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venerdì 6 dicembre 2013

Regali di Natale (cosa speriamo di trovare sotto l'albero)

Non so ne ve ne siete accorti, ma sta arrivando Natale. Non provateci nemmeno a lamentarvi delle tremila decorazioni sbrilluccicose su ogni balcone che vi fanno rischiare un attacco epilettico mentre siete alla guida e nemmeno dei Babbi Natali impiccati alle finestre che immancabilmente qualche sciura scambia per ladri rischiando l'infarto. Non lamentatevi perché qui in Inghilterra gli addobbi hanno cominciato a metterli a Novembre, subito dopo il Guy Fawkes Day che, per chi fosse carente in storia anglosassone e a digiuno da V per Vendetta, è il 5 Novembre. La verità è che, premessa cinica a parte, io amo il Natale. Sul serio, amo pure la ressa nei centri commerciali, specialmente se giustificata dall'arrivo dei mercatini artigianali. Quando arriva il momento di decorare l'albero fremo e ogni anno in famiglia si compra immancabilmente un'altra pallina, finché non si deve cambiare l'albero... o cambiare casa. Una delle cose che adoro di più del Natale sono i giocattoli. A me i giocattoli piacciono, mi piace andare in giro per i negozi e vedere che cosa si vende. Se i giocattoli per le bambine sono tutti rosa o ci sono altri colori se i reparti di giochi "da maschio" e "da femmina" sono ben separati, non così definiti o addirittura inesistenti come a La Città del Sole o Imaginarium (essendo anche questo arrivato finalmente nella mia città posso fare festa!). Mi piace vedere i giocattoli più venduti e riflettere. Cosa sono? Come ci si gioca? C'è un modo giusto o sbagliato per giocarci? Cos'hanno che piace tanto? Perché? A me sarebbero piaciuti da piccola? Ci avrei giocato? Ci giocherei adesso? Con il teatrino da costruire che ho visto oggi eccome se giocherei! Insomma, se non lo avete ancora capito in questo post parlerò di regali di Natale, soffermandomi in particolar modo sui giocattoli. L'anno scorso il blog Un altro genere di comunicazione aveva stilato una lista di giochi indesiderati perché alimentanti stereotipi di genere. Potete trovare il post qui e quello di quest'anno sempre sull'argomento Regali di Natale qui. Dico subito che secondo me pochi giocattoli, o almeno non tutti quelli che di solito vengono definiti come tali, sono sessisti. Cicciobello, per dire, a mio avviso non è sessista. Rappresentare sempre e solo delle bambine che giocano con lui, magari truccate e dall'atteggiamento lezioso lo è. Allo stesso modo, non sono sessiste le hottweels, ma tonnellate di pubblicità dove non si vede nemmeno una bambina lo sono. Sembra che gli unici giochi con cui i bambini siano "autorizzati" a giocare insieme siano i giochi di società, quelli all'aperto e qualche peluche non troppo infiocchettato. E a proposito di peluche, tremate genitori, è tornato Furby, uno dei più fastidiosi ed orripilanti giocattoli della storia risbuca dagli anni '90 dove speravamo tutti di averlo lasciato per sempre, io almeno sì. Ho sempre odiato Furby, è un peluche che dovrebbe ispirarti tenerezza, ma che è, senza mezzi termini, brutto. Un incrocio venuto male tra un robot e una gallina con una voce starnazzante e un linguaggio incomprensibile. Ed io dovrei coccolare quel coso? Ma anche no! Posso fieramente affermare che nella mia lista di doni a Babbo Natale il tecnologico pennuto non ci è mai entrato, in compenso ci è entrato ben di peggio. Visto che sono sull'argomento Furby, non capisco perché per reclamizzare il giocattolo siano stati scelti come testimonial Filippa Lagerback, Alessia Marcuzzi, Federica Pellegrini e (forse loro sono un po' più plausibili) gli One Direction. Il Furby non dovrebbe avere come target bambini dai sei ai dieci anni? Mi state forse suggerendo che un bambino di otto anni sa chi è la Marcuzzi e si rallegra nel vederla giocare con un Furby? Altra perplessità, tra le novità di Furby c'è che può venire collegato a i-phone e i-pad e interagire con una serie di app da scaricare. Devo dedurre che si suppone che il target del prodotto abbia un i-phone o un i-pad di proprietà o che se lo faccia prestare dai genitori e quindi che i suoi genitori abbiano un i-phone e un i-pad o ancora che l'acquisto del furby possa ventilare il successivo acquisto di un i-pad? Vedeto quanti ragionamenti partendo da un pennuto robot? Torniamo all'argomento principale del post, ho deciso di redigere anche io una lista di regali per questo Natale, in questo caso però non saranno regali sconsigliati, ma regali consigliati, ché si sa a me piace vedere il bicchiere mezzo pieno.
E scovare le cose belle.

