprendere attività e provare sentimenti tipicamente da femmina? Gli si insegna a disprezzare il femminile. Perché vuoi essere come una donna, se puoi essere un uomo? Perché vuoi giocare a fare lo schiavo se sei nato principe? In fondo non ti perdi nulla, garantito, giovane uomo, la roba da femmine è stupida, è banale, è superficiale, è degradante. Va bene per loro, per le donne, perché non possono avere di meglio, perché non sono in grado di fare altro, ma per te è destinato molto di più. Un uomo che sviluppa il suo "lato femminile" spreca i suoi talenti, è disdicevole e disonorevole. Gli abbracci e i baci sono "roba da femmine", non darne e non chiederne, piccolo maschio (ma se per caso te ne scappa uno, che sia a una bambina, così diremo tutti che già "pensi a quelle cose", che sei un "dritto", che hai "capito tutto", per mascherare che volevi solo dimostrare un po' di affetto). Perché vuoi giocare con le bambole? Sono brutte, noiose, sono "roba da femmine", guarda quanti bei giochi puoi avere, macchine, trenini, Gormiti, pistole, lego, più grandi, più belli, più costosi, migliori.
Questa è la parola magica, migliore. Essere maschi è migliore che essere femmine. Nessun maschio vuole essere una femmina, neanche le femmine vogliono essere femmine, essere maschi è una fortuna, sarà la tua fortuna, non sprecarla in roba da femmine. Sei nato dalla parte giusta del mondo. Potrai avere quello che vuoi, una famiglia ed una buona professione, potrai fare sesso con chi vorrai quando vorrai, potrai vestirti come vorrai, avere il corpo che vorrai, sarai rispettato, sarai creduto. Potrai avere tutto questo e molto di più.
In cambio, da una sola cosa stai sempre lontano.
La roba da femmine.

