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lunedì 25 novembre 2013

Personaggi femminili positivi 5# Carmen Sandiego

Se siete cresciuti tra gli anni '90 e gli anni 2000 è possibile che questa sigla vi riporti indietro nel tempo, magari facendovi venire voglia di canticchiare dov'è Carmen Sandieeeego" alla guisa della sottoscritta.
Dov'è finita Carmen Sandiego? (Where on earth is Carmen Sandiego?) è una produzione animata ideata nel 1994, conclusasi nel 1999 e andata in onda in Italia su Rai 2 e in replica pochi anni fa su DeaKids. Il cartone è ambientato all'interno di un videgioco. All'inizio e alla fine di ogni episodio possiamo vedere un ragazzo, e nelle stagioni successive una ragazza, rigorosamente di spalle davanti allo schermo di un computer vecchio stile, pronti a risolvere un nuovo caso. Sì, perché Dov'è finita Carmen Sandiego è essenzialmente una storia di casi da risolvere e crimini da sventare e dell'eterna lotta tra A.C.M.E. organizzazione di detective adolescenti e V.I.L.E. organizzazione criminale dedita ai furti su grande scala. L'A.C.M.E. conta moltissimi detective sparsi per il mondo, ma le vicende del cartone si incentrano sui due fratelli Ivy, la maggiore di diciotto anni e Zack, il minore di quattordici. Lei è una ragazza determinata, con la testa sulle spalle, esperta di arti marziali, spesso infastidita dal comportamento infantile del fratellino; lui è un ragazzino geniale, che si diverte spesso a punzecchiare la sorellona, abile hacker e conoscitore di moltissime lingue, abilità essenziale dal momento che le avventure dei ragazzi si svolgono ogni puntata in nazioni diverse.
Zack ed Ivy nell'immagine migliore che ho trovato
Il motivo per cui i giovani detective vengono spediti ogni volta, letteralmente, in capo al mondo è proprio Carmen Sandiego. Chi è costei? Carmen è una scaltra ladra, probabilmente il membro più temuto della V.I.L.E. Nonostante il nome poco raccomandabile dell'organizzazione Carmen ha un codice etico che rispetta rigorosamente. Non è nelle sue intenzioni uccidere o ferire i suoi inseguitori (arriva addirittura a salvare la vita ad Ivy in un episodio) e si diverte a giocare al gatto e al topo con loro, lasciandogli indizi in giro per il globo per poi sfuggire all'ultimo minuto le manette. Carmen, dicevamo, è una ladra, ma se pensate ad una volgare rapinatrice di banche vi sbagliate di grosso. Forse una più sofisticata trafugatrice di gioielli ed opere d'arte sulle orme di Eva Kant e le sorelle di Occhi di gatto? Siete fuori strada. I furti di Carmen sono molto più in grande stile, solitamente infatti, Carmen ruba monumenti, piramidi egizie, torri, Chiese, castelli, oppure manoscritti originali di capolavori letterari.. Cosa se ne fa la nostra ladra di tante meraviglie? Beh, questo dipende da ciò che le suggerisce la fantasia di puntata in puntata. Può essere ricreare un'enorme schacchiera, ad esempio.
Carmen Sandiego
Quello che è certo è che non ci si possono di certo aspettare furti ordinari con Carmen e nemmeno ci si può illudere di metterle le mani addosso e consegnarla facilmente alla giustizia, perché la nostra antieroina riesce sempre a svignarsela, ma i suoi piani, quelli sì, i due detective riescono a sventarli ed un pareggio non è mai un cattivo risultato. Soprattutto quando l'avversaria è Carmen. Perché adoravo ed adoro questo cartone? Perché questo cartone ha tutto.
Ha una storyline avvincente. Due adolescenti detective che viaggiano per il mondo per sventare i crimini di una misteriosa ladra.
E' educativo ed interessante. Dal momento che troviamo Zack ed Ivy in ogni puntata almeno in due o tre nazioni diverse, sono elargite agli spettatori diverse informazioni sugli Stati e le città che stanno visitando, le opere d'arte famose, la lingua parlata, i costumi tradizionali, i monumenti con tanto di quiz a metà episodio.
E' pensato sia per un pubblico maschile che per un pubblico femminile. Spero di non dovervi più spiegare che sono contro gli stereotipi di genere, che una bambina guardi le tartarughe ninja ed un bambino la Principessa Sofia con tranquillità, ma è indubbio che molti cartoni animati sono tutt'ora pensati specificatamente per un pubblico di maschi o di femmine. Dov'è finita Carmen Sandiego si rivolge a un pubblico misto.
Ha dei personaggi convincenti, ben sviluppati e delle figure femminili assolutamente positive. In primo luogo abbiamo Carmen, scaltra, intelligente, esperta di informatica, di tecnologia, ma anche di storia e letteratura, come si evince dai numerosi indizi che lascia ai detective. Non ha nemmeno bisogno di vestiti succinti come molte altre regine del crimine, un ampio impermeabile rosso ed un elegante cappello dello stesso colore le danno un indiscutibile fascino da criminale un po' retrò senza sessualizzarla minimamente. Come ho già scritto, nonostante sia una ladra e del tutto disinteressata alla redenzione, Carmen ha una ferrea morale, che le procura, puntata dopo puntata, l'ammirazione di Ivy e Zack e anche quella del pubblico a casa.
Parliamo dei membri della A.C.M.E. Ivy la ragazza che insieme al fratello ha il compito di sventare i crimini di Carmen è senza dubbio una figura emancipata e coraggiosa. Nonostante, la mente del duo sia il geniale fratellino, è lei ad avere le redini del gruppo, soprattutto in virtù della maggiore età e del carattere responsabile che le permette di avere (quasi) sempre il controllo della situazione. Inoltre è atletica ed è lei che, quando si verifica l'occasione, fronteggia corpo a corpo Carmen o lo scagnozzo di turno.
Oltre ad Ivy e a Zack, nel corso delle puntante, si incontrano diversi giovani detective, ragazze e ragazzi che fiancheggiano i protagonisti delle loro indagin, dall'Italia, alla Russia, passando per il Sudafrica, la Grecia, l'Inghilterra, la Polinesia ecc...
E poi c'è il Capo, null'altro che un sofisticato programma informatico che coordina le missioni di Ivy e Zack e li teletrasporta in qualsiasi parte del globo.
Il Capo. Sì, è una testa fluttuante nel cyberspazio
E dà una nota di comicità al tutto.

martedì 19 novembre 2013

Le 10 ragazze più intraprendenti ed emancipate della Disney

Il cinquantatreesimo classico Disney, Frozen, sta per arrivare anche nelle sale cinematografiche italiane e scommetto di non essere l'unica curiosa. Il film infatti, secondo gli ultimi rumors, aggiungerà al novero delle principesse Disney non uno, ma ben due nuove personaggi, le sorelle Anna ed Elsa. Sappiamo tutti che il brand principesse Disney è sempre al centro di critiche e dibattiti. Indubbiamente, l'azienda nell'ideare nuove protagoniste si sta allotandando dal "modello Biancaneve", ossia l'oggetto del desiderio che aspetta solo di essere salvato, nonostante questo il franchising attorno ad una delle marche più famose del mondo Disney rimane un tripudio di rosa e stucchevolezza (anche se da qualche parte devo aver visto l'arco e le frecce di Merida, ma non sono sicura fossero "targati" Principessedisney) che, sia ben chiaro, non aborro totalmente, come ho già scritto numerose volte, ma che non può e non deve essere l'unico modello proposto alle bambine.
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in questa simpatica immagine, che mi ha in primo luogo fatto sorridere e poi anche riflettere
Queste sono solo alcune delle non principesse Disney. Voi siete in grado di riconoscerle tutte?
A pensarci bene infatti, la Disney ci ha proposto negli anni molteplici figure femminili, che non fanno parte dell'onnipresente brand principessedisney, dalla Fata Turchina del criticatissimo, almeno in Italia, Pinocchio fino ad arrivare a Vanellope, co protagonista di Ralph Spaccatutto. Le non principesse disney sono più escluse dal selvaggio merchandising rispetto alle loro più famose college, cosa che da un lato è indubbiamente positivo, ma dall'altro le spinge anno dopo anno verso il dimenticatoio. Alcune di loro ci sono dentro già da tempo (oggi quale bimba di quattro anni saprebbe dirvi chi è Eilonwy di Taron e la Pentola magica? Non ne ricordavo l'esistenza nemmeno io, ho visto il film solo una volta e forse neanche tutto e non ho neanche mai avuto la videocassetta!) altre conservano ancora un picco di notoriatà, come Lilo, ad esempio, anche grazie ai vari sequel e alla serie animata, Alice (anche lì grazie alle varie rivisitazioni del personaggio che com'è come non è alla fine tutti paragonano a quella nata dalla mente di Walt) e Trilli, che come consolazione per non essere entrata nel club delle pincipesse disney si è "riscattata" fondando quello delle disney fairies, la cui qualità è discutibile. Poiché le non principesse Disney sono spesso tralasciate dall critica, ho deciso di stilare una classifica di dieci figure femminili positive prendendole sia dalle disneyprincess che non. 


