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mercoledì 31 dicembre 2014

I danni dell'eccessiva precocizzazione

Uno dei motivi che (mi/ci) spingono alla critica dei modelli femminili mainstream che vengono presentati alle bambine è che essi le inducono ad un'eccessiva precocizzazione, portandole ad indentificarsi già a sei, sette o nove anni con adolescenti o giovani fanciulle che pensano, agiscono e parlano come, appunto, adolescenti e giovani fanciulle. Questi modelli presentano alle bambine un universo per cui non sono ancora pronte né fisicamente, né psicologicamente, un'universo fatto di amore, di cotte, di infatuazioni, di rivalità femminile, di fidanzati, di trucchi, di abiti all'ultima moda.
Ne avevo parlato qui, facendo riferimento a una nota telenovela in voga fra le bambine.

Uno/a psicologo/a potrà spiegarvi molto meglio di me perché l'eccessiva precocizzazione (ossia lo spingere le bambine ad assumere atteggiamenti adolescenziali) sia dannosa e metta a repentaglio uno sviluppo armonioso della loro persona. Tutto quello che posso dire io, usando della semplice logica, è che mi sembra logico, appunto, che ogni età abbia i suoi tempi, le sue scoperte ed i suoi mezzi per farle e che una continua pressione in avanti (avanti dove poi?) abbia come conseguenza la perdita di qualcosa di fondamentale, ossia la perdita della possibilità di costruire le fondamenta per l'edificazione della nostra persona e del nostro io. Fondamenta che dovrebbero essere "installate" proprio nella nostra infanzia. Questa precocizzazione spesso causa, se non dei veri e propri traumi, sicuramente molto stress (è incredibile il quantitativo di stress a cui vengono sottoposte le bambine). Insomma, posso dire solo questo.
E posso raccontarvi una storia.

E' una storia di cotte e di forzature, una storia che ha come protagonista mia sorella. Mia sorella, che in questo racconto chiamerò - per ragioni a me note - Lily, a 10/11 anni aveva un amico. In realtà era un amico di entrambe, perché faceva parte di un gruppetto di bambini/ragazzini che frequentavamo entrambi. L'Amico era uno di quei bambini che amano attirare l'attenzione su di sé con scherzi, battute e comportandosi generalmente da "maialini", motivo per cui non godeva di particolare stima fra il genere femminile, nonostante ciò l'Amico era anche simpatico, altrimenti non sarebbe stato nostro amico e a un certo punto della nostra storia, Lily e l'Amico presero a passare parecchio tempo insieme, a ridere molto e a lanciarsi qualche sguardo furtivo. Lily e l'Amico si erano innamorati.
Ma come? Direte forse voi Non vorrai forse dirci che sono questi i temutissimi danni della precocizzazione delle bambine, una cotta fra bambini. Non lo sai che è perfettamente normale per degli undicenni sperimentare l'innamoramento, avere una persona con cui stanno particolarmente bene, sentire il cuore che batte, le guance arrossate e comprendere che questa emozione è qualcosa che non è esattamente "amicizia", ma è qualcosa d'altro? Vuoi impedire ai bambini la scoperta dell'amore? No, non voglio impedire ai bambini proprio un bel niente, adesso ascoltatemi senza interrompere perché so bene anche io che un innamoramento non c'entra con i modelli femminili precocizzanti e fin qui, nella storia, non c'è nulla di sbagliato o di dannoso.
Dunque, Lily e l'Amico si erano innamorati, si sedevano quasi sempre vicini e si sorridevano sempre. Accadde pure che un giorno l'Amico, colto da un improvviso attacco di galanteria, le portò in regalo un orrendo peluche comprato in qualche cartoleria che ancora (r)esiste da qualche parte a casa nostra. Nonostante la sua palese bruttezza, a Lily piacque tanto e lo posizionò sul comodino accanto al letto. Ciò che invece non piaceva a Lily era sentirsi chiedere costantemente da adulti e bambini: <<ma siete fidanzati? Ma state insieme? Ma è il tuo ragazzo?>> anzi a dire la verità lo detestava, perché lei non sapeva se l'Amico fosse il suo ragazzo o no e non ci voleva nemmeno pensare, non le importava molto della parola "fidanzato", lei voleva solo passare del tempo con l'Amico come avevano sempre fatto, come stavano continuando a fare, voleva giocare con lui, raccontare barzellette, magari appoggiargli addirittura la testa sulla spalla, senza che nessuno ci mettesse il becco. Perlomeno, la madre di Lily, che capiva perfettamente lo stato d'animo della figlia si guardava bene dal farle queste domande e persino suo padre (il canzonatore della famglia) mostrò un tatto inusitato. Per quanto riguarda la sorella maggiore, meno si parlava dell'argomento e meglio era, perché a dirla tutta era anche un po' gelosa che l'Amico le stesse "portando via" sua sorella. Insomma, Lily e l'Amico erano felici e tutto sarebbe potuto andare avanti così per molto tempo e forse (ma non si può mai sapere, quando si parla di faccende di cuore, come diceva un libro che leggevo da piccola) quando sarebbe finito l'idillio, sarebbe rimasto comunque il bel ricordo, ma non andò così, altrimenti io non avrei nulla da raccontare sui danni della precocizzazione.
Lily, oltre all'Amico, aveva anche un'amica, una delle sue poche amiche femmine a dire la verità. Questa amica, spinta probabilmente anche dal "bel" clima che si respirava in quel postaccio di scuola dove erano confinate, lei, Lily e la di lei sorella, dove all'intervallo i bambini avevano preso la bella abitudine di appostarsi vicino alla coppietta della settimana per spingerli a baciarsi pubblicamente, disse a Lily senza tanti complimeni che lei e l'Amico dovevano baciarsi, un bacio vero, come quelli che si danno gli adulti. Di tutte le cose che Lily voleva fare con l'Amico, baciarlo come fanno gli adulti era tra le ultimissime, perciò la bambina procrastinava e procrastinava. Purtroppo, nel giro di poco tempo a incalzare con la tiritera del "dovete baciarvi come fanno gli adulti" si aggiunsero anche le amiche in comune di Lily e di sua sorella e, anzi, tanto fecero, che decisero pure dove dovevano darselo, questo benedetto bacio, su una panchina, logicamente, il trono di tutti gli innamorati. Gli adulti, intanto, continuavano a sdilinquirsi e a lanciare gridolini e risatine ogni volta che vedevano l'Amico e Lily passare, neanche stesse arrivando l'auto degli sposi e tutti erano così insistenti e non la finivano più di dire che dovevano baciarsi su quella maledetta panchina, un bacio con la lingua e Lily era sempre più irritabile, sempre più triste, sempre più scontenta. Perché non la lasciavano in pace? Perché non poteva semplicemente camminare al fianco dell'Amico (che cominciava a sentirsi imbarazzato quasi quanto lei), magari dargli la mano e occasionalmente, quando non gli vedeva nessuno, un leggero bacetto sulla guancia? Perché non potevano giocare a nascondino o a pallavolo con gli altri e pensare a che regalo si sarebbero fatti per il compleanno? Perché avevano dovuto rovinare tutto?
Andò a finire che un pomeriggio Lily ce lo portò l'Amico su quella benedetta panchina e lo lasciò, perché stava era diventato tutto troppo difficile e se qualcuno, adulto o bambino, le avesse ancora parlato di baci, panchine e compagnia bella, si sarebbe messa a piangere dalla stizza. Questo però non lo disse all'Amico, perché non trovò le parole e così il bambino, messo semplicemente davanti al fatto che la sua amica del cuore non solo lo stava ufficialmente lasciando, ma credeva pure fosse meglio che non fossero più nemmeno tanto amici, prima si arrabbiò, poi pianse, poi addirittura telefonò a Lily per chiederle di tornare ad essere quello che erano prima, quella cosa che forse non aveva un nome, ma che era tanto bella e piacevole, come una coperta calda, ma Lily fu irremovibile.

Fu così che mia sorella perse l'amico del cuore di cui era innamorata ed io imparai molto tempo dopo che se versi una bottiglia d'acqua su un germoglio lo uccidi, anche se potrebbe diventare una bellissima pianta.
A tempo debito.

venerdì 6 dicembre 2013

Regali di Natale (cosa speriamo di trovare sotto l'albero)