Puzzle e giochi di società 
Dicono che assieme ai giochi da fare all'aria aperta, i puzzle e i giochi di società siano quelli dove le differenze e gli stereotipi di genere vengano meno e dove i bambini e le bambine possano giocare insieme in libertà senza sentirsi dei "maschiacchi" o delle "femminucce". Se infatti un bambino e una bambina si arrampicano sugli alberi, vanno in altalena e sfrecciano in bicicletta allo stesso modo senza stare a pensare se uno scivolo sia da maschi o da femmine, sempre allo stesso modo risolvono un puzzle o cercano di arrivare per primi all'ultima casella del gioco dell'oca, non badando se i loro compagni o avversari siano femmine o maschi. Io poi guardo sempre con un sorriso ai giochi da fare in tanti e magari anche con i propri genitori, visto che le vacanze natalizie sono un'occasione anche per passare del tempo insieme. Abbiate però pietà e non regalate puzzle a bambini che li lancerebbero volentieri fuori dalla finestra come la sottoscritta. Per quanto riguarda invece i giochi di società condivido con voi i miei preferiti
- Monopoli, l'infinito gioco che trasforma anche il più innocente dei poppanti in uno spietato Rockfeller
- Risiko, se Monopoli trasforma i bambini in Rockfeller questo vi tira su dei piccoli Napoleone. Inoltre è decisamente consigliato per bambini dai 9/10 anni in su, più piccoli rischierebbero di annoiarsi a morte
- Twister, non so se conti proprio come un gioco di società, ma è sempre stato uno dei miei sogni mai realizzati. L'ho sempre voluto e non l'ho avuto mai (mia madre comprò per sbaglio a me e mia sorella Twister moves che era un gioco di danza)
- il Salva le scimmie, che consiste nello sfilare da una palma di plastica una serie di bastoncini colorati senza fare cadere a terra le scimmiette che vi sono appese sopra (ovviamente vince chi alla fine ha fatto cadere meno scimmie).
Salva le scimmie


E il mio preferito
- Cranium. Il Re dei giochi di società a mio avviso, una delle invenzioni più brillanti degli ultimi decenni. Il gioco è strutturato come un gioco nell'oca, ossia, si parte da un punto per arrivare a un altro e vince il segnalino che arriva per primo. Come si può vedere dall'immagine ogni casella è di colore diverso (verde, viola, blu, rosso e giallo) a seconda del colore il giocatore, per andare avanti, deve superare una sfida, cantare o mimare, rispondere a una domanda di cultura generale, risolvere un rebus, disegnare o modellare con la creta. E' un gioco adatto sia agli adulti che ai bambini (specialmente se giocano con i genitori e consiglierei almeno di otto anni) perché mentre ai "grandi" possono essere riservate le domande di cultura generale e i mimi di personaggi sconosciuti a un ottenne (come Vanna Marchi o Vittorio Gassman) i bambini possono disegnare, modellare con la creta e imitare personaggi più alla loro portata come Batman e Cappuccetto Rosso.
Io ci passo le serate con gli amici. Sono seria.


 I libri

Amo leggere e ho sviluppato questa passione fin da bambina, va da sé quindi che tra i miei regali di Natale e di compleanno ci sia sempre stato qualche libro, alcuni anche parecchio discutibili, perché quando si ha una nonna che prende per una fiaba un libro di satira politica e ti regala "Biancaneve e i 100 nani" i risultati non possono essere che comici. Per i bambini di età prescolare che non sanno ancora leggere o sono capaci giusto di compitare qualche frase propongo, senza distinzione, più o meno tutti i libri della casa editrice LO STAMPATELLO che proprio in occasione della festività in arrivo ha allargato il suo catalogo con simpatici nuovi arrivi. Qui un elenco dei miei libri preferiti
-Piccolo Uovo (Premio Andersen). Un po' perché amo i disegni della Pimpa, un po' perché la semplicità e la naturalezza con quale viene affrontato il tema dell'omogenitorialità e non solo è quasi sorprendente io questo libro lo adoro e l'ho adorato. Credo che il suo punto forte sia che tutti i bambini possono indentificarsi in una delle famiglie del libro, la famiglia con papà e mamma coniglio, quella delle due gatte, dei pinguini, del cane bianco e della cagnolina nera, della cangura che ha adottato un koala. Viene introdotto non solo il tema dell'omosessualità, ma anche quello delle famiglie interraziali, dell'adozione, dei genitori single che spesso vengono lasciati ingiustamente nell'ombra. Tutte le famiglie sono messe sullo stesso piano, non ce n'è una migliore o peggiore, tutte sembrano un bel posto in cui nascere.


