martedì 11 febbraio 2014

I mostri e la legge del taglione

Nessuno vuole essere il cattivo.
Nessuno vuole pensare di poter essere cattivo. Di solito tra "i buoni" e "i cattivi" si traccia un muro invalicabile.
Se ci fate caso, spesso si tende ad affibiare a stupratori e killer l'epiteto di mostri (il mostro di Firenze, di Dusseldorf, di Foligno, l'angelo del male, la bestia umana), perché non si vuole accettare che un essere umano possa fare ciò che hanno fatto loro, che sia nella natura dell'umanità. Condividere la stessa specie di simili individui ci affligge, uomini e donne non riescono a credere di avere qualcosa in comune con un padre che sevizia e stupra la figlia per anni, con donne che soffocano bambini di pochi mesi nella notte.
Molto spesso davanti a notizie di efferata violenza si scatena nel pubblico un atteggiamento forcaiolo, si invoca la pena di morte, l'amputazione degli organi genitali, la legge del taglione, perché sembra essere l'unica in grado di funzionare. Del resto, come comincia il celebre film "Il Padrino"? Con un padre che chiede giustizia per la figlia violentata perché lo Stato non punisce il suo stupratore. In Italia il 52% dei cittadini (più di uno su due) è sfiduciato dall'operato dei giudici* e davanti a una giustizia che non funziona si invoca e si ricorre sempre più spesso alla giustizia fai da te. La si invoca e la si ammira questa giustizia fai da te, pensiamo anche solo al numero di serie televisive che parlano di giustizieri più o meno mascherate che operano al di fuori della legge per fare quello che la giustizia non riesce a fare, eliminare il mostro. Qualche tempo fa persino le ragazze del blog Un altro genere di comunicazione che pure condanna gli atteggiamenti forcaioli hanno espresso simpatia nei confronti di una fantomatica vendicatrice delle donne violentate e assassinate a Ciudad Juàrez.
Qualche giorno fa è stato caricato su youtube un video tremendo. Una ragazzina di Bollate veniva picchiata da una coetanea mentre i compagni di scuola riprendevano con il telefonino. Qualche giorno dopo le pagine facebook si sono riempite di pagine contro la bulla, minacce di morte, meme rabbiosi. Ci sono stati e sempiterni articoli sui bei tempi andati quando internet non esisteva (come se fosse il web il problema, come se i pestaggi e gli atti di bullismo non esistessero già da prima di youtube). La bulla è stata eletta quasi all'unanimità come mostro, non umana, non donna. Le è stata augurata una pena analoga a quella che ha inflitto alla sua vittima.
Sia ben chiaro. Io non giustifico il bullismo, mai, lo condanno tutto dalla presa in giro, all'esclusione dal gruppo, dal vandalismo, alla violenza e non mi illudo che esistano solamente "i mostri" che picchiano le compagne di classe e che il bullismo sia tutto lì. Io credo che la violenza sia l'effetto finale di una serie di concause (l'esclusione appunto, la presa in giro, magari per l'aspetto o i vestiti, il vandalismo ecc..) che il mondo degli adulti e dei media non vede e non combatte per poi correre ai forconi quando arriva la violenza. Sui social network, dicevo, sono state pubblicate foto della bulla di Bollate con commenti che ne denigrano soprattutto l'aspetto e il vestiario, atteggiamenti, questi, tipici dei bulli contro i quali la popolazione virtuale sembra insorgere negli ultimi giorni.
Ieri su un blog è apparsa questa notizia, la "bulla" di Bollate è finita in ospedale dopo essere stata vittima di un'aggressione in Centro città. Non so se la notizia sia vera, ma ha già il suo bel numero di condivisioni con altrettanti commenti soddisfatti perché la bulla ha avuto quello che si meritava e cioè quello che ha fatto alla sua compagna. Uno dei commenti che mi è capitato sotto agli occhi è stato un lapidario "chi la fa... l'aspetti!". La legge del taglione per l'appunto.
Ma se è la legge del taglione che vogliamo, io mi chiedo, chi picchierà i suoi aggressori per dare a loro quello che si meritano? E soprattutto, siamo davvero sicuri che questo fermerà il bullismo? Si può combattere la violenza esaltando la violenza? C'è una violenza giusta e una violenza sbagliata? Io penso questo, non si può combattere il bullismo da bulli. Se per combattere la violenza e lo scherno sappiamo usare solo violenza e scherno allora nessuna uscirà mai dalla spirale di violenza e scherno che sta alla base del bullismo.
A quanto pare sembra che la violenza contro i mostri sia tollerata, sia una violenza buona e giusta una violenza che è bene, ma a proposito di bene e male io penso quello che dice Mary Malone, personaggio creato dalla penna di Pullman nella trilogia "Quese oscure materie", bene e male sono nomi per ciò che fanno le persone, non per quello che sono. La sola cosa che possiamo dire è che questa è una buona azione perché aiuta qualcuno, o che quest'altra è cattiva perché fa del male a qualcuno. Le persone sono troppo complesse perché le si possa etichettare. Sono le nostre azioni ad essere buone e malvagie e sono queste che determinano il nostro grado di malvagità. Per esempio, aiutare una ragazzina picchiata da una coetanea dell'indifferenza generale è un'azione buona, picchiare una ragazzina che chiede aiuto è male.
Siamo tutti d'accordo immagino che il bullismo sia un'azione malvagia.
E mi chiedo, quanti bulli abbiamo adesso?

* fonti: http://www.primadanoi.it/news/italia/524311/Meno-di-4-italiani-su-10-hanno-fiducia-nella-magistratura.html
http://news.panorama.it/politica/fiducia-magistratura-giustizia
 http://generazionesocialnetwork.blogspot.it/2014/02/aggressione-notturna-la-giovii.html