10. Kiara (Il Re Leone II - Il regno di Simba, 1998)
                                                                                    
Si piazza al decimo posto la figlia di Simba e Nala, protagonista del sequel de Il Re Leone. Uno dei pochi sequel degni di essere visti. Vi dirò che ero indecisa se mettere in classifica lei o la madre, Nala. La verità è che sia Il Re Leone che il suo seguito vantano di figure femminili incredibilmente forti, sia nella schiera dei buoni che in quella degli antagonisti, come Zira del secondo film. Del resto, tra i leoni sono le femmine che si occupano della caccia e della difesa del branco e quando si tratta di zampate ed artigli, nessuna delle leonesse in questione ha qualcosa da invidiare a un Simba o a un Mufasa (per non parlare dello stesso Scar che, come confessa lui stesso all'inizio del primo film, in quanto a muscoli è piuttosto carente). In soldoni, ho scelto di dare il posto a Kiara perché è lei a tutti gli effetti la protagonista della seconda pellicola, mentre nel primo film le figure di Sarabi e di Nala vengono oscurate da quella di Simba. Kiara, pur non entrando nel novero dell Disney Princess è a tutti gli effetti di sangue reale e sarà lei che erediterà le terre del branco alla morte del padre. Presentataci all'inizio del film come una bambina combinaguai ed in seguito come un'adolescente ribelle, Kiara non è ansiosa di diventare una regina, anzi, se suo padre prima di lei sognava di "diventare presto un Re" credendo che il trono fosse un lasciapassare per non avere più nessuno a dirgli cosa fare, Kiara ci appare da subito abbastanza disinteressata al suo futuro regale. Quello che vuole veramente è crearsi un'identità al di fuori del suo titolo, desidera vedere il mondo ed imparare a cavarsela da sola, sfuggendo al controllo del protettivo papà. Forse Kiara è una figura meno forte, fisicamente parlando, della madre Nala, che riusciva a fronteggiare ed a sconfiggere in combattimento lo stesso Simba. Se dovessi immaginarmi uno scontro fra Kiara e Kovu, infatti, devo ammettere che quest'ultimo vincerebbe senza troppe difficoltà. Tuttavia, ciò che è notevole nella protagonista è la sua forza d'animo e la sua ribellione alla figura di padre e Re che è Simba. Sì, perché mentre con la morte di Mufasa nel primo film il padre ed il Re vengono mitizzati fondendosi in una figura intoccabile, in questo film Simba appare risoluto e potente ma non invincibile ed è una figura che può essere messa in discussione e che viene messa in discussione proprio dalla figlia, la cui forza di volontà ed il cui amore per Kovu permettono la riappacificazione tra i due clan, il primo esiliato per essere rimasto fedele a Scar dopo la sua caduta ed il secondo fedele a Simba. Non male per un decimo posto.

9. Jane Porter (Tarzan, 1999)

A mio parere Jane ha qualcosa che le dà una marcia in più rispetto a molte delle disney Princess, almeno fino a Pocahontas, è più umana. Prendiamo come esempio Belle, non è una Principessa di lignaggio, è vero, ma lo è nell'animo e nell'atteggiamento, pur dando da mangiare alle galline e ai maiali, aiutando il padre con le sue invenzioni, andando a cavallo e giocando a palle di neve mantiene sempre quella grazia un po' innaturale delle Pricipesse Disney della prima generazione, come anche Cenerentola, del resto, che non mostra un segno di fatica neanche dopo un'intera giornata a correre dietro a sorellastre e matrigna. Non voglio dire che ci sia qualcosa di male in questo, ma ai miei occhi un po' di goffagine, qualche difetto, insomma una conclamata imperfezione, rende i personaggi più simpatici e ci fa identificare di più con essi. Veniamo quindi a Jane Porter, Jane è una tipica ragazza dell'alta borgesia, nata e cresciuta nell'Inghilterra vittoriana che intraprende con il padre e un cacciatore poco raccomandabile, il rozzo Clayton, un viaggio in Africa per studiare i gorilla. La ragazza non è così fragile come sembra e si adatta senza troppe difficoltà allo spartano accampamento nella giungla. Nonostante ciò, la giungla è appunto una giungla, non un villaggio turistico, potrà una giovane lady inglese mantenere la sua eleganza ed il suo contegno davanti ad una schiera inferocità di macachi? Pare difficile ed infatti Jane non ci riesce. Abbiamo davanti una ragazza Disney che grida, scalcia, fugge, si sporca di fango e bagna di pioggia, cerca in maniera rocambolesca di arrampicarsi su un albero destreggiandosi fra muschio e liane e arriva addirittura ad allontanare Tarzan con un calcio quando le si avvicina troppo, incuriosito dall'aver trovato un essere umano così simile a lui. Vediamo insomma Jane in situazioni del tutto inconsuete per una figura femminile disneyiana. Abbiamo detto che la vita nella giungla porta a qualche inconveniente, ma nonostante ciò possiamo vedere chiaramente che la giungla ed i suoi abitanti affascinano la nostra Jane, che con un po' di difficoltà iniziale impara a volteggiare sulle liane, istruita da Tarzan e saluta come una grande conquista quella di comunicare con le scimmie. Avevate mai visto prima una donna della disney gridare "uh uh uh ah ah ah" davanti ad un gruppo di gorilla? Trovo notevole che in Tarzan non siano solamente gli inglesi a civilizzare il protagonista, ma si assista ad un effettivo e vero scambio fra le due culture. Come ho già detto infatti, Jane impara a librarsi tra le liane e a comunicare con le scimmie, ma allo stesso modo insegna a Tarzan a leggere, ad esprimersi in inglese, sia lei che suo padre gli mostrano le stelle, diapositive di città, monumenti, dischiudendo agli occhi di Tarzan un mondo nuovo e meraviglioso come la giungla lo è per Jane. Dunque Jane Porter è una figura che ha qualcosa da dare e che fuoriesce dalla perfezione tipica delle donne della disney (possiamo dire che in un certo senso anche Alice si sporca, si bagna e si caccia nei guai, tuttavia lei è una bambina, mentre Jane Porter è già una donna, una donna sveglia ed intelligente, decisamente un altro livello rispetto all'impertinente e a tratti insopportabile Alice disneyana).

8. Kidagakash (Atlantis, l'impero perduto, 2001)

La giovane e testarda principessa di Altantis si aggiudica un meritatissimo ottavo posto, Kidagakash, in breve Kida è la prima atlantidese incontrata da Milo, l'impacciato e goffo linguista protagonista della pellicola. I due che presto diventeranno una coppia, hanno due caratteri direi complementari, se Milo è goffo, impacciato, insicuro ed intelligente, insomma un vero e proprio geek, con la sola differenza che il film è ambientato prima della nascita del computer, Kida è atletica, determinata, seria e soprattutto decisa a riportare il suo morente popolo allo splendore di un tempo. Per farlo ha bisogno di Milo, l'unico in grado di decifrare le scritture che parlano del passato di Atlantide, dal momento che Kida come tutto il suo popolo, ha persona da tempo la facoltà di leggere. Kida è una principessa, ma è anche una guerriera, cosa che possiamo vedere fin dalle sue prime scene, almeno in età adulta, dove tiene d'occhio gli esploratori armata di lancia e di maschera per non farsi riconoscere. Il suo senso di responsabilità e l'amore per il suo popolo la rende una figura regale, una regalità che viene dall'animo e che ben si addice ad un'imperatrice, che quanto diventerà la giovane donna alla fine del film. Di Kida adoro il fatto che finalmente la Disney si sia decisa a rappresentare una Principessa mostrandoci il peso del suo compito. Cos'erano state le principesse per la Disney fino a questo momento (tranne forse qualche eccezione come Kiara)? Ragazze dolci, sognatrici, più e meno intraprendenti, ma anche se non tutte potevano dirsi figure totalmente passive, per nessuna di loro il ruolo di Principessa era difficile e ostico. Per Kida certamente ricevere il trono del padre è un onore, ma è un onore colmo di oneri. La Regina atlantidese ci mostra le concrete difficoltà di governare un regno, di prendere delle decisioni, di capire cosa è giusto per il suo popolo. E' un compito gravoso che può ricadere solo sulle spalle di una persona forte e saggia e tale si dimostrerà Kida. Insomma, un bel ottavo posto alla futura regnante di Atlantide per averci mostrato una Principessa che ha ben poco a che vedere con balli e vestiti, ma lotta la rinascita di un popolo.

7. Capitano Amelia (il Pianeta del tesoro, 2002)

Questo film, la cui videocassetta sono quasi arrivata a consumare, tante le volte che l'ho visto è la rivisitazione disneyana del celebre romanzo l'Isola del Tesoro. Data la carenza di personaggi femminili, la Disney ha ben pensato di affidare, appositamente per questa versione della storia, il ruolo di Capitano della nave in rotta per il tesoro di Flint, il pianeta del tesoro appunto, ad una donna. E che donna! Avete davanti a voi il Capitano Amelia, di cui tutto si può dire fuorché che non sia una figura forte ed indipendente. Infatti, è stata messa nelle ultime posizioni solamente perché la sua storyline viene decisamente oscurata da quella del vero protagonista della pellicola, Jim Hawkins, e perché nonostante sia un indubbio modello di empowerment femminile, la figura manca di quello spessore che è tipico dei protagonisti della Disney della nuova generazione, almeno dal Rinascimento in poi, proprio perché non è una protagonista. Insomma, come personaggio di contorno il nostro Capitano merita un bel dieci con tutta la lode, ma vedendola gareggiare con ragazze che sono a tutti gli effetti le protagoniste dei loro film, la sua posizione in classifica non può che risentirne.
Il Capitano Amelia ha un compito, governare una nave, e lo svolge alla perfezione; è temuta e rispettata da tutto l'equipaggio e sull'imbarcazione non si muove una cima senza il suo consenso. Questo almeno fino all'ammutinamento della ciurma, un gruppo di poco di buono non scelti da lei e della quale per l'appunto non si fida affatto, ma anche in questo caso, la donna non si lascia sopraffarre, si dimostra in grado di maneggiare armi con maestria ed è senza dubbio il membro che sa meglio come manovrare navi e scialuppe di salvataggio. Decisamente rude e ferocemente sarcastica all'inizio del film, con il passare dei minuti anche il Capitano si ammorbidisce e mostra agli spettatori il suo lato più umano, pur non perdendo la sua freddezza e l'aggressività di fronte al nemico. Un personaggio notevole.

6.Tiana (La principessa e il ranocchio, 2009)

Prima DisneyPrincess della classifica.
Nonostante abbia trovato il film la Principessa e il Ranocchio carino, ma non eccezionale (salvo le canzoni e la figura del cattivo), non si può mettere il dubbio che Tiana sia fatta di un'altra pasta rispetto a molte delle Principesse che l'hanno preceduta ed anche a molte delle figure Disney in generale. Chi come me ha visto il film sa che Tiana non è Principessa per nascita, ma è invece figlia di una modesta sarta e di un onesto lavoratore che le trasmette la passione per la cucina e condivide con lei il sogno di poter aprire un ristorante tutto loro con i risparmi di famiglia. Il padre di Tiana poi, le fa presente soprattutto fin da bambina, in maniera dolce ma ferma, che sognare va bene, ma non si può basare la propria vita solamente sui sogni, perché l'unico modo di realizzare un proprio desiderio è lavorare sodo per ottenere quello che si vuole. La ragazza è dunque abituata fin da piccola alla fatica, alle delusioni ed al duro lavoro. Sì, certo, anche Cenerentola era abituata a lavorare tutto il giorno e lo faceva senza scoraggiarsi, ma mentre la principessa dalle scarpe più scomode della storia durante le pulizie semplicemente sognava una vita migliore, Tiana lavora attivamente per ottenere ciò che vuole, non si limita a fantasticare, ma costruisce giorno per giorno il suo sogno ed il suo futuro. La sua vita modesta e la disgrazia della perdita del padre l'hanno portata a sviluppare un carattere forte e coriaceo. Tiana è una giovane donna che non si scoraggia facilmente di fronte alle numerose avversità che la vita le pone davanti, pratica e realista, si dà da fare per realizzare il suo sogno e del defunto padre, ossia aprire un ristorante. Questo è il suo obiettivo, che ha intenzione di raggiungere da sola, senza chiedere nulla a nessuno né tantomeno rifugiarsi in sogni e fantasticherie. Una razionalità che non può che cozzare con i sogni ad occhi aperti della prima, ma anche della seconda, generazione di principesse Disney (da Biancaneve a Jasmine, per intenderci), tutte decisamente più naive.

5. Esmeralda (Il Gobbo di Notre Dame, 1996)

Qui abbiamo un altro film del Rinascimento Disney che si fregia a ben diritto della nomea di capolavoro. Non lo amavo da piccola, devo averlo visto davvero poche volte, ma adesso è senza dubbio uno dei miei Disney preferiti. Esmeralda, di cui ho intenzione di parlare, è la danzatrice gitana che balla per le strade di Parigi per racimolare un po' di soldi, accompagnata dalla fedele capretta, Djali. Come tutti gli zingari parigini, vive alla Corte dei Miracoli; trovare e distruggere questo posto è l'ossesione del giudice Claude Frollo, il tormentato cattivo del film. Torniamo ad Esmeralda. La Disney ha fatto un lavoro di caratterizzazione del personaggio che oserei definire eccelso. L'affascinante ed ingenua ragazzina delle pagine di Notre Dame de Paris diventa qui una giovane donna grintosa e sicura di sé. Se nel libro è lei ad essere sedotta ed ingannata da quel mascalzone di Phoebus, nella pellicola è lei chi seduce, non solo con il suo corpo, ma soprattutto con il suo atteggiamento. L'atteggiamento di Esmeralda strega. Emancipata, indipendente, intraprendente, fiera delle sue origini gitane (apprezzo il nel cartone animato, la donna sia realmente una zingara e non sia in realtà una francese rapita in culla) e padrona di sé stessa. Una donna che sostanzialmente si mantiene da sola, senza vivere sulle spalle di nessuno. Un po' come Tiana da questo punto di vista, con l'eccezione che Esmeralda non ha un sogno particolare da realizzare, ma vive più alla giornata. C'è però un elemento della non principessa Disney che le permette di adombrare senza troppe difficoltà Tiana e molte delle sue "colleghe". Esmeralda è eroica. Questa donna non pensa solo a sé, alla sua vita, alla sua indipendenza, al suo sogno; questa donna desidera giustizia, come grida a Claude Frollo e ad una folla sbalordita durante la festa dei folli. Giustizia per il suo popolo, costretto a subire maltrattamenti ed angherie, e giustizia per tutti gli emarginati come chiede davanti a Dio durante la toccante canzone "God, help the outcast". Esmeralda, però, non si limita a pregare, si fa avanti e combatte per quella giustizia, come quando, mentre Quasimodo viene messo alla gogna pubblica, e dileggiato a suon di insulti e frutta marcia addosso, sale prontamente sulla ruota dove è legato, gli pulisce il visto e lo slega sotto gli occhi inferociti del giudice e, poiché questi ne ordina l'arresto, elude le guardie con facilità, fuggendo abilmente e volatilizzandosi grazie ad un trucco di magia. Che altro? Esmeralda non si esime neanche dal combattere e con una certa abilità a dire il vero, visto che riesce a tenere testa persino al capitano delle guardie Phoebus, che qui non è un odioso mascalzone, ma un uomo di buon cuore forse un po' sempliciotto, che vorrebbe incarnare le virtù del tipico eroe dal cavallo bianco, ma che sembra in realtà esserne una specie di parodia grazie ad alcune scene comiche. Inutile dire che Esmeralda ci finirà insieme, nonostante il primo incontro tra i due non sia dei più amichevoli... La ragazza non è certo una che si fa affascinare da una volto impomatato ed un sorriso da bellimbusto.

4. Lilo (Lilo & Stitch, 2002)

A un passo dal podio vediamo questa dolce seienne che ha insegnato a grandi e piccini una grande verità sulla parola Ohana. In un periodo dove tutti parlano di come dovrebbe essere la famiglia e si sentono liberi di decretare cosa lo sia e cosa non lo sia, ritengo sia utile aggiungere a questo marasma di opinioni anche quello della piccola Lilo "Ohana significa famiglia e famiglia significa che nessuno viene mai abbandonato o dimenticato". Non è solo per questa perla di saggezza che Lilo si merita il quarto posto. Un punto a suo favore, è una bambina. Non so voi, io sono del parere che usare come protagonisti di film per bambini dei bambini sia una mossa vincente, aiuta i giovani spettatori ad indentificarsi e a capire di più il personaggio, le sue motivazioni ed i suoi ragionamenti. Ricordo che dopo essere uscita dal cinema, in una calda sera d'estate, a nove anni, mi misi subito ad interpretare la ragazzina hawaiana, lasciando alla mia sorellina più piccola la parte di Stitch. Lilo è una bambina sveglia e vivace, il più delle volte è allegra il che è sorprendente visto il recente trauma che ha dovuto affrontare: la perdita di entrambi i genitori in un'incidente d'auto. Nonostante ciò, apprendiamo subito che quello che la ragazzina desidera di più al mondo è un amico, un amico vero, dal momento che è additata dalle sue compagnette di hula, una delle sue passioni, come una svitata. Lilo si cuce i giocattoli da sola, ha una collezione di fotografie di turisti che arrostiscono al sole sulle spiagge hawaiane ed ha un'enorme passione per Elvis Presley. Balla, canta, va in giro con il suo triciclo e nuota del meraviglioso oceano hawaiano. La grande forza di Lilo è quella di essere una bambina che si comporta da bambina e che offre alle coetanee un modello libero dagli stereotipi di genere, libero dalla precoce sessualizzazione dei corpi, che ha un'infanzia libera, una vera infanzia gialla, per metterla nei termini del blog, il che la rende subito simpatica.

3. Vanellope Von Sweets (Ralph Spaccatutto, 2012)

 Saliamo ora sul podio di questa classifica con un'ennesima nonprincipessa disney, la co protagonista di Ralph spaccatutto, dal cuore buono, ma dalla lingua lunga, Vanellope. Poche chiacchere, Vanellope è forse la protagonista di un film Disney che più si avvicina al concetto di anti principessa. Trattasi di una petulante mocciosetta, dalla battuta facile, sarcastica ed iperattiva. Vanellope è un altro personaggio dalle idee chiare, a differenza di molte figure femminili della Disney non vuole fuggire dalla sua vita, sta bene dove sta. Quello che Vanellope vuole è una cosa sola, ossia correre. Il che è abbastanza naturale dal momento che è la protagonista di Sugar Rush, un gioco di kart ambientanto in un mondo zuccheroso alla "Fragolina Dolcecuore" che vede i vari piloti (uno più kawaii dell'altro) sfidarsi in spericolate gare di corsa, tra colline di gelato con tanto di ciliegina e vulcani di cioccolata. Vanellope dunque vuole gareggiare, ma non può farlo, in primo luogo perché non ha un kart ed in secondo luogo perché non le è permesso dagli altri personaggi del gioco. Vanellope è infatti un glitch, il che la rende una specie di appestata per la comunità di Sugar Rush, il che è anche uno dei motivi che l'hanno portata a sviluppare una personalità così cinica ed irriverente di cui il povero Ralph dovrà fare spese. Dopo che l'improbabile duo riuscirà a costruire un kart per la giovane pilota ed in seguito a una serie di peripezie che non sto a raccontarvi, Vanellope riuscirà a partecipare alla tanto sognata gara e soprattutto a vincere, rivelandosi in quel momento per quello che è, ossia la Principessa di Sugar Rush, in poche parole la protagonista assoluta del gioco. Ci bastano pochi minuti per capire che Vanellope non ha alcuni interesse ad essere Principessa, come ho già scritto, la ragazzina vuole una cosa sola, correre, non le importa con quale titolo. Vanellope è una pilota con la corsa nel sangue, in grado di fare mangiare la polvere ai suoi avversari nonostante, anzi in alcuni casi persino grazie, al suo glitch. Un'amorevole, emancipata, imperfetta e tosta non Principessa.

2. Pocahontas (Pocahontas, 1995)

Forse sono di parte, perché è sempre stato uno dei miei preferiti, quindi se volete smentitemi pure, ma ritengo che la medaglia d'argento di questa classifica spetti decisamente a Pocahontas. Abbiamo visto modelli femminili forti, risoluti, spericolati, petulanti, goffi, imperfetti, intelligenti presi da pellicole più o meno riuscite, alcune veramente molto riuscite che possono essere preferite dai più a Pocahontas, che è comunque un film del rinascimento Disney, quindi tanto di cappello. In mezzo a tutte queste figure femminili, credo che l'indiana d'america abbia una potenza di spirito ed una forza interiore che non è eguagliata da nessuno in questa classifica, neanche dalla prima di questa lista. Analizziamone insieme le caratteristiche. Pocahontas è decisamente una donna emancipata ed indipendente. Innanzitutto è abituata a vivere da sola, è orfana di madre e suo padre, il capo del villaggio, è spesso costretto ad assentarsi per lunghi periodi, infatti proprio all'inizio del film, lo vediamo ritornare vittorioso da una lunga battaglia contro un clan nemico. Pocahontas, dunque, trascorre le sue giornate nella più totale libertà, pagaiando al fiume, tuffandosi da alti scogli (non capisco perché abbiamo tutti gridato alla rivoluzione davanti ad una Merida che scalava montagne, andava a cavallo e usava arco e frecce con mastria quando sette anni prima Pocahontas si arrampicava agilmente sugli alberi, nuotava nel fiume e correva tra le foreste, per altro il tutto a piedi nudi! Non ce l'ho con Merida sia ben chiaro, solo che non capisco tutto questo esaltarsi per un'emancipazione che era già stata presentata in precedenza sotto varie forme da altri personaggi prima di lei, con una storyline decisamente più interessante di quella della principessa scozzese che, devo confessare, non mi ha convinto molto), in compagnia di un ingordo orsetto lavatore e di un irascibile colibrì e, quando proprio sente il bisogno di compagnia umana, dell'amica più assennata Nakoma. Quando il padre le comunica che il più forte guerriero del villaggio ha appena chiesto la sua mano, la ragazza non è certo entusiasta, intendiamoci Kocoum, questo è il suo nome, non è un becero maschilista dello stampo di Gastone della Bella e la Bestia (uno dei primi uomini rifiutati da una Principessa Disney e guardandolo non possiamo certo biasimarla!), è un uomo forte, di poche parole, attraente che semplicemente a Pocahontas non piace (ma è così... serio) e direi che questo è un semplice ed ottimo motivo per non convolare a nozze con lui. L'uomo di cui si innamora la giovane indiana è invece John Smith, carismatico avventuriero inglese, che le parla di Londra e la affascina con i suoi racconti di terre lontane che la ragazza sogna di visitare. Ho detto affascina, sì, eppure nonostante questo Pocahontas rimane fiera delle sue origini e si oppone fermamente al concetto di "civilizzazione" mostratole da Smith. Il suo popolo ha tutto quello che gli serve, non ha alcun bisogno di essere civilizzato, non è un popolo di selvaggi, non deve imparare come vivere, anzi, forse sono i concittadini dell'inglese che dovrebbero, visto come hanno devastato in pochi giorni la terra di Pocahontas; è quanto gli spiega in una canzone. Pocahontas si innamora di John Smith, il loro è un amore vero e autentico, in quanto hanno avuto modo di fare quello che a molte principesse della prima generazione era precluso, conoscersi. Sono due persone che si sono conosciute e si sono innamorate, prendendo coscienza di quello che provano l'uno per l'altra nonostante le difficoltà di un'unione di quel tipo, specialmente in prossimità di una guerra. Già, la guerra, alla fine del film, come tutti sappiamo, si assiste alla preparazione di una battaglia tra visi pallidi e pellerossa. I primi spinti dallo spregiudicato Ratcliffe a vendicare la cattura di John Smith (accusato, ingiustamente, dell'omicidio di Kocoum, di cui in realtà si è macchiato il giovane Thomas) e i secondi decisi a giustiziare l'inglese per il motivo di cui sopra e ad iniziare una guerra contro gli invasori che vedono come demoni incapaci di alcuna umanità. In tutto questo, Pocahontas è colei che impedisce lo scoppiare di una guerra. Una donna. Il film non lascia spazio al dubbio, è Pocahontas a salvare l'amato John Smith da morte certa, e facendolo, salva molte più vite, affrontando il padre e mostrandogli l'irragionevolezza della carneficina che sta per avvenire. Il mite Powathan riconosce la saggezza della figlia e compie il suo volere, e così, grazie a Pocahontas, non solo John è salvo, ma anche il suo popolo e quello inglese.

1. Mulan (Mulan, 1998)
Siamo giunti alla fine di questa classifica con un prevedibilissimo primo posto assegnato a Mulan. C'è bisogno di commentare? Mulan è una vera e propria eroina. Non si limita a salvare l'oggetto del suo amore, non solo impedisce al padre di andare in guerra dove avrebbe senz'altro perso la vita, essendo ormai anziato e ferito, e neppure permette solo al suo plotone di vincere una battaglia contro gli Unni grazie ad una geniale intuizione (ricordate la scena della valanga?). Mulan salva addirittura l'intera Cina e l'Imperatore in persona si inchina al suo cospetto. Mulan a mio avviso a Merida fa le scarpe. Partiamo dall'inizio, questa giovane ragazza cinese vuole quello che ogni figlio desidera: rendere fieri di lei i propri genitori, o, per dirla come la direbbero nel film, portare onore alla propria famiglia, ma è il modo con cui si suppone che lo faccia, quello che sembra l'unico modo, che non la convince. Ricordate la canzone? C'è solo un modo in cui potrai dar gioia a tutte noi, un uomo purché sia di buona dinastia. Questo è il destino di Mulan, diventare la moglie perfetta per qualcun altro. Ciò renderebbe onore alla famiglia della ragazza, ma la renderebbe felice? E' quello che vuole? La risposta è no. Non è quella la vita che vuole, Mulan canta combattuta nel giardino di casa, ma lo so, questo ruolo non mi va, sono qui, ma se io facessi ciò che vorrei, i miei cari perderei. Non è difficile immaginare che quando Mulan fugge per arruolarsi nell'esercito non lo faccia, come in seguito confessa a Mushu, unicamente per salvare suo padre, pur rimanendo quella la ragione principale del coraggioso gesto (ricordiamoci che la pena per una donna che si arruola in un esercito di uomini è la morte), ma anche per sé stessa, per darsi prova del suo valore e vedere nel suo riflesso qualcuno che le assomigliasse davvero. Mulan è una giovane donna alla ricerca di sé stessa, nel trovarla, salva la Cina.