Non so ne ve ne siete accorti, ma sta arrivando Natale. Non provateci nemmeno a lamentarvi delle tremila decorazioni sbrilluccicose su ogni balcone che vi fanno rischiare un attacco epilettico mentre siete alla guida e nemmeno dei Babbi Natali impiccati alle finestre che immancabilmente qualche sciura scambia per ladri rischiando l'infarto. Non lamentatevi perché qui in Inghilterra gli addobbi hanno cominciato a metterli a Novembre, subito dopo il Guy Fawkes Day che, per chi fosse carente in storia anglosassone e a digiuno da V per Vendetta, è il 5 Novembre. La verità è che, premessa cinica a parte, io amo il Natale. Sul serio, amo pure la ressa nei centri commerciali, specialmente se giustificata dall'arrivo dei mercatini artigianali. Quando arriva il momento di decorare l'albero fremo e ogni anno in famiglia si compra immancabilmente un'altra pallina, finché non si deve cambiare l'albero... o cambiare casa. Una delle cose che adoro di più del Natale sono i giocattoli. A me i giocattoli piacciono, mi piace andare in giro per i negozi e vedere che cosa si vende. Se i giocattoli per le bambine sono tutti rosa o ci sono altri colori se i reparti di giochi "da maschio" e "da femmina" sono ben separati, non così definiti o addirittura inesistenti come a La Città del Sole o Imaginarium (essendo anche questo arrivato finalmente nella mia città posso fare festa!). Mi piace vedere i giocattoli più venduti e riflettere. Cosa sono? Come ci si gioca? C'è un modo giusto o sbagliato per giocarci? Cos'hanno che piace tanto? Perché? A me sarebbero piaciuti da piccola? Ci avrei giocato? Ci giocherei adesso? Con il teatrino da costruire che ho visto oggi eccome se giocherei! Insomma, se non lo avete ancora capito in questo post parlerò di regali di Natale, soffermandomi in particolar modo sui giocattoli. L'anno scorso il blog Un altro genere di comunicazione aveva stilato una lista di giochi indesiderati perché alimentanti stereotipi di genere. Potete trovare il post qui e quello di quest'anno sempre sull'argomento Regali di Natale qui. Dico subito che secondo me pochi giocattoli, o almeno non tutti quelli che di solito vengono definiti come tali, sono sessisti. Cicciobello, per dire, a mio avviso non è sessista. Rappresentare sempre e solo delle bambine che giocano con lui, magari truccate e dall'atteggiamento lezioso lo è. Allo stesso modo, non sono sessiste le hottweels, ma tonnellate di pubblicità dove non si vede nemmeno una bambina lo sono. Sembra che gli unici giochi con cui i bambini siano "autorizzati" a giocare insieme siano i giochi di società, quelli all'aperto e qualche peluche non troppo infiocchettato. E a proposito di peluche, tremate genitori, è tornato Furby, uno dei più fastidiosi ed orripilanti giocattoli della storia risbuca dagli anni '90 dove speravamo tutti di averlo lasciato per sempre, io almeno sì. Ho sempre odiato Furby, è un peluche che dovrebbe ispirarti tenerezza, ma che è, senza mezzi termini, brutto. Un incrocio venuto male tra un robot e una gallina con una voce starnazzante e un linguaggio incomprensibile. Ed io dovrei coccolare quel coso? Ma anche no! Posso fieramente affermare che nella mia lista di doni a Babbo Natale il tecnologico pennuto non ci è mai entrato, in compenso ci è entrato ben di peggio. Visto che sono sull'argomento Furby, non capisco perché per reclamizzare il giocattolo siano stati scelti come testimonial Filippa Lagerback, Alessia Marcuzzi, Federica Pellegrini e (forse loro sono un po' più plausibili) gli One Direction. Il Furby non dovrebbe avere come target bambini dai sei ai dieci anni? Mi state forse suggerendo che un bambino di otto anni sa chi è la Marcuzzi e si rallegra nel vederla giocare con un Furby? Altra perplessità, tra le novità di Furby c'è che può venire collegato a i-phone e i-pad e interagire con una serie di app da scaricare. Devo dedurre che si suppone che il target del prodotto abbia un i-phone o un i-pad di proprietà o che se lo faccia prestare dai genitori e quindi che i suoi genitori abbiano un i-phone e un i-pad o ancora che l'acquisto del furby possa ventilare il successivo acquisto di un i-pad? Vedeto quanti ragionamenti partendo da un pennuto robot? Torniamo all'argomento principale del post, ho deciso di redigere anche io una lista di regali per questo Natale, in questo caso però non saranno regali sconsigliati, ma regali consigliati, ché si sa a me piace vedere il bicchiere mezzo pieno.
E scovare le cose belle.

Puzzle e giochi di società 
Dicono che assieme ai giochi da fare all'aria aperta, i puzzle e i giochi di società siano quelli dove le differenze e gli stereotipi di genere vengano meno e dove i bambini e le bambine possano giocare insieme in libertà senza sentirsi dei "maschiacchi" o delle "femminucce". Se infatti un bambino e una bambina si arrampicano sugli alberi, vanno in altalena e sfrecciano in bicicletta allo stesso modo senza stare a pensare se uno scivolo sia da maschi o da femmine, sempre allo stesso modo risolvono un puzzle o cercano di arrivare per primi all'ultima casella del gioco dell'oca, non badando se i loro compagni o avversari siano femmine o maschi. Io poi guardo sempre con un sorriso ai giochi da fare in tanti e magari anche con i propri genitori, visto che le vacanze natalizie sono un'occasione anche per passare del tempo insieme. Abbiate però pietà e non regalate puzzle a bambini che li lancerebbero volentieri fuori dalla finestra come la sottoscritta. Per quanto riguarda invece i giochi di società condivido con voi i miei preferiti
- Monopoli, l'infinito gioco che trasforma anche il più innocente dei poppanti in uno spietato Rockfeller
- Risiko, se Monopoli trasforma i bambini in Rockfeller questo vi tira su dei piccoli Napoleone. Inoltre è decisamente consigliato per bambini dai 9/10 anni in su, più piccoli rischierebbero di annoiarsi a morte
- Twister, non so se conti proprio come un gioco di società, ma è sempre stato uno dei miei sogni mai realizzati. L'ho sempre voluto e non l'ho avuto mai (mia madre comprò per sbaglio a me e mia sorella Twister moves che era un gioco di danza)
- il Salva le scimmie, che consiste nello sfilare da una palma di plastica una serie di bastoncini colorati senza fare cadere a terra le scimmiette che vi sono appese sopra (ovviamente vince chi alla fine ha fatto cadere meno scimmie).
Salva le scimmie


E il mio preferito
- Cranium. Il Re dei giochi di società a mio avviso, una delle invenzioni più brillanti degli ultimi decenni. Il gioco è strutturato come un gioco nell'oca, ossia, si parte da un punto per arrivare a un altro e vince il segnalino che arriva per primo. Come si può vedere dall'immagine ogni casella è di colore diverso (verde, viola, blu, rosso e giallo) a seconda del colore il giocatore, per andare avanti, deve superare una sfida, cantare o mimare, rispondere a una domanda di cultura generale, risolvere un rebus, disegnare o modellare con la creta. E' un gioco adatto sia agli adulti che ai bambini (specialmente se giocano con i genitori e consiglierei almeno di otto anni) perché mentre ai "grandi" possono essere riservate le domande di cultura generale e i mimi di personaggi sconosciuti a un ottenne (come Vanna Marchi o Vittorio Gassman) i bambini possono disegnare, modellare con la creta e imitare personaggi più alla loro portata come Batman e Cappuccetto Rosso.
Io ci passo le serate con gli amici. Sono seria.


 I libri

Amo leggere e ho sviluppato questa passione fin da bambina, va da sé quindi che tra i miei regali di Natale e di compleanno ci sia sempre stato qualche libro, alcuni anche parecchio discutibili, perché quando si ha una nonna che prende per una fiaba un libro di satira politica e ti regala "Biancaneve e i 100 nani" i risultati non possono essere che comici. Per i bambini di età prescolare che non sanno ancora leggere o sono capaci giusto di compitare qualche frase propongo, senza distinzione, più o meno tutti i libri della casa editrice LO STAMPATELLO che proprio in occasione della festività in arrivo ha allargato il suo catalogo con simpatici nuovi arrivi. Qui un elenco dei miei libri preferiti
-Piccolo Uovo (Premio Andersen). Un po' perché amo i disegni della Pimpa, un po' perché la semplicità e la naturalezza con quale viene affrontato il tema dell'omogenitorialità e non solo è quasi sorprendente io questo libro lo adoro e l'ho adorato. Credo che il suo punto forte sia che tutti i bambini possono indentificarsi in una delle famiglie del libro, la famiglia con papà e mamma coniglio, quella delle due gatte, dei pinguini, del cane bianco e della cagnolina nera, della cangura che ha adottato un koala. Viene introdotto non solo il tema dell'omosessualità, ma anche quello delle famiglie interraziali, dell'adozione, dei genitori single che spesso vengono lasciati ingiustamente nell'ombra. Tutte le famiglie sono messe sullo stesso piano, non ce n'è una migliore o peggiore, tutte sembrano un bel posto in cui nascere.


Per chi invece è già avviato alla lettura e vuole qualcosa di più sostanzioso, consiglio alcune delle mie letture per ragazzi preferite: Ulysses Moore (il primo titolo si chiama "La porta del tempo"), Una serie di sfortunati eventi (primo titolo "Un infausto inizio"), Coraline, La bambina della sesta luna (che, in realtà, a me non piaceva, perché Nina, la protagonista mi è sempre stata incredibilmente antipatica, però devo ammettere che la trama è avvincente, anche se la caratterizzazione dei personaggi, specialmente quelli malvagi, è un po' carente, e rimane troppo fissa nello sterotipo del brutto e cattivo senza un perché, e gli amici/aiutanti di Nina li ho trovati piuttosto piattini, le illustrazioni sono molto belle e gli scenari meritano, ai bambini amanti del fantasy potrebbe interessare), viaggio del regno della Fantasia di Geronimo Stilton (ero una grande fan dei libri di Geronimo Stilton, sono stati tra i primi libri che ho iniziato a leggere da sola), qualsiasi libro di Bianca Pitzorno (tra i miei prediletti, Tornatràs, Extraterrestre alla Pari, Ascolta il mio Cuore, l'Incredibile Storia di Lavinia e il protagonista assoluto della mia infanzia, La Voce Segreta). Sono quasi tutti indicati a partire dai nove anni in su, con l'eccezione dei libri di Bianca Pitzorno, alcuni dei quali hanno anche un target più giovane o più vecchio e, per quanto riguarda Il Viaggio nel regno della Fantasia lo consiglio esclusivamente agli amanti della lettura, perché è un bel tomo di quasi 400 pagine. Vi faccio presente che molti dei libri che ho pubblicato qui sono delle saghe. Per l'amor del cielo, se volete regalare a vostro/a figlio/a, nipote, figlioccio/a, fratellino/sorellina un libro abbiate l'accortezza di controllare che il volume che state comprando non sia un sequel. Scriverò un post a riguardo prima o poi, ma mi preme fare presente che i bambini non sono degli stupidi. Se a un bambino piace leggere non vuol dire che legga anche la lista della spesa, conosce la differenza tra la lettura di un avvincente fantasy e un catalogo utensili da giardinaggio e legge non perché lo diverta pronunciare una serie di parole senza senso logico, ma perché è rapito da una storia accattivante, personaggi interessanti e vaticina preoccupato la sorte del suo eroe o della sua eroina. Se gli regalate un sequel, gli state regalando una storia già cominciata, un libro aperto a metà, con tutti i personaggi già per la loro strada e lascerete il giovane lettore a lambiccarsi su come siano finiti a fare quello che stanno facendo. Immaginate di cominciare a leggere Harry Potter dal quarto libro, o Eragon dal terzo. Persino leggere Cinquanta sfumature di grigio dal secondo tomo potrebbe creare qualche disagio. Ci capireste qualcosa? Vi appassionerebbe la lettura? Ecco, abbiate rispetto per tutti i lettori, anche quelli sotto il metro e venti. Altro consiglio, non relagate quintalate di libri a bambini a cui non interessano. So bene che per appassionare un bambino alla lettura è consigliabile leggergli molto, leggergli sempre, leggergli la favola della buonanotte e appoggio questo metodo, anche perché è il metodo con cui sono stata cresciuta. Proprio per questo posso dire che non è un metodo infallibile, nel senso che non è detto che perché un bambino sia stato cresciuto a pane e fiabe sviluppi un amore incondizionato per la lettura. Io l'ho sviluppato, ad esempio. Mia sorella no. Mia sorella non ha mai amato leggere da piccola, adesso non le dispiace, ma da bambina ha sempre preferito fare altro e leggeva solamente i libri assegnati dalla scuola, con pochissima voglia ed in moltissimo tempo. Non so se questa antipatia per i libri derivasse dal fatto che voleva trovare una passione diversa da quella della sorella (io ero "la bambina che aveva imparato a leggere senza sillabare" è plausibile che lei che nelle prime letture aveva sperimentato le difficoltà comuni a molti coetanei si sentisse un po' a disagio) o se semplicemente la lettura non l'appassionasse, fatto sta che leggeva poco o niente. Vi dirò io sono un po' scettica quando sento del bambino che deve leggere a tutti i costi e facciamolo leggere e cosa succede se non legge e non gli piace leggere ecc. Ogni bambino è diverso, uno a cui non piace leggere non è meno intelligente di chi lo ama. Innanzitutto potrebbe appassionarsi dopo e anche se questo non succedesse mai pazienza, potrebbe amare lo sport, la pittura, il teatro, gli animali, l'aria aperta e il nostro continuo mettergli davanti libri e solo libri lo farà sentire solo più a disagio. Questo almeno è quello che ho imparato guardando mia sorella. Fine del predicozzo.

Biciclette e tricicli


                                                                       
A Natale, si sa, di solito si fanno i regali "grossi" e per molti è un buon momento per introdurre un bambino o una bambina al suo primo triciclo o bicicletta. Come ho già detto, è nei giochi all'aperto che i bambini risentono meno degli stereotipi di genere, quindi sì anche a monopattini, pattini, palloni, corde per saltare e, nel caso si preferisca un gioco da tenere dentro casa, visto che Dicembre non proprio il mese migliore per scendere in cortile o andare al parco a dondolarsi sulle altalene, si può puntare sulle casette o le tende da indiani (anche qui, parlo per esperienza personale visto che sono stata così fortunata da avere sia una bella casetta con tanto di finestre coi gerani e filo per stendere e un igloo da eschimese). 



Cucine, supermercati, tavoli da falegname, fattorie...

Non è un mistero che ai bambini piaccia imitare i genitori, a tutti i bambini, maschi e femmine, e se li vedono fare la spesa, cucinare, fare giardinaggio o riparare un elettrodomestico rotto probabilmente saranno affascinati dall'attività e avrebbero piacere a riprodurla con degli attrezzi su misura, come delle piccole cucine giocattolo o il supermercato dove andare a fare la spesa. E' difficile purtroppo, specialmente per le cucine, trovare qualcosa che non sia di un bel rosa shocking, giusto per alimentare lo stereotipo che in cucina ci devono stare solo le donne, ma ci sono delle marche che fanno eccezione e propongono dei colori "neutri" come la Fisher-Price (a proposito, neanche il sito della Fisher-Price divide i giocattoli in base al sesso dell'acquirente) o negozi come La Città del sole e Immaginarium che avevo già citato prima.

Toh, un bambino che gioca con una cucina! (e che bel colore la sua maglietta!)



Sempre più estremi, un bambino che gioca con una cucina ROSA! Mi domando come faccia ad essere ancora in vita! ;)

Sempre della Fisher-Price ho scoperto poco fa la marca Little People che propone una serie di giocattoli divertenti e interattivi (per alcuni ci vogliono le pile, ma con la maggioranza si gioca senza) come parchi giochi, fattorie, casette, piste per le macchinine. Piste dove a giocare con le macchine è, ad esempio, una bambina, senza che la pista sia per questo rosa.
Una bambina che gioca con una pista per le macchinine non rosa! Ammetto che trovarla non è stato facile...

Sempre la Little People inoltre ha creato una serie di piccoli protagonisti delle sue avventure, due bambini e tre bambini, di etnie diverse e di caratteri diversi. C'è il bambino attivo, quella timida, quella espansiva, quello sciocchino, quella creativa. Perché, recita lo slogan non esistono due bambini uguali. Ognuno ha una personalità che prescinde dal suo essere maschio o femmina.
Se vi incuriosiscono come hanno incuriosito me, cliccate qui















E infine... vince il premio miglior giocattolo non sessista per il Natale un gioco che oltre a non alimentare stereotipi di genere merita la palma d'oro per la creatività ed il divertimento, almeno secondo il mio modestissimo e discutibilissimo parere.


Come ho già accennato, io ci giocherei adesso

















Io amo il teatro ed amo recitare, credo non ci sia gioco più fantasioso, divertente e stimolante di questo. Un gioco dove non ci sono regole e la storia da mettere in scena è quella che più piace: il Principe salva la Principessa dal Drago, la Principessa salva il Principe dal Drago, il Drago salva il Principe dalla Principessa, la Principessa salva il Drago dal Principe... Guardate quante combinazioni! Questo specifico teatrino è per marionette a dita, ma ce ne sono anche di più grandi per burattini a mano.
Io e mia sorella ne avevamo uno di cartoncino della Pimpa.
Lo abbiamo consumato



Vi auguro un Felice Natale :)






domenica 3 novembre 2013

Andiamo a Legoland!

Chi di noi non ha mai giocato con i Lego? 
Devo essere sincera io non ne avevo un numero spropositato, credo di aver posseduto solamente due piccole scatole dei mattoncini più famosi del mondo che, se assemblate, formavano due casette con i rispettivi proprietari, un bambino ed una bambina (il fatto che il primo fosse un maschio e la seconda una femmina era intuibile solamente dal fiore nei capelli di quest'ultima) da assemblare anche loro, dalla "carnagione" del tipico giallo Lego. Io e mia sorella ci abbiamo giocato fino alla nausea. Se ricordo bene i mattoncini erano rossi, gialli, bianchi, verdi e blu, forse c'era pure un po' di nero. Niente astronavi, né castelli medioevali o navi pirati da duemila pezzi, un'ambientazione molto più tranquilla. Tempo fa, ho sentito di alcuni donne che raccontavano di essere state prese in giro da bambine perché giocavano con i Lego, considerati giochi esclusivamente da maschi. Fortunatamente non ricordo di avere mai subito prese in giro di questo tipo, come ho già detto sia io che mia sorella abbiamo sempre giocato con i Lego e nessuno ci ha mai trovato nulla da ridire. Forse sono stata fortunata, forse conta anche il fatto che le donne in questione sono più grande di me ed io sono abbastanza convinta che oggi una bambina che gioca con giocattoli da maschio sia generalmente più accettata di quanto potesse esserlo trenta anni fa. Comunque, continuiamo a parlare di Lego.
I mattoncini si sono decisamente evoluti rispetto a 10/15 anni fa, tra i personaggi, oltre ai sempiterni omini gialli che conosciamo tutti, si sono aggiunti i supereroi più famosi della Marvel e della DComics, quelli di guerre stellari e addirittura alcuni personaggi biblici. Tra tutte queste novità ha fatto molto parlare una linea pensata prevalentemente per le bambine che si chiama LegoFriends.
Io avevo letto due articoli su questa linea, uno di un altro genere di comunicazione e un altro di una nota scrittrice cattolica che suggerisce alle donne di tornare sottomesse e che alle critiche mosse dalle femministe ai famosi mattoncini rispondeva così "evidentemente alle femmine piaccioni i giochi da femmine ed ai maschi piacciono i giochi da maschi". Mi piacerebbe commentare il suo articolo e non escludo che un giorno lo farò, ma adesso mi preme parlare di queste famigerate LegoFriends. Cosa sono mai?
Le LegoFriennds sono una linea dei famosi mattoncini pensati appunto per le bambine. Protagoniste di questa linea sono cinque amichette di plastica: Olivia, Andrea, Stephanie, Mia ed Emma. Vengono vendute separatamente (eccezion fatta per le costruzioni più grandi dove si possono trovare a due a due o tutte insieme) assieme alle loro costruzioni. Tra queste ci sono: la scuola, la casa, il parco, il maneggio, la pasticceria, la clinica veterinaria, il salone di bellezza, il campo da calcio, la palestra di karate, la macchina, il jet, lo yacht, il boschetto ecc... Insomma le costruzioni ricalcano quelli che dovrebbero essere, nell'immaginario comune, i luoghi di interesse di giovanissime teenagers, la scuola, la casa, la spiaggia e i vari sport ed hobbies. Fin qui, sembra una linea assolutamente innocua ed anche divertente, che cosa dunque non ha convinto le blogger di UADG oltre a moltissime femministe, persino oltreoceano?
Innanzitutto il fatto che la Lego abbia dovuto creare una linea di prodotti esclusivamente per le femmine. Certo, non c'è scritto sulla scatola SOLORAGAZZE, ma dal momento che i personaggi usati sono soltanto femmine (ho guardato tutti i prodotti e non ho visto un uomo, che fosse uno neanche tra i personaggi di sfondo, insegnanti, veterinarie, cavallerizze, sono tutte donne, al massimo ci sono degli animali) e vista l'onnipresenza del rosa (sono davvero pochissimi le costruzioni della linea dove non è il colore predominante) si può ben intuire che il target non sia maschile. Insomma, giustamente ci si chiede perché le bambine non possano giocare con gli stessi mattoncini dei coetanei maschi. La nave pirata, l'astronave, la miniera abbandonata per loro non vanno bene? A che scopo sostituirli con altri pezzi più frivoli e casalinghi?
Tra le critiche ne spicca anche una da cui, personalmente, mi dissocio, ossia la presunta sessualizzazione delle cinque amiche di plastica. Chiariamoci, la sessualizzazione dei giocattoli esiste ed è sconcertante. Vi ricordate le Bratz? Che tra l'altro tradotto significa "ragazzacce" o "monelline". Non so se esistano ancora, ma io, che avevo pure quelle (una), tra i miei giocattoli, devo dire che adesso le trovo a dir poco impressionanti. Espressioni ammiccanti, labbrone siliconate, vita strettissima, vestitini sexy, gambe chilometriche e vogliamo parlare delle loro versioni gothic, le Monster High? Questi sono giocattoli sessualizzati, le legofriends no (per chi fosse curioso, eccole qui). Le loro versioni giocattolo poi, sono ancora più "innocue", un accenno di seno da undicenni, gonne fino al ginocchio e pantaloni fino alla caviglia, canottierine colorate e un simpatico sorrisetto a U, insomma, guardate di nuovo le Bratz e poi venitemi a parlare di sessualizzazione del giocattolo.
Quindi mi piacciono le Legofriends? In realtà non particolarmente, ma credo che il problema non sia loro, quanto piuttosto delle altre linee della Lego, ma ci arriviamo.
Altra critica rivolta alla nuova linea, che questa volta condivido pienamente: le sue costruzioni sono più facili, hanno meno pezzi e generalmente più grandi. Non c'è bisogno di commentare. Perchè una bambina di sei anni deve essere ritenuta più incapace a costruire di un bambino di sei anni e dunque essere facilitata? Se compro il Lego a mia figlia di sette anni evidentemente è perché le piace costruire, se la costruzione della sua scatola è allo stesso livello di quella del fratellino di cinque anni allora qualcosa non funziona. Su questo non ci piove.
Quindi, tirando le somme: le cinque amichette di plastica vengono accusate di essere sessualizzate, frivole e di avere costruzioni facilitate. Il che ha fatto loro guadagnare la nomination a giocattolo sessista dell'anno.
Ora, questo è quello che penso io. Io penso che la discriminazione non stia tanto nelle LegoFriends ma in tutte le altre linee della Lego. Le LegoFriends riproducono il microcosmo di un gruppo di ragazzine, come ho già detto. Le loro costruzioni rappresentano luoghi ed ambienti conosciuti da giovani liceali, la scuola, soprattutto, poi la camera da letto, gli sport, gli eventuali lavori che possono interessare delle giovani (e magari svolgere part-time), da pasticcera a veterinaria. E' ovvio che non ci sia la nave pirata o la piramide egizia, non c'entra con il contesto. Sarebbe come se un'associazione ambientalista si lamentasse con la Lego perché nella linea LegoCity non ci sono costruzioni di foreste. Cosa c'entrano cinque ragazzine occidentali, moderne con un vascello di pirati settecenteschi? Non voglio nemmeno questionare se sia più divertente giocare all'astronave aliena o al maneggio, non è questo il punto, non credo che ci sia un gioco migliore dell'altro. Siamo sempre lì, ognuno deve essere lasciato libero di scegliere la costruzione che preferisce. L'unica cosa che critico di questa linea, oltre alla facilità delle costruzioni e dell'onnipresenza del rosa (ci sono molti altri bei colori), è la scelta dell'età dei personaggi che sembrano essere giovani liceali. Ecco, non capisco perché mentre i bambini (maschi) giocano con personaggi adulti o più generalmente senza età, per le bambine vengono prodotti giocattoli che raffigurano quasi sempre ragazzine del liceo. Mi sembra un po' fuoriluogo che delle bambine si identifichino costantemente in ragazzine di quattordici anni, che logicamente fanno e pensano come quattordicenni e non come seienni e frequentano posti che una bambina delle elementari di solito non sa nemmeno dove stiano di casa (vedi il centro estetico). Come mai la LegoFriends non ha prodotto una linea di amiche di dieci anni? Con luoghi adatti alla loro età? Non voglio fare una nostalgica dei bei tempi andati, perché lo detesto, però ricordo che da piccola io avevo le Polly pocket, quattro minuscole amichette (erano grandi 4/5 cm) che avevano le sembianze di bimbe della mia età e frequentavano luoghi da bimbe, come il parco giochi, la gelateria, il luna park. Per il resto, io non vedo nelle LegoFriends una linea così frivola e pericolosa come è stata dipinta, anzi mi ha colpito positivamente il fatto che due delle cinque amichette pratichino rispettivamente il karate e il calcio, dal momento che specie quest'ultimo e considerato off-limits per le bambine.
Cosa è che mi dà fastidio allora? Come ho già detto, quello che mi infastidisce sono i prodotti delle altre linee, dove non ci sono personaggi femminili. Ho controllato e tranne che in pochissimi casi pirati, supereroi, astronauti e cavalieri sono solo maschi, non ci sono donne. Lo dico per l'ennesima volta, sono per la libera scelta, se una bambina se ne infischia del Lego della foresta amazzonica e vuole il Lego con la pasticceria non ci vedo nulla di terrificante, ma che sia davvero libera, questa scelta! Se vogliamo che una bambina possa veramente scegliere tra il centro estetico e la nave pirata dobbiamo darle la possibilità di farlo. Se su cinque personaggi che popolano la JollyRoger, tutti e cinque sono maschi, non è probabile che la bambina pensi che la costruzione è infirizzata ai maschi, soprattutto se vicina ce n'è una con cinque sorridenti ragazzine? Insomma, nella nave pirata Lego ce la volete mettere una piratessa? Nella linea Lego Castle, che riproduce le avventure dei cavalieri medievali, perché non c'è nemmeno una imperatrice o anche una principessa o una cavaliera o una potente maga? Vogliamo parlare dei protagonisti di Heroica, linea ambientata in un mondo fantasy alla tolkien? Tutti uomini Star Wars? Non brillerà certo per le figure femminili, ma mi aspettavo almeno un pupazzetto della principessa Leila. Parliamo poi della linea Legocity, che appunto, dovrebbe rappresentare una città, con tanto di porto, municipio, stazione della polizia, guardia costiera e vigili del fuoco. Vi sembra che io abbia trovato anche solo una poliziotta? Una vigilessa del fuoco? Una camionista? Una guidatrice di elicotteri? Una sindachessa? Nulla, tutti i personaggi erano rigorosamente maschi. Evidentemente nella città dei Lego le donne non ci sono o sono segregate in casa. Eccolo il problema, sta qui, non nelle LegoFriends. A me va bene che ci siano queste ragazzine con la scuola, la pasticceria, il parco e quant'altro, però mi fa arrabbiare che le bambine siano escluse da tutto il resto, da avventure meno casalinghe e più fantasiose, ambientate in terre lontane ed esotiche. Poi ovvio, non c'è nessuno che impedisce alle bambine di giocare con il cavaliere (maschio), ma la presenza di personaggi donne danno un chiaro messaggio, ossia che il giocattolo in questione è rivolto sia a bambini che bambine e che le donne possono benissimo essere cavalieri, pistolere, piratesse e co. non devono fingersi uomini per farlo, ma possono essere sé stesse. Leggendo la trama di Chima, saga epica ideata sempre dalla Lego, ambientata in un mondo di animali guerrieri antropomorfi, mi è quasi venuta voglia di comprare una scatola e di giocarci, io, una ragazza di diciannove anni! E' possibile che tra leoni con sciabole e coccodrilli con alabarde non ci sia neppure una leonessa? Nella serie LegoGalaxy, ambientata, come è intuibile, nello spazio ci sono in totale cinque personaggi e quattro robot, di questi solo uno è una donna. Visto che i componenti sono suddivisi in quattro team che cosa costa mettere un membro femminile per squadra? Nella linea Ninjago i guerrieri sono sette e di donne ce n'è una sola, una ninja forte, atletica ed abile, ma una. Parliamo poi di alcuni personaggi femminili in cui mi sono imbattuta: la nonna, la cameriera, la moglie del vampiro (ecco anche lì, perché troviamo sempre il vampiro e la moglie del vampiro e non il vampiro e la vampira o la vampira e il marito della vampira?), la sposa dello zombie, la signora robot "appassionata di feste, capace di ballare per 24ore filate". Insomma, pensate ancora che il problema siano le LegoFriends o forse ci vorrebbero più personaggi femminili nelle altre linee della Lego che esulino dai soliti canoni? Certo, ci sono delle eccezioni, come la cacciatrice di mostri con tanto di cicatrice provocata dall'artiglio di una strega, o la scienziata o l'antropologa stile Tomb Rider della linea Pharaon Quest, ma appunto, sono eccezioni.
Sarà il caso di istituire le quote rosa nei Lego?

venerdì 18 ottobre 2013

Essere o non essere (una Pinkstinker)?

Parliamo di Pinkstinks.
Pinkstinks (letteralmente, il rosa puzza, liberamente, il rosa fa schifo) è un movimento che nasce a Londra nel 2008 ed ha fatto il giro della nazione arrivando a far parlare di sé anche nel continente. Combatte contro le discriminazioni di genere e contro l'imposizione alle bambine del modello "principessa/fatina in rosa" da parte di vestiti, cartoni animati, libri e soprattutto giocattoli. C'è chi lo guarda come un passo avanti nella lotta contro gli stereotipi, chi ne ride sprezzantemente, chi replica con la sempiterna frase "ci sono cose più importanti a cui pensare" (ultimamente di gran moda quando si mettono in tavola le carte dei diritti delle donne ed degli omosessuali) e chi è scettico. Io appartengo all'ultima categoria. Non fraintendetemi, io appoggio le campagne contro le discriminazioni di genere. Questo blog, lo avrete notato, propone immagini e figure femminili che esulano dal modello "PrincipessinaRosa" (qui, qui, qui e qui) e l'intento della campagna Pinkstinks, da quello che ho capito, è sostanzialmente lo stesso, cioè offrire alle bambine dei modelli femminili forti e indipendenti, dei giocattoli che stimolano la logica, la creatività, le attività all'aperto ed opporsi alla precoce adultizzazione dell'infanzia. Bene, stupendo, sono d'accordo al 100%. Il contenuto del movimento mi piace. Sono i mezzi che non mi convincono. Questo odio conclamato ed orgoglioso per il rosa e per tutto ciò che è "principesco" io proprio non riesco ad appoggiarlo. Perché io ero una di loro. Non una Pinkstinker. Io ero una bambina a cui piaceva il rosa. Mi piaceva il rosa e mi piaceva vestirmi da fata o da principessa. Non sono mai stata un'invasata, non mi coprivo di rosa dalla testa ai piedi, la mia cameretta era verde acqua (e prima ancora semplicemente bianca) anche se, confesso, avessi avuto libera scelta probabilmente avrei insistito per il rosa, ma all'epoca condividevo la stanza con mia sorella, avevo vestiti di tutti i colori, tra i miei preferiti ce n'era uno sui toni dell'arancio e un altro tutto colorato. Avevo Barbie, peluches, palloni, il lego, il pongo, un tappetino di gommapiuma colorata con i numeri e le lettere. Ero circondata da tanti stimoli e da diversi colori e tra questi il mio preferito era il rosa. Anzi, a dire la verità era il fucsia, che è rimasto tra i miei prediletti per molto ed ancora oggi non mi dispiace (chiedetelo alla copertina del mio e-reader che, per inciso, è azzurro). Ricordo ancora, e mai la scorderò, la mia faccia da funerale quando, in prima elementare, alla recita di fine anno (Alice nel Paese delle Meraviglie) dovetti interpretare la tazzina del Tea Party del Cappellaio Matto. Il ruolo della tazzina consisteva in un balletto con le mie compagne avvolte il dei deliziosi tutù di cartapesta di diversi colori. A me ne capitò uno color rosa salmone e una delle mie amichette ebbe in sorte quello fucsia. Vi lascio immaginare la tragedia...
Fine dell'aneddoto.
Quello che sto cercando di  dire è che a me il rosa piaceva e se fosse arrivata una pinkstinker qualsiasi a portarmi via le mie magliette di quel colore o i fermagli per capelli o le scarpe o il costume da principessa o anche i miei giochi più "femminili" sebbene non necessariamente di quel colore (le Barbie, i bambolotti, la mia amatissima cucina giocattolo ecc..) la mia infanzia non sarebbe stata più libera, ma probabilmente solo più triste. Più in generale, trovo piuttosto contradditorio e, lo dirò francamente, sbagliato che un movimento pensato per la libertà delle bambine dagli stereotipi di genere si basi sulla proibizione di alcuni giocattoli solo alle bambine, alle bambine in quanto femmine. Sì, perché il Pinkstinks non condanna il rosa in sé, né i bambolotti o le cucine, le condanna quando vengono usati dalle bambine, mentre invece plaude a quei bambini (maschi) che chiedono in regalo una cucina giocattolo o vogliono vestirsi di rosa. Ma io mi chiedo: il principio che porta a proibire alle bambine in quanto femmine i palloni da calcio, i giochi scientifici, i dinosauri e tutti quei giochi tipicamente considerati da maschio, non è lo stesso che adopera il movimento PinkStinks quando vuole proibire alle bambine di giocare con le bambole, le principesse e tutto ciò che viene considerato da femmine? E non è questo principio, il proibire giocattoli e colori ai bambini in base al loro sesso, che dovrebbe essere combattutto, invece del rosa?
A me sembra che nelle loro campagne a favore dell'infanzia a volte le femministe facciano un errore, anzi, due grandi errori. Il primo errore è il denigrare i giocattoli "da femmina". Ho letto molte volte commenti orgogliosi da parte di donne che si vantavano di aver sempre odiato il rosa, di non aver mai giocato con le bambole ed aver sempre preferito al castello delle principesse, la fortezza dei briganti.
Schemi... Inutili schemi. Le mie figlie giocavano di più con giochi "da maschio".. Ed anche io perché sono più divertenti. E allora?!
Commenti del genere mi lasciano interdetta. Perché anche le femministe, persino loro, che dovrebbero essere per l'uguaglianza, considerano i giocattoli "maschili" (sto scrivendo questi termini tra le virgolette perché io non credo che dovrebbe esserci distizione fra giochi da femmina e giochi da maschi) migliori di quelli "femminili" e si vantano di aver sempre voluto fare giochi da maschio? Forse una bambina che ha sempre amato le bambole e magari non si è mai interessata alle macchinine si deve vergognare? Vale meno di una coetanea che preferisce l'azzurro al rosa? No. Io rispondo fermamente di no. Non facciamo l'errore di considerare le attività "maschili" migliori per partito preso di quelle "femminili" e di indentificare l'emancipazione con la conquista delle donne del "mondo degli uomini", del mondo che per troppo tempo è stato solo degli uomini. Emancipazione è anche questo, ma non è solo questo, la parte più difficile, secondo me, è quella che viene dopo, ossia ridare dignità ai lavori considerati tipicamente "femminili" e combattere perché tutti, uomini e donne, siano liberi di dedicarvisi senza per questo essere considerati inferiori. Ecco la vera emancipazione.
Come scrive Bianca Pitzorno "Saremo veramente liberi, noi terrestri, non tanto quando le donne diventeranno minatori o guidatori di locomotive, ma quando gli uomini si stireranno le camicie, ricameranno, cucineranno e accudiranno con piacere ai propri bambini." In un altro episodio del libro della Pitzorno da cui ho preso la citazione (Extraterrestre alla pari) viene raccontato l'aneddoto di una maestra che, durante l'ora di educazione tecnica, divide la sua classe in bambini e bambine. I bambini devono costruire un castello di cartapesta e le bambine ricamare un quadrato di lana. Una mamma protesta con l'insegnante per questa separazione dei ruoli, poiché sua figlia desidera costruire il castello di cartapesta e la maestra fa questa "concessione" all'allieva. La madre, però, non è soddisfatta e pretende che anche ai maschi venga permesso di ricamare, invece di costruire un castello, se lo desiderano. Perché, come viene spiegato in seguito al protagonista del libro, Mo, la cui storia è ambientata qualche decennio dopo questo aneddoto, lavorare a maglia è creativo e divertente quanto costruire un castello di cartapesta e a nessuno dovrebbe essere impedito. Lo stesso vale per il rosa e per i giocattoli femminili, sono interessanti e divertenti quanto quelli considerati da maschi e a nessuno dovrebbero essere preclusi, tanto meno a causa del loro sesso.
Un secondo errore che spesso noto nelle associazioni femministe che si dedicano al mondo dell'Infanzia è che quasi sempre si occupano solo di bambine, e quasi mai di bambini. L'infanzia dei maschi, però, non è così "libera" come sembra, anzi, per molti versi, a me pare che spesso siano i maschi a risentire di più, durante l'infanzia, degli stereotipi di genere. Perché se è vero che oggi è sempre più naturale l'idea di una bambina attratta da giochi maschili, che li usa e li preferisce a quelli da femmine, l'idea di un maschio che ai Gormiti preferisce il Cicciobello è ancora lontana anni luce. Il bambino che vuole usare giocattoli da femmine spesso è denigrato dagli altri maschi e persino dalle stesse femmine, la sua scelta è osteggiata dai genitori e dagli insegnanti. I maschi non possono vestirsi di rosa, non possono piangere, non possono giocare con i trucchi o indossare travestimenti femminili. Dov'è la libertà, mi chiedo? Perché campagne come PinkStinks non pensano anche a loro e non si battono perché possano essere liberi di fare i giochi che vogliono, di diventare le persone che vogliono? Perché non propongono modelli maschili positivi, sensibili, che qualche volta piangono, che chiedono aiuto, che sono dolci ed amorevoli?
Dobbiamo proprio combattere il rosa per essere femministe? Mi si dirà, il PinkStinks non combatte il rosa in sé, combatte ciò che quel colore rappresenta: la remissività femminile, la dolcezza, l'accoglienza, la maternità forzata, l'angelo del focolare, la mogliettina, la casalinga che si diverte a spazzare la sua dimora e che vive per gli altri, l'annulamento di sé. Va bene, ho capito, questi fardelli pesano ancora sulle spalle delle donne, ed è giusto che vengano combattutti ed è anche vero che in una certa misura il rosa ne sia un simbolo. Però, attenzione, non è combattendo il rosa in sé che ciò che rappresenta sarà eliminato. Esisterà ancora e magari sarà simboleggiato da un altro colore. Per combattere un messaggio sbagliato non dobbiamo annientare il mezzo con cui viene promulgato, perché i mezzi non sono in sé ne positivi, né negativi è quello che comunicano che lo è. Lo stesso discorso si può fare per la televisione, la tv in sé non è "buona" e nemmeno "cattiva", ma è quello che trasmette a veicolare messaggi giusti o sbagliati. Per combattere questi messaggi cosa preferiamo fare: distruggere la televisione ( o spegnerrla, come ci suggeriscono in molti) oppure creare un canale che i cui programmi diano messaggi positivi? Io sono per la seconda opzione, che è più impegnativa, certamente, ma i risultati che può dare sono sicuramente maggiori di quelli che otterremmo esortando il prossimo a buttare il televisore fuori dalla finestra. Lo stesso discorso vale per il rosa, è un colore, un mezzo, con cui per anni, molti, troppi anni sono stati confezionati, e ancora oggi lo sono, tutti quei messaggi diretti alle donne: sposati e sii una moglie sottomessa, fai figli, resta a casa ad accudirli, sii dolce e remissiva, donna al volante pericolo costante, le donne non sono portate per le materie scientifiche, le donne non capiscono niente di politica, torna in cucina, donna! Invece di fare guerra ad un colore perché non ce ne riappropriamo e non lo usiamo per trasmettere messaggi positivi? Messaggi che arrivino anche a quelle bambine come me, come molte, che amano il rosa e non vogliono rinunciarvi? Rendiamo il rosa un colore forte, anzi, rendiamo il rosa un colore e basta, che può piacere o non piacere a maschi e femmine ed è solo un colore in mezzo a tanti altri colori ed i bambini sono liberi di scegliere quello che preferiscono. 
Riassume esattamente quello che penso dell'argomento

 Per l'appunto, quello che penso è che più che combattere la presenza del rosa nella vita delle bambine bisognerebbe introdurre altri colori. Diamo alle bambine la libertà di scegliere, mostriamo che ci sono moltissimi colori oltre al rosa, forse scegliere il verde, forse il giallo oppure continuerà a preferire il rosa, non è un problema, non significa che non sarà una femminista. Pensateci, ha scelto con la propria testa, forse potrebbe già esserlo. ;)















Di seguito due articoli interessanti sul PinkStinks:
http://machedavvero.it/2010/01/pink-stinks-so-i-do-stink/(in italiano)
http://www.dailymail.co.uk/femail/article-1234007/AMANDA-CRAIG-Like-mums-Im-sick-pink-plague-Labour-REALLY-trying-ban-daughters-favourite-colour.html (in inglese)

domenica 29 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #4 La battaglia più importante.

Eccoci qui all'ultima tappa del viaggio fra i personaggi femminili positivi nei cartoni animati. Con "ultima" non voglio dire che smetterò completamente di parlare delle protagoniste (o protaginisti) delle serie animate o dei film per le famiglie, ma che i miei prossimi post metteranno da parte un attimo il mondo delle cartoni per concentrarsi su altri prodotti e progetti per l'infanzia, ma ritornerò certamente sull'argomento quando vedrò un personaggio che mi colpirà. Come vi avevo preannunciato, ho voluto lasciare il meglio per ultimo. La protagonista che sto per presentare è senza dubbio un'indiscussa role model per le bambine e per i bambini (e dovrebbe esserlo anche per gli adulti!). Sto parlando di Jiya, del cartone animato pakistano Burka Avenger.

Jiya è una vera e propria supereroina, la prima pakistana, e come la maggioranza delle supereroine ha un'identità segreta. Dietro alla volenterosa ed entusiasta insegnante della fittizia Halwapur, benvoluta dai compaesani ed ammirata dalle studentesse, si cela, infatti, l'eroina mascherata Burka Avenger, che combatte contro i loschi figuri della città, i quali si adoperano per la chiusura della scuola femminile locale perché "Cosa se ne fanno le donne dell'istruzione? Dovrebbero starsene in casa a lavare, pulire e cucinare" spiega uno degli antagonisti.
Jiya non ha nessun particolare superpotere, ma questo non la rende certo meno temibile di un Superman di uno Spiderman. I suoi nemici, infatti, devono vedersela con l'arte del takht kabaddi, combattimento acrobatico dove le armi sono penne, libri e matite, insegnato alla donna fin dalla più tenera età dal suo maestro e padre putativo, Kabaddi Jaan. La protagonista della serie televisiva pakistana, di cui è disponibile il primo episodio, sottotitolato in inglese, su youtube, che vi consiglio caldamente, è quindi una donna colta, forte e vincente, che mette le sue numerose abilità al servizio dell'istruzione ed in particolare dell'istruzione femminile. Alla fine di ogni episodio, dopo aver sventato il piano di turno per la chiusura della scuola, Jiya si rivolge direttamente ai telespettatori con un consiglio, come "if you want to be successful, make books and pens your best friends", (se volete avere successo, fatevi libri e penne come migliori amici). Il ruolo positivo di un personaggio del genere assume ancora più importanza se si guarda alla situazione dell'istruzione femminile in Pakistan, dove a Ottobre dell'anno scorso Malala Yousafzai, studentessa ed attivista pakistana, venne aggredita e quasi uccisa dai talebani perché "colpevole" di andare a scuola e ritenuta quindi "il simbolo degli infedeli e dell'oscenità". Il cartone animato affronta quindi argomenti seri e problematici per la nazione, ma lo fa mantenendo uno stile colorato e leggero e impreziosendo il tutto con musiche e canzoni coinvolgenti e allegre. Sembra proprio che nessuno, almeno tra le file di chi sostiene l'istruzione femminile, possa trovare da ridire su Burka Avenger, eppure alcune testate occidentali hanno criticato duramente il cartone, perché la protagonista Jiya, per nascondere la sua identità quando combatte il crimine indossa un burka, inducendo così le telespettatrici, sempre secondo i giornalisti, a coprirsi per emularla. Una riposta che mette in luce l'illogicità di questo ragionamento e la presunzione dimostrata dai giornalisti, secondo i quali pare che ogni abbigliamento non occidentale debbba acriticamente significare oppressione, ce la offre il blog Un altro genere comunicazione, di cui condivido l'articolo (eccezion fatta per il paragone tra Burka Avenger e le principesse Disney che uno scivolone un po' campato per aria dell'Huffington Post). Non sappiamo ancora se questo (bellissimo) cartone arriverà in Italia. Io spero di sì in modo che Jiya possa essere d'esempio e di ispirazione anche per le nostre (ed i nostri) connazionali. Tra tutte le protagoniste analizzate fino ad oggi, infatti, Jiya, come Malala, combatte la battaglia più importante di tutte.
Quella per l'educazione.

sabato 21 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #2 studentesse dalla doppia vita