martedì 22 ottobre 2013

Enrichetto dal ciuffetto, ovvero sulla bruttezza

Come ho già mezionato le fiabe mi piacciono molto e sono un'accanita sostenitrice della favola della buonanotte (ma anche del buongiorno e non escludo del buonpomeriggio) con cui io e mia sorella siamo state cresciute (quindi sì, in questo come in molti altri post sono sfacciatamente di parte). In uno dei libri di fiabe più grossi che possiedo si trova anche la storia di Enrichetto dal ciuffetto scritta da Perrault, uno dei più celebri rivisitatori della fiaba Cenerentola (è alla sua versione che la Disney si è ispirata per la creazione dell'omonimo film). Che cosa succede al nostro Enrichetto? Ecco un piccolo riassunto.
Un giorno una donna partorisce un figlio talmente brutto da rimanerne sconvolta. Per lenire il suo dolore una fata che passava di lì le promette che il figlio resterà sì brutto come il peccato, ma avrà, in compenso, un'intelligenza sorprendentemente acuta ed un'invidiabile potenza di spirito. Non solo, il bambino sarà anche in grado di rendere ugualmente intelligente la persona che amerà. La madre si rassegna e chiama il figlio Enrichetto dal ciuffetto, poiché ha in testa un solo ciuffo di capelli. Poco tempo dopo, dall'altra parte del regno, la Regina diventa mamma di due bambine: una decisamente bruttarella e l'altra di una bellezza sorprendente. La madre si rallegra tanto per l'aspetto della figliola che la fata di cui sopra, sempre nei paraggi, indispettita per la superficialità della donna decide di punirla maledicendo la figlia: ella sarà sì dotata di un incredibile fascino, ma sarà anche talmente sciocca e priva di cervello da imbarazzare qualsiasi interlocutore. La Regina si addolora molto per la sorte della bambina, al punto di arrivare alle lacrime. La fata decide allora, magnanima, di compensare la stupidità della Principessina con un dono, ella sarà in grado di rendere di una bellezza pari alla sua colui che amerà. Passano gli anni, le due Principesse crescono e mentre la primogenita diviene ogni giorno più bella, la secondogenita imbruttisce sempre di più tanto che, al debutto delle giovani in società, alla poveretta si crea il vuoto attorno e tutti i ragazzi si avvicinano alla sorella, stupefatti da tanta beltà. Beltà o no, tutti si accorgono presto che la fanciulla è talmente stupida da non riuscire a sostenere nemmeno la più semplice delle conversazioni, mentre la sorella è invece acuta e piena di spirito, cosa che la rende, una volta accertata la dabbenagine della maggiore, estremamente popolare. Ora, la Principessa bella e stupida soffre molto per la sua pochezza di cervello, non è certo sua la colpa di essere nata con una così esigua quantità di materia grigia e per questo motivo diviene triste e apatica, preferendo all'allegria della corte, malinconiche passeggiate per il bosco. Proprio tra gli alberi, un giorno, incontra Enrichetto, o meglio è Enrichetto che incontra lei. Dicevamo, Enrichetto è cresciuto anche lui ed è rimasto brutto come il giorno della sua nascita. Brutto sì, ma dotato, ricorderete, di un'intelligenza e di un'eloquenza da fare invidia a Cicerone. Nel bosco, appunto, Enrichetto sente dei singhiozzi e scorge una figura, è una fanciulla che, mentre piange, si lamenta della sua sorte vicino ad uno stagno. Il nostro eroe rimane talmente incantato dall'aspetto della fanciulla da innamorarsene perdutamente, figuriamoci poi quando viene a sapere che quella affascinante donzella è pure una Principessa. Subito le si avvicina e si informa del motivo di tanta tristezza e la stupidotta non si trattiene dallo sciorinare ad un perfetto sconosciuto il suo triste destino: essere bella ma completamente sciocca. Enrichetto però sorride e propone alla Principessa una soluzione perfetta al problema
"Se non è che questo che vi tormenta, o signora, io posso facilmente metter fine alla vostra afflizione."
"E come fare?", disse la Principessa,
"Io ho il potere", disse Enrichetto dal ciuffetto, "di infondere l'intelligenza in quella persona che amerò sopra le altre; e siccome voi siete quella, dipende dunque da voi. Potrete possedere tanta intelligenza, quanto se ne può avere, solo che siate contenta di sposarmi."
La bella Principessa di questo eloquentissimo discorso non ci ha capito poi un granché, ma è disposta a tutto per ottenere un minimo di sale in zucca così acconsente alla proposta di Enrichetto. Non ha nemmeno finito di proncunciare la frase che subito, la futura moglie di Enrichetto si sente diversa, quasi rinata e scopre di possedere un'eloquenza ed un raziocinio tale da far impallidire lo stesso Platone. E' talmente intelligente che suo padre non esita ad interpellarla quando i Ministri del Regno discutono degli affari di Stato. Arriva dunque il giorno delle nozze, la Principessa mantiene fede alla promessa fatta e sposa Enrichetto ed allora accade l'impensabile.
Subito Enrichetto dal ciuffetto apparve ai suoi occhi il più bell'uomo della terra, e il meglio formato, e il più amabile di quanti se ne fossero mai veduti.
Vogliono alcuni che questo cambiamento avvenisse non già per gl'incanti della fata, ma unicamente per merito dell'amore. E dicono che la Principessa, avendo ripensato meglio alla costanza del suo cuore e della sua mente, non vide più le deformità personali di lui, né la bruttezza del suo viso: talché il gobbo che egli aveva di dietro, le sembrò quella specie di rotondità e di floridezza d'aspetto di chi dà nell'ingrassare: e invece di vederlo zoppicare orribilmente, come aveva fatto fino allora, le parve che avesse un'andatura aggraziata e un po' buttata su una parte, che le piaceva moltissimo. Fu detto fra le altre cose, che gli occhi di lui, che erano guerci, le parvero più brillanti; e che finisse col mettersi in testa che quel modo storto di guardare fosse il segno di un violento accesso di amore: e che perfino il naso di lui, grosso e rosso come un peperone, accennasse a qualche cosa di serio e di marziale.
Così finisce la fiaba di Perrault. Enrichetto, lo avrete capito, è ancora brutto come prima, ma questa bruttezza la sua sposa non la vede, o meglio, non le interessa, non ci fa caso, non la sconvolge. L'amore che prova per lui rende i difetti del suo fisico dei vezzi. Non le importa che suo marito sia brutto, e nella sua bruttezza lei ci trova del bello.
Io credo che questa fiaba sia incredibilmente profonda e mi ha portato ad una riflessione sulla bellezza che vorrei condividere con voi. Siamo fissati con la bellezza. Non noi donne, non noi uomini, non noi occidentali, noi tutti e lo siamo da sempre, non da vent'anni, non da cinquanta, ma dall'inizio dei tempi. Non importa che l'idea di bellezza di 500 anni fa sia totalmente diversa dall'idea di bellezza che abbiamo oggi. Si tratta sempe di bellezza, sono sempre canoni, cambiano certo, ma li abbiamo sempre avuti. Hanno riguardato in primo luogo le donne, anche gli uomini, ma soprattutto le donne. Abbiamo celebrato la bellezza e parlato di amore (amore inteso come eros, non come filia) per donne belle. Begli occhi, capelli lucenti, carnagione splendente, denti di perla, mani di seta... Oggi i canoni della bellezza femminile prevedono un corpo abbastanza alto, molto magro, con un seno prosperoso, le gambe lunghe, la pancia piatta, le labbra carnose, il naso piccolo e il più possibile glabro (i peli che ormai non sono considerati superflui si riducono ai capelli, alle ciglia e a una sottile striscia di sopracciglia). Non voglio essere io a decidere se questi canoni siano giusti o sbagliati. Io credo che siano sbagliati, credo che tutti i canoni di bellezza dall'inizio del tempi ad oggi siano sbagliati, poiché irraggiungibili. Quando mi oppongo ai canoni di bellezza di questa generazione non guardo con rimpianto ai canoni di bellezza della generazione precedente, non più. Perché per una ragazza come me, che è circondata da Kate Mosse, da Angelina Jolie, da Tyra Banks e da centinaia di donne di cui non conosce neanche il nome (sulle riviste, in televisione, durante le pubblicità) a cui non assomiglierà mai e delle quali sarà sempre più brutta, che la faranno sentire a disagio, che le faranno guardare con disprezzo i chili "di troppo", il naso grosso, il seno piccolo, le cosce cellulitiche ecc... Insomma per una come me e come molte ragazze/donne di oggi, ne sono esistite di ieri che guardavano Marylin e si sentivano circondate da Marylin, da lei e dalle pin up anni 50 dalle labbra rosse e le forme prosperose e poi guardavano le loro ginocchia nodose, le braccia sottili, il seno inesistente, le spalle strette e si sentivano esattamente come mi sento io, come mi sono sentita io. I canoni cambiano, il disagio no. Il disagio di una donna (e in misura minore di un uomo) che da quando nasce ha come imperativo uno su tutti: essere bella. Perché se non sei bella non sarai amata, non sarai voluta, ti disprezzeranno, ti disprezzeranno come lavoratrice, anche sel tuo lavoro non c'entra nulla con la bellezza, ti disprezzeranno come persona e sarai considerata automaticamente pessima donna, pessima amante, pessima moglie, pessima madre, pessima tutto. Ti riterranno incapace, incapace di avere una vita sentimentale e, meno che mai, sessuale soddisfacente, magari più che soddisfacente, magari addirittura ottima. Incapace di essere un'esteta, di apprezzare la bellezza nell'architettura, nell'arte, nella poesia, nella cucina, nella moda. Indegna di prendersi cura del proprio corpo, di coccolarlo, di viziarlo, di toccarlo, di gratificarsi con un vestito grazioso e un po' sexy che sì, noi addosso ci vediamo bene. Indegna di esistere come persona e non come l'amicabrutta. Ci insegnano questo e noi ce lo dobbiamo togliere dalla testa.
Io penso ciò:
Esistono persone intonate ed esistono persone stonate. Allo stesso modo, esistono persone belle ed esistono persone brutte. E' così. Il concetto di bellezza cambia, non è fisso ed immutabile, quelle che oggi sono considerate persone brutte tra 10, 50, 500 anni potranno essere prese come modello di beltà, o magari no. Poi certo, come io posso considerare intonata una persona la cui voce per un altro è insopportabile, io posso considerare bella una persona che a ad un altro sembra brutta, o magari no. Magari penserò anche io che sia brutta. Sì, io credo che ci siano delle donne brutte, delle persone brutte è poi questo gran problema? Mi rendo conto che è difficile appoggiare il ragionamenteo che sto facendo, perché questa cosa della neccessità di essere belle ce la portiamo dietro da secoli, da troppo, tanto per pensare di poter demolirla da un giorno all'altro, però io ci voglio provare, oggi questa sera, ci voglio provare e voglio che voi leggiate, leggiate la mia testimonianza, leggiate che ci ho provato, anche se magari domani, quando sarò accerchiata da immagini di donne bellissime, mi sentirò nuovamente male, come se tutta questa elucubrazione non fosse mai esistita. Però intanto c'è stata. Dicevo, alcune donne, alcune persone, sono brutte. Sono brutte per me e per la maggiorparte della popolazione, non per tutti perché credo che poche cose al mondo siano assolute e la bellezza non sia una di quelle, ma di base sono considerate brutte, sono considerate brutte in questo periodo storico, quello in cui vivono, quello che, in fondo, è quello che conta. E' un dramma? No. No, non deve essere un dramma. Io credo fermamente che una persona possa essere brutta ed avere una vita meravigliosa. Può essere soddisfatta lavorativamente, fare un lavoro che le piace, essere brava, molto brava, la più brava, portare a casa successi, magari finire sulle prime pagine dei giornali, anche ricevere il Nobel, o il Pulitzer o l'Oscar. Può avere degli amici che amano la sua compagnia, perché una persona brutta può benissimo essere intelligente, sagace, spiritosa, fare battute esilaranti, interventi intelligenti, può fare sentire le persone a proprio agio ed essere una solida spalla su cui piangere. Una persona brutta può avere una vita sessuale attiva. Può essere incredibilmente brava a letto, può essere sensuale e disinibita, può essere eccitante. Può essere amata. Amata da un/a compagno/a, un compagno che non si è innamorato per lei della bellezza, ma per una delle sue tante altre qualità ed ora i suoi difetti fisici quasi non li vede più. Come è successo ad Enrichetto. Non tutti si innamorano del proprio partner perché è bello (io mi sono innamorata del mio ragazzo per come mi abbracciava e per come mi parlava e prima ancora mi sono innamorata di un altro per come recitava "il ritratto di Dorian Gray" e ancora prima di un altro ragazzo sempre per motivi che non c'entrano nulla con la bellezza). Sì, io sono brutta, probabilmente sono brutta, a volte credo davvero di essere brutta. Pensate pure che io sia brutta, potete pensarlo, vi autorizzo a pensarlo, non significa che non possa avere una vita piena e che non possa essere una persona piena, come può esserlo una persona stonata, scoordinata, bassa o con una gamba di legno. Perchè brutta è solo una delle milioni di cose che sono e non è la più importante. Dobbiamo smettere di pensare che lo sia. Dobbiamo smetterla di pensare che solo le donne belle possano essere amate. Non è vero. Invece di portare esempi di donne che secoli fa erano considerate belle e adesso non sono conformi ai nostri canoni di bellezza, perché non portiamo l'esempio di donne che ai loro tempi erano considerate brutte ed hanno avuto una vita avventurosa e soddisfacente, avventurosa, soddisfacente e piena d'amore? Come Jane Eyre o Jo March, per fare due esempi. Ci sono donne brutte che sono state muse ispiratrici, a cui sono state dedicate poesie d'amore!
Qui ce ne sono due esempi

Davanti a lei, tanto bella

sono cera che al fuoco si strugge.

È nera. Che importa?

Anche i carboni sono neri.

Ma accesi splendono

come bocci di rosa. 

Epigramma di Asclepiade, dedicato ad una donna dalla pelle scura (i canoni di bellezza nell'antica Grecia prevedevano per una donna pelle lattea, capelli chiari, occhi scuri, fronte ampia, seno piccolo, collo lungo, fronte alta e fianchi prosperosi). Io, liceale tormentata da frequenti mal di pancia pre-versione di greco, quando ho letto questo epigramma mi sono commossa.

Sonetto 130 di W. Shakespeare dedicato all'amata. Nonché il mio sonetto preferito del bardo ;)
My Mistres eyes are nothing like the Sunne,
Currall is farre more red,then her lips red,
If snow be white,why then her brests are dun:
If haires be wiers,black wiers grow on her head:
I haue seene roses damaskt,red and white,
But no such roses see I in her cheekes,
And in some perfumes is there more delight,
Then in the breath that from my Mistres reekes.
I loue to heare her speake,yet well I know,
That Musicke hath a farre more pleasing sound:
I graunt I neuer saw a goddesse goe,
My Mistres when shee walkes treads on the ground.
And yet by heauen I thinke my loue as rare,
As any she beli'd with false compare.

Traduzione

Nulla del sole hanno gli occhi della mia bella,
Delle sue labbra il più rosso è corallo,
Se la neve è bianca, i suoi seni sono grigi,
Se i capelli sono crini, neri crini crescono sul suo capo.

Ho visto rose screziate, bianche e rosse,
Quelle rose così, mai vedo sulle sue gote;
E in certi profumi c'è assai più delizia,
Rispetto al fiato, ch'esala la mia amante.

Adoro sentire la sua voce, ma so bene
Che la musica ha un molto più piacevole suono.
Ammetto, non ho mai visto camminare una dea,
Ma i passi della mia bella, calpestano terra.

Ma in nome del cielo, cosi raro stimo mio amore,
Come qualsiasi falsamente decantata donna.

Io avrei voluto chiedere, io vorrei chiedere a Perrault una sola cosa. Prima di tutto vorrei ringraziarlo per le sue fiabe e poi vorrei chiedergli se la storia di Enrichetto avrebbe avuto un lieto fine anche se lui fosse stato una donna e la Principessa un Principe. Ma sapete una cosa? Io credo di sì.
Sì, credo che se avrò figli, leggerò loro la fiaba di Perrault, ma probabilmente apporterò una piccola modifica. Perrault mi perdoni, ma mi piacerebbe tanto raccontare ai miei figli la storia di Enrichetta la ciuffetta :)

venerdì 18 ottobre 2013

Essere o non essere (una Pinkstinker)?