venerdì 11 ottobre 2013

La storia di Gerda che la Disney non ci racconterà

Metto le mani avanti, io amo la Disney, ci sono cresciuta. Ho visto quasi tutti i film e così tanto da consumare le videocassette. Non sono mancate Biancaneve, Cenerentola e la Bella Addormentata nel Bosco (le capostipiti delle Disney Princess non certo famose per intraprendenza), affiancate da cartoni più moderni: Aladdin, La Sirenetta, Mulan (il primo film che vidi al cinema), Pocahontas, passando per quei film che con le principesse non c'entrano un bel nulla nulla, come Il Re Leone (un po' il boss dei film Disney della mia generazione), Hercules, Lilo & Stitch, Atlantis, La Carica dei 101, Gli Aristogatti, non disdegnando nemmeno le ultime uscite (anzi a questo proposito, avete sicuramente visto tutti Ralph spaccatutto, vero? Vero!?). Avevo il costume di Cenerentola, il gioco per pc delle Follie dell'Imperatore, di Tarzan e della Sirenetta II (uno di quelli che non mi ha mai conquistata, ma si sa che tranne poche eccezioni, i seuqel sono quelli che sono), la cannuccia di Mulan, la bambola di Esmeralda, il pelouche di Flounder e quando l'anno scorso sono passata davanti a Disney Store ed ho visto queste indovinate chi si è portata a casa alla veneranda età di diciotto anni una piccola Pocahontas? Eccomi. Non iniziamo poi a parlare della Pixar perché altrimenti mi metto a recitare tutto A Bug's Life e non ne usciamo più.
Il prossimo film Disney che arriverà nelle sale ed aggiungerà probabilmente una nuova principessa all'elenco si chiamerà Frozen ed è il secondo film Disney ispirato ad una favola di Andersen. La favosa in questione si chiama "La regina di ghiacchio". Ora, chi ha un minimo di dimestichezza con la Disney non si stupirà nel venire a sapere che la trama originale è stata cambiata. La Disney ha quasi sempre preso ispirazione da fiabe, storie o addirittura poemi (come nel caso di Mulan) già esistenti, adattandole a un pubblico di bambini (niente stupro del risveglio per La Bella Addormentata, niente corvi che cavano gli occhi alle sorellastre di Cenerentola, né regina di Biancaneve che muore di sfinimento per avere indossato delle scarpe di metallo rovente), dando a quasi tutti i film un happy ending più o meno zuccheroso (Esmeralda non viene impiccata, Quasimodo viene accettato dal popolo di Parigi e La Sirenetta sposa il suo principe), togliendo diversi dettagli non proprio ortodossi (Hercules diventa figlio di Zeus ed Era e non di Zeus e della mortale Alcmena, per fare un esempio) e in alcuni casi addirittura stravolgendo completamente le storie, dove della trama originale rimane ben poco (come per Rapunzel o per La Principessa e il Ranocchio che dell'omonima fiaba conservano, appunto, solo il titolo). Piaccia o non piaccia, this is Disney. Se devo dire la vertà ci sono dei casi in cui condivido lo stravolgimento della trama, come appunto nel caso di Rapunzel e de "la principessa ed il ranoccio", due fiabe nella versione originale probabilmente non avrebbero fatto una grande figura sul grande schermo nel 2009 e nel 2010, proponendo una trama abbastanza piatta, una caratterizzazione dei personaggi sostanzialmente inesistente e nel caso di Raperonzolo, l'ennesima storia della principessa da salvare. Veniamo adesso a Frozen, anche in questo caso, il racconto da cui prende origine il film è un racconto totalmente diverso dalla rivisitazione disneyiana. In Frozen, infatti (copio la trama pari pari la Wikipedia), quando una profezia intrappola un intero regno in un inverno senza fine, Anna, una temeraria sognatrice, insieme al coraggioso uomo di montagna Kristoff e alla sua renna Sven, intraprende un viaggio epico alla ricerca della sorella Elsa, la Regina delle Nevi, per riuscire a porre fine al glaciale incantesimo. Anna e Kristoff incontreranno sul loro cammino creature fantastiche come i trolls, un buffo pupazzo di neve di nome Olaf, montagne alte come l’Everest e magia dietro ogni angolo. L'improbabile squadra combatterà così contro tutti gli elementi della natura per salvare il regno dalla distruzione. Niente da dire, anzi, mi sembra anche una storia avvincente, ci sono tutti gli ingredienti per farne un film di successo senza cadere nel trito sterotipo della donzella da salvare da cui ormai anche la Disney si sta allontanando. Abbiamo una ragazza temeraria, probabilmente leader del trio, che deve scontrarsi una una perfida sorella e che, possiamo immaginarlo, salverà la situazione e, non è difficile da credere, si innamorerà, corrisposta, di Kristoff, cosa che non mi dispiace neanche troppo, perché non ho nulla contro le storie d'amore e mi piace vederle messe in scena. Non avrei assolutamente nulla da dire su questo film, non prima di vederlo almeno, se non avessi letto la fiaba originale di Adersen, La Regina delle nevi. Una fiaba bellissima. La storia comincia con un antefatto, un giorno il Demonio costruisce uno specchio malefico, che ha il potere di riflettere le cose enfatizzandone la bruttezza e la cattiveria, tutti i diavoli sono particolarmente divertiti dal potere dello specchio e ridono talmente forte che esso si rompe in migliaia di pezzi che si spargono in giro per il mondo. Alcuni di questi pezzi entrano nel cuore degli uomini, rendendoli malvagio ed incapace di vedere il bello ed il buono del mondo. Uno di queste schegge entra anche nel cuore di Kay. Questi è un bambino che abita in una casetta molto vicina a quella dell'amica Gerda, i due "non erano fratelli, ma si volevano bene come se lo fossero stati" e passano le giornate giocando insieme ed ascoltando le fiabe della vecchia nonna. Quando però il cuore di Kay viene colpito dal frammento di specchio, egli comincia a comportarsi in maniera perfida e scontrosa con tutti, tratta male Gerda, scimmiotta la nonna facendo ridere i ragazzini del paese e tutto ciò che un tempo gli sembrava bello e gioioso adesso gli sembra brutto e senza valore. Gerda è molto addolorata per il cambiamento del suo amico, ma il suo dispiacere si moltiplica quando alcuni giorni dopo scopre che Kay è scomparso. Egli, infatti, è stato rapito dalla regina delle Nevi che lo tiene prigioniero nel suo freddo castello. Lì rimarrà, fino a quando riuscirà a comporre con i frammenti di ghiacchio la parola "eternità". Gerda non esita e parte alla ricerca del compagno di giochi, incontrando durante il suo lungo viaggio molti personaggi interessanti e vivendo una serie di peripezie. I personaggi che Gerda incontra sono quasi tutte donne. La prima è una vecchina con qualche rudimento di magia che decide di tenere la bambina con sé, poiché ha sempre desiderato una figliola da accudire, e, con un'incantesimo, le fa dimenticare Kay. Un giorno però Gerda vede una rosa che le ricorda il suo amico, in fretta, abbandona la deliziosa casetta con il suo giardino di piacere e continua la sua ricerca. Viene a sapere di un bambino, la cui descrizione sembra coincidere con quella del dolce Kay, che ha sposato da poco una principessa. Gerda trova quindi la giovane coppia, ma scopre che il novello principe non è il suo amico. Gli sposi, commossi dalla sua storia e dalla sua tenacia, le donano una slitta e dei vestiti nuovi ed il viaggio continua. In seguito Gerda incontra una banda di briganti, o meglio, sono i briganti che incontrano lei e la rapiscono. In un primo momento vogliono ucciderla, ma a salvarla interviene la figlia del Capo dei Briganti, non tanto per bontà d'animo ma perché desidera un'amica con cui trascorrere le giornate. La bambina non è certo una fragile donzella, lo stile di vita dei briganti l'ha temprata, l'ha resa forte e scaltra ( "Tieni il coltello con te anche quando dormi?" chiese Gerda guardandolo un pò impaurita. "Dormo sempre col coltello!" rispose la figlia del brigante. "Non si sa mai quello che può succedere), ma l'essere figlia del Capo l'ha resa anche prepotente e viziata, possiede infatti numerosi animali, che tratta come giocattoli, divertendosi a terrorizzarli e non si fa scrupoli e mordere le orecchie del padre, quando vuole ottenere qualcosa. Nonostante non sia la bambina più simpatica del mondo, la figlia del Capo dei Briganti, si capisce subito, è di cuore buono anche se di carattere ruvido e decide di aiutare Gerda a ritrovare Kay. Bruscamente la libera e le presta la sua Renna, un esemplare molto veloce ed incredibilmente intelligente, tanto da essere in grado di capire e parlare il linguaggio degli umani. Non soddisfatta, le regala anche del cibo ed un paio di guanti e di stivaletti caldi, affinché non geli. La renna di Gerda la porta in Lapponia, da una povera ed intelligente donna, che le indica la strada per la Finlandia, dove troverà una donna che potrà darle l'aiuto di cui a bisogno. Dopo un lungo viaggio a cavallo della renna, Gerda giunge in Finlandia a casa di una donna, esperta di magia e qui abbiamo uno dei dialoghi più significativi della storia 
"Non vuoi dare a questa bambina una bevanda in modo che abbia la forza di dodici uomini e possa vincere la regina della neve?" chiese la renna "La forza di dodici uomini" disse la donna di Finlandia "a cosa servirebbe?"(...)"Ma tu non puoi dare qualcosa alla piccola Gerda, in modo che lei possa avere potere su tutto?" "Io non posso darle una forza più grande di quella che già ha! Non vedi quanto è grande? Non vedi come gli uomini e gli animali la servono, e quanto ha camminato nel mondo con le sue sole gambe? Non deve avere da noi il potere: il potere si trova nel suo cuore perché è una fanciulla dolce e innocente. Se lei stessa non riesce a arrivare dalla regina della neve e a togliere il vetro dal piccolo Kay, noi non possiamo aiutarla!
In questo mondo ghiacciato di streghe, briganti e brigantesse, principi e principesse, regine ed animali di vario genere è proprio Gerda, una  bambina, ad essere secondo la saggia donna di Finlandia, la più forte di tutti. Una bambina che ha camminato nel mondo con le sue sole gambe, fermiamoci a riflettere su questa frase. Non la trovate magnifica ed incredibilmente significativa? La forza di dodici uomini non servirebbe a nulla a Gerda, perché semplicemente non ne ha bisogno, vale molto di meno di quella che già ha: la forza del suo cuore. Questo è Andersen, ricordiamolo bene. Un uomo vissuto nel diciannovesimo secolo scrive chiaramente che una bambina è più forte di dodici uomini. Dopo questo discorso, Gerda sale a cavallo della sua renna e arriva finalmente al castello della regina e lì trova Kay che, come ricorderete, è tutto intento a cercare di comporre con i frammenti di ghiaccio la parola "eternità". E allora...
vide Kay, lo riconobbe, e gli saltò al collo, lo abbracciò stretto e gridò: "Kay! Dolce piccolo Kay! Finalmente ti ho trovato!". Ma lui rimase immobile, rigido e gelido; allora la piccola Gerda pianse calde lacrime, che gli caddero sul petto, gli entrarono nel cuore, sciolsero il grumo di ghiaccio e corrosero il pezzettino di specchio che si trovava dentro; Kay la guardò e lei cantò l'inno:
Le rose crescono nelle valli,
laggiù parleremo con Gesù Bambino!
Allora Kay scoppiò in lacrime; pianse tanto che il granellino di specchio gli uscì dagli occhi, lui riconobbe la fanciulla e esultò di gioia: "Gerda, dolce piccola Gerda! Dove sei stata tutto questo tempo? E dove sono stato io?" e si guardò intorno. "Che freddo fa qui! Com'è tutto vuoto e enorme!" E abbracciò forte Gerda, e lei rise e pianse di gioia, era così bello che persino i pezzi di ghiaccio si misero a danzare di gioia intorno a loro, e quando furono stanchi si fermarono, formando proprio quelle lettere che la regina della neve aveva detto a Kay di comporre. Così finisce la storia de La regina delle nevi, con i due bambini che tornano a casa per mano, con una ragazza che ha salvato il suo amico grazie alla forza del suo animo. Analizzando il racconto più approfonditamente si notano subito delle evidenti metafore con la cristianità, a partire dalla nonna che, quando i due bambini tornano a casa sta leggendo il Vangelo e precisamente il versetto "Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli". Lo stesso viaggio di Gerda potrebbe essere visto come un viaggio verso la redenzione cristiana (più che la sua stessa, quella di Kay, il personaggio che deve essere salvato) attraverso i simboli del cristianesimo, come il giardino della vecchina che vuole tenere Gerda come una figlia propria, che potrebbe simboleggiare il giardino dell'Eden o forse, probabilmente, l'insieme dei piaceri terreni a cui a un certo punto della vita si deve rinunciare, non perché essi siano malvagi in sé, ma per la necessità, per la crescita dell'individuo, di vedere oltre. Sia come sia, romanzo religioso o semplice bildungroman (romanzo di formazione), Andersen ha voluto metterne al centro una bambina, una giovane donna, è lei che deve affrontare un percorso di crescità interiore e porsi davanti alle avversità per salvare una persona per cui prova un affetto fraterno e che desidera proteggere (qui è una bambina che protegge ed un bambino ad essere protetto). E' lei che viaggia e vede le cose del mondo, fa esperienza, vive avventure, Kay lo vediamo per la maggiorparte della storia confinato in un castello. Inoltre, Gerda salva Kay con il suo affetto, con la sua bontà, è il suo amore per lui, il suo volere che stia bene a fare uscire dagli occhi del bambino il pezzetto di specchio (altra nota importante, Kay è un bambino che evidentemente non si vergogna di piangere, visto che è proprio il pianto il mezzo attraverso il quale il frammento di vetro scivola via), non i suoi calci rotanti e questo, in un epoca dove troppo spesso la violenza sembra davvero l'unica soluzione, sia per i grandi che per i piccoli, mi sembra sempre un bel messaggio. Capisco bene che la Disney avrebbe probabilmente cambiato alcune cose, tagliato alcune parti, aggiunto canzoni musiche, coerentemente con il suo stile, ma mi dispiace molto che si sia lasciata sfuggire l'opportunità di mettere in scena una fiaba dalla trama così bella ed avvincente (Gerda vive molte avventure, il suo viaggio è lungo, i personaggi numerosi, c'è tutto il materiale per farne un lungometraggio accattivante) e così diversa rispetto ai suoi soliti canoni. Spero che un giorno qualcun'altro decida di mettere in scena la fiaba di Andersen in maniera più fedele alla trama e che ne esca un buon risultato che sicuramente sarò felice di guardare.
Post Scriptum. Come si evince da questo post credo fermamente che anche tra le favole vecchie che troppo spesso tendiamo a riassumere con "il cavaliere salva la principessa" ci siano dei veri capolavori (anzi, la maggiorparte delle fiabe sono, secondi me, dei veri capolavori, anche quelle che parlano di principesse da salvare, ricche di simbolismo e di significato nascosti che sfuggono al giovane lettore) che possiamo tranquillamente leggere alle bambine senza temere che da grandi vogliano diventare tutte delle Cenerentole. Nonostante ciò, è bene sapere che ci sono sempre più favole moderne che raccontano di le diverse realtà del mondo in modo gioioso e spensierato e non posso fare a meno di consigliarvi. A questo proposito mi permetto di fare un po' di schietta pubblicità alla casa editrice italiana (un piccolo orgoglio) LOSTAMPATELLO ed al suo catalogo di libri colorati e divertenti che andrebbero lette senza dubbio a tutti i bambini.
Tra una Bella Addormentata e l'altra ;)

