Visualizzazione post con etichetta bambine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bambine. Mostra tutti i post

martedì 9 settembre 2014

Il fenomeno Violetta e la precocizzazione delle bambine



Cari lettori, torno ad occuparmi del blog dopo un lungo periodo di latitanza. Avrei voluto scrivere molto prima, ma eventi del tutto indipendenti dalla mia volontà mi hanno tenuta molto occupata in questi mesi e non ho avuto il tempo di sedermi ed elaborare un nuovo post ed è un vero peccato, perché occuparmi di certe tematiche e confrontarmi con le vostre risposte mi edifica molto. :)

Bando alle ciance, oggi volevo parlare di una telenovela argentina che ha avuto grandissimo successo in Italia, soprattutto fra le ragazzine, sto parlando di Violetta.

Alcuni giorni fa, Martina Stoessel, l’attrice-cantante protagonista della serie, è volata fin qui per incontrare Papa Francesco ed esibirsi, in occasione della partita della pace, con una canzone. Nel descrivere l’incontro tra i due connazionali i giornali hanno ribadito la fama del personaggio, un vero e proprio idolo per moltissime bambine italiane. Se di queste ultime noi curiosi prendessimo un campione di età compresa, diciamo, fra sette e dodici anni e ponessimo loro la semplice domanda “Conosci Violetta?” molto probabilmente riceveremmo una unanime risposta affermativa. Importante (sebbene non totale) sarebbe anche la percentuale di bambine che non solo conoscono ma che guardano la telenovela con grande piacere. Se ancora non fosse bastato l’incontro con il Papa o l’annunciata e seguitissima tournée italiana a farci capire la notorietà del personaggio, ci basterà dare un occhiata in giro: guardare nei negozi di giocattoli, nelle librerie, nelle cartolerie; dove scoveremo con estrema facilità una quantità notevole e a volte eccessiva di bambole, microfoni, cd, libri, giornalini, diari, astucci, zaini, ma anche patatine, caramelle, gelati (giuro che quest'estate mi sono imbattuta nel gusto Violetta), palloncini con una faccia sorridente di quindicenne stampata sopra e una firma viola e svolazzante. Questa è Violetta. Quando un programma è di successo il suo declinarsi in ogni tipo di prodotto per l’infanzia ed apparire ovunque (dal diario di scuola alle mutande firmate) ormai non sconvolge più di tanto, succede con Peppa Pig, con i Supereroi, con le Principesse Disney e prima ancora era accaduto con Winnie the Pooh, con I Gormiti, con le Winx… Sappiamo troppo bene per scandalizzarci che la nostra è una società capitalista e consumista, una società che ha bisogno di creare consumatori, che non appena trova qualcosa, o qualcuno, che ha successo tra i potenziali acquirenti, giovani e non, esso viene spremuto per ricavarne profitto e affiancato a qualunque bene di consumo per renderlo più desiderabile e per farne vendere più campioni.

Io, però, non voglio scrivere un post per denunciare il sistema economico in cui viviamo (non ho le conoscenze, né le competenze per farlo), quanto discutere della telenovela Violetta e del suo pubblico, analizzarla un po’, esprimere i miei dubbi su un fenomeno tanto di successo.
Innanzitutto la trama: come ogni telenovela che si rispetti, lo scheletro che tiene su la storia è piuttosto semplice e viene arricchito di puntata in puntata con colpi di scena, morti, tradimenti, riconciliazioni, nuovi personaggi, scomparse, ritorni e quant’altro. Qui la storia generale vede una quindicenne di belle speranze, Violetta appunto, molto dotata per il ballo e il canto, che vorrebbe fare di queste passioni il suo lavoro. Il suo sogno è però inizialmente ostacolato dal padre, memore dell’incidente avvenuto molto tempo prima alla consorte, famosa cantante, morta proprio durante una tournée, rendendo la figlia orfana di madre. Grazie all’aiuto della sua istitutrice, in realtà sua zia, Violetta riesce a iscriversi ad una prestigiosa scuola di musica, lo Studio 21, dove inizia l’ascesa verso il successo, stringe nuove amicizia e dove, soprattutto, incontra una rivale e conosce l’amore.

Alessio Cappuccio per il sito blogosfere.it ha commentato sulla serie: "Violetta si inserisce sul filone di Il mondo di Patty: ovvero avventure adolescenziali-sentimentali trattate con piglio seriosamente divertito. Una specie di Beverly Hills all'acqua di rose per teenager". Sono abbastanza d’accordo con l’analisi generale di Cappuccio del fenomeno Violetta e ve la linko qui, nel caso qualcuno avesse voglia di leggerla. Tuttavia, non sono completamente d’accordo con la frase estrapolata, per il semplice fatto che più che di Beverly Hills per teenager, guardando Violetta, sarebbe più adatto parlare di Beverly Hills per bambine. Di fatto, le teenager vere disdegnano i telefilm "all'acqua di rose", ma guardano Beverly Hills, 90210, The O.C. (questo è un po’ vecchio), Sex and the City e Glee. Sono le loro sorelline o anche solo le vicine di casa più giovani che guardano Violetta. Guardiamo i numeri, in Italia gli ascolti più alti si registrano nella fascia delle telespettatrici dai quattro ai quattordici anni, un campione decisamente vasto. Se dovessimo fare la media matematica ne risulterebbe che la telespettatrice media di Violetta ha nove anni (14+ 4= 18; 18/2= 9), il che è plausibile vista la quantità di giocattoli e vestiti che portano il suo brand, il numero di inserti a lei dedicati su siti come, bambini.eu o movieforkids, il suo successo al Kids’ Choice Awards, la cover di “All’alba sorgerò” (la popolarissima canzone del film Frozen) di Martina Stoessel... Tutto porta a pensare che il pubblico della telenovela sia composto essenzialmente da bambine e da tweenies (pre-adolescenti, ragazzini e ragazzine dai 9 ai 12 anni), mentre i suoi protagonisti sono quindicenni alle prese con le problematiche tipiche della adolescenza, permeate da un più cool e sempre presente sogno di ottenere fama e successo. La nostra spettatrice tipo di Violetta, ricordiamolo, ha 9 anni e ogni pomeriggio segue le vicende di una idol di quindici. Viene così proiettata in un mondo diverso dal suo, altro, che lei crede sia quello che l’aspetterà fra qualche anno (non vede l’ora) e che vivono già le sue sorelle maggiori o le sue cugine. Ecco cosa trova in questo mondo:
Rivalità femminile. È un mondo dove le ragazze più talentuose devono competere e schiacciarsi vicendevolmente, sul palco come nella vita, un mondo dove la Migliore (la regina incontrastata dei superlativi, la più talentuosa, la più bella, la più popolare con i ragazzi, la più di successo) può essere solo una. Se è vero che la nostra Violetta ha due amiche (Camilla e Francesca), è anche vero che molto più spazio e popolarità, sia sullo schermo che tra le fan, ottiene la sua arci nemica e rivale Ludmilla, una sorta di anti Violetta, talentuosa e bella quanto lei, ma cattiva, spietata, disonesta e capricciosa così all’eccesso da risultare parodistica e ottenere l’affetto e l’ammirazione delle bambine a casa molto più delle anonime amiche della protagonista. Queste non hanno alcun talento particolare se non lo stesso di Violetta (cantare e ballare), ma in misura sensibilmente inferiore e sembrano destinate all’eterno ruolo di comparse, quasi a suggerire che l’amicizia fra ragazze è possibile solamente se gerarchica e l’amica fedele è tale perché non può aspirare a nulla di meglio; se appena diventa qualcosa di più della semplice spalla non può restare nel gruppo, ma deve cercarsene un alto da guidare, diventando magari una nuova rivale. Due amiche femmine, nel mondo di Violetta, non sembrano poter stare sullo stesso piano, né competere amichevolmente, né essere entrambe intelligenti o talentuose, deve essercene per forza una che superi l’altra.
Già quello dell’amicizia obbligatoriamente gerarchica dove esiste la protagonista e la migliore amica uno scalino sotto di lei, mi pare un messaggio triste, soprattutto per bambine delle elementari o che si affacciano alle scuole medie, ma non è il solo che se proposto a spettatrici così giovani perplime. Vediamone un altro
I ragazzi e l’amore. Nel pieno rispetto delle telenovelas, l’amore in Violetta non può mancare. Ricordiamo che i personaggi sono quattordici, quindici, sedicenni ed è plausibile che vi siano delle sotto trame di cotte, innamoramenti, fidanzamenti, gelosie e intrighi forse anche un po’ eccessivi ma non scandalosi. A proposito di scandalo, è interessante notare come, pienamente coscienti del fatto che il prodotto è destinato più alle bambine che alle teenager, gli sceneggiatori abbiano completamente epurato le vite di questi adolescenti dal sesso. Non solo in Violetta non si fa sesso (elemento che invece viene esasperato in altri teen-drama, specificatamente per teenagers, come Glee o La vita segreta di una teenager americana, dipingendo quindicenni e sedicenni come persone che fanno sesso o che hanno la concreta possibilità di farlo molto più di quanto non avvenga nella realtà e creando magari un senso di inferiorità in quei telespettatori a casa che al sesso sono naturalmente interessati, ma non lo hanno ancora sperimentato), ma di sesso non si parla nemmeno, non vengono fatte allusioni (fatta eccezione per qualche personaggio adulto che va incontro a una gravidanza, o più sovente la simula per incastrare il ricco belloccio di turno), è un elemento che, irrealisticamente, viene completamente censurato. Così come viene censurato il nudo, il linguaggio volgare, il fumo, la droga (parlo di semplici canne) e tutto quello che in generale preoccupa i genitori dell’adolescenza. Sesso, droga e rock and roll. Le cotte però permangono e in particolare la nostra Violetta si innamora di due compagni di scuola, il sensibile e distaccato Tomas e il ribelle ed arrogante Leon (quest’ultimo avrà infine la meglio), inizialmente fidanzato con la perfida Ludmilla (dunque alla fine Violetta non avrà la meglio su Ludmilla solo nel campo del talento, ma anche in quello amoroso, quasi a ricordare che chi “vince” nella vita, deve vincere in tutto). Insieme al prevedibile triangolo, non mancano personaggi con cui Violetta e le sue amiche intrecciano storie veloci, danno baci sbagliati, che frequentano e di fatto illudono per dimenticare un amore passato. L’amore che fa male, i “ti amo” detti come se piovesse, la difficoltà di dimenticare il ragazzo che ha fatto soffrire, la relazione finita male. Tutti questi elementi, presentati alla nostra solita telespettatrice di nove anni non sono un po’ precoci? La censura ipocrita del sesso non basta a rendere un programma adatto a delle bambine. Riteniamo giustamente il corpo e la psiche dei bambini e delle bambine non ancora abbastanza sviluppati per fare sesso, ma spesso sorvoliamo sul fatto che allo stesso modo la loro mente non è ancora matura per provare quei sentimenti, come l’amore, il desiderio, la passione, che poi inevitabilmente e naturalmente portano anche al sesso. Ecco il controsenso, mentre molti genitori sono attentissimi nel censurare ai figli qualsiasi rimando alla sessualità nella vita reale per proteggerli e non precocizzarli, non lo sono altrettanto nel non precocizzare i loro sentimenti, il modo di pensare, l’approccio al mondo e all’altro da sé ed è alle bambine che si rivolgono questi messaggi precocizzanti.
Alla fine, ciò che pensa la nostra tipica telespettatrice di nove anni guardando Violetta è “voglio essere come lei”, pensiero apparentemente innocuo per i genitori proprio perché si tratta della tipica brava ragazza, intelligente ma non troppo, brava a scuola, diligente, generosa, di talento e ostinatamente vergine, ma che ha atteggiamenti e prova sentimenti tipici di una quindicenne, che fa e dice cose da adolescente che vive in un mondo di adolescenti. Questo modo di essere Violetta viene bramato, desiderato e introiettato dalle bambine, che assumono atteggiamenti che sarebbero naturali e conformi allo sviluppo fisico e mentale suo e dei coetanei tra cinque o sei anni.
Il peggio, forse, è che questa precocizzazione colpisce molto di più le bambine, separandole dai coetanei maschi, creando una frattura. I primi vedranno sempre più le femmine come qualcosa di alieno, di incomprensibile, di diverso, con cui non è possibile stabilire un rapporto di parità, di amicizia, di alleanza. Stupide, civettuole, ma soprattutto lontane dal loro mondo. Allo stesso modo anche le seconde vedranno i coetanei come qualcosa di diverso, per i quali si può provare fastidio, “odio”, “amore”, ma con cui non si può realmente stabilire un rapporto alla pari perché non si parla la stessa lingua e magari saranno interessate ai bambini più grandi o ai ragazzi che assomigliano di più a un Leon o a un Tomas. Violette intrappolate nel corpo di bambine di nove anni.
Come se non bastasse, non è insolito che nel giornalino di Violetta (incredibilmente simile a riviste come Top girl o Ragazza Magazine) vi siano pubblicità di serie tv dichiaratamente per teenager o articoli su trucchi, moda, pettegolezzi e tutti argomenti generalmente destinate lettrici di quattordici o sedici anni.
Forse avrete sentito anche voi la frase “le ragazze maturano prima dei ragazzi” e c’è certamente qualcosa di vero, soprattutto dal punto di vista fisico (generalmente le bambine raggiungono la pubertà prima dei coetanei), ma mi chiedo se non si stia calcando un po’ troppo la mano, spostando la pubertà femminile uno scalino sempre più basso e togliendo alle bambine una fetta sempre più ampia di infanzia. Un periodo della vita giudicato da tutti così prezioso e delicato che sembra incredibile quanto gli stessi che lo ammirano e lo difendono si adoperino in tutti modi per accorciarlo.
Soprattutto nelle bambine.

Se non ne avete ancora abbastanza :P linko una breve intervista ad una psicologa che ho trovato in rete. Eccola!

domenica 3 novembre 2013

Andiamo a Legoland!

Chi di noi non ha mai giocato con i Lego? 
Devo essere sincera io non ne avevo un numero spropositato, credo di aver posseduto solamente due piccole scatole dei mattoncini più famosi del mondo che, se assemblate, formavano due casette con i rispettivi proprietari, un bambino ed una bambina (il fatto che il primo fosse un maschio e la seconda una femmina era intuibile solamente dal fiore nei capelli di quest'ultima) da assemblare anche loro, dalla "carnagione" del tipico giallo Lego. Io e mia sorella ci abbiamo giocato fino alla nausea. Se ricordo bene i mattoncini erano rossi, gialli, bianchi, verdi e blu, forse c'era pure un po' di nero. Niente astronavi, né castelli medioevali o navi pirati da duemila pezzi, un'ambientazione molto più tranquilla. Tempo fa, ho sentito di alcuni donne che raccontavano di essere state prese in giro da bambine perché giocavano con i Lego, considerati giochi esclusivamente da maschi. Fortunatamente non ricordo di avere mai subito prese in giro di questo tipo, come ho già detto sia io che mia sorella abbiamo sempre giocato con i Lego e nessuno ci ha mai trovato nulla da ridire. Forse sono stata fortunata, forse conta anche il fatto che le donne in questione sono più grande di me ed io sono abbastanza convinta che oggi una bambina che gioca con giocattoli da maschio sia generalmente più accettata di quanto potesse esserlo trenta anni fa. Comunque, continuiamo a parlare di Lego.
I mattoncini si sono decisamente evoluti rispetto a 10/15 anni fa, tra i personaggi, oltre ai sempiterni omini gialli che conosciamo tutti, si sono aggiunti i supereroi più famosi della Marvel e della DComics, quelli di guerre stellari e addirittura alcuni personaggi biblici. Tra tutte queste novità ha fatto molto parlare una linea pensata prevalentemente per le bambine che si chiama LegoFriends.
Io avevo letto due articoli su questa linea, uno di un altro genere di comunicazione e un altro di una nota scrittrice cattolica che suggerisce alle donne di tornare sottomesse e che alle critiche mosse dalle femministe ai famosi mattoncini rispondeva così "evidentemente alle femmine piaccioni i giochi da femmine ed ai maschi piacciono i giochi da maschi". Mi piacerebbe commentare il suo articolo e non escludo che un giorno lo farò, ma adesso mi preme parlare di queste famigerate LegoFriends. Cosa sono mai?
Le LegoFriennds sono una linea dei famosi mattoncini pensati appunto per le bambine. Protagoniste di questa linea sono cinque amichette di plastica: Olivia, Andrea, Stephanie, Mia ed Emma. Vengono vendute separatamente (eccezion fatta per le costruzioni più grandi dove si possono trovare a due a due o tutte insieme) assieme alle loro costruzioni. Tra queste ci sono: la scuola, la casa, il parco, il maneggio, la pasticceria, la clinica veterinaria, il salone di bellezza, il campo da calcio, la palestra di karate, la macchina, il jet, lo yacht, il boschetto ecc... Insomma le costruzioni ricalcano quelli che dovrebbero essere, nell'immaginario comune, i luoghi di interesse di giovanissime teenagers, la scuola, la casa, la spiaggia e i vari sport ed hobbies. Fin qui, sembra una linea assolutamente innocua ed anche divertente, che cosa dunque non ha convinto le blogger di UADG oltre a moltissime femministe, persino oltreoceano?
Innanzitutto il fatto che la Lego abbia dovuto creare una linea di prodotti esclusivamente per le femmine. Certo, non c'è scritto sulla scatola SOLORAGAZZE, ma dal momento che i personaggi usati sono soltanto femmine (ho guardato tutti i prodotti e non ho visto un uomo, che fosse uno neanche tra i personaggi di sfondo, insegnanti, veterinarie, cavallerizze, sono tutte donne, al massimo ci sono degli animali) e vista l'onnipresenza del rosa (sono davvero pochissimi le costruzioni della linea dove non è il colore predominante) si può ben intuire che il target non sia maschile. Insomma, giustamente ci si chiede perché le bambine non possano giocare con gli stessi mattoncini dei coetanei maschi. La nave pirata, l'astronave, la miniera abbandonata per loro non vanno bene? A che scopo sostituirli con altri pezzi più frivoli e casalinghi?
Tra le critiche ne spicca anche una da cui, personalmente, mi dissocio, ossia la presunta sessualizzazione delle cinque amiche di plastica. Chiariamoci, la sessualizzazione dei giocattoli esiste ed è sconcertante. Vi ricordate le Bratz? Che tra l'altro tradotto significa "ragazzacce" o "monelline". Non so se esistano ancora, ma io, che avevo pure quelle (una), tra i miei giocattoli, devo dire che adesso le trovo a dir poco impressionanti. Espressioni ammiccanti, labbrone siliconate, vita strettissima, vestitini sexy, gambe chilometriche e vogliamo parlare delle loro versioni gothic, le Monster High? Questi sono giocattoli sessualizzati, le legofriends no (per chi fosse curioso, eccole qui). Le loro versioni giocattolo poi, sono ancora più "innocue", un accenno di seno da undicenni, gonne fino al ginocchio e pantaloni fino alla caviglia, canottierine colorate e un simpatico sorrisetto a U, insomma, guardate di nuovo le Bratz e poi venitemi a parlare di sessualizzazione del giocattolo.
Quindi mi piacciono le Legofriends? In realtà non particolarmente, ma credo che il problema non sia loro, quanto piuttosto delle altre linee della Lego, ma ci arriviamo.
Altra critica rivolta alla nuova linea, che questa volta condivido pienamente: le sue costruzioni sono più facili, hanno meno pezzi e generalmente più grandi. Non c'è bisogno di commentare. Perchè una bambina di sei anni deve essere ritenuta più incapace a costruire di un bambino di sei anni e dunque essere facilitata? Se compro il Lego a mia figlia di sette anni evidentemente è perché le piace costruire, se la costruzione della sua scatola è allo stesso livello di quella del fratellino di cinque anni allora qualcosa non funziona. Su questo non ci piove.
Quindi, tirando le somme: le cinque amichette di plastica vengono accusate di essere sessualizzate, frivole e di avere costruzioni facilitate. Il che ha fatto loro guadagnare la nomination a giocattolo sessista dell'anno.
Ora, questo è quello che penso io. Io penso che la discriminazione non stia tanto nelle LegoFriends ma in tutte le altre linee della Lego. Le LegoFriends riproducono il microcosmo di un gruppo di ragazzine, come ho già detto. Le loro costruzioni rappresentano luoghi ed ambienti conosciuti da giovani liceali, la scuola, soprattutto, poi la camera da letto, gli sport, gli eventuali lavori che possono interessare delle giovani (e magari svolgere part-time), da pasticcera a veterinaria. E' ovvio che non ci sia la nave pirata o la piramide egizia, non c'entra con il contesto. Sarebbe come se un'associazione ambientalista si lamentasse con la Lego perché nella linea LegoCity non ci sono costruzioni di foreste. Cosa c'entrano cinque ragazzine occidentali, moderne con un vascello di pirati settecenteschi? Non voglio nemmeno questionare se sia più divertente giocare all'astronave aliena o al maneggio, non è questo il punto, non credo che ci sia un gioco migliore dell'altro. Siamo sempre lì, ognuno deve essere lasciato libero di scegliere la costruzione che preferisce. L'unica cosa che critico di questa linea, oltre alla facilità delle costruzioni e dell'onnipresenza del rosa (ci sono molti altri bei colori), è la scelta dell'età dei personaggi che sembrano essere giovani liceali. Ecco, non capisco perché mentre i bambini (maschi) giocano con personaggi adulti o più generalmente senza età, per le bambine vengono prodotti giocattoli che raffigurano quasi sempre ragazzine del liceo. Mi sembra un po' fuoriluogo che delle bambine si identifichino costantemente in ragazzine di quattordici anni, che logicamente fanno e pensano come quattordicenni e non come seienni e frequentano posti che una bambina delle elementari di solito non sa nemmeno dove stiano di casa (vedi il centro estetico). Come mai la LegoFriends non ha prodotto una linea di amiche di dieci anni? Con luoghi adatti alla loro età? Non voglio fare una nostalgica dei bei tempi andati, perché lo detesto, però ricordo che da piccola io avevo le Polly pocket, quattro minuscole amichette (erano grandi 4/5 cm) che avevano le sembianze di bimbe della mia età e frequentavano luoghi da bimbe, come il parco giochi, la gelateria, il luna park. Per il resto, io non vedo nelle LegoFriends una linea così frivola e pericolosa come è stata dipinta, anzi mi ha colpito positivamente il fatto che due delle cinque amichette pratichino rispettivamente il karate e il calcio, dal momento che specie quest'ultimo e considerato off-limits per le bambine.
Cosa è che mi dà fastidio allora? Come ho già detto, quello che mi infastidisce sono i prodotti delle altre linee, dove non ci sono personaggi femminili. Ho controllato e tranne che in pochissimi casi pirati, supereroi, astronauti e cavalieri sono solo maschi, non ci sono donne. Lo dico per l'ennesima volta, sono per la libera scelta, se una bambina se ne infischia del Lego della foresta amazzonica e vuole il Lego con la pasticceria non ci vedo nulla di terrificante, ma che sia davvero libera, questa scelta! Se vogliamo che una bambina possa veramente scegliere tra il centro estetico e la nave pirata dobbiamo darle la possibilità di farlo. Se su cinque personaggi che popolano la JollyRoger, tutti e cinque sono maschi, non è probabile che la bambina pensi che la costruzione è infirizzata ai maschi, soprattutto se vicina ce n'è una con cinque sorridenti ragazzine? Insomma, nella nave pirata Lego ce la volete mettere una piratessa? Nella linea Lego Castle, che riproduce le avventure dei cavalieri medievali, perché non c'è nemmeno una imperatrice o anche una principessa o una cavaliera o una potente maga? Vogliamo parlare dei protagonisti di Heroica, linea ambientata in un mondo fantasy alla tolkien? Tutti uomini Star Wars? Non brillerà certo per le figure femminili, ma mi aspettavo almeno un pupazzetto della principessa Leila. Parliamo poi della linea Legocity, che appunto, dovrebbe rappresentare una città, con tanto di porto, municipio, stazione della polizia, guardia costiera e vigili del fuoco. Vi sembra che io abbia trovato anche solo una poliziotta? Una vigilessa del fuoco? Una camionista? Una guidatrice di elicotteri? Una sindachessa? Nulla, tutti i personaggi erano rigorosamente maschi. Evidentemente nella città dei Lego le donne non ci sono o sono segregate in casa. Eccolo il problema, sta qui, non nelle LegoFriends. A me va bene che ci siano queste ragazzine con la scuola, la pasticceria, il parco e quant'altro, però mi fa arrabbiare che le bambine siano escluse da tutto il resto, da avventure meno casalinghe e più fantasiose, ambientate in terre lontane ed esotiche. Poi ovvio, non c'è nessuno che impedisce alle bambine di giocare con il cavaliere (maschio), ma la presenza di personaggi donne danno un chiaro messaggio, ossia che il giocattolo in questione è rivolto sia a bambini che bambine e che le donne possono benissimo essere cavalieri, pistolere, piratesse e co. non devono fingersi uomini per farlo, ma possono essere sé stesse. Leggendo la trama di Chima, saga epica ideata sempre dalla Lego, ambientata in un mondo di animali guerrieri antropomorfi, mi è quasi venuta voglia di comprare una scatola e di giocarci, io, una ragazza di diciannove anni! E' possibile che tra leoni con sciabole e coccodrilli con alabarde non ci sia neppure una leonessa? Nella serie LegoGalaxy, ambientata, come è intuibile, nello spazio ci sono in totale cinque personaggi e quattro robot, di questi solo uno è una donna. Visto che i componenti sono suddivisi in quattro team che cosa costa mettere un membro femminile per squadra? Nella linea Ninjago i guerrieri sono sette e di donne ce n'è una sola, una ninja forte, atletica ed abile, ma una. Parliamo poi di alcuni personaggi femminili in cui mi sono imbattuta: la nonna, la cameriera, la moglie del vampiro (ecco anche lì, perché troviamo sempre il vampiro e la moglie del vampiro e non il vampiro e la vampira o la vampira e il marito della vampira?), la sposa dello zombie, la signora robot "appassionata di feste, capace di ballare per 24ore filate". Insomma, pensate ancora che il problema siano le LegoFriends o forse ci vorrebbero più personaggi femminili nelle altre linee della Lego che esulino dai soliti canoni? Certo, ci sono delle eccezioni, come la cacciatrice di mostri con tanto di cicatrice provocata dall'artiglio di una strega, o la scienziata o l'antropologa stile Tomb Rider della linea Pharaon Quest, ma appunto, sono eccezioni.
Sarà il caso di istituire le quote rosa nei Lego?