Per chi invece è già avviato alla lettura e vuole qualcosa di più sostanzioso, consiglio alcune delle mie letture per ragazzi preferite: Ulysses Moore (il primo titolo si chiama "La porta del tempo"), Una serie di sfortunati eventi (primo titolo "Un infausto inizio"), Coraline, La bambina della sesta luna (che, in realtà, a me non piaceva, perché Nina, la protagonista mi è sempre stata incredibilmente antipatica, però devo ammettere che la trama è avvincente, anche se la caratterizzazione dei personaggi, specialmente quelli malvagi, è un po' carente, e rimane troppo fissa nello sterotipo del brutto e cattivo senza un perché, e gli amici/aiutanti di Nina li ho trovati piuttosto piattini, le illustrazioni sono molto belle e gli scenari meritano, ai bambini amanti del fantasy potrebbe interessare), viaggio del regno della Fantasia di Geronimo Stilton (ero una grande fan dei libri di Geronimo Stilton, sono stati tra i primi libri che ho iniziato a leggere da sola), qualsiasi libro di Bianca Pitzorno (tra i miei prediletti, Tornatràs, Extraterrestre alla Pari, Ascolta il mio Cuore, l'Incredibile Storia di Lavinia e il protagonista assoluto della mia infanzia, La Voce Segreta). Sono quasi tutti indicati a partire dai nove anni in su, con l'eccezione dei libri di Bianca Pitzorno, alcuni dei quali hanno anche un target più giovane o più vecchio e, per quanto riguarda Il Viaggio nel regno della Fantasia lo consiglio esclusivamente agli amanti della lettura, perché è un bel tomo di quasi 400 pagine. Vi faccio presente che molti dei libri che ho pubblicato qui sono delle saghe. Per l'amor del cielo, se volete regalare a vostro/a figlio/a, nipote, figlioccio/a, fratellino/sorellina un libro abbiate l'accortezza di controllare che il volume che state comprando non sia un sequel. Scriverò un post a riguardo prima o poi, ma mi preme fare presente che i bambini non sono degli stupidi. Se a un bambino piace leggere non vuol dire che legga anche la lista della spesa, conosce la differenza tra la lettura di un avvincente fantasy e un catalogo utensili da giardinaggio e legge non perché lo diverta pronunciare una serie di parole senza senso logico, ma perché è rapito da una storia accattivante, personaggi interessanti e vaticina preoccupato la sorte del suo eroe o della sua eroina. Se gli regalate un sequel, gli state regalando una storia già cominciata, un libro aperto a metà, con tutti i personaggi già per la loro strada e lascerete il giovane lettore a lambiccarsi su come siano finiti a fare quello che stanno facendo. Immaginate di cominciare a leggere Harry Potter dal quarto libro, o Eragon dal terzo. Persino leggere Cinquanta sfumature di grigio dal secondo tomo potrebbe creare qualche disagio. Ci capireste qualcosa? Vi appassionerebbe la lettura? Ecco, abbiate rispetto per tutti i lettori, anche quelli sotto il metro e venti. Altro consiglio, non relagate quintalate di libri a bambini a cui non interessano. So bene che per appassionare un bambino alla lettura è consigliabile leggergli molto, leggergli sempre, leggergli la favola della buonanotte e appoggio questo metodo, anche perché è il metodo con cui sono stata cresciuta. Proprio per questo posso dire che non è un metodo infallibile, nel senso che non è detto che perché un bambino sia stato cresciuto a pane e fiabe sviluppi un amore incondizionato per la lettura. Io l'ho sviluppato, ad esempio. Mia sorella no. Mia sorella non ha mai amato leggere da piccola, adesso non le dispiace, ma da bambina ha sempre preferito fare altro e leggeva solamente i libri assegnati dalla scuola, con pochissima voglia ed in moltissimo tempo. Non so se questa antipatia per i libri derivasse dal fatto che voleva trovare una passione diversa da quella della sorella (io ero "la bambina che aveva imparato a leggere senza sillabare" è plausibile che lei che nelle prime letture aveva sperimentato le difficoltà comuni a molti coetanei si sentisse un po' a disagio) o se semplicemente la lettura non l'appassionasse, fatto sta che leggeva poco o niente. Vi dirò io sono un po' scettica quando sento del bambino che deve leggere a tutti i costi e facciamolo leggere e cosa succede se non legge e non gli piace leggere ecc. Ogni bambino è diverso, uno a cui non piace leggere non è meno intelligente di chi lo ama. Innanzitutto potrebbe appassionarsi dopo e anche se questo non succedesse mai pazienza, potrebbe amare lo sport, la pittura, il teatro, gli animali, l'aria aperta e il nostro continuo mettergli davanti libri e solo libri lo farà sentire solo più a disagio. Questo almeno è quello che ho imparato guardando mia sorella. Fine del predicozzo.