domenica 29 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #4 La battaglia più importante.

Eccoci qui all'ultima tappa del viaggio fra i personaggi femminili positivi nei cartoni animati. Con "ultima" non voglio dire che smetterò completamente di parlare delle protagoniste (o protaginisti) delle serie animate o dei film per le famiglie, ma che i miei prossimi post metteranno da parte un attimo il mondo delle cartoni per concentrarsi su altri prodotti e progetti per l'infanzia, ma ritornerò certamente sull'argomento quando vedrò un personaggio che mi colpirà. Come vi avevo preannunciato, ho voluto lasciare il meglio per ultimo. La protagonista che sto per presentare è senza dubbio un'indiscussa role model per le bambine e per i bambini (e dovrebbe esserlo anche per gli adulti!). Sto parlando di Jiya, del cartone animato pakistano Burka Avenger.

Jiya è una vera e propria supereroina, la prima pakistana, e come la maggioranza delle supereroine ha un'identità segreta. Dietro alla volenterosa ed entusiasta insegnante della fittizia Halwapur, benvoluta dai compaesani ed ammirata dalle studentesse, si cela, infatti, l'eroina mascherata Burka Avenger, che combatte contro i loschi figuri della città, i quali si adoperano per la chiusura della scuola femminile locale perché "Cosa se ne fanno le donne dell'istruzione? Dovrebbero starsene in casa a lavare, pulire e cucinare" spiega uno degli antagonisti.
Jiya non ha nessun particolare superpotere, ma questo non la rende certo meno temibile di un Superman di uno Spiderman. I suoi nemici, infatti, devono vedersela con l'arte del takht kabaddi, combattimento acrobatico dove le armi sono penne, libri e matite, insegnato alla donna fin dalla più tenera età dal suo maestro e padre putativo, Kabaddi Jaan. La protagonista della serie televisiva pakistana, di cui è disponibile il primo episodio, sottotitolato in inglese, su youtube, che vi consiglio caldamente, è quindi una donna colta, forte e vincente, che mette le sue numerose abilità al servizio dell'istruzione ed in particolare dell'istruzione femminile. Alla fine di ogni episodio, dopo aver sventato il piano di turno per la chiusura della scuola, Jiya si rivolge direttamente ai telespettatori con un consiglio, come "if you want to be successful, make books and pens your best friends", (se volete avere successo, fatevi libri e penne come migliori amici). Il ruolo positivo di un personaggio del genere assume ancora più importanza se si guarda alla situazione dell'istruzione femminile in Pakistan, dove a Ottobre dell'anno scorso Malala Yousafzai, studentessa ed attivista pakistana, venne aggredita e quasi uccisa dai talebani perché "colpevole" di andare a scuola e ritenuta quindi "il simbolo degli infedeli e dell'oscenità". Il cartone animato affronta quindi argomenti seri e problematici per la nazione, ma lo fa mantenendo uno stile colorato e leggero e impreziosendo il tutto con musiche e canzoni coinvolgenti e allegre. Sembra proprio che nessuno, almeno tra le file di chi sostiene l'istruzione femminile, possa trovare da ridire su Burka Avenger, eppure alcune testate occidentali hanno criticato duramente il cartone, perché la protagonista Jiya, per nascondere la sua identità quando combatte il crimine indossa un burka, inducendo così le telespettatrici, sempre secondo i giornalisti, a coprirsi per emularla. Una riposta che mette in luce l'illogicità di questo ragionamento e la presunzione dimostrata dai giornalisti, secondo i quali pare che ogni abbigliamento non occidentale debbba acriticamente significare oppressione, ce la offre il blog Un altro genere comunicazione, di cui condivido l'articolo (eccezion fatta per il paragone tra Burka Avenger e le principesse Disney che uno scivolone un po' campato per aria dell'Huffington Post). Non sappiamo ancora se questo (bellissimo) cartone arriverà in Italia. Io spero di sì in modo che Jiya possa essere d'esempio e di ispirazione anche per le nostre (ed i nostri) connazionali. Tra tutte le protagoniste analizzate fino ad oggi, infatti, Jiya, come Malala, combatte la battaglia più importante di tutte.
Quella per l'educazione.

martedì 24 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #3 Salvare il mondo prima di fare la nanna e dopo aver fatto i compiti

Eccomi di nuovo a parlare di quei cartoni animati che propongono bambine e ragazze forti e intelligenti, che incarnano valori molto più importanti della bellezza, della moda e della docilità.
Partiamo subito con un cartone a cui sono particolarmente affezionata, perché, con le prime stagioni, ci sono cresciuta:
Le Superchicche.
Le tre superchicche: Molly (la mora), Lolly (la rossa con il fiocco) e Dolly (la bambina con i codini), assieme al loro papà e creatore, il Professor Utonium
La serie, famosa di certo non per l'accuratezza dei disegni, narra le numerose avventure di tre supereroine bambine, Lolly, Dolly e Molly (Blossom, Bubbles e Buttercup nella versione originale) create in laboratorio da uno strampalato professore, Utonium, che diventa da quel giorno il loro amorevole papà. Le sorelle vivono nella fittizia città di Townsville che devono difendere ogni giorno dagli attacchi di mostri spaventosi e criminali poco ordinari. Proprio a causa del così alto tasso di criminalità del borgo, il Sindaco di Townsville ha fatto installare nel suo ufficio la linea verde, con la quale può chiamare le supereroine ogni volta che la situazione lo richiede. A differenza della maggiorparte dei supereroi, le Superchicche non hanno un'identità segreta. Tutti in città conoscono sia i loro mirabolanti poteri (un'insieme delle tipiche caratteristiche dei supereroi: forza, velocità, volo, invulnerabilità, raggi laser eccetera) che il loro buon cuore, due elementi che le hanno rese le beniamine della città. Ci sono diversi motivi per cui la serie, a mio avviso, propone dei modelli positivi, oltre ad avere una storyline appassionante. Innanzitutto, è superfluo dirlo, Lolly, Dolly e Molly non sono certo innocue bamboline o principesse da salvare. Nonostante abbiano l'aspetto e il carattere di tre dolci bambine, le tre potenti eroine riescono a tenere testa a criminali e malfattori, dai più strambi ai più malvagi e demoniaci. Nella loro famiglia, la figura più casalinga è di certo quella del Professor Utonium, che nelle sue nuove vesti di padre single, viene spesso inquadrato mentre fa il bucato, cucina, prepara le sue bambine per la scuola, per andare a letto, pettina i loro capelli e da loro il bacio della buonanotte. Questa sua indole paterna non ha influisce di certo in maniera negativa sulle sue abilità di scienziato, perché quando non è alle prese con le faccende domestiche, Utonium dedica mente e anima alle sue invenzioni, che mette a punto nel laboratorio. Lolly, Dolly e Molly non sono le uniche figure femminili positive del cartone animato, ce ne sono altre due molto importanti, la Signorina Keane e Miss Bellum, entrambe molto importanti per le Superchicche tanto da costituire quasi due figure materne. La prima è la loro insegnante, una donna estremamente intelligente, appassionata del suo lavoro e molto affezionata ai suoi studenti. La seconda è un personaggio molto particolare. Avete presente il tipico stereotipo della segretaria sexy? Beh, Miss Bellum è molto di più. Questa bellissima donna, che lavora come segretaria del Sindaco di Townsville, è in realtà la vera mente del duo, oltre ad essere anche un'esperta di arti marziali, come mostrato in un episodio. Sagace e sveglia svolge la maggiorparte delle mansioni che dovrebbero spettare al Sindaco (il quale, al contrario di lei, è un vero incapace) ed ha tutta l'ammirazione di Lolly, Dolly e Molly, oltre ad essere lei stessa molto affezionata alle bambine. Sia Miss Bellum che la Signorina Keane, giocano un ruolo molto importante nell'episodio Equal Fights, che parla, non a caso, di femminismo. La supercattiva della puntata è una certa Femme Fatale, misandra a tal punto da rubare solo le monete con Susan B Anthony che inganna le ragazzine facendo loro credere che arrestarla sarebbe un'azione contro tutto il genere femminile, poiché le donne devono essere solidali fra loro, in un mondo dominato dagli uomini. Ovviamente, questa è solo una scusa per continuare a svolgere la sua attività criminale in libertà, e saranno proprio Miss Bellum e la Signorina Keane ad aprire gli occhi alle ragazze, dimostrando loro come Femme Fatale le abbia ingannate e di quanto poco le interessi della solidarietà fra donne (visto che non si fa scrupoli a rapinare la banca di una signora e spezzare il braccio di una poliziotta, per fare un esempio) e spiegando alle ragazze i veri valori del femminismo. Alla fine dell'episodio le Superchicche mettono in carcere Femme Fatale raccontandole la vera storia di Susan B Anthony, che volle farsi incarcerare (si era resa colpevole di aver votato) nel nome dell'uguaglianza tra i sessi, poiché gli uomini che l'arrestarono sarebbero stati disposti a chiudere un occhio con lei, proprio perché donna.
Un altro episodio che parla di femminismo è Members Only. In questo caso, le ragazze provano, incoraggiate dal Professor Utonium, ad entrare negli AWSM la lega che riunisce i più famosi supereroi del mondo. Quando il capo dell'associazione, Major Glory, si trova davanti tre bambine, però è piuttosto scettico sui loro superpoteri e decide di metterle alla prova con tre sfide. Le tre sorelle superano brillantemente tutte le competizioni, surclassando tre membri della lega, tra cui lo stesso Major Glory. A questo punto, però alle Superchicche viene negato nuovamente l'accesso in quanto femmine. Le tre se ne vanno sconsolate, ma un evento successivo chiarirà quali sono veramente i veri supereroi e chi sono invece solamente dei bluff. Vi consiglio caldamente i guardare i due episodi.

Il secondo cartone che vorrei analizzare è invece Kim Possible, andato in onda su Disney Channel alcuni anni fa. Kim è una intelligente e grintosa teenager che vive con la sua famiglia a Middleton, cittadina di fantasia, studia, le piace lo shopping (non in maniera compulsiva), vuole bene ai suoi genitori, litiga con i fratelli, va al cinema, è capitano delle cheerleader della scuola ed ha ottimi voti. Una "normale" liceale, insomma. Le virgolette, però, sono d'obbligo, dal momento che Kim coltiva un hobby abbastanza insolito, sventare piani criminali e salvare il mondo. Quando parlo di mondo, intendo proprio tutto il mondo e non solo Middleton. Kim, infatti, si sposta per il globo per rispondere alle varie richieste d'aiuto che le sono rivolte, servendosi dei passaggi di coloro che ha aiutato nelle puntate precedenti. Kim non è sola nelle sue avventure. E' accompagnata dall'amico pasticcione, Ron Stoppable e dalla talpa senza pelo di quest'ultimo, Rufus, che spesso sembra più sveglia e si rivela più utile del padrone stesso. Superfluo da dire, il capo indiscusso dell'improbabile trio è Kim. Non solo la ragazza dispone di intelligenza e sangue freddo necessari per cavarsela nelle situazioni più ostiche (come liberarsi da una lastra di ghiaccio spessa diversi metri o eludere una serie di trappole ninja, per dirne alcune), ma è anche un'atleta eccellente, conosce diversi stili di combattimento e guida diversi mezzi, come scooter, bob, auto da corsa, in situazione decisamente estreme. Durante le missioni ed i combattimenti, Kim si esibisce spesso in diverse acrobazie, salti mortali, capovolte in aria, verticali e spaccate sono all'ordine del giorno e le hanno fatto guadagnare, tra gli altri successi, anche il posto di capo delle cheerleader della scuola. Se Kim non corrisponde affatto allo stereotipo della ragazza pon pon americana (e se le cheerleader di Middleton sono decisamente molto atletiche e si esibiscono in numeri acrobatici sorprendenti ed impegnativi) lo stesso non si può dire delle sue compagnie di squara, tra le quali spicca la spocchiosa Bonnie, la la principale rivale di Kim. Per molti versi Bonnie è il contrario della nostra protagonista. Se Kim è generosa e usa le sue abilità per salvare il mondo, Bonnie è egoista ed approfittatrice. Mentre Kim deve lavorare per ottenere quello che vuole, Bonnie incarna l'archetipo della ragazzina capricciosa e viziata. Non per nulla, Kim è la protaginista e Bonnie l'antagonista; ma non è la sola. Tra gli antagonisti principali della ragazza, infatti, spicca sicuramente il Dr Drakken. Uno scienziato dalla pelle inspiegabilmente blu che ha come principale obiettivo quello, neanche a dirlo, di conquistare il mondo e cerca in tutti i modi di eliminare la tenace ragazza che continua a mettergli i bastoni fra le ruote. A fianco del Dr Drakken troviamo la sua crudele assistente, Sheego, esperta di arti marziali e dotata di superpoteri. Ecco un'interessante elemento presente in Kim Possible, sia la protagonista che l'antagonista principale sono donne. Infatti, nonostante il Dr Drakken si vanti di essere il cervello del duo criminale è Sheego la vera mente (oltre che l'indiscusso braccio), il più delle volte infatti, i piani dello scienziato sono improbabili e strampalati ed è solo grazie alla donna che essi riescono (quasi) ad arrivare a buon fine. Non per nulla, in un episodio che ci mostra un distopico futuro in cui il bene è stato sconfitto ed il crimine regna sovrano, si scopre che dietro all'Essere Supremo (fantomatico criminale riuscito ad impadronirsi del mondo) si cela proprio Sheego.
Shego e Kim in uno dei loro combattimenti

Kim Possible, protagonista dell'omonima serie

sabato 21 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #2 studentesse dalla doppia vita

Salve! In questo post continuerò l'analisi dei principali personaggi femminili di altri tre cartoni per bambini/ragazzi (in questo caso il target sale e andiamo più o meno dagli 7 ai 12 anni). I cartoni animati in questione sono Atomic Betty, Juniper Lee e Monster Allergy, nei primi due le protagoniste sono ragazzine, nell'ultimo caso il protagonista principale è un maschio, affiancato nelle sue avventure da una bambina.
Procediamo con ordine.
Betty Barret nelle sue vesti di guerriera intergalattica
Atomic Betty
Protagonista della serie animata è Betty Barret una ragazzina (l'età non viene specificata, ma probabilmente frequenta i primi anni della scuola media) intelligente, coraggiosa e atletica. Oltre ad essere una brillante studentessa, Betty ricopre anche il ruolo di guardiana intergalattica. Il suo compito è di mantenere la pace interplanetaria, viaggiando per il cosmo alla guida di una tecnologica navetta e sventando i piani del malvagio Maximus, un gatto antropomorfo con manie di grandezza che mira alla conquista del mondo, affiancato dal tirapiedi Minimus. Betty è il capo di un'unità formata da alri due membri: Sparky, ingordo alieno pasticcione che causa più guai di quelli che risolve e X-5, un robot dalla conoscenza enciclopedica. Nonostante i due amici siano spesso una componente preziosa per la riuscita delle missioni è Betty ad essere l'indiscusso ed autoritario capo del trio. E' lei la comandante, lei impartisce gli ordini e lei mette irrimediabilmente K.O. la sua nemesi. Siamo di fronte ad una figura diversa da quelle analizzate nello scorso post, perché Betty non è solo una ragazza intraprendente ed attiva, ma una vera e propria eroina, capace di tenere testa ad un antagonista vero e proprio (elemento non presente dei tre cartoni di cui ho parlato ieri) con la sua furbizia, ma anche con una buona dose di combattimento ed arti marziali, disciplina nella quale eccelle, nonostante la giovane età. Se la nostra guardiana intergalattica rappresenta un encomiabile esempio di grinta e di forza, la Betty quotidiana non è da meno. La gentilezza e l'altruismo di Betty, non devono essere confuse con debolezza, il suo senso della giustizia ed il suo carattere forte le permettono di tenere testa ai bulletti della scuola e di difendere i ragazzini deboli e tiranneggiati. Fra loro, vi è anche il suo migliore amico, Noah. Questi è un ragazzino timido ed impacciato, che a causa della sua bravura in matematica e del suo odio per quasi tutti gli sport è spesso l'obbiettivo preferito di scherzi e prese in giro, e per questo viene costantemente difeso da Betty che ammira a tal punto di essersi preso una bella cotta per lei (apparentemente non corrisposta). Noah è un personaggio positivo, è sensibile, è molto intelligente, è studioso ed è un ottimo amico, ma questi valori, nei cartoni animati, purtroppo sono attribuiti ai maschi ben poche volte. Spesso ai ragazzi è riservata la parte del guerriero, dell'amante degli sport, del difensore dei tiranneggiati, mentre le ragazze sono timide, studiose, riservate e spesso prese di mira. Betty e Noah, invece ci mostrano un esempio opposto e vincente: una bambina grintosa e forte ed un bambino timido e geniale. Inoltre, a differenza del migliore amico, Betty eccelle anche in numerosi sport, come il nuoto, la corsa e ovviamente il combattimento. Una menzione particolare merita anche la famiglia della protagonista, per niente ideale come viene di solito dipinta nei cartoni. Il padre di Betty è un venditore porta a porta che spesso non comprende a pieno la figlia, ma è molto più in sintonia con lei di quanto non lo sia la madre. La mamma di Betty, infatti, mostra aperta insofferenza per alcuni atteggiamenti della figlia, come il suo amore per i fumetti, che in un episodio cerca addirittura di vendere, e non nasconde di volerla più femminile e interessata ai capelli ed ai vestiti. Ambiti che non interessano minimamente una guardiana intergalattica.

Juniper Lee
Questa serie televisiva è incentrata sulle avventure di un'undicenne cinese-americana, Juniper, che ha ereitato da sua nonna il titolo di Te Xuan Ze. La Te Xuan Ze è la protettrice di una fantomatica barriera creata milioni di anni fa per separare le creature magiche da quelle umane. Il suo compito è di mantenere la pace fra i due mondi. Assieme al ruolo di Te Xuan Ze, Juniper ha ricevuto anche numerose abilità magiche, che però non adopera ancora alla perfezione, preferendogli il più delle volte la forza bruta. Ragazzina coriacea e dalla lingua lunga, June è molto legata alla nonna Jasmine, forse la sola in grado di comprenderla fino in fondo, a causa del gravoso compito che entrambe hanno portato e portano sulle spalle. Jasmine Lee, l'anziana nonna di June, ha la fama di essere stata la migliore Te Xuan Ze della storia. Saggia e severa, per la nipote è una vera e propria guida, sia dal punto di vista teorico che da quello pratico, conoscendo ben quaranta diversi stili di arti marziali. Un elemento portante della serie animata è quello dello scontro generazionale e del rapporto/maestra-allieva. Questo tema, di solito, viene presentato attraverso personaggi maschili (basti pensare al famoso Karate Kid, o anche, per rimanere nell'ambito dei cartoni animati ad American Dragon, a Piovono polpette, ad Alla ricerca di Nemo. Insomma, tutti mettono in scena un rapporto tra due diverse generazioni di maschi), ma nel caso di Juniper Lee abbiamo finalmente la stessa tematica messa in scena da due donne. June, l'allieva e la nipote, rensponsabile, certo, ma anche moderna, scanzonata e desiderosa di vivere una vita "normale" con i suoi amici e Jasmine, la nonna e la maestra, comprensiva ma all'antica, che appartiene ad una diversa generazione, con diversi codici di valori, una diversa morale e che cerca di trasmettere i migliori tra questi valori alla sua pupilla, per prepararla ad un compito molto più gravoso di quello che la sua età richiederebbe.

Elena Patata  (Monster Allergy)


Elena Patata è la co-protagonista del cartone e del fumetto italiano Monster Allergy che ruota attorno alle avventure sue e dell'amico Zick (il quale riesce a vedere i mostri, che convivono con gli umani essendo però a loro invisibili, e li ospita persino a casa sua pur essendone terribilmente allergico). In questo caso, quindi, Elena non è la protagonista della serie, ma il suo ruolo è tutt'altro che decorativo. La bambina è un elemento prezioso per Zick, oltre ad essere la sua prima vera amica (il ragazzino viene considerato svitato dalla maggiorparte dei suoi coetanei, proprio a causa del suo strano atteggiamento e delle numerose allergie) è la prima estranea che si fida di lui e che crede alla sua abilità di vedere i mostri. Proprio per merito delle sue capacità e dell'aiuto dato a Zick ad Elena verrà donata dalla madre del ragazzo l'abilità di vedere, anch'ella, i mostri, assumendo quindi un ruolo pari a quello dell'amico. Quindi in un certo senso, nel corso della serie e del fumetto, Elena si conquista un ruolo da protagonista. Questo personaggio femminile, come abbiamo detto, è tutt'altro che un oggetto da salvare o da proteggere. E' lei, il più delle volte ad aiutare Zick e non viceversa, non perchè il suo amico sia arido di cuore ma semplicemente perché le volte in cui Elena ha bisogno di aiuto sono meno di quelle in cui ne ha bisogno Zick, visti i guai che gli causa la sua insolità abilità. Dinamica ed esuberante, compensa con la sua vitalità il carattere chiuso e schivo dell'amico. Elena Patata è un personaggio femminile positivo forse ancora più importante di Juniper e di Betty, perché ci dimostra che un carattere femminile può essere ben tratteggiando ed al di fuori degli stereotipi di genere anche se il suo ruolo non è centrale, ma marginale o comunque più marginale rispetto a quello di un altro personaggio.
Decisamente, Monster Allergy è un fumetto/cartone che, a parer mio, merita l'enorme successo che ha avuto, non solo per la caratterizzazione dei personaggi, oltre ai due protagonisti, infatti, abbiamo un gran numero di mostri "buoni", degli elementi spassosissimi con cui Zick si ritrova, suo malgrado, a convivere, per non parlare dell'altezzoso e insofferente gatto parlante del ragazzino, che traccia diligentemente la scheda di ciascun personaggio della serie in modo da tenere sottocontrollo gli elementi più o meno sospetti del quartiere. Vi consiglio caldamente di dare un'occhiata al fumetto ed eventualmente di acquistarlo qui oppure di dare un'occhiata alla serie televisiva che potete vedere gratis qui

venerdì 20 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #1 - Eroine dall'asilo

Come ho scritto nel post precedente, oggi voglio presentarvi le protagoniste di tre popolari cartoni animati per bambini di età prescolare che non rientrano nel ruolo di "accessorio estetico-presenza isterica-premio-consolazione-cura-oggetto amoroso/”sessuale”", ma che sembrano anzi delle piccole femministe in erba, ben a conoscenza del proprio valore, della propria intelligenza e dalle grandi ambizioni.
E' questo il caso di Dottie McStuffins, conosciuta in Italia come Dottoressa Peluche.

Dottie è una simpatica bambina di sei anni con un sogno: diventare anche lei una dottoressa in gamba, proprio come la sua mamma. A casa McStuffins, infatti, composta, oltre che dalla bambina, dai due genitori e dal fratellino più piccolo, è la madre a "portare il pane a casa". Il papà di Dottie, Mr McStuffins è uno stay-at-home father, ossia un casalingo. Infatti, lo vediamo spesso in cucina a preparare la cena per i figli e la moglie, mentre quest'ultima è al lavoro in ospedale. Il tutto in un'atmosfera assolutamente accogliente e quotidiana.

Torniamo a Dottie. Nonostante voglia bene ad entrambi i genitori in egual misura, è la madre quella che ha la sua totale ammirazione, proprio in quanto dottoressa. Così, nella speranza di poter seguire, un giorno, le sue orme, Dottie passa la maggiorparte del suo tempo a esercitare la professione di dottore con i suoi numerosi peluche. La bambina, inoltre, possiede uno stetoscopio magico. Quando lo indossa, i suoi animaletti di pezza prendono vita e interagiscono con lei. Ogni puntata è incentrata sul malanno di questo o quel giocattolo da curare, alla fine dell'episodio la nostra Dottie da ai bambini a casa preziosi consigli su come restare in salute. Non ci sono principesse fra gli interessi di Dottie, nell'unico episodio in cui la vediamo mascherata, preferisce a trini e merletti un costume da cowboy. In ogni puntata ci troviamo di fronte ad un problema da risolvere o una malattia da curare, il tutto corredato da insegnamenti come la fiducia in sé stessi e la sconfitta delle proprie paure. E' proprio Dottie che, quasi, sempre trova le soluzioni ai problemi e "salva la giornata". 

La seconda protagonista di cui voglio parlare oggi è Dora, dal cartone "Dora l'esploratrice". Come da titolo, la protagonista, una bambina ispanica di sette anni, è appassionata di esplorazioni e in ogni puntata se ne va in giro in compagnia di una simpatica scimmietta alla scoperta di un mondo a misura di bambino. Nella versione originale la bambina pronuncia qualche parola o frase in spagnolo, nella versione italiana le stesse parole sono in inglese. Il cartone animato infrange spesso la quarta parete e Dora comunica con i giovani telespettatori avvalendosi del loro aiuto per risolvere i le problematiche che ogni esplorazione riserva. Abbiamo quindi una protagonista che non è per nulla un oggetto passivo, bensì una bambina dinamica, entusiasta ed intraprendente. Sono poche le scene in cui Dora è mostrata all'interno di una casa o comunque di un'abitazione, il più delle volte le sue avventure si svolgono all'aria aperta, tra il verde degli alberi e tra i prati. Anche i vestiti e l'aspetto fisico di Dora danno l'idea di una bimba attiva e sempre in movimento, no di certo di una piccola casalinga. Capelli a caschetto, guanciotte piene e pancetta da bambina, una semplice t-shirt rosa, un paio di pantaloncini e scarpe da ginnastica. Soprattutto, un pratico zainetto da viaggio. Dora non è certo una bambina sedentaria che ha bisogno di essere spronata per muoversi.

La terza ed ultima bambina è Darby, del cartone animato, i miei amici Tigro e Pooh.
da sinistra a destra, Pooh, Darby e Tigro
In questa serie, i due amici del bosco de Cento Acri sono anche i membri di un trio di detective (quartetto, se si conta anche il cane Buster) che ha a capo una sveglia ed intuitiva bambina dai capelli rossi. Come Dora l'esploratrice anche Darby infrange spesso la quarta parete, chiedendo aiuto agli amici a casa per risolvere gli enigmi della puntata.
La bambina è indubbiamente il capo di questa bizzarra squadra di investigatori. Allegra, ma con i piedi per terra, risolve spesso i dubbi di Pooh, incoraggiandolo continuamente a non perdersi d'animo e costituisce un contrappeso razionale agli eccessivi voli di fantasia di Tigro, trovando spesso lei stessa la situazione più plausibile e razionale e tutti i misteri della serie o almeno ricapitalondo gli indizi per aiutare i bambini a casa ad arrivare da soli alla soluzione. Darby è un altro esempio di bambina attiva, lei e i suoi colleghi detective sono quasi sempre all'aperto, in mezzo al bosco e in alcune puntate si può vedere la bambina sfrecciare su un monopattino.

Né Dottie, né Darby, né tantomeno Dora sono dei semplici accessori, tutte e tre, come abbiamo visto, sono le protagoniste del cartone in cui sono presenti. Rivestono indubbiamente il ruolo principale, sono attive, intelligenti e per nulla leziose. Non devono essere salvate, né curate (anzi, nel caso di Dottie è lei che cura). Quando si trovano davanti ad un problema, raramente si perdono d'animo e quando i loro compagni di avventura si scoraggiano e si arrendono, sono loro il più delle volte a prendere in mano la situazione e a trovare una soluzione. Sono decisamente dei modelli positivi ed allegri sia per le bambine che per i bambini.