Salve! In questo post continuerò l'analisi dei principali personaggi femminili di altri tre cartoni per bambini/ragazzi (in questo caso il target sale e andiamo più o meno dagli 7 ai 12 anni). I cartoni animati in questione sono Atomic Betty, Juniper Lee e Monster Allergy, nei primi due le protagoniste sono ragazzine, nell'ultimo caso il protagonista principale è un maschio, affiancato nelle sue avventure da una bambina.
Procediamo con ordine.
Betty Barret nelle sue vesti di guerriera intergalattica
Atomic Betty
Protagonista della serie animata è Betty Barret una ragazzina (l'età non viene specificata, ma probabilmente frequenta i primi anni della scuola media) intelligente, coraggiosa e atletica. Oltre ad essere una brillante studentessa, Betty ricopre anche il ruolo di guardiana intergalattica. Il suo compito è di mantenere la pace interplanetaria, viaggiando per il cosmo alla guida di una tecnologica navetta e sventando i piani del malvagio Maximus, un gatto antropomorfo con manie di grandezza che mira alla conquista del mondo, affiancato dal tirapiedi Minimus. Betty è il capo di un'unità formata da alri due membri: Sparky, ingordo alieno pasticcione che causa più guai di quelli che risolve e X-5, un robot dalla conoscenza enciclopedica. Nonostante i due amici siano spesso una componente preziosa per la riuscita delle missioni è Betty ad essere l'indiscusso ed autoritario capo del trio. E' lei la comandante, lei impartisce gli ordini e lei mette irrimediabilmente K.O. la sua nemesi. Siamo di fronte ad una figura diversa da quelle analizzate nello scorso post, perché Betty non è solo una ragazza intraprendente ed attiva, ma una vera e propria eroina, capace di tenere testa ad un antagonista vero e proprio (elemento non presente dei tre cartoni di cui ho parlato ieri) con la sua furbizia, ma anche con una buona dose di combattimento ed arti marziali, disciplina nella quale eccelle, nonostante la giovane età. Se la nostra guardiana intergalattica rappresenta un encomiabile esempio di grinta e di forza, la Betty quotidiana non è da meno. La gentilezza e l'altruismo di Betty, non devono essere confuse con debolezza, il suo senso della giustizia ed il suo carattere forte le permettono di tenere testa ai bulletti della scuola e di difendere i ragazzini deboli e tiranneggiati. Fra loro, vi è anche il suo migliore amico, Noah. Questi è un ragazzino timido ed impacciato, che a causa della sua bravura in matematica e del suo odio per quasi tutti gli sport è spesso l'obbiettivo preferito di scherzi e prese in giro, e per questo viene costantemente difeso da Betty che ammira a tal punto di essersi preso una bella cotta per lei (apparentemente non corrisposta). Noah è un personaggio positivo, è sensibile, è molto intelligente, è studioso ed è un ottimo amico, ma questi valori, nei cartoni animati, purtroppo sono attribuiti ai maschi ben poche volte. Spesso ai ragazzi è riservata la parte del guerriero, dell'amante degli sport, del difensore dei tiranneggiati, mentre le ragazze sono timide, studiose, riservate e spesso prese di mira. Betty e Noah, invece ci mostrano un esempio opposto e vincente: una bambina grintosa e forte ed un bambino timido e geniale. Inoltre, a differenza del migliore amico, Betty eccelle anche in numerosi sport, come il nuoto, la corsa e ovviamente il combattimento. Una menzione particolare merita anche la famiglia della protagonista, per niente ideale come viene di solito dipinta nei cartoni. Il padre di Betty è un venditore porta a porta che spesso non comprende a pieno la figlia, ma è molto più in sintonia con lei di quanto non lo sia la madre. La mamma di Betty, infatti, mostra aperta insofferenza per alcuni atteggiamenti della figlia, come il suo amore per i fumetti, che in un episodio cerca addirittura di vendere, e non nasconde di volerla più femminile e interessata ai capelli ed ai vestiti. Ambiti che non interessano minimamente una guardiana intergalattica.

Juniper Lee
Questa serie televisiva è incentrata sulle avventure di un'undicenne cinese-americana, Juniper, che ha ereitato da sua nonna il titolo di Te Xuan Ze. La Te Xuan Ze è la protettrice di una fantomatica barriera creata milioni di anni fa per separare le creature magiche da quelle umane. Il suo compito è di mantenere la pace fra i due mondi. Assieme al ruolo di Te Xuan Ze, Juniper ha ricevuto anche numerose abilità magiche, che però non adopera ancora alla perfezione, preferendogli il più delle volte la forza bruta. Ragazzina coriacea e dalla lingua lunga, June è molto legata alla nonna Jasmine, forse la sola in grado di comprenderla fino in fondo, a causa del gravoso compito che entrambe hanno portato e portano sulle spalle. Jasmine Lee, l'anziana nonna di June, ha la fama di essere stata la migliore Te Xuan Ze della storia. Saggia e severa, per la nipote è una vera e propria guida, sia dal punto di vista teorico che da quello pratico, conoscendo ben quaranta diversi stili di arti marziali. Un elemento portante della serie animata è quello dello scontro generazionale e del rapporto/maestra-allieva. Questo tema, di solito, viene presentato attraverso personaggi maschili (basti pensare al famoso Karate Kid, o anche, per rimanere nell'ambito dei cartoni animati ad American Dragon, a Piovono polpette, ad Alla ricerca di Nemo. Insomma, tutti mettono in scena un rapporto tra due diverse generazioni di maschi), ma nel caso di Juniper Lee abbiamo finalmente la stessa tematica messa in scena da due donne. June, l'allieva e la nipote, rensponsabile, certo, ma anche moderna, scanzonata e desiderosa di vivere una vita "normale" con i suoi amici e Jasmine, la nonna e la maestra, comprensiva ma all'antica, che appartiene ad una diversa generazione, con diversi codici di valori, una diversa morale e che cerca di trasmettere i migliori tra questi valori alla sua pupilla, per prepararla ad un compito molto più gravoso di quello che la sua età richiederebbe.

Elena Patata  (Monster Allergy)


Elena Patata è la co-protagonista del cartone e del fumetto italiano Monster Allergy che ruota attorno alle avventure sue e dell'amico Zick (il quale riesce a vedere i mostri, che convivono con gli umani essendo però a loro invisibili, e li ospita persino a casa sua pur essendone terribilmente allergico). In questo caso, quindi, Elena non è la protagonista della serie, ma il suo ruolo è tutt'altro che decorativo. La bambina è un elemento prezioso per Zick, oltre ad essere la sua prima vera amica (il ragazzino viene considerato svitato dalla maggiorparte dei suoi coetanei, proprio a causa del suo strano atteggiamento e delle numerose allergie) è la prima estranea che si fida di lui e che crede alla sua abilità di vedere i mostri. Proprio per merito delle sue capacità e dell'aiuto dato a Zick ad Elena verrà donata dalla madre del ragazzo l'abilità di vedere, anch'ella, i mostri, assumendo quindi un ruolo pari a quello dell'amico. Quindi in un certo senso, nel corso della serie e del fumetto, Elena si conquista un ruolo da protagonista. Questo personaggio femminile, come abbiamo detto, è tutt'altro che un oggetto da salvare o da proteggere. E' lei, il più delle volte ad aiutare Zick e non viceversa, non perchè il suo amico sia arido di cuore ma semplicemente perché le volte in cui Elena ha bisogno di aiuto sono meno di quelle in cui ne ha bisogno Zick, visti i guai che gli causa la sua insolità abilità. Dinamica ed esuberante, compensa con la sua vitalità il carattere chiuso e schivo dell'amico. Elena Patata è un personaggio femminile positivo forse ancora più importante di Juniper e di Betty, perché ci dimostra che un carattere femminile può essere ben tratteggiando ed al di fuori degli stereotipi di genere anche se il suo ruolo non è centrale, ma marginale o comunque più marginale rispetto a quello di un altro personaggio.
Decisamente, Monster Allergy è un fumetto/cartone che, a parer mio, merita l'enorme successo che ha avuto, non solo per la caratterizzazione dei personaggi, oltre ai due protagonisti, infatti, abbiamo un gran numero di mostri "buoni", degli elementi spassosissimi con cui Zick si ritrova, suo malgrado, a convivere, per non parlare dell'altezzoso e insofferente gatto parlante del ragazzino, che traccia diligentemente la scheda di ciascun personaggio della serie in modo da tenere sottocontrollo gli elementi più o meno sospetti del quartiere. Vi consiglio caldamente di dare un'occhiata al fumetto ed eventualmente di acquistarlo qui oppure di dare un'occhiata alla serie televisiva che potete vedere gratis qui

venerdì 20 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #1 - Eroine dall'asilo

Come ho scritto nel post precedente, oggi voglio presentarvi le protagoniste di tre popolari cartoni animati per bambini di età prescolare che non rientrano nel ruolo di "accessorio estetico-presenza isterica-premio-consolazione-cura-oggetto amoroso/”sessuale”", ma che sembrano anzi delle piccole femministe in erba, ben a conoscenza del proprio valore, della propria intelligenza e dalle grandi ambizioni.
E' questo il caso di Dottie McStuffins, conosciuta in Italia come Dottoressa Peluche.

Dottie è una simpatica bambina di sei anni con un sogno: diventare anche lei una dottoressa in gamba, proprio come la sua mamma. A casa McStuffins, infatti, composta, oltre che dalla bambina, dai due genitori e dal fratellino più piccolo, è la madre a "portare il pane a casa". Il papà di Dottie, Mr McStuffins è uno stay-at-home father, ossia un casalingo. Infatti, lo vediamo spesso in cucina a preparare la cena per i figli e la moglie, mentre quest'ultima è al lavoro in ospedale. Il tutto in un'atmosfera assolutamente accogliente e quotidiana.

Torniamo a Dottie. Nonostante voglia bene ad entrambi i genitori in egual misura, è la madre quella che ha la sua totale ammirazione, proprio in quanto dottoressa. Così, nella speranza di poter seguire, un giorno, le sue orme, Dottie passa la maggiorparte del suo tempo a esercitare la professione di dottore con i suoi numerosi peluche. La bambina, inoltre, possiede uno stetoscopio magico. Quando lo indossa, i suoi animaletti di pezza prendono vita e interagiscono con lei. Ogni puntata è incentrata sul malanno di questo o quel giocattolo da curare, alla fine dell'episodio la nostra Dottie da ai bambini a casa preziosi consigli su come restare in salute. Non ci sono principesse fra gli interessi di Dottie, nell'unico episodio in cui la vediamo mascherata, preferisce a trini e merletti un costume da cowboy. In ogni puntata ci troviamo di fronte ad un problema da risolvere o una malattia da curare, il tutto corredato da insegnamenti come la fiducia in sé stessi e la sconfitta delle proprie paure. E' proprio Dottie che, quasi, sempre trova le soluzioni ai problemi e "salva la giornata". 

La seconda protagonista di cui voglio parlare oggi è Dora, dal cartone "Dora l'esploratrice". Come da titolo, la protagonista, una bambina ispanica di sette anni, è appassionata di esplorazioni e in ogni puntata se ne va in giro in compagnia di una simpatica scimmietta alla scoperta di un mondo a misura di bambino. Nella versione originale la bambina pronuncia qualche parola o frase in spagnolo, nella versione italiana le stesse parole sono in inglese. Il cartone animato infrange spesso la quarta parete e Dora comunica con i giovani telespettatori avvalendosi del loro aiuto per risolvere i le problematiche che ogni esplorazione riserva. Abbiamo quindi una protagonista che non è per nulla un oggetto passivo, bensì una bambina dinamica, entusiasta ed intraprendente. Sono poche le scene in cui Dora è mostrata all'interno di una casa o comunque di un'abitazione, il più delle volte le sue avventure si svolgono all'aria aperta, tra il verde degli alberi e tra i prati. Anche i vestiti e l'aspetto fisico di Dora danno l'idea di una bimba attiva e sempre in movimento, no di certo di una piccola casalinga. Capelli a caschetto, guanciotte piene e pancetta da bambina, una semplice t-shirt rosa, un paio di pantaloncini e scarpe da ginnastica. Soprattutto, un pratico zainetto da viaggio. Dora non è certo una bambina sedentaria che ha bisogno di essere spronata per muoversi.

La terza ed ultima bambina è Darby, del cartone animato, i miei amici Tigro e Pooh.
da sinistra a destra, Pooh, Darby e Tigro
In questa serie, i due amici del bosco de Cento Acri sono anche i membri di un trio di detective (quartetto, se si conta anche il cane Buster) che ha a capo una sveglia ed intuitiva bambina dai capelli rossi. Come Dora l'esploratrice anche Darby infrange spesso la quarta parete, chiedendo aiuto agli amici a casa per risolvere gli enigmi della puntata.
La bambina è indubbiamente il capo di questa bizzarra squadra di investigatori. Allegra, ma con i piedi per terra, risolve spesso i dubbi di Pooh, incoraggiandolo continuamente a non perdersi d'animo e costituisce un contrappeso razionale agli eccessivi voli di fantasia di Tigro, trovando spesso lei stessa la situazione più plausibile e razionale e tutti i misteri della serie o almeno ricapitalondo gli indizi per aiutare i bambini a casa ad arrivare da soli alla soluzione. Darby è un altro esempio di bambina attiva, lei e i suoi colleghi detective sono quasi sempre all'aperto, in mezzo al bosco e in alcune puntate si può vedere la bambina sfrecciare su un monopattino.

Né Dottie, né Darby, né tantomeno Dora sono dei semplici accessori, tutte e tre, come abbiamo visto, sono le protagoniste del cartone in cui sono presenti. Rivestono indubbiamente il ruolo principale, sono attive, intelligenti e per nulla leziose. Non devono essere salvate, né curate (anzi, nel caso di Dottie è lei che cura). Quando si trovano davanti ad un problema, raramente si perdono d'animo e quando i loro compagni di avventura si scoraggiano e si arrendono, sono loro il più delle volte a prendere in mano la situazione e a trovare una soluzione. Sono decisamente dei modelli positivi ed allegri sia per le bambine che per i bambini.


InfanziaGialla

Buonasera, io sono Yellow e questo è il primo post del mio blog, Infanzia Gialla.
Perché proprio Infanzia Gialla? Beh, innanzitutto perché parlerò di bambine e di bambini. Chiariamo subito, questo non è un blog che consiglia come e per quanto tempo allattare, a che asilo mandare il pargolo o come vestirlo per un pomeriggio dagli amichetti. Questo non è un mummy blog. Io non sono una mamma. Sono semplicemente una ragazza a cui piacciono i bambini, a cui piace parlare con loro e di loro.
Sono una studentessa, quindi principalmente studio, quando non studio e trovo qualche cliente, faccio la babysitter. Dunque, studentessa, babysitter occasionale, blogger, cosa manca? Ah, dimenticavo. Sono una femminista. Seguo parecchi blog femministi e sono un'attiva commentarice. Forse pensate che la femminista per antonomasia detesti i mocciosi, ma fatemi dire che vi sbagliate di grosso. La maggioparte delle femministe ama i bambini, non per niente molte delle loro campagne riguardano il mondo dell'infanzia, da proteggere e salvaguardare in modo che sia il più lungo e sereno possibile. Se posso inagurare il mio blog facendo un po' di pubblicità vorrei subito citare come esempio la campagna #liberainfanzia del blog un altro genere di comunicazione che mette in luce i messaggi sessisti e misogini veicolati da molti dei cartoni animati più amati dai piccoli, nelle pubblicità dei loro giocattoli, negli stessi giocattoli, nei vestiti, nei libri di testo delle elementari, nei romanzi e molto altro. Non mi dilungo ulteriormente sulla campagna, ma vi consiglio di darci un'occhiata prima ancora di continuare a leggere il mio post, perché ne vale davvero la pena. Un altro blog che seguo e che parla spesso in maniera critica dei cartoni per l'infanzia e dei messaggi che lanciano ai ragazzini è il blog Il ricciocorno schiattoso. Proprio in uno dei suoi ultimi post, l'admin metteva in luce lo svilimento del femminismo perpetrato da parte di un cartone per bambini, poiché una degli antagonisti dei due eroi, sedicente femminista, viene dipinta come una pazzoide misandra. Uno dei commenti al post, che ho trovato molto arguto e vi consiglio di leggere, diceva più o meno così:
"la maggior parte dei cartoni hanno protagonisti maschi, le femmine sono relegate al ruolo di accessorio estetico-presenza isterica-premio-consolazione-cura-oggetto amoroso/”sessuale”".
Vorrei che vi prendeste qualche minuto per riflettere su questa frase e poi rispondeste alla seguente domanda: siete d'accordo?
Io no. Non sono d'accordo con questo commento. E' vero, c'è un buon numero di cartoni animati che rappresenta le femmine solamente come antagoniste (più che malvagie, isteriche e pazzoidi), come passivi oggetti del desiderio del protagonista, o come "crocerossine" del gruppo, dolci, silenziose, remissive, dedita alla cure di un qualsiasi maschio, ma ce ne sono moltissimi altri che invece hanno come protagoniste, o tra i protagonisti, ragazze e bambine forti, intraprendenti che esulano totalmente dai ruoli sopracitati. Il mio blog nasce per parlare di loro. Non solo, il mio blog nasce per mostrare tutti quei cartoni animati, film per bambini, giocattoli, libri e pubblicità che non veicolano messaggi sessisti e dannosi, bensì positivi ed utili. Vorrei completare le campagne come #liberainfanzia o il lavoro di ricciocorno con una mia pars construens. Loro ci dicono da cosa dobbiamo diffidare, io di chi ci possiamo fidare. Loro ci mettono in guardia su cosa è sessista ed io vi mostro cosa è femminista, e scopriremo così che i cartoni, i giocattoli ed i libri per la parità di genere non sono così rari come sembrano. I miei primi post saranno dedicati a quei personaggi femminili di alcuni cartoni animati per l'infanzia che non sono confinati in stereotipi sessisti e che esulano dal binomio strega/fata cui siamo abituati. Nel prossimo post, anticipo, analizzerò le tre protagoniste di tre cartoni animati positivi dedicati ai bambini di età prescolare. Avete già qualche idea? Provate ad indovinare di chi parlerò?
Spero mi seguirete numerosi in questo viaggio e mi darete le vostre opinioni.
Adesso devo spiegarvi il perché della parola Gialla. Il giallo, insieme al verde, è il colore delle tutine che solitamente i genitori comprano per il loro bebè, quando è ancora nella pancia della mamma e non ne si conosce il sesso. Questo perchè il giallo, come il verde, è considerato, nella mentalità comune, che purtroppo vede il rosa e l'azzurro come appannaggio rispettivamente del sesso feminile e del sesso maschile, un colore che va bene sia per i bambini che per le bambine. Un colore che accoglie tutti. Un colore libero dagli stereotipi. Il giallo, poi, è un colore vitale, dirompente, esplosivo, un colore che mi sembra perfetto per indicare come dovrebbe essere l'infanzia di tutti, bambine e bambini. Un'infanzia per cui noi abbiamo il dovere di lottare. Un'infanzia libera.
E gialla.