Parliamo di Pinkstinks.
Pinkstinks (letteralmente, il rosa puzza, liberamente, il rosa fa schifo) è un movimento che nasce a Londra nel 2008 ed ha fatto il giro della nazione arrivando a far parlare di sé anche nel continente. Combatte contro le discriminazioni di genere e contro l'imposizione alle bambine del modello "principessa/fatina in rosa" da parte di vestiti, cartoni animati, libri e soprattutto giocattoli. C'è chi lo guarda come un passo avanti nella lotta contro gli stereotipi, chi ne ride sprezzantemente, chi replica con la sempiterna frase "ci sono cose più importanti a cui pensare" (ultimamente di gran moda quando si mettono in tavola le carte dei diritti delle donne ed degli omosessuali) e chi è scettico. Io appartengo all'ultima categoria. Non fraintendetemi, io appoggio le campagne contro le discriminazioni di genere. Questo blog, lo avrete notato, propone immagini e figure femminili che esulano dal modello "PrincipessinaRosa" (qui, qui, qui e qui) e l'intento della campagna Pinkstinks, da quello che ho capito, è sostanzialmente lo stesso, cioè offrire alle bambine dei modelli femminili forti e indipendenti, dei giocattoli che stimolano la logica, la creatività, le attività all'aperto ed opporsi alla precoce adultizzazione dell'infanzia. Bene, stupendo, sono d'accordo al 100%. Il contenuto del movimento mi piace. Sono i mezzi che non mi convincono. Questo odio conclamato ed orgoglioso per il rosa e per tutto ciò che è "principesco" io proprio non riesco ad appoggiarlo. Perché io ero una di loro. Non una Pinkstinker. Io ero una bambina a cui piaceva il rosa. Mi piaceva il rosa e mi piaceva vestirmi da fata o da principessa. Non sono mai stata un'invasata, non mi coprivo di rosa dalla testa ai piedi, la mia cameretta era verde acqua (e prima ancora semplicemente bianca) anche se, confesso, avessi avuto libera scelta probabilmente avrei insistito per il rosa, ma all'epoca condividevo la stanza con mia sorella, avevo vestiti di tutti i colori, tra i miei preferiti ce n'era uno sui toni dell'arancio e un altro tutto colorato. Avevo Barbie, peluches, palloni, il lego, il pongo, un tappetino di gommapiuma colorata con i numeri e le lettere. Ero circondata da tanti stimoli e da diversi colori e tra questi il mio preferito era il rosa. Anzi, a dire la verità era il fucsia, che è rimasto tra i miei prediletti per molto ed ancora oggi non mi dispiace (chiedetelo alla copertina del mio e-reader che, per inciso, è azzurro). Ricordo ancora, e mai la scorderò, la mia faccia da funerale quando, in prima elementare, alla recita di fine anno (Alice nel Paese delle Meraviglie) dovetti interpretare la tazzina del Tea Party del Cappellaio Matto. Il ruolo della tazzina consisteva in un balletto con le mie compagne avvolte il dei deliziosi tutù di cartapesta di diversi colori. A me ne capitò uno color rosa salmone e una delle mie amichette ebbe in sorte quello fucsia. Vi lascio immaginare la tragedia...
Fine dell'aneddoto.
Quello che sto cercando di  dire è che a me il rosa piaceva e se fosse arrivata una pinkstinker qualsiasi a portarmi via le mie magliette di quel colore o i fermagli per capelli o le scarpe o il costume da principessa o anche i miei giochi più "femminili" sebbene non necessariamente di quel colore (le Barbie, i bambolotti, la mia amatissima cucina giocattolo ecc..) la mia infanzia non sarebbe stata più libera, ma probabilmente solo più triste. Più in generale, trovo piuttosto contradditorio e, lo dirò francamente, sbagliato che un movimento pensato per la libertà delle bambine dagli stereotipi di genere si basi sulla proibizione di alcuni giocattoli solo alle bambine, alle bambine in quanto femmine. Sì, perché il Pinkstinks non condanna il rosa in sé, né i bambolotti o le cucine, le condanna quando vengono usati dalle bambine, mentre invece plaude a quei bambini (maschi) che chiedono in regalo una cucina giocattolo o vogliono vestirsi di rosa. Ma io mi chiedo: il principio che porta a proibire alle bambine in quanto femmine i palloni da calcio, i giochi scientifici, i dinosauri e tutti quei giochi tipicamente considerati da maschio, non è lo stesso che adopera il movimento PinkStinks quando vuole proibire alle bambine di giocare con le bambole, le principesse e tutto ciò che viene considerato da femmine? E non è questo principio, il proibire giocattoli e colori ai bambini in base al loro sesso, che dovrebbe essere combattutto, invece del rosa?
A me sembra che nelle loro campagne a favore dell'infanzia a volte le femministe facciano un errore, anzi, due grandi errori. Il primo errore è il denigrare i giocattoli "da femmina". Ho letto molte volte commenti orgogliosi da parte di donne che si vantavano di aver sempre odiato il rosa, di non aver mai giocato con le bambole ed aver sempre preferito al castello delle principesse, la fortezza dei briganti.
Schemi... Inutili schemi. Le mie figlie giocavano di più con giochi "da maschio".. Ed anche io perché sono più divertenti. E allora?!
Commenti del genere mi lasciano interdetta. Perché anche le femministe, persino loro, che dovrebbero essere per l'uguaglianza, considerano i giocattoli "maschili" (sto scrivendo questi termini tra le virgolette perché io non credo che dovrebbe esserci distizione fra giochi da femmina e giochi da maschi) migliori di quelli "femminili" e si vantano di aver sempre voluto fare giochi da maschio? Forse una bambina che ha sempre amato le bambole e magari non si è mai interessata alle macchinine si deve vergognare? Vale meno di una coetanea che preferisce l'azzurro al rosa? No. Io rispondo fermamente di no. Non facciamo l'errore di considerare le attività "maschili" migliori per partito preso di quelle "femminili" e di indentificare l'emancipazione con la conquista delle donne del "mondo degli uomini", del mondo che per troppo tempo è stato solo degli uomini. Emancipazione è anche questo, ma non è solo questo, la parte più difficile, secondo me, è quella che viene dopo, ossia ridare dignità ai lavori considerati tipicamente "femminili" e combattere perché tutti, uomini e donne, siano liberi di dedicarvisi senza per questo essere considerati inferiori. Ecco la vera emancipazione.
Come scrive Bianca Pitzorno "Saremo veramente liberi, noi terrestri, non tanto quando le donne diventeranno minatori o guidatori di locomotive, ma quando gli uomini si stireranno le camicie, ricameranno, cucineranno e accudiranno con piacere ai propri bambini." In un altro episodio del libro della Pitzorno da cui ho preso la citazione (Extraterrestre alla pari) viene raccontato l'aneddoto di una maestra che, durante l'ora di educazione tecnica, divide la sua classe in bambini e bambine. I bambini devono costruire un castello di cartapesta e le bambine ricamare un quadrato di lana. Una mamma protesta con l'insegnante per questa separazione dei ruoli, poiché sua figlia desidera costruire il castello di cartapesta e la maestra fa questa "concessione" all'allieva. La madre, però, non è soddisfatta e pretende che anche ai maschi venga permesso di ricamare, invece di costruire un castello, se lo desiderano. Perché, come viene spiegato in seguito al protagonista del libro, Mo, la cui storia è ambientata qualche decennio dopo questo aneddoto, lavorare a maglia è creativo e divertente quanto costruire un castello di cartapesta e a nessuno dovrebbe essere impedito. Lo stesso vale per il rosa e per i giocattoli femminili, sono interessanti e divertenti quanto quelli considerati da maschi e a nessuno dovrebbero essere preclusi, tanto meno a causa del loro sesso.
Un secondo errore che spesso noto nelle associazioni femministe che si dedicano al mondo dell'Infanzia è che quasi sempre si occupano solo di bambine, e quasi mai di bambini. L'infanzia dei maschi, però, non è così "libera" come sembra, anzi, per molti versi, a me pare che spesso siano i maschi a risentire di più, durante l'infanzia, degli stereotipi di genere. Perché se è vero che oggi è sempre più naturale l'idea di una bambina attratta da giochi maschili, che li usa e li preferisce a quelli da femmine, l'idea di un maschio che ai Gormiti preferisce il Cicciobello è ancora lontana anni luce. Il bambino che vuole usare giocattoli da femmine spesso è denigrato dagli altri maschi e persino dalle stesse femmine, la sua scelta è osteggiata dai genitori e dagli insegnanti. I maschi non possono vestirsi di rosa, non possono piangere, non possono giocare con i trucchi o indossare travestimenti femminili. Dov'è la libertà, mi chiedo? Perché campagne come PinkStinks non pensano anche a loro e non si battono perché possano essere liberi di fare i giochi che vogliono, di diventare le persone che vogliono? Perché non propongono modelli maschili positivi, sensibili, che qualche volta piangono, che chiedono aiuto, che sono dolci ed amorevoli?
Dobbiamo proprio combattere il rosa per essere femministe? Mi si dirà, il PinkStinks non combatte il rosa in sé, combatte ciò che quel colore rappresenta: la remissività femminile, la dolcezza, l'accoglienza, la maternità forzata, l'angelo del focolare, la mogliettina, la casalinga che si diverte a spazzare la sua dimora e che vive per gli altri, l'annulamento di sé. Va bene, ho capito, questi fardelli pesano ancora sulle spalle delle donne, ed è giusto che vengano combattutti ed è anche vero che in una certa misura il rosa ne sia un simbolo. Però, attenzione, non è combattendo il rosa in sé che ciò che rappresenta sarà eliminato. Esisterà ancora e magari sarà simboleggiato da un altro colore. Per combattere un messaggio sbagliato non dobbiamo annientare il mezzo con cui viene promulgato, perché i mezzi non sono in sé ne positivi, né negativi è quello che comunicano che lo è. Lo stesso discorso si può fare per la televisione, la tv in sé non è "buona" e nemmeno "cattiva", ma è quello che trasmette a veicolare messaggi giusti o sbagliati. Per combattere questi messaggi cosa preferiamo fare: distruggere la televisione ( o spegnerrla, come ci suggeriscono in molti) oppure creare un canale che i cui programmi diano messaggi positivi? Io sono per la seconda opzione, che è più impegnativa, certamente, ma i risultati che può dare sono sicuramente maggiori di quelli che otterremmo esortando il prossimo a buttare il televisore fuori dalla finestra. Lo stesso discorso vale per il rosa, è un colore, un mezzo, con cui per anni, molti, troppi anni sono stati confezionati, e ancora oggi lo sono, tutti quei messaggi diretti alle donne: sposati e sii una moglie sottomessa, fai figli, resta a casa ad accudirli, sii dolce e remissiva, donna al volante pericolo costante, le donne non sono portate per le materie scientifiche, le donne non capiscono niente di politica, torna in cucina, donna! Invece di fare guerra ad un colore perché non ce ne riappropriamo e non lo usiamo per trasmettere messaggi positivi? Messaggi che arrivino anche a quelle bambine come me, come molte, che amano il rosa e non vogliono rinunciarvi? Rendiamo il rosa un colore forte, anzi, rendiamo il rosa un colore e basta, che può piacere o non piacere a maschi e femmine ed è solo un colore in mezzo a tanti altri colori ed i bambini sono liberi di scegliere quello che preferiscono. 
Riassume esattamente quello che penso dell'argomento

 Per l'appunto, quello che penso è che più che combattere la presenza del rosa nella vita delle bambine bisognerebbe introdurre altri colori. Diamo alle bambine la libertà di scegliere, mostriamo che ci sono moltissimi colori oltre al rosa, forse scegliere il verde, forse il giallo oppure continuerà a preferire il rosa, non è un problema, non significa che non sarà una femminista. Pensateci, ha scelto con la propria testa, forse potrebbe già esserlo. ;)















Di seguito due articoli interessanti sul PinkStinks:
http://machedavvero.it/2010/01/pink-stinks-so-i-do-stink/(in italiano)
http://www.dailymail.co.uk/femail/article-1234007/AMANDA-CRAIG-Like-mums-Im-sick-pink-plague-Labour-REALLY-trying-ban-daughters-favourite-colour.html (in inglese)