Biciclette e tricicli


                                                                       
A Natale, si sa, di solito si fanno i regali "grossi" e per molti è un buon momento per introdurre un bambino o una bambina al suo primo triciclo o bicicletta. Come ho già detto, è nei giochi all'aperto che i bambini risentono meno degli stereotipi di genere, quindi sì anche a monopattini, pattini, palloni, corde per saltare e, nel caso si preferisca un gioco da tenere dentro casa, visto che Dicembre non proprio il mese migliore per scendere in cortile o andare al parco a dondolarsi sulle altalene, si può puntare sulle casette o le tende da indiani (anche qui, parlo per esperienza personale visto che sono stata così fortunata da avere sia una bella casetta con tanto di finestre coi gerani e filo per stendere e un igloo da eschimese). 



Cucine, supermercati, tavoli da falegname, fattorie...

Non è un mistero che ai bambini piaccia imitare i genitori, a tutti i bambini, maschi e femmine, e se li vedono fare la spesa, cucinare, fare giardinaggio o riparare un elettrodomestico rotto probabilmente saranno affascinati dall'attività e avrebbero piacere a riprodurla con degli attrezzi su misura, come delle piccole cucine giocattolo o il supermercato dove andare a fare la spesa. E' difficile purtroppo, specialmente per le cucine, trovare qualcosa che non sia di un bel rosa shocking, giusto per alimentare lo stereotipo che in cucina ci devono stare solo le donne, ma ci sono delle marche che fanno eccezione e propongono dei colori "neutri" come la Fisher-Price (a proposito, neanche il sito della Fisher-Price divide i giocattoli in base al sesso dell'acquirente) o negozi come La Città del sole e Immaginarium che avevo già citato prima.

Toh, un bambino che gioca con una cucina! (e che bel colore la sua maglietta!)



Sempre più estremi, un bambino che gioca con una cucina ROSA! Mi domando come faccia ad essere ancora in vita! ;)

Sempre della Fisher-Price ho scoperto poco fa la marca Little People che propone una serie di giocattoli divertenti e interattivi (per alcuni ci vogliono le pile, ma con la maggioranza si gioca senza) come parchi giochi, fattorie, casette, piste per le macchinine. Piste dove a giocare con le macchine è, ad esempio, una bambina, senza che la pista sia per questo rosa.
Una bambina che gioca con una pista per le macchinine non rosa! Ammetto che trovarla non è stato facile...

Sempre la Little People inoltre ha creato una serie di piccoli protagonisti delle sue avventure, due bambini e tre bambini, di etnie diverse e di caratteri diversi. C'è il bambino attivo, quella timida, quella espansiva, quello sciocchino, quella creativa. Perché, recita lo slogan non esistono due bambini uguali. Ognuno ha una personalità che prescinde dal suo essere maschio o femmina.
Se vi incuriosiscono come hanno incuriosito me, cliccate qui















E infine... vince il premio miglior giocattolo non sessista per il Natale un gioco che oltre a non alimentare stereotipi di genere merita la palma d'oro per la creatività ed il divertimento, almeno secondo il mio modestissimo e discutibilissimo parere.


Come ho già accennato, io ci giocherei adesso

















Io amo il teatro ed amo recitare, credo non ci sia gioco più fantasioso, divertente e stimolante di questo. Un gioco dove non ci sono regole e la storia da mettere in scena è quella che più piace: il Principe salva la Principessa dal Drago, la Principessa salva il Principe dal Drago, il Drago salva il Principe dalla Principessa, la Principessa salva il Drago dal Principe... Guardate quante combinazioni! Questo specifico teatrino è per marionette a dita, ma ce ne sono anche di più grandi per burattini a mano.
Io e mia sorella ne avevamo uno di cartoncino della Pimpa.
Lo abbiamo consumato



Vi auguro un Felice Natale :)






venerdì 18 ottobre 2013

Essere o non essere (una Pinkstinker)?

Parliamo di Pinkstinks.
Pinkstinks (letteralmente, il rosa puzza, liberamente, il rosa fa schifo) è un movimento che nasce a Londra nel 2008 ed ha fatto il giro della nazione arrivando a far parlare di sé anche nel continente. Combatte contro le discriminazioni di genere e contro l'imposizione alle bambine del modello "principessa/fatina in rosa" da parte di vestiti, cartoni animati, libri e soprattutto giocattoli. C'è chi lo guarda come un passo avanti nella lotta contro gli stereotipi, chi ne ride sprezzantemente, chi replica con la sempiterna frase "ci sono cose più importanti a cui pensare" (ultimamente di gran moda quando si mettono in tavola le carte dei diritti delle donne ed degli omosessuali) e chi è scettico. Io appartengo all'ultima categoria. Non fraintendetemi, io appoggio le campagne contro le discriminazioni di genere. Questo blog, lo avrete notato, propone immagini e figure femminili che esulano dal modello "PrincipessinaRosa" (qui, qui, qui e qui) e l'intento della campagna Pinkstinks, da quello che ho capito, è sostanzialmente lo stesso, cioè offrire alle bambine dei modelli femminili forti e indipendenti, dei giocattoli che stimolano la logica, la creatività, le attività all'aperto ed opporsi alla precoce adultizzazione dell'infanzia. Bene, stupendo, sono d'accordo al 100%. Il contenuto del movimento mi piace. Sono i mezzi che non mi convincono. Questo odio conclamato ed orgoglioso per il rosa e per tutto ciò che è "principesco" io proprio non riesco ad appoggiarlo. Perché io ero una di loro. Non una Pinkstinker. Io ero una bambina a cui piaceva il rosa. Mi piaceva il rosa e mi piaceva vestirmi da fata o da principessa. Non sono mai stata un'invasata, non mi coprivo di rosa dalla testa ai piedi, la mia cameretta era verde acqua (e prima ancora semplicemente bianca) anche se, confesso, avessi avuto libera scelta probabilmente avrei insistito per il rosa, ma all'epoca condividevo la stanza con mia sorella, avevo vestiti di tutti i colori, tra i miei preferiti ce n'era uno sui toni dell'arancio e un altro tutto colorato. Avevo Barbie, peluches, palloni, il lego, il pongo, un tappetino di gommapiuma colorata con i numeri e le lettere. Ero circondata da tanti stimoli e da diversi colori e tra questi il mio preferito era il rosa. Anzi, a dire la verità era il fucsia, che è rimasto tra i miei prediletti per molto ed ancora oggi non mi dispiace (chiedetelo alla copertina del mio e-reader che, per inciso, è azzurro). Ricordo ancora, e mai la scorderò, la mia faccia da funerale quando, in prima elementare, alla recita di fine anno (Alice nel Paese delle Meraviglie) dovetti interpretare la tazzina del Tea Party del Cappellaio Matto. Il ruolo della tazzina consisteva in un balletto con le mie compagne avvolte il dei deliziosi tutù di cartapesta di diversi colori. A me ne capitò uno color rosa salmone e una delle mie amichette ebbe in sorte quello fucsia. Vi lascio immaginare la tragedia...
Fine dell'aneddoto.
Quello che sto cercando di  dire è che a me il rosa piaceva e se fosse arrivata una pinkstinker qualsiasi a portarmi via le mie magliette di quel colore o i fermagli per capelli o le scarpe o il costume da principessa o anche i miei giochi più "femminili" sebbene non necessariamente di quel colore (le Barbie, i bambolotti, la mia amatissima cucina giocattolo ecc..) la mia infanzia non sarebbe stata più libera, ma probabilmente solo più triste. Più in generale, trovo piuttosto contradditorio e, lo dirò francamente, sbagliato che un movimento pensato per la libertà delle bambine dagli stereotipi di genere si basi sulla proibizione di alcuni giocattoli solo alle bambine, alle bambine in quanto femmine. Sì, perché il Pinkstinks non condanna il rosa in sé, né i bambolotti o le cucine, le condanna quando vengono usati dalle bambine, mentre invece plaude a quei bambini (maschi) che chiedono in regalo una cucina giocattolo o vogliono vestirsi di rosa. Ma io mi chiedo: il principio che porta a proibire alle bambine in quanto femmine i palloni da calcio, i giochi scientifici, i dinosauri e tutti quei giochi tipicamente considerati da maschio, non è lo stesso che adopera il movimento PinkStinks quando vuole proibire alle bambine di giocare con le bambole, le principesse e tutto ciò che viene considerato da femmine? E non è questo principio, il proibire giocattoli e colori ai bambini in base al loro sesso, che dovrebbe essere combattutto, invece del rosa?
A me sembra che nelle loro campagne a favore dell'infanzia a volte le femministe facciano un errore, anzi, due grandi errori. Il primo errore è il denigrare i giocattoli "da femmina". Ho letto molte volte commenti orgogliosi da parte di donne che si vantavano di aver sempre odiato il rosa, di non aver mai giocato con le bambole ed aver sempre preferito al castello delle principesse, la fortezza dei briganti.
Schemi... Inutili schemi. Le mie figlie giocavano di più con giochi "da maschio".. Ed anche io perché sono più divertenti. E allora?!
Commenti del genere mi lasciano interdetta. Perché anche le femministe, persino loro, che dovrebbero essere per l'uguaglianza, considerano i giocattoli "maschili" (sto scrivendo questi termini tra le virgolette perché io non credo che dovrebbe esserci distizione fra giochi da femmina e giochi da maschi) migliori di quelli "femminili" e si vantano di aver sempre voluto fare giochi da maschio? Forse una bambina che ha sempre amato le bambole e magari non si è mai interessata alle macchinine si deve vergognare? Vale meno di una coetanea che preferisce l'azzurro al rosa? No. Io rispondo fermamente di no. Non facciamo l'errore di considerare le attività "maschili" migliori per partito preso di quelle "femminili" e di indentificare l'emancipazione con la conquista delle donne del "mondo degli uomini", del mondo che per troppo tempo è stato solo degli uomini. Emancipazione è anche questo, ma non è solo questo, la parte più difficile, secondo me, è quella che viene dopo, ossia ridare dignità ai lavori considerati tipicamente "femminili" e combattere perché tutti, uomini e donne, siano liberi di dedicarvisi senza per questo essere considerati inferiori. Ecco la vera emancipazione.
Come scrive Bianca Pitzorno "Saremo veramente liberi, noi terrestri, non tanto quando le donne diventeranno minatori o guidatori di locomotive, ma quando gli uomini si stireranno le camicie, ricameranno, cucineranno e accudiranno con piacere ai propri bambini." In un altro episodio del libro della Pitzorno da cui ho preso la citazione (Extraterrestre alla pari) viene raccontato l'aneddoto di una maestra che, durante l'ora di educazione tecnica, divide la sua classe in bambini e bambine. I bambini devono costruire un castello di cartapesta e le bambine ricamare un quadrato di lana. Una mamma protesta con l'insegnante per questa separazione dei ruoli, poiché sua figlia desidera costruire il castello di cartapesta e la maestra fa questa "concessione" all'allieva. La madre, però, non è soddisfatta e pretende che anche ai maschi venga permesso di ricamare, invece di costruire un castello, se lo desiderano. Perché, come viene spiegato in seguito al protagonista del libro, Mo, la cui storia è ambientata qualche decennio dopo questo aneddoto, lavorare a maglia è creativo e divertente quanto costruire un castello di cartapesta e a nessuno dovrebbe essere impedito. Lo stesso vale per il rosa e per i giocattoli femminili, sono interessanti e divertenti quanto quelli considerati da maschi e a nessuno dovrebbero essere preclusi, tanto meno a causa del loro sesso.
Un secondo errore che spesso noto nelle associazioni femministe che si dedicano al mondo dell'Infanzia è che quasi sempre si occupano solo di bambine, e quasi mai di bambini. L'infanzia dei maschi, però, non è così "libera" come sembra, anzi, per molti versi, a me pare che spesso siano i maschi a risentire di più, durante l'infanzia, degli stereotipi di genere. Perché se è vero che oggi è sempre più naturale l'idea di una bambina attratta da giochi maschili, che li usa e li preferisce a quelli da femmine, l'idea di un maschio che ai Gormiti preferisce il Cicciobello è ancora lontana anni luce. Il bambino che vuole usare giocattoli da femmine spesso è denigrato dagli altri maschi e persino dalle stesse femmine, la sua scelta è osteggiata dai genitori e dagli insegnanti. I maschi non possono vestirsi di rosa, non possono piangere, non possono giocare con i trucchi o indossare travestimenti femminili. Dov'è la libertà, mi chiedo? Perché campagne come PinkStinks non pensano anche a loro e non si battono perché possano essere liberi di fare i giochi che vogliono, di diventare le persone che vogliono? Perché non propongono modelli maschili positivi, sensibili, che qualche volta piangono, che chiedono aiuto, che sono dolci ed amorevoli?
Dobbiamo proprio combattere il rosa per essere femministe? Mi si dirà, il PinkStinks non combatte il rosa in sé, combatte ciò che quel colore rappresenta: la remissività femminile, la dolcezza, l'accoglienza, la maternità forzata, l'angelo del focolare, la mogliettina, la casalinga che si diverte a spazzare la sua dimora e che vive per gli altri, l'annulamento di sé. Va bene, ho capito, questi fardelli pesano ancora sulle spalle delle donne, ed è giusto che vengano combattutti ed è anche vero che in una certa misura il rosa ne sia un simbolo. Però, attenzione, non è combattendo il rosa in sé che ciò che rappresenta sarà eliminato. Esisterà ancora e magari sarà simboleggiato da un altro colore. Per combattere un messaggio sbagliato non dobbiamo annientare il mezzo con cui viene promulgato, perché i mezzi non sono in sé ne positivi, né negativi è quello che comunicano che lo è. Lo stesso discorso si può fare per la televisione, la tv in sé non è "buona" e nemmeno "cattiva", ma è quello che trasmette a veicolare messaggi giusti o sbagliati. Per combattere questi messaggi cosa preferiamo fare: distruggere la televisione ( o spegnerrla, come ci suggeriscono in molti) oppure creare un canale che i cui programmi diano messaggi positivi? Io sono per la seconda opzione, che è più impegnativa, certamente, ma i risultati che può dare sono sicuramente maggiori di quelli che otterremmo esortando il prossimo a buttare il televisore fuori dalla finestra. Lo stesso discorso vale per il rosa, è un colore, un mezzo, con cui per anni, molti, troppi anni sono stati confezionati, e ancora oggi lo sono, tutti quei messaggi diretti alle donne: sposati e sii una moglie sottomessa, fai figli, resta a casa ad accudirli, sii dolce e remissiva, donna al volante pericolo costante, le donne non sono portate per le materie scientifiche, le donne non capiscono niente di politica, torna in cucina, donna! Invece di fare guerra ad un colore perché non ce ne riappropriamo e non lo usiamo per trasmettere messaggi positivi? Messaggi che arrivino anche a quelle bambine come me, come molte, che amano il rosa e non vogliono rinunciarvi? Rendiamo il rosa un colore forte, anzi, rendiamo il rosa un colore e basta, che può piacere o non piacere a maschi e femmine ed è solo un colore in mezzo a tanti altri colori ed i bambini sono liberi di scegliere quello che preferiscono. 
Riassume esattamente quello che penso dell'argomento

 Per l'appunto, quello che penso è che più che combattere la presenza del rosa nella vita delle bambine bisognerebbe introdurre altri colori. Diamo alle bambine la libertà di scegliere, mostriamo che ci sono moltissimi colori oltre al rosa, forse scegliere il verde, forse il giallo oppure continuerà a preferire il rosa, non è un problema, non significa che non sarà una femminista. Pensateci, ha scelto con la propria testa, forse potrebbe già esserlo. ;)















Di seguito due articoli interessanti sul PinkStinks:
http://machedavvero.it/2010/01/pink-stinks-so-i-do-stink/(in italiano)
http://www.dailymail.co.uk/femail/article-1234007/AMANDA-CRAIG-Like-mums-Im-sick-pink-plague-Labour-REALLY-trying-ban-daughters-favourite-colour.html (in inglese)

venerdì 20 settembre 2013

InfanziaGialla

Buonasera, io sono Yellow e questo è il primo post del mio blog, Infanzia Gialla.
Perché proprio Infanzia Gialla? Beh, innanzitutto perché parlerò di bambine e di bambini. Chiariamo subito, questo non è un blog che consiglia come e per quanto tempo allattare, a che asilo mandare il pargolo o come vestirlo per un pomeriggio dagli amichetti. Questo non è un mummy blog. Io non sono una mamma. Sono semplicemente una ragazza a cui piacciono i bambini, a cui piace parlare con loro e di loro.
Sono una studentessa, quindi principalmente studio, quando non studio e trovo qualche cliente, faccio la babysitter. Dunque, studentessa, babysitter occasionale, blogger, cosa manca? Ah, dimenticavo. Sono una femminista. Seguo parecchi blog femministi e sono un'attiva commentarice. Forse pensate che la femminista per antonomasia detesti i mocciosi, ma fatemi dire che vi sbagliate di grosso. La maggioparte delle femministe ama i bambini, non per niente molte delle loro campagne riguardano il mondo dell'infanzia, da proteggere e salvaguardare in modo che sia il più lungo e sereno possibile. Se posso inagurare il mio blog facendo un po' di pubblicità vorrei subito citare come esempio la campagna #liberainfanzia del blog un altro genere di comunicazione che mette in luce i messaggi sessisti e misogini veicolati da molti dei cartoni animati più amati dai piccoli, nelle pubblicità dei loro giocattoli, negli stessi giocattoli, nei vestiti, nei libri di testo delle elementari, nei romanzi e molto altro. Non mi dilungo ulteriormente sulla campagna, ma vi consiglio di darci un'occhiata prima ancora di continuare a leggere il mio post, perché ne vale davvero la pena. Un altro blog che seguo e che parla spesso in maniera critica dei cartoni per l'infanzia e dei messaggi che lanciano ai ragazzini è il blog Il ricciocorno schiattoso. Proprio in uno dei suoi ultimi post, l'admin metteva in luce lo svilimento del femminismo perpetrato da parte di un cartone per bambini, poiché una degli antagonisti dei due eroi, sedicente femminista, viene dipinta come una pazzoide misandra. Uno dei commenti al post, che ho trovato molto arguto e vi consiglio di leggere, diceva più o meno così:
"la maggior parte dei cartoni hanno protagonisti maschi, le femmine sono relegate al ruolo di accessorio estetico-presenza isterica-premio-consolazione-cura-oggetto amoroso/”sessuale”".
Vorrei che vi prendeste qualche minuto per riflettere su questa frase e poi rispondeste alla seguente domanda: siete d'accordo?
Io no. Non sono d'accordo con questo commento. E' vero, c'è un buon numero di cartoni animati che rappresenta le femmine solamente come antagoniste (più che malvagie, isteriche e pazzoidi), come passivi oggetti del desiderio del protagonista, o come "crocerossine" del gruppo, dolci, silenziose, remissive, dedita alla cure di un qualsiasi maschio, ma ce ne sono moltissimi altri che invece hanno come protagoniste, o tra i protagonisti, ragazze e bambine forti, intraprendenti che esulano totalmente dai ruoli sopracitati. Il mio blog nasce per parlare di loro. Non solo, il mio blog nasce per mostrare tutti quei cartoni animati, film per bambini, giocattoli, libri e pubblicità che non veicolano messaggi sessisti e dannosi, bensì positivi ed utili. Vorrei completare le campagne come #liberainfanzia o il lavoro di ricciocorno con una mia pars construens. Loro ci dicono da cosa dobbiamo diffidare, io di chi ci possiamo fidare. Loro ci mettono in guardia su cosa è sessista ed io vi mostro cosa è femminista, e scopriremo così che i cartoni, i giocattoli ed i libri per la parità di genere non sono così rari come sembrano. I miei primi post saranno dedicati a quei personaggi femminili di alcuni cartoni animati per l'infanzia che non sono confinati in stereotipi sessisti e che esulano dal binomio strega/fata cui siamo abituati. Nel prossimo post, anticipo, analizzerò le tre protagoniste di tre cartoni animati positivi dedicati ai bambini di età prescolare. Avete già qualche idea? Provate ad indovinare di chi parlerò?
Spero mi seguirete numerosi in questo viaggio e mi darete le vostre opinioni.
Adesso devo spiegarvi il perché della parola Gialla. Il giallo, insieme al verde, è il colore delle tutine che solitamente i genitori comprano per il loro bebè, quando è ancora nella pancia della mamma e non ne si conosce il sesso. Questo perchè il giallo, come il verde, è considerato, nella mentalità comune, che purtroppo vede il rosa e l'azzurro come appannaggio rispettivamente del sesso feminile e del sesso maschile, un colore che va bene sia per i bambini che per le bambine. Un colore che accoglie tutti. Un colore libero dagli stereotipi. Il giallo, poi, è un colore vitale, dirompente, esplosivo, un colore che mi sembra perfetto per indicare come dovrebbe essere l'infanzia di tutti, bambine e bambini. Un'infanzia per cui noi abbiamo il dovere di lottare. Un'infanzia libera.
E gialla.