lunedì 13 gennaio 2014

Roba da femmine

Come al solito avevo in mente un post e mi ritrovo a scriverne un altro, ispirata da quello di ricciocorno (leggetelo!). Conoscete la favola della Signora Topo ed i piedini sporchi? No? Ve la racconto io. In una casetta piccina picciò, vive tranquilla la Signora Topo. Oh cielo, tranquilla è dire troppo, infatti la topolina lavora come una schiava tutto il giorno per lustrare il suo pavimento come uno specchio, perché se c'è una cosa che non sopporta è averlo inzaccherato di impronte di piedi sporchi. Un giorno, dopo che ha finito le pulizie passa da lei il vecchio Signor Rospo che si autoinvita ad entrare, sperando di poter restare a cena e papparsi il miele che la Signora Topo conserva gelosamente nella dispensa, dove non si sa bene perché, vive anche un'ape (motivo per cui non amavo particolarmente questa storia da piccola). Il Signor Rospo che non è certo un campione di galateo oltre a insudiciare con le sue zampacce tutto il pavimento, si dirige senza tante cerimonie verso il miele della povera vicina. Segue una lotta furibonda con l'ape e un triste squittìo della Signora Topo che si rammarica di non riuscire ad avere il pavimento di casa sua pulito.
La storia si interrompe qui e noi non sappiamo se il Signor Rospo si sia quantomeno scusato per il macello che ha combinato in casa altrui, può essere che l'abbia fatto e si sia fatto avanti per aiutare a ripulire, come può darsi che si sia infastidito per lo sconforto della Signora Topo. In fondo cosa ci vuole a pulire un pavimento? Se può farlo una donna, può farlo chiunque, non deve poi essere tanto difficile. Non ci vuole intelligenza per passare la cera, non ci vuole alcun tipo di abilità, è alla portata di tutti, per questo lo fanno le donne, perché sono così stupide da essere relegate ai compiti più irrilevanti, talmente elementari che guai a loro se si aspettano riconoscimento e, orrore, rispetto per ciò che fanno.
Ricciocorno, nel post citato prima, fa notare che non importa che cosa una donna faccia, che sia il medico, la sarta, l'insegnante o la casalinga. Quando la maggioranza degli esperti nel settore è di sesso femminile, quel lavoro, qualunque esso sia, viene sminuito e poco considerato, malpagato, bistrattato. L'esempio più lampante e più citato è quello dell'insegnante, meglio se insegnante della scuola materna che, quand'anche oggi venga richiesta una preparazione migliore (una laurea) dei limitanti quattro anni di magistrale, rimane una professione con pochissimo prestigio sociale, sottopagata, non considerata, considerata "facile" e possibile per chiunque, soprattutto per le donne, dotate "naturalmente" dell'istinto materno che permette loro di amare tutti i pargoli del mondo e badare che facciano correttamente pupù e pipì e non si ammazzino nell'arco della giornata. Come pagare un gatto per miagolare, in fin dei conti e si lamentano pure, 'ste streghe. Insomma, è opinione comune che la maestra sia una sorta di mamma bis che non debba saper fare nulla che non sia già forgiato nel suo codice genetico e dunque non sia di troppo impegno per le sue esigue cellule grigie. Ancora peggio va ai lavori come hostess, cameriera, infermiera. Lavori considerati tipicamente femminili e dunque di una semplicità e banalità sconcertante. Le hostess e le infermiere vengono ancora viste come delle specie di geishe del dottore o pilota di turno (rigorosamente maschio). Per questo capita anche che qualora non siano sufficientemente "gnocche" c'è pure chi se ne lamenta, della serie dal momento che non devono fare nulla, siano almeno una gioia per gli occhi (maschili, si intende) e ed è così che alle hostess viene imposta la taglia 40/42 (solo alle donne, ovviamente, perché si sa che l'omo de panza è omo de sostanza, mente "la donna de panza" è solamente una grassona) al di sotto e soprattutto al di sopra della quale è vietato andare, pena il licenziamento. Su questa vicenda spenderei altre due paroline, perché merita, infatti c'è chi ha difeso l'iniziativa (vecchia ormai di due anni, ma ancora tristemente attuale) perché Che comunque le hostess non debbano essere troppo "abbondanti" lo capisci, dato lo stretto spazio del corridoio tra i sedili. Insomma, le hostess (gli steward in qualche modo passano comunque) e in generale le donne di taglia 46 sono delle malate incapaci di muoversi, rimarrebbero incastrate tra i sedili (per caso neanche i passeggeri devono portare più della 42?) e passerebbero la durata del volo a mangiare salatini non lasciandone nessuno per i passeggeri (perché sono ciccione e come tali ingorde). Insomma, Ricciocorno nel suo post mostra bene come tutto quello che viene tradizionalmente fatto dalle donne sia per definizione (più) facile e poco importante, siano lavori o hobbies (lavorare a maglia è più facile di piallare un legno, il nuoto sincronizzato lo è più del rugby, la letteratura uno scherzo in confronto alla matematica). Io vorrei riflettere su come questo discorso valga, ahimè, non solo per i lavori, ma anche per le virtù e le qualità. Scrive Elena Giannini Belotti, l'identità maschile prevede la totale espulsione del femminile da sé, con una perdita drammatica di "virtù sociali" che dovrebbero semplicemente essere umane: l'attenzione e la sensibilità verso il prossimo, l'empatia e la capacià di identificarsi nell'altro, saper ascoltare, consolare, accudire, curare. Non a caso il 70% del volontariato è svolto da donne. Insomma, bella la bambina che cura l'orsacchiotto, che si preoccupa del compagnetto caduto dall'altalena, che regala la gomma all'amichetta che ha perso la sua, ma vuoi mettere con il maschio che tira meglio a canestro, non piange mai e non ha paura dei film dell'orrore? Vuoi mettere il coraggio, la ribellione, l'indipendenza (indipendenza di che poi, se agli uomini non è richiesto nemmeno di essere capaci di farsi il bucato e quando, apriti cielo, la moglie si assenta da casa per una settimana in dieci anni deve lasciargli sette cene pronte e surgelate, le istruzioni per scongelarle e possibilmente i vestiti etichettati per giorno della settimana?), la forza, l'esuberanza con la pazienza, la gentilezza, la bontà d'animo, l'empatia? Queste ultime vengono considerate nella società qualità di seconda classe, bello averle sì, certo, però neanche troppo trovati un bravo ragazzo, ma non troppo, sono buono ma fino a un certo punto, perché il ragazzo "troppo buono" per dirne una, fa la figura dello scemo (e poi si sa che alle donne piace lo stronzo) e il ragazzo deve essere furbo, sveglio, sperto (la donna invece può essere stupida finché vuole anzi spesso la presunta bontà delle grandi icone femminili sfocia nella più totale scervellatezza), deve fregare, infinocchiare, ingannare. Deve fingersi amico di una ragazza per portarsela a letto ad esempio, o fingersi gay (vedi Kick-Ass e un altro film poco celebre il cui titolo mi sfugge). Come amico, poi, deve fingere di saper ascoltare, fingere di interessarsi ai problemi della ragazza da conquistare. Sia mai che gli interessino davvero! Sia mai che un ragazzo, un uomo possa volere davvero prestare attenzione ai problemi di un'altra persona, portare il suo peso con lei, esserle di conforto, cercare di capirla, provare ad aiutarla (sia o non sia innamorato di lei). Avete un amico che fa così con voi, signore? Mi dispiace sta fingendo, poco importa che sia vostro amico da una vita, magari già felicemente fidanzato o sposato, vuole portarvi a letto, si sorbisce tutto quello che dite sperando nella ricompensa finale, come la capra che insegue la carota. Oppure è gay.
L'empatia in un uomo ed anche in un bambino è segno di debolezza, la dolcezza pure. Non sono virtù, sono mezze virtù, sono "roba da femmine", per un maschio sono degradanti.
E' qui che nasce il tutto, così un bambino viene privato della sua libera infanzia. Mentre una bambina, con cautela ed entro certi limiti, può sviluppare la parte "maschile" di sé essere e fare ciò che un tempo era considerato da maschio venendo meno rimproverata e ostracizzata che in passato (anche se magari più subdolamente spinta verso la retta via, dopo una sbandata momentanea), un bambino semplicemente non può, e come lo si dissuade dall'intraprendere attività e provare sentimenti tipicamente da femmina? Gli si insegna a disprezzare il femminile. Perché vuoi essere come una donna, se puoi essere un uomo? Perché vuoi giocare a fare lo schiavo se sei nato principe? In fondo non ti perdi nulla, garantito, giovane uomo, la roba da femmine è stupida, è banale, è superficiale, è degradante. Va bene per loro, per le donne, perché non possono avere di meglio, perché non sono in grado di fare altro, ma per te è destinato molto di più. Un uomo che sviluppa il suo "lato femminile" spreca i suoi talenti, è disdicevole e disonorevole. Gli abbracci e i baci sono "roba da femmine", non darne e non chiederne, piccolo maschio (ma se per caso te ne scappa uno, che sia a una bambina, così diremo tutti che già "pensi a quelle cose", che sei un "dritto", che hai "capito tutto", per mascherare che volevi solo dimostrare un po' di affetto). Perché vuoi giocare con le bambole? Sono brutte, noiose, sono "roba da femmine", guarda quanti bei giochi puoi avere, macchine, trenini, Gormiti, pistole, lego, più grandi, più belli, più costosi, migliori.
Questa è la parola magica, migliore. Essere maschi è migliore che essere femmine. Nessun maschio vuole essere una femmina, neanche le femmine vogliono essere femmine, essere maschi è una fortuna, sarà la tua fortuna, non sprecarla in roba da femmine. Sei nato dalla parte giusta del mondo. Potrai avere quello che vuoi, una famiglia ed una buona professione, potrai fare sesso con chi vorrai quando vorrai, potrai vestirti come vorrai, avere il corpo che vorrai, sarai rispettato, sarai creduto. Potrai avere tutto questo e molto di più.
In cambio, da una sola cosa stai sempre lontano.
La roba da femmine.

lunedì 6 gennaio 2014

Philomena, cosa pensi della religione?

Io in realtà non sono così cinefila come potrebbe sembrare e questo non è nemmeno un film per bambini, ma mi ha colpito così tanto che non posso fare a meno di scrivere due righe a riguardo. Il film è tratto da una storia vera. Nell'Irlanda degli anni '50 un convento di Suore cattoliche ospita diverse ragazze madri, lì abbandonate dalle famiglie imbarazzate dalle loro gravidanze. Le Suore trattano le ragazze molto duramente, considerandole peccatrici, impure e costringendole a lavorare duramente per ripagare i loro debiti con il convento (il vitto, l'alloggio, l'asistenza medica). Alle madri viene permesso di vedere i loro figli solo per un'ora al giorno. Come se non bastasse le Suore gestiscono un commercio di minori, i bambini delle ragazze sono vendute ad agiate coppie americane e le madri naturali costrette a firmare un contratto che le priva di ogni diritto nei confronti del figlio, anche di quello di cercarlo e tentare di ottenre in qualsiasi modo informazioni su di lui. La nostra storia comincia cinquant'anni dopo, quando un'arzilla signora irlandese viene messa in contatto con un giornalista, ex-dipendente della BBC, alla ricerca di una "storia di vita vissuta" per ritrovare il figlio venduto quando era giovane, la donna si chiama Philomena. Il viaggio porterà i due compagni fino in America e diversi imprevisti che non sto qui a raccontare per non rovinarvi il film faranno scontrare le loro diverse personalità. Philomena è per molti versi l'archetipo della dolce vecchina della porta accanto, la nonna per antonomasia, l'anziana signora che inizia a raccontarti la sua vita sull'autobus. Ringrazia continuamente chiunque le faccia la più piccola gentilezza, si ferma a parlare con i dipendenti dell'albergo dove alloggia e chiede loro delle loro famiglie, dei loro paesi, infastidisce il giornalista con interminabili riassunti dei libri che sta leggendo (dei simil harmony infarciti di ragazze svenevoli, cavalli e zuccherosi lieti fine). Soprattutto, nonostante tutto quello che ha dovuto sopportare dalla Chiesa e nonostante avrebbe tutto il diritto di essere arrabbiata, Philomena non vuole vendicarsi del convento, lei cerca solo suo figlio.
Ho letto da qualche parte che il modo migliore per avere una società di atei è dare loro una rigida educazione religiosa da bambini, eppure Philomena che della Chiesa ha conosciuto forse il bene ma soprattutto il male è ancora fortemente cattolica, trova conforto nella religione e pur mettendo in dubbio molti dei suoi principi (la demonizzazione del sesso pre matrimoniale e del piacere sessuale, l'omosessualità come peccato) non arriva mai a dubitare dell'esistenza di Dio. Lei crede. Diverso è il discorso per il giornalista Martin, anche lui irlandese, anche lui figlio di un'educazione cattolica (dice di essere stato un chierichetto). Martin è un ateo convinto, arrabbiato con la Chiesa e fortemente convinto dell'inutilità/nocività delle religioni, è inorridito da quanto accaduto a Philomena e non riesce a concepire come la donna sembri quasi giustificare ciò che le è stato fatto e non sia capace neanche di ipotizzare che le Suore le stiano mentendo o raggirando per non darle informazioni sul figlio. La giudica una stupida, una pazza. In effetti è veramente difficile non rimanere interdetti davanti al candore ed all'ingenuità della donna. Vi avverto, qualcuno potrà anche essere infastidito da questa ingenuità e, come lo stesso Martin, potrà sperare che Philomena si arrabbi, si incavoli, gridi "vaffanculo" ad una Suora, ma vi avverto (e questo è uno spoiler) non succederà.
Eppure Philomena riconosce il male che le è stato fatto. Lei capisce, durante il film, di essere stata raggirata, ingannata, ferita, che la Suora che cinquant'anni prima aveva venduto suo figlio agli americani ha commesso una colpa. Una Suora, Suor Hildegard, che al tempo del film esiste ancora, vecchia, dura, col cuore freddo ed indurito come da giovane, che non sembra e probabilmente non ha nulla della carità cristiana, mentre Philomena sì, infatti, alla fine del film, decide di perdonarla.
Molti spettatori probabilmente saranno infastiditi dal fatto che la Suora responsabile di tanto dolore ed il convento la "facciano franca", ma io ho ammirato tantissimo il personaggio di Philomena, il suo candore ed anche il suo perdono. La religiosità di Philomena è la vera religione cristiana cattolica? Non lo so, non spetta a me dirlo, quello che penso è che sicuramente è una religione più umana. Una religione che è fede, che è uno strumento di conforto per sé stessi, non un'arma da usare contro gli altri. Una religione che conforta, aiuta e non va combattuta perché non vuole guerreggiare e non fa male a nessuno.
Sapete, è un personaggio, quello della cattolica devota ma non oscurantista che raramente viene rappresentato e quanto succede viene accusato di non essere "abbastanza", o "troppo", o "troppo poco" da entrambi i "fronti" di questa battaglia infinita tra atei e cristiani, tra UAAR e Vaticano, che credo Philomena Lee semplicemente non combatterebbe perché la religione non è un'arma da guerra, o almeno non dovrebbe, forse quando lo diventa non è più religione. Forse quando il cattolicesimo (come qualunque altra fede) diviene uno strumento per fare soffrire, per dividere, per ferire, per guadagnare, per colpevolizzare e svergognare come viene utilizzata da Suor Hildegard e da molte Suore del convento, che nascondono la freddezza del loro cuore in sorrisi freddi, té e dolci all'uvetta offerti a chi cerca solo risposte, forse allora diventa un'ideologia o una dittatura. Magari però se viene usato come forza per continuare a combattere (una lotta interiore per continuare a vivere e sperare, non una lotta per distruggere la libertà e la vita di qualcun altro), come speranza cui aggrapparsi come la utilizza Philomena, in quel caso quella è una religione che secondo me se non merita appoggio sicuramente merita rispetto.
E una donna come Philomena ha il mio rispetto per la forza con cui intraprende il viaggio alla ricerca del figlio (se e come lo troverà non ve lo dico, guardate il film!) e la mia riconoscenza per avermi ricordato che al mondo esiste una religiosità diversa da quella di Aleteia, LaNuovaBussolaQuotidiana, RadioVaticana e CostanzaMiriano. Mi piacerebbe venisse rappresentata di più.

giovedì 26 dicembre 2013

Frozen, recensione. Un atto di vero amore

Visto che siamo una famiglia non tradizionale, il 24 sera, al posto del Cenone della vigilia senza un parente (poiché si trovano sparsi tutti per l'Italia e oltre), abbiamo optato per una veloce pizza e una serata al cinema ed abbiamo visto il nuovo film della Disney Frozen.





Di questo film avevo già parlato qui deplorando lo stravolgimento della versione disneyana rispetto alla fiaba originale, stravolgimento che mi lascia ancora con l'amaro in bocca, perché sono dell'idea che con una trama simile la Disney avrebbe potuto fare molto. Ad ogni buon conto, tralasciando per un attimo le critiche sulla grandezza degli occhi di Anna rispetto ai suoi polsi (qui) o della mancanza di POC (People Of Colour) nel film, volevo scrivere una breve recensione sulla storia ed evidenziarne un aspetto positivo. Innanzitutto ho trovato il film bellino, ma non eccezionale. Vale di certo il prezzo del biglietto, ma si può anche aspettare che esca in dvd o venga mandato in onda in televisione. Siamo ben lontani dai livelli di Rapunzel e Ralph Spaccatutto. Un grande fallimento della pellicola sono le canzoni, oltre ad essere decisamente troppe anche per un film Disney sono brevi e banali, la musica è piatta e monotona ed i testi decisamente insulsi con poche eccezioni (come la canzone iniziale e la ballata dei troll). Non voglio necessariamentefare fare paragoni con il Rinascimento Disney che ci ha regalato canzoni di una profondità sorprendente per un film per bambini (vedi la famosissima Hellfire), ma anche confrontando le canzoni di Frozen con quelle di Rapunzel o la Principessa e il Ranocchio il nuovo film ne esce con le ossa rotte.
Parliamo invece della trama e di quello che ho apprezzato. Ambientato in un regno dell'antica Scandinavia il film ha come protagoniste Elsa ed Anna, due sorelle e principesse di Arandelle. Elsa, la maggiore, possiede dalla nascita la facoltà di controllare il ghiaccio e la neve e la utilizza per giocare insieme alla sorellina. Un giorno però, la bambina ferisce involontariamente Anna alla testa con un frammento di ghiaccio. Quest'ultima perde i sensi, i genitori accorrono spaventati e la portano immediatamente dai potenti troll della montagna che la guariscono. A questo punto, resisi conto dell'immensità dei poteri della figlia e della mancanza di controllo su di essi, i genitori di Elsa decidono di confinarla in una stanza finché e di tenere le sue facoltà magiche nascoste ad Anna, a cui i ricordi dell'infanzia sono stati rimossi dai troll, fuorché la sensazione di aver vissuto con la sorella dei momenti felici. I genitori di Elsa non sono crudeli, è bene notarlo. Agiscono come agiscono per quello che credono che sia il bene delle figlie o il male minore. Vogliono che Elsa impari a controllare i suoi poteri miracolosi e che non sia una minaccia per sé stessa e gli altri, soprattutto per la sorella.
Piccolo appunto, avrei preferito che il rapporto tra le due sorelle da piccole fosse stato più sviluppato. Lo so, si tratta di un film Disney e ci si deve aspettare una narrazione veloce/superficiale, tuttavia, dal momento che la storia è incentrata sulla loro relazione, una scenetta in più tra Elsa e Anna da bambine sarebbe stata gradevole. Inoltre devo confessare che la scelta di cancellare le memorie di Anna e quindi rendere sua sorella poco più che una sconosciuta per lei mi ha lasciata interdetta. Una delle rare volte che la Disney mette in scena un legame fra sorelle, mi sarei aspettata di vederlo già formato e sviluppato, con le sue forze e le sue debolezze ma preesistente alla vicenda principale, invece vediamo che non è così. Più ci penso, più mi convinco che per certi versi è stato meglio rappresentato il legame di sorellanza fra Lilo e Nani (Lilo & Stitch), nonostante sia un legame che oscilla tra sorella-sorella e madre-figlia. Il legame delle due sorelle hawaiane infatti riesce ad essere più vero e quotidiano, colmo di urla, litigate, sguardi di stizza (vi ricordate la scena del litigio?), ma anche pieno di incondizionato affetto. Uno sviluppo del genere in Elsa e Anna non è stato possibile. Ora, dopo l'incidente, le bambine crescono senza quasi contatti fra di loro e la minore ne soffre molto, soprattutto perché non ne comprende il motivo, mentre Elsa soffoca il suo dolore nel silenzio. Come se non bastasse i genitori muoiono durante una traversata e le due sorelle si ritrovano orfane.
Tre anni dopo la dipartita, Elsa diventa maggiorenne e le porte del palazzo si aprono finalmente per la cerimonia di incoronazione. Mentre Anna, vissuta in solitudine e nell'isolamento, è a dir poco entusiasta della festa che si terrà la sera e sogna di incontrare il suo "vero amore", Elsa al contrario è incredibilmente tesa perché dovrà controllare i suoi poteri davanti a centinaia di persone e, come da copione, durante il ricevimento perde il controllo e usa i suoi poteri davanti a tutti, compresa la sorella Anna. Spaventata dalla reazione della folla, che la accusa di stregoneria, Elsa fugge dal Palazzo e si rifugia sulla Montagna del Nord dove edifica un inespugnabile castello di ghiaccio. Intanto, tutta Arandelle è piombata in un inverno perenne proprio a causa dei poteri di Elsa e per riportare l'estate e non morire tutti assiderati, Anna decide di inseguire la sorella e convincerla a tornare. Intanto, il regno è affidato ad Hans, principe delle Isole del Sud che ha conosciuto Anna durante la cerimonia per l'incoronazione della sorella ed ha chiesto di sposarla (il tutto in una serata), il loro fidanzamento però non è stata benedetta da Elsa. La principessa, quella sera, aveva infatti rimproverato la sorella per la sua impulsività dicendole che non ci si può innamorare e sposare una persona dopo averla conosciuta solo per una serata. Ad ogni modo, durante il suo viaggio Anna incontra un rozzo, ma simpatico venditore di ghiaccio, Kristoff e i due, accompagnati da un buffo pupazzo di neve, Olaf, arrivano finalmente al castello di Elsa. Altro appunto, una volta arrivati alla fortezza, il confronto tra le due sorelle è praticamente inesistente. Questo dovrebbe essere il momento in cui il film raggiunge il suo apice. Siamo portati ad assistere all'incontro-scontro fra due sorelle che possono finalmente fronteggiarsi dopo tanti anni e ci sono tutti gli ingredienti per una scena ricca (insicurezza, chiusura e bisogno di solitudine da un lato, speranza e esuberanza dall'altro, il tutto condito dalla mancanza di tempo). Eppure, la scena si rivela essere una delusione. Innanzitutto, invece di parlarsi, le due sorelle cantano, il che non sarebbe negativo se questo fosse un film Disney con una colonna sonora come si deve ma, come ho già detto così non è, e il momento clue del film, il confronto due sorelle che possono finalmente parlarsi dopo tanti anni di silenzio, la disperazione straziante di Elsa per non essere in grado di controllare i suoi poteri e il crescente fastidio verso la sorella minore che, per quanto si sforzi non riesce a capirla pienamente, si risolve in una delusione e il pubblico si accorge a malapena che durante la canzone/discussione Elsa ferisce di nuovo involontariamente la sorella, questa volta non alla testa, ma al cuore. Anna è destinata alla morte e Kristoff la porta dai troll che lo hanno cresciuto fin da bambino, i quali decretano che a guarire la ragazza potrà essere solamente un atto di vero amore.
A questo punto ci si chiede quale sarà l'atto di vero amore e, soprattutto, da chi verrà? Si decide quasi subito che questo atto debba essere un bacio e che debba venire da Hans, il principe che Anna aveva conosciuto la famosa sera dell'incoronazione di Elsa. Comincia quindi una corsa contro il tempo per riportare la principessa al palazzo dal suo promesso sposo. Proprio lì, però Anna scopre con orrorre che Hans è un imbroglione, intenzionato a sposarla solamente per avere una possibilità di ereditare un trono (essendo lui sì un principe, ma tredicesimo nella linea di successione). Il giovane decide quindi di lasciare Anna a morire e di dare la colpa ad Elsa, nel frattempo imprigionata, che verrà così giustiziata lasciandogli campo libero per il trono. Tuttavia, Elsa riesce a fuggire dalla prigione grazie ai suoi poteri, anche Anna riesce a fuggire dal palazzo dove era stata abbandonata alla morte e vaga alla ricerca di Kristoff che capisce di amare e che sa potrà salvarla con un gesto di vero amore. Proprio mentre sta per raggiungere il venditore di ghiaccio, però, Anna scorge con la coda dell'occhio la sorella che sta per essere trafitta dalla spada di Hans. Abbandona dunque Kristoff e fa da scudo alla sorella con il proprio corpo e, mentre ciò accade, si trasforma completamente in una statua di ghiaccio sulla quale la spada di Hans si infrange. Elsa disperata piange la morte della sorella e tra le sue lacrime, Anna torna miracolosamente in vita. Fine della storia.
La cosa che ho apprezzato di più della pellicola è stata la messa in scena di un amore diverso da quello romantico, anche se si intuisce che Kristoff e Anna siano innamorati (i due si scambiano anche un bacio), la vera storia d'amore è quella tra le due sorelle. L'amore fraterno (specialmente quello tra due sorelle) non era ancora stato portato in scena dalla Disney (fatta eccezione per Koda fratello orso, come mi ha fatto notare ricciocorno, mi scuso per averlo dimenticato) ed i suoi rapporti tra sorelle lasciavano parecchio a desiderare (le sorellastre di Cenerentola non sono certo un esempio di amore fraterno e le sei sorelle di Ariel quasi non compaiono nel film). In questo film invece le due sorelle sono anche due amiche, due compagne che vogliono l'una il bene dell'altro, ma reagiscono agli eventi della loro vita in maniera diversa. Elsa è fredda e razionale. Non possiede la spensieratezza della sua età, ma vive con un peso che la sorella non riesce neppure ad immaginare sommato al senso di colpa per aver quasi ucciso sua sorella da bambina. Taglia fuori Anna dalla sua vita sostanzialmente per proteggerla, mentre Anna vorrebbe entrarvi con tutta sé stessa e ritrovare con la sorella quel rapporto meraviglioso e magico che avevano da piccole. Proprio per questo come ho già detto avrei preferito che il rapporto venisse esplorato un tantino di più.
Altro elemento che ho apprezzato è stata l'assenza del matrimonio finale, matrimonio che abbiamo anche nei film con le nuove Disney Princess (Tiana e Rapunzel per intenderci). Inoltre, abbiamo una seconda principessa, oltre a Merida, ufficialmente senza storia d'amore, Elsa, che alla fine del film eredita il trono e governa il suo regno in totale autonomia.
Parliamo poi della storia d'amore di Anna. Si vede che la Disney ha imparato a prendere un po' in giro le principesse della "vecchia generazione" modello Cenerentola, per dire, e il loro concetto di amore totalmente irreale. Un amore che concepisce il matrimonio come un'unione tra quelli che sono essenzialmente due sconosciuti, come Hans ed Anna, insegnando che uno dei presupposti essenziali per amarsi è conoscersi. Forse il fulcro del film oltre alla relazione tra Elsa ed Anna è proprio la discussione sull'amore. Che cos'è l'amore? L'amore è mettere il bene di una persona davanti al proprio, cantano i troll che hanno dato a Kristoff una famiglia. L'amore è il motore che muove le decisioni dei personaggi principali del film, Elsa ha dimostrato il suo amore per Anna per tanti anni, tagliandola fuori dalla sua vita per proteggerla, Kristoff torna da Anna per amore, i troll hanno "adottato" e cresciuto il piccolo montanaro e la sua renna per amore ed Anna dimostra il suo amore per Elsa mettendo la vita della sorella davanti alla sua.
Quindi, alla fine del film, il gesto d'amore che salva Anna è il suo.
Le due sorelle Anna a sinistra ed Elsa a destra

venerdì 6 dicembre 2013

Regali di Natale (cosa speriamo di trovare sotto l'albero)

Non so ne ve ne siete accorti, ma sta arrivando Natale. Non provateci nemmeno a lamentarvi delle tremila decorazioni sbrilluccicose su ogni balcone che vi fanno rischiare un attacco epilettico mentre siete alla guida e nemmeno dei Babbi Natali impiccati alle finestre che immancabilmente qualche sciura scambia per ladri rischiando l'infarto. Non lamentatevi perché qui in Inghilterra gli addobbi hanno cominciato a metterli a Novembre, subito dopo il Guy Fawkes Day che, per chi fosse carente in storia anglosassone e a digiuno da V per Vendetta, è il 5 Novembre. La verità è che, premessa cinica a parte, io amo il Natale. Sul serio, amo pure la ressa nei centri commerciali, specialmente se giustificata dall'arrivo dei mercatini artigianali. Quando arriva il momento di decorare l'albero fremo e ogni anno in famiglia si compra immancabilmente un'altra pallina, finché non si deve cambiare l'albero... o cambiare casa. Una delle cose che adoro di più del Natale sono i giocattoli. A me i giocattoli piacciono, mi piace andare in giro per i negozi e vedere che cosa si vende. Se i giocattoli per le bambine sono tutti rosa o ci sono altri colori se i reparti di giochi "da maschio" e "da femmina" sono ben separati, non così definiti o addirittura inesistenti come a La Città del Sole o Imaginarium (essendo anche questo arrivato finalmente nella mia città posso fare festa!). Mi piace vedere i giocattoli più venduti e riflettere. Cosa sono? Come ci si gioca? C'è un modo giusto o sbagliato per giocarci? Cos'hanno che piace tanto? Perché? A me sarebbero piaciuti da piccola? Ci avrei giocato? Ci giocherei adesso? Con il teatrino da costruire che ho visto oggi eccome se giocherei! Insomma, se non lo avete ancora capito in questo post parlerò di regali di Natale, soffermandomi in particolar modo sui giocattoli. L'anno scorso il blog Un altro genere di comunicazione aveva stilato una lista di giochi indesiderati perché alimentanti stereotipi di genere. Potete trovare il post qui e quello di quest'anno sempre sull'argomento Regali di Natale qui. Dico subito che secondo me pochi giocattoli, o almeno non tutti quelli che di solito vengono definiti come tali, sono sessisti. Cicciobello, per dire, a mio avviso non è sessista. Rappresentare sempre e solo delle bambine che giocano con lui, magari truccate e dall'atteggiamento lezioso lo è. Allo stesso modo, non sono sessiste le hottweels, ma tonnellate di pubblicità dove non si vede nemmeno una bambina lo sono. Sembra che gli unici giochi con cui i bambini siano "autorizzati" a giocare insieme siano i giochi di società, quelli all'aperto e qualche peluche non troppo infiocchettato. E a proposito di peluche, tremate genitori, è tornato Furby, uno dei più fastidiosi ed orripilanti giocattoli della storia risbuca dagli anni '90 dove speravamo tutti di averlo lasciato per sempre, io almeno sì. Ho sempre odiato Furby, è un peluche che dovrebbe ispirarti tenerezza, ma che è, senza mezzi termini, brutto. Un incrocio venuto male tra un robot e una gallina con una voce starnazzante e un linguaggio incomprensibile. Ed io dovrei coccolare quel coso? Ma anche no! Posso fieramente affermare che nella mia lista di doni a Babbo Natale il tecnologico pennuto non ci è mai entrato, in compenso ci è entrato ben di peggio. Visto che sono sull'argomento Furby, non capisco perché per reclamizzare il giocattolo siano stati scelti come testimonial Filippa Lagerback, Alessia Marcuzzi, Federica Pellegrini e (forse loro sono un po' più plausibili) gli One Direction. Il Furby non dovrebbe avere come target bambini dai sei ai dieci anni? Mi state forse suggerendo che un bambino di otto anni sa chi è la Marcuzzi e si rallegra nel vederla giocare con un Furby? Altra perplessità, tra le novità di Furby c'è che può venire collegato a i-phone e i-pad e interagire con una serie di app da scaricare. Devo dedurre che si suppone che il target del prodotto abbia un i-phone o un i-pad di proprietà o che se lo faccia prestare dai genitori e quindi che i suoi genitori abbiano un i-phone e un i-pad o ancora che l'acquisto del furby possa ventilare il successivo acquisto di un i-pad? Vedeto quanti ragionamenti partendo da un pennuto robot? Torniamo all'argomento principale del post, ho deciso di redigere anche io una lista di regali per questo Natale, in questo caso però non saranno regali sconsigliati, ma regali consigliati, ché si sa a me piace vedere il bicchiere mezzo pieno.
E scovare le cose belle.

Puzzle e giochi di società 
Dicono che assieme ai giochi da fare all'aria aperta, i puzzle e i giochi di società siano quelli dove le differenze e gli stereotipi di genere vengano meno e dove i bambini e le bambine possano giocare insieme in libertà senza sentirsi dei "maschiacchi" o delle "femminucce". Se infatti un bambino e una bambina si arrampicano sugli alberi, vanno in altalena e sfrecciano in bicicletta allo stesso modo senza stare a pensare se uno scivolo sia da maschi o da femmine, sempre allo stesso modo risolvono un puzzle o cercano di arrivare per primi all'ultima casella del gioco dell'oca, non badando se i loro compagni o avversari siano femmine o maschi. Io poi guardo sempre con un sorriso ai giochi da fare in tanti e magari anche con i propri genitori, visto che le vacanze natalizie sono un'occasione anche per passare del tempo insieme. Abbiate però pietà e non regalate puzzle a bambini che li lancerebbero volentieri fuori dalla finestra come la sottoscritta. Per quanto riguarda invece i giochi di società condivido con voi i miei preferiti
- Monopoli, l'infinito gioco che trasforma anche il più innocente dei poppanti in uno spietato Rockfeller
- Risiko, se Monopoli trasforma i bambini in Rockfeller questo vi tira su dei piccoli Napoleone. Inoltre è decisamente consigliato per bambini dai 9/10 anni in su, più piccoli rischierebbero di annoiarsi a morte
- Twister, non so se conti proprio come un gioco di società, ma è sempre stato uno dei miei sogni mai realizzati. L'ho sempre voluto e non l'ho avuto mai (mia madre comprò per sbaglio a me e mia sorella Twister moves che era un gioco di danza)
- il Salva le scimmie, che consiste nello sfilare da una palma di plastica una serie di bastoncini colorati senza fare cadere a terra le scimmiette che vi sono appese sopra (ovviamente vince chi alla fine ha fatto cadere meno scimmie).
Salva le scimmie


E il mio preferito
- Cranium. Il Re dei giochi di società a mio avviso, una delle invenzioni più brillanti degli ultimi decenni. Il gioco è strutturato come un gioco nell'oca, ossia, si parte da un punto per arrivare a un altro e vince il segnalino che arriva per primo. Come si può vedere dall'immagine ogni casella è di colore diverso (verde, viola, blu, rosso e giallo) a seconda del colore il giocatore, per andare avanti, deve superare una sfida, cantare o mimare, rispondere a una domanda di cultura generale, risolvere un rebus, disegnare o modellare con la creta. E' un gioco adatto sia agli adulti che ai bambini (specialmente se giocano con i genitori e consiglierei almeno di otto anni) perché mentre ai "grandi" possono essere riservate le domande di cultura generale e i mimi di personaggi sconosciuti a un ottenne (come Vanna Marchi o Vittorio Gassman) i bambini possono disegnare, modellare con la creta e imitare personaggi più alla loro portata come Batman e Cappuccetto Rosso.
Io ci passo le serate con gli amici. Sono seria.


 I libri

Amo leggere e ho sviluppato questa passione fin da bambina, va da sé quindi che tra i miei regali di Natale e di compleanno ci sia sempre stato qualche libro, alcuni anche parecchio discutibili, perché quando si ha una nonna che prende per una fiaba un libro di satira politica e ti regala "Biancaneve e i 100 nani" i risultati non possono essere che comici. Per i bambini di età prescolare che non sanno ancora leggere o sono capaci giusto di compitare qualche frase propongo, senza distinzione, più o meno tutti i libri della casa editrice LO STAMPATELLO che proprio in occasione della festività in arrivo ha allargato il suo catalogo con simpatici nuovi arrivi. Qui un elenco dei miei libri preferiti
-Piccolo Uovo (Premio Andersen). Un po' perché amo i disegni della Pimpa, un po' perché la semplicità e la naturalezza con quale viene affrontato il tema dell'omogenitorialità e non solo è quasi sorprendente io questo libro lo adoro e l'ho adorato. Credo che il suo punto forte sia che tutti i bambini possono indentificarsi in una delle famiglie del libro, la famiglia con papà e mamma coniglio, quella delle due gatte, dei pinguini, del cane bianco e della cagnolina nera, della cangura che ha adottato un koala. Viene introdotto non solo il tema dell'omosessualità, ma anche quello delle famiglie interraziali, dell'adozione, dei genitori single che spesso vengono lasciati ingiustamente nell'ombra. Tutte le famiglie sono messe sullo stesso piano, non ce n'è una migliore o peggiore, tutte sembrano un bel posto in cui nascere.


Per chi invece è già avviato alla lettura e vuole qualcosa di più sostanzioso, consiglio alcune delle mie letture per ragazzi preferite: Ulysses Moore (il primo titolo si chiama "La porta del tempo"), Una serie di sfortunati eventi (primo titolo "Un infausto inizio"), Coraline, La bambina della sesta luna (che, in realtà, a me non piaceva, perché Nina, la protagonista mi è sempre stata incredibilmente antipatica, però devo ammettere che la trama è avvincente, anche se la caratterizzazione dei personaggi, specialmente quelli malvagi, è un po' carente, e rimane troppo fissa nello sterotipo del brutto e cattivo senza un perché, e gli amici/aiutanti di Nina li ho trovati piuttosto piattini, le illustrazioni sono molto belle e gli scenari meritano, ai bambini amanti del fantasy potrebbe interessare), viaggio del regno della Fantasia di Geronimo Stilton (ero una grande fan dei libri di Geronimo Stilton, sono stati tra i primi libri che ho iniziato a leggere da sola), qualsiasi libro di Bianca Pitzorno (tra i miei prediletti, Tornatràs, Extraterrestre alla Pari, Ascolta il mio Cuore, l'Incredibile Storia di Lavinia e il protagonista assoluto della mia infanzia, La Voce Segreta). Sono quasi tutti indicati a partire dai nove anni in su, con l'eccezione dei libri di Bianca Pitzorno, alcuni dei quali hanno anche un target più giovane o più vecchio e, per quanto riguarda Il Viaggio nel regno della Fantasia lo consiglio esclusivamente agli amanti della lettura, perché è un bel tomo di quasi 400 pagine. Vi faccio presente che molti dei libri che ho pubblicato qui sono delle saghe. Per l'amor del cielo, se volete regalare a vostro/a figlio/a, nipote, figlioccio/a, fratellino/sorellina un libro abbiate l'accortezza di controllare che il volume che state comprando non sia un sequel. Scriverò un post a riguardo prima o poi, ma mi preme fare presente che i bambini non sono degli stupidi. Se a un bambino piace leggere non vuol dire che legga anche la lista della spesa, conosce la differenza tra la lettura di un avvincente fantasy e un catalogo utensili da giardinaggio e legge non perché lo diverta pronunciare una serie di parole senza senso logico, ma perché è rapito da una storia accattivante, personaggi interessanti e vaticina preoccupato la sorte del suo eroe o della sua eroina. Se gli regalate un sequel, gli state regalando una storia già cominciata, un libro aperto a metà, con tutti i personaggi già per la loro strada e lascerete il giovane lettore a lambiccarsi su come siano finiti a fare quello che stanno facendo. Immaginate di cominciare a leggere Harry Potter dal quarto libro, o Eragon dal terzo. Persino leggere Cinquanta sfumature di grigio dal secondo tomo potrebbe creare qualche disagio. Ci capireste qualcosa? Vi appassionerebbe la lettura? Ecco, abbiate rispetto per tutti i lettori, anche quelli sotto il metro e venti. Altro consiglio, non relagate quintalate di libri a bambini a cui non interessano. So bene che per appassionare un bambino alla lettura è consigliabile leggergli molto, leggergli sempre, leggergli la favola della buonanotte e appoggio questo metodo, anche perché è il metodo con cui sono stata cresciuta. Proprio per questo posso dire che non è un metodo infallibile, nel senso che non è detto che perché un bambino sia stato cresciuto a pane e fiabe sviluppi un amore incondizionato per la lettura. Io l'ho sviluppato, ad esempio. Mia sorella no. Mia sorella non ha mai amato leggere da piccola, adesso non le dispiace, ma da bambina ha sempre preferito fare altro e leggeva solamente i libri assegnati dalla scuola, con pochissima voglia ed in moltissimo tempo. Non so se questa antipatia per i libri derivasse dal fatto che voleva trovare una passione diversa da quella della sorella (io ero "la bambina che aveva imparato a leggere senza sillabare" è plausibile che lei che nelle prime letture aveva sperimentato le difficoltà comuni a molti coetanei si sentisse un po' a disagio) o se semplicemente la lettura non l'appassionasse, fatto sta che leggeva poco o niente. Vi dirò io sono un po' scettica quando sento del bambino che deve leggere a tutti i costi e facciamolo leggere e cosa succede se non legge e non gli piace leggere ecc. Ogni bambino è diverso, uno a cui non piace leggere non è meno intelligente di chi lo ama. Innanzitutto potrebbe appassionarsi dopo e anche se questo non succedesse mai pazienza, potrebbe amare lo sport, la pittura, il teatro, gli animali, l'aria aperta e il nostro continuo mettergli davanti libri e solo libri lo farà sentire solo più a disagio. Questo almeno è quello che ho imparato guardando mia sorella. Fine del predicozzo.

Biciclette e tricicli


                                                                       
A Natale, si sa, di solito si fanno i regali "grossi" e per molti è un buon momento per introdurre un bambino o una bambina al suo primo triciclo o bicicletta. Come ho già detto, è nei giochi all'aperto che i bambini risentono meno degli stereotipi di genere, quindi sì anche a monopattini, pattini, palloni, corde per saltare e, nel caso si preferisca un gioco da tenere dentro casa, visto che Dicembre non proprio il mese migliore per scendere in cortile o andare al parco a dondolarsi sulle altalene, si può puntare sulle casette o le tende da indiani (anche qui, parlo per esperienza personale visto che sono stata così fortunata da avere sia una bella casetta con tanto di finestre coi gerani e filo per stendere e un igloo da eschimese). 



Cucine, supermercati, tavoli da falegname, fattorie...

Non è un mistero che ai bambini piaccia imitare i genitori, a tutti i bambini, maschi e femmine, e se li vedono fare la spesa, cucinare, fare giardinaggio o riparare un elettrodomestico rotto probabilmente saranno affascinati dall'attività e avrebbero piacere a riprodurla con degli attrezzi su misura, come delle piccole cucine giocattolo o il supermercato dove andare a fare la spesa. E' difficile purtroppo, specialmente per le cucine, trovare qualcosa che non sia di un bel rosa shocking, giusto per alimentare lo stereotipo che in cucina ci devono stare solo le donne, ma ci sono delle marche che fanno eccezione e propongono dei colori "neutri" come la Fisher-Price (a proposito, neanche il sito della Fisher-Price divide i giocattoli in base al sesso dell'acquirente) o negozi come La Città del sole e Immaginarium che avevo già citato prima.

Toh, un bambino che gioca con una cucina! (e che bel colore la sua maglietta!)



Sempre più estremi, un bambino che gioca con una cucina ROSA! Mi domando come faccia ad essere ancora in vita! ;)

Sempre della Fisher-Price ho scoperto poco fa la marca Little People che propone una serie di giocattoli divertenti e interattivi (per alcuni ci vogliono le pile, ma con la maggioranza si gioca senza) come parchi giochi, fattorie, casette, piste per le macchinine. Piste dove a giocare con le macchine è, ad esempio, una bambina, senza che la pista sia per questo rosa.
Una bambina che gioca con una pista per le macchinine non rosa! Ammetto che trovarla non è stato facile...

Sempre la Little People inoltre ha creato una serie di piccoli protagonisti delle sue avventure, due bambini e tre bambini, di etnie diverse e di caratteri diversi. C'è il bambino attivo, quella timida, quella espansiva, quello sciocchino, quella creativa. Perché, recita lo slogan non esistono due bambini uguali. Ognuno ha una personalità che prescinde dal suo essere maschio o femmina.
Se vi incuriosiscono come hanno incuriosito me, cliccate qui















E infine... vince il premio miglior giocattolo non sessista per il Natale un gioco che oltre a non alimentare stereotipi di genere merita la palma d'oro per la creatività ed il divertimento, almeno secondo il mio modestissimo e discutibilissimo parere.


Come ho già accennato, io ci giocherei adesso

















Io amo il teatro ed amo recitare, credo non ci sia gioco più fantasioso, divertente e stimolante di questo. Un gioco dove non ci sono regole e la storia da mettere in scena è quella che più piace: il Principe salva la Principessa dal Drago, la Principessa salva il Principe dal Drago, il Drago salva il Principe dalla Principessa, la Principessa salva il Drago dal Principe... Guardate quante combinazioni! Questo specifico teatrino è per marionette a dita, ma ce ne sono anche di più grandi per burattini a mano.
Io e mia sorella ne avevamo uno di cartoncino della Pimpa.
Lo abbiamo consumato



Vi auguro un Felice Natale :)






lunedì 25 novembre 2013

Personaggi femminili positivi 5# Carmen Sandiego

Se siete cresciuti tra gli anni '90 e gli anni 2000 è possibile che questa sigla vi riporti indietro nel tempo, magari facendovi venire voglia di canticchiare dov'è Carmen Sandieeeego" alla guisa della sottoscritta.
Dov'è finita Carmen Sandiego? (Where on earth is Carmen Sandiego?) è una produzione animata ideata nel 1994, conclusasi nel 1999 e andata in onda in Italia su Rai 2 e in replica pochi anni fa su DeaKids. Il cartone è ambientato all'interno di un videgioco. All'inizio e alla fine di ogni episodio possiamo vedere un ragazzo, e nelle stagioni successive una ragazza, rigorosamente di spalle davanti allo schermo di un computer vecchio stile, pronti a risolvere un nuovo caso. Sì, perché Dov'è finita Carmen Sandiego è essenzialmente una storia di casi da risolvere e crimini da sventare e dell'eterna lotta tra A.C.M.E. organizzazione di detective adolescenti e V.I.L.E. organizzazione criminale dedita ai furti su grande scala. L'A.C.M.E. conta moltissimi detective sparsi per il mondo, ma le vicende del cartone si incentrano sui due fratelli Ivy, la maggiore di diciotto anni e Zack, il minore di quattordici. Lei è una ragazza determinata, con la testa sulle spalle, esperta di arti marziali, spesso infastidita dal comportamento infantile del fratellino; lui è un ragazzino geniale, che si diverte spesso a punzecchiare la sorellona, abile hacker e conoscitore di moltissime lingue, abilità essenziale dal momento che le avventure dei ragazzi si svolgono ogni puntata in nazioni diverse.
Zack ed Ivy nell'immagine migliore che ho trovato
Il motivo per cui i giovani detective vengono spediti ogni volta, letteralmente, in capo al mondo è proprio Carmen Sandiego. Chi è costei? Carmen è una scaltra ladra, probabilmente il membro più temuto della V.I.L.E. Nonostante il nome poco raccomandabile dell'organizzazione Carmen ha un codice etico che rispetta rigorosamente. Non è nelle sue intenzioni uccidere o ferire i suoi inseguitori (arriva addirittura a salvare la vita ad Ivy in un episodio) e si diverte a giocare al gatto e al topo con loro, lasciandogli indizi in giro per il globo per poi sfuggire all'ultimo minuto le manette. Carmen, dicevamo, è una ladra, ma se pensate ad una volgare rapinatrice di banche vi sbagliate di grosso. Forse una più sofisticata trafugatrice di gioielli ed opere d'arte sulle orme di Eva Kant e le sorelle di Occhi di gatto? Siete fuori strada. I furti di Carmen sono molto più in grande stile, solitamente infatti, Carmen ruba monumenti, piramidi egizie, torri, Chiese, castelli, oppure manoscritti originali di capolavori letterari.. Cosa se ne fa la nostra ladra di tante meraviglie? Beh, questo dipende da ciò che le suggerisce la fantasia di puntata in puntata. Può essere ricreare un'enorme schacchiera, ad esempio.
Carmen Sandiego
Quello che è certo è che non ci si possono di certo aspettare furti ordinari con Carmen e nemmeno ci si può illudere di metterle le mani addosso e consegnarla facilmente alla giustizia, perché la nostra antieroina riesce sempre a svignarsela, ma i suoi piani, quelli sì, i due detective riescono a sventarli ed un pareggio non è mai un cattivo risultato. Soprattutto quando l'avversaria è Carmen. Perché adoravo ed adoro questo cartone? Perché questo cartone ha tutto.
Ha una storyline avvincente. Due adolescenti detective che viaggiano per il mondo per sventare i crimini di una misteriosa ladra.
E' educativo ed interessante. Dal momento che troviamo Zack ed Ivy in ogni puntata almeno in due o tre nazioni diverse, sono elargite agli spettatori diverse informazioni sugli Stati e le città che stanno visitando, le opere d'arte famose, la lingua parlata, i costumi tradizionali, i monumenti con tanto di quiz a metà episodio.
E' pensato sia per un pubblico maschile che per un pubblico femminile. Spero di non dovervi più spiegare che sono contro gli stereotipi di genere, che una bambina guardi le tartarughe ninja ed un bambino la Principessa Sofia con tranquillità, ma è indubbio che molti cartoni animati sono tutt'ora pensati specificatamente per un pubblico di maschi o di femmine. Dov'è finita Carmen Sandiego si rivolge a un pubblico misto.
Ha dei personaggi convincenti, ben sviluppati e delle figure femminili assolutamente positive. In primo luogo abbiamo Carmen, scaltra, intelligente, esperta di informatica, di tecnologia, ma anche di storia e letteratura, come si evince dai numerosi indizi che lascia ai detective. Non ha nemmeno bisogno di vestiti succinti come molte altre regine del crimine, un ampio impermeabile rosso ed un elegante cappello dello stesso colore le danno un indiscutibile fascino da criminale un po' retrò senza sessualizzarla minimamente. Come ho già scritto, nonostante sia una ladra e del tutto disinteressata alla redenzione, Carmen ha una ferrea morale, che le procura, puntata dopo puntata, l'ammirazione di Ivy e Zack e anche quella del pubblico a casa.
Parliamo dei membri della A.C.M.E. Ivy la ragazza che insieme al fratello ha il compito di sventare i crimini di Carmen è senza dubbio una figura emancipata e coraggiosa. Nonostante, la mente del duo sia il geniale fratellino, è lei ad avere le redini del gruppo, soprattutto in virtù della maggiore età e del carattere responsabile che le permette di avere (quasi) sempre il controllo della situazione. Inoltre è atletica ed è lei che, quando si verifica l'occasione, fronteggia corpo a corpo Carmen o lo scagnozzo di turno.
Oltre ad Ivy e a Zack, nel corso delle puntante, si incontrano diversi giovani detective, ragazze e ragazzi che fiancheggiano i protagonisti delle loro indagin, dall'Italia, alla Russia, passando per il Sudafrica, la Grecia, l'Inghilterra, la Polinesia ecc...
E poi c'è il Capo, null'altro che un sofisticato programma informatico che coordina le missioni di Ivy e Zack e li teletrasporta in qualsiasi parte del globo.
Il Capo. Sì, è una testa fluttuante nel cyberspazio
E dà una nota di comicità al tutto.

martedì 19 novembre 2013

Le 10 ragazze più intraprendenti ed emancipate della Disney

Il cinquantatreesimo classico Disney, Frozen, sta per arrivare anche nelle sale cinematografiche italiane e scommetto di non essere l'unica curiosa. Il film infatti, secondo gli ultimi rumors, aggiungerà al novero delle principesse Disney non uno, ma ben due nuove personaggi, le sorelle Anna ed Elsa. Sappiamo tutti che il brand principesse Disney è sempre al centro di critiche e dibattiti. Indubbiamente, l'azienda nell'ideare nuove protagoniste si sta allotandando dal "modello Biancaneve", ossia l'oggetto del desiderio che aspetta solo di essere salvato, nonostante questo il franchising attorno ad una delle marche più famose del mondo Disney rimane un tripudio di rosa e stucchevolezza (anche se da qualche parte devo aver visto l'arco e le frecce di Merida, ma non sono sicura fossero "targati" Principessedisney) che, sia ben chiaro, non aborro totalmente, come ho già scritto numerose volte, ma che non può e non deve essere l'unico modello proposto alle bambine.
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in questa simpatica immagine, che mi ha in primo luogo fatto sorridere e poi anche riflettere
Queste sono solo alcune delle non principesse Disney. Voi siete in grado di riconoscerle tutte?
A pensarci bene infatti, la Disney ci ha proposto negli anni molteplici figure femminili, che non fanno parte dell'onnipresente brand principessedisney, dalla Fata Turchina del criticatissimo, almeno in Italia, Pinocchio fino ad arrivare a Vanellope, co protagonista di Ralph Spaccatutto. Le non principesse disney sono più escluse dal selvaggio merchandising rispetto alle loro più famose college, cosa che da un lato è indubbiamente positivo, ma dall'altro le spinge anno dopo anno verso il dimenticatoio. Alcune di loro ci sono dentro già da tempo (oggi quale bimba di quattro anni saprebbe dirvi chi è Eilonwy di Taron e la Pentola magica? Non ne ricordavo l'esistenza nemmeno io, ho visto il film solo una volta e forse neanche tutto e non ho neanche mai avuto la videocassetta!) altre conservano ancora un picco di notoriatà, come Lilo, ad esempio, anche grazie ai vari sequel e alla serie animata, Alice (anche lì grazie alle varie rivisitazioni del personaggio che com'è come non è alla fine tutti paragonano a quella nata dalla mente di Walt) e Trilli, che come consolazione per non essere entrata nel club delle pincipesse disney si è "riscattata" fondando quello delle disney fairies, la cui qualità è discutibile. Poiché le non principesse Disney sono spesso tralasciate dall critica, ho deciso di stilare una classifica di dieci figure femminili positive prendendole sia dalle disneyprincess che non. 


10. Kiara (Il Re Leone II - Il regno di Simba, 1998)
                                                                                    
Si piazza al decimo posto la figlia di Simba e Nala, protagonista del sequel de Il Re Leone. Uno dei pochi sequel degni di essere visti. Vi dirò che ero indecisa se mettere in classifica lei o la madre, Nala. La verità è che sia Il Re Leone che il suo seguito vantano di figure femminili incredibilmente forti, sia nella schiera dei buoni che in quella degli antagonisti, come Zira del secondo film. Del resto, tra i leoni sono le femmine che si occupano della caccia e della difesa del branco e quando si tratta di zampate ed artigli, nessuna delle leonesse in questione ha qualcosa da invidiare a un Simba o a un Mufasa (per non parlare dello stesso Scar che, come confessa lui stesso all'inizio del primo film, in quanto a muscoli è piuttosto carente). In soldoni, ho scelto di dare il posto a Kiara perché è lei a tutti gli effetti la protagonista della seconda pellicola, mentre nel primo film le figure di Sarabi e di Nala vengono oscurate da quella di Simba. Kiara, pur non entrando nel novero dell Disney Princess è a tutti gli effetti di sangue reale e sarà lei che erediterà le terre del branco alla morte del padre. Presentataci all'inizio del film come una bambina combinaguai ed in seguito come un'adolescente ribelle, Kiara non è ansiosa di diventare una regina, anzi, se suo padre prima di lei sognava di "diventare presto un Re" credendo che il trono fosse un lasciapassare per non avere più nessuno a dirgli cosa fare, Kiara ci appare da subito abbastanza disinteressata al suo futuro regale. Quello che vuole veramente è crearsi un'identità al di fuori del suo titolo, desidera vedere il mondo ed imparare a cavarsela da sola, sfuggendo al controllo del protettivo papà. Forse Kiara è una figura meno forte, fisicamente parlando, della madre Nala, che riusciva a fronteggiare ed a sconfiggere in combattimento lo stesso Simba. Se dovessi immaginarmi uno scontro fra Kiara e Kovu, infatti, devo ammettere che quest'ultimo vincerebbe senza troppe difficoltà. Tuttavia, ciò che è notevole nella protagonista è la sua forza d'animo e la sua ribellione alla figura di padre e Re che è Simba. Sì, perché mentre con la morte di Mufasa nel primo film il padre ed il Re vengono mitizzati fondendosi in una figura intoccabile, in questo film Simba appare risoluto e potente ma non invincibile ed è una figura che può essere messa in discussione e che viene messa in discussione proprio dalla figlia, la cui forza di volontà ed il cui amore per Kovu permettono la riappacificazione tra i due clan, il primo esiliato per essere rimasto fedele a Scar dopo la sua caduta ed il secondo fedele a Simba. Non male per un decimo posto.

9. Jane Porter (Tarzan, 1999)

A mio parere Jane ha qualcosa che le dà una marcia in più rispetto a molte delle disney Princess, almeno fino a Pocahontas, è più umana. Prendiamo come esempio Belle, non è una Principessa di lignaggio, è vero, ma lo è nell'animo e nell'atteggiamento, pur dando da mangiare alle galline e ai maiali, aiutando il padre con le sue invenzioni, andando a cavallo e giocando a palle di neve mantiene sempre quella grazia un po' innaturale delle Pricipesse Disney della prima generazione, come anche Cenerentola, del resto, che non mostra un segno di fatica neanche dopo un'intera giornata a correre dietro a sorellastre e matrigna. Non voglio dire che ci sia qualcosa di male in questo, ma ai miei occhi un po' di goffagine, qualche difetto, insomma una conclamata imperfezione, rende i personaggi più simpatici e ci fa identificare di più con essi. Veniamo quindi a Jane Porter, Jane è una tipica ragazza dell'alta borgesia, nata e cresciuta nell'Inghilterra vittoriana che intraprende con il padre e un cacciatore poco raccomandabile, il rozzo Clayton, un viaggio in Africa per studiare i gorilla. La ragazza non è così fragile come sembra e si adatta senza troppe difficoltà allo spartano accampamento nella giungla. Nonostante ciò, la giungla è appunto una giungla, non un villaggio turistico, potrà una giovane lady inglese mantenere la sua eleganza ed il suo contegno davanti ad una schiera inferocità di macachi? Pare difficile ed infatti Jane non ci riesce. Abbiamo davanti una ragazza Disney che grida, scalcia, fugge, si sporca di fango e bagna di pioggia, cerca in maniera rocambolesca di arrampicarsi su un albero destreggiandosi fra muschio e liane e arriva addirittura ad allontanare Tarzan con un calcio quando le si avvicina troppo, incuriosito dall'aver trovato un essere umano così simile a lui. Vediamo insomma Jane in situazioni del tutto inconsuete per una figura femminile disneyiana. Abbiamo detto che la vita nella giungla porta a qualche inconveniente, ma nonostante ciò possiamo vedere chiaramente che la giungla ed i suoi abitanti affascinano la nostra Jane, che con un po' di difficoltà iniziale impara a volteggiare sulle liane, istruita da Tarzan e saluta come una grande conquista quella di comunicare con le scimmie. Avevate mai visto prima una donna della disney gridare "uh uh uh ah ah ah" davanti ad un gruppo di gorilla? Trovo notevole che in Tarzan non siano solamente gli inglesi a civilizzare il protagonista, ma si assista ad un effettivo e vero scambio fra le due culture. Come ho già detto infatti, Jane impara a librarsi tra le liane e a comunicare con le scimmie, ma allo stesso modo insegna a Tarzan a leggere, ad esprimersi in inglese, sia lei che suo padre gli mostrano le stelle, diapositive di città, monumenti, dischiudendo agli occhi di Tarzan un mondo nuovo e meraviglioso come la giungla lo è per Jane. Dunque Jane Porter è una figura che ha qualcosa da dare e che fuoriesce dalla perfezione tipica delle donne della disney (possiamo dire che in un certo senso anche Alice si sporca, si bagna e si caccia nei guai, tuttavia lei è una bambina, mentre Jane Porter è già una donna, una donna sveglia ed intelligente, decisamente un altro livello rispetto all'impertinente e a tratti insopportabile Alice disneyana).

8. Kidagakash (Atlantis, l'impero perduto, 2001)

La giovane e testarda principessa di Altantis si aggiudica un meritatissimo ottavo posto, Kidagakash, in breve Kida è la prima atlantidese incontrata da Milo, l'impacciato e goffo linguista protagonista della pellicola. I due che presto diventeranno una coppia, hanno due caratteri direi complementari, se Milo è goffo, impacciato, insicuro ed intelligente, insomma un vero e proprio geek, con la sola differenza che il film è ambientato prima della nascita del computer, Kida è atletica, determinata, seria e soprattutto decisa a riportare il suo morente popolo allo splendore di un tempo. Per farlo ha bisogno di Milo, l'unico in grado di decifrare le scritture che parlano del passato di Atlantide, dal momento che Kida come tutto il suo popolo, ha persona da tempo la facoltà di leggere. Kida è una principessa, ma è anche una guerriera, cosa che possiamo vedere fin dalle sue prime scene, almeno in età adulta, dove tiene d'occhio gli esploratori armata di lancia e di maschera per non farsi riconoscere. Il suo senso di responsabilità e l'amore per il suo popolo la rende una figura regale, una regalità che viene dall'animo e che ben si addice ad un'imperatrice, che quanto diventerà la giovane donna alla fine del film. Di Kida adoro il fatto che finalmente la Disney si sia decisa a rappresentare una Principessa mostrandoci il peso del suo compito. Cos'erano state le principesse per la Disney fino a questo momento (tranne forse qualche eccezione come Kiara)? Ragazze dolci, sognatrici, più e meno intraprendenti, ma anche se non tutte potevano dirsi figure totalmente passive, per nessuna di loro il ruolo di Principessa era difficile e ostico. Per Kida certamente ricevere il trono del padre è un onore, ma è un onore colmo di oneri. La Regina atlantidese ci mostra le concrete difficoltà di governare un regno, di prendere delle decisioni, di capire cosa è giusto per il suo popolo. E' un compito gravoso che può ricadere solo sulle spalle di una persona forte e saggia e tale si dimostrerà Kida. Insomma, un bel ottavo posto alla futura regnante di Atlantide per averci mostrato una Principessa che ha ben poco a che vedere con balli e vestiti, ma lotta la rinascita di un popolo.

7. Capitano Amelia (il Pianeta del tesoro, 2002)

Questo film, la cui videocassetta sono quasi arrivata a consumare, tante le volte che l'ho visto è la rivisitazione disneyana del celebre romanzo l'Isola del Tesoro. Data la carenza di personaggi femminili, la Disney ha ben pensato di affidare, appositamente per questa versione della storia, il ruolo di Capitano della nave in rotta per il tesoro di Flint, il pianeta del tesoro appunto, ad una donna. E che donna! Avete davanti a voi il Capitano Amelia, di cui tutto si può dire fuorché che non sia una figura forte ed indipendente. Infatti, è stata messa nelle ultime posizioni solamente perché la sua storyline viene decisamente oscurata da quella del vero protagonista della pellicola, Jim Hawkins, e perché nonostante sia un indubbio modello di empowerment femminile, la figura manca di quello spessore che è tipico dei protagonisti della Disney della nuova generazione, almeno dal Rinascimento in poi, proprio perché non è una protagonista. Insomma, come personaggio di contorno il nostro Capitano merita un bel dieci con tutta la lode, ma vedendola gareggiare con ragazze che sono a tutti gli effetti le protagoniste dei loro film, la sua posizione in classifica non può che risentirne.
Il Capitano Amelia ha un compito, governare una nave, e lo svolge alla perfezione; è temuta e rispettata da tutto l'equipaggio e sull'imbarcazione non si muove una cima senza il suo consenso. Questo almeno fino all'ammutinamento della ciurma, un gruppo di poco di buono non scelti da lei e della quale per l'appunto non si fida affatto, ma anche in questo caso, la donna non si lascia sopraffarre, si dimostra in grado di maneggiare armi con maestria ed è senza dubbio il membro che sa meglio come manovrare navi e scialuppe di salvataggio. Decisamente rude e ferocemente sarcastica all'inizio del film, con il passare dei minuti anche il Capitano si ammorbidisce e mostra agli spettatori il suo lato più umano, pur non perdendo la sua freddezza e l'aggressività di fronte al nemico. Un personaggio notevole.

6.Tiana (La principessa e il ranocchio, 2009)

Prima DisneyPrincess della classifica.
Nonostante abbia trovato il film la Principessa e il Ranocchio carino, ma non eccezionale (salvo le canzoni e la figura del cattivo), non si può mettere il dubbio che Tiana sia fatta di un'altra pasta rispetto a molte delle Principesse che l'hanno preceduta ed anche a molte delle figure Disney in generale. Chi come me ha visto il film sa che Tiana non è Principessa per nascita, ma è invece figlia di una modesta sarta e di un onesto lavoratore che le trasmette la passione per la cucina e condivide con lei il sogno di poter aprire un ristorante tutto loro con i risparmi di famiglia. Il padre di Tiana poi, le fa presente soprattutto fin da bambina, in maniera dolce ma ferma, che sognare va bene, ma non si può basare la propria vita solamente sui sogni, perché l'unico modo di realizzare un proprio desiderio è lavorare sodo per ottenere quello che si vuole. La ragazza è dunque abituata fin da piccola alla fatica, alle delusioni ed al duro lavoro. Sì, certo, anche Cenerentola era abituata a lavorare tutto il giorno e lo faceva senza scoraggiarsi, ma mentre la principessa dalle scarpe più scomode della storia durante le pulizie semplicemente sognava una vita migliore, Tiana lavora attivamente per ottenere ciò che vuole, non si limita a fantasticare, ma costruisce giorno per giorno il suo sogno ed il suo futuro. La sua vita modesta e la disgrazia della perdita del padre l'hanno portata a sviluppare un carattere forte e coriaceo. Tiana è una giovane donna che non si scoraggia facilmente di fronte alle numerose avversità che la vita le pone davanti, pratica e realista, si dà da fare per realizzare il suo sogno e del defunto padre, ossia aprire un ristorante. Questo è il suo obiettivo, che ha intenzione di raggiungere da sola, senza chiedere nulla a nessuno né tantomeno rifugiarsi in sogni e fantasticherie. Una razionalità che non può che cozzare con i sogni ad occhi aperti della prima, ma anche della seconda, generazione di principesse Disney (da Biancaneve a Jasmine, per intenderci), tutte decisamente più naive.

5. Esmeralda (Il Gobbo di Notre Dame, 1996)

Qui abbiamo un altro film del Rinascimento Disney che si fregia a ben diritto della nomea di capolavoro. Non lo amavo da piccola, devo averlo visto davvero poche volte, ma adesso è senza dubbio uno dei miei Disney preferiti. Esmeralda, di cui ho intenzione di parlare, è la danzatrice gitana che balla per le strade di Parigi per racimolare un po' di soldi, accompagnata dalla fedele capretta, Djali. Come tutti gli zingari parigini, vive alla Corte dei Miracoli; trovare e distruggere questo posto è l'ossesione del giudice Claude Frollo, il tormentato cattivo del film. Torniamo ad Esmeralda. La Disney ha fatto un lavoro di caratterizzazione del personaggio che oserei definire eccelso. L'affascinante ed ingenua ragazzina delle pagine di Notre Dame de Paris diventa qui una giovane donna grintosa e sicura di sé. Se nel libro è lei ad essere sedotta ed ingannata da quel mascalzone di Phoebus, nella pellicola è lei chi seduce, non solo con il suo corpo, ma soprattutto con il suo atteggiamento. L'atteggiamento di Esmeralda strega. Emancipata, indipendente, intraprendente, fiera delle sue origini gitane (apprezzo il nel cartone animato, la donna sia realmente una zingara e non sia in realtà una francese rapita in culla) e padrona di sé stessa. Una donna che sostanzialmente si mantiene da sola, senza vivere sulle spalle di nessuno. Un po' come Tiana da questo punto di vista, con l'eccezione che Esmeralda non ha un sogno particolare da realizzare, ma vive più alla giornata. C'è però un elemento della non principessa Disney che le permette di adombrare senza troppe difficoltà Tiana e molte delle sue "colleghe". Esmeralda è eroica. Questa donna non pensa solo a sé, alla sua vita, alla sua indipendenza, al suo sogno; questa donna desidera giustizia, come grida a Claude Frollo e ad una folla sbalordita durante la festa dei folli. Giustizia per il suo popolo, costretto a subire maltrattamenti ed angherie, e giustizia per tutti gli emarginati come chiede davanti a Dio durante la toccante canzone "God, help the outcast". Esmeralda, però, non si limita a pregare, si fa avanti e combatte per quella giustizia, come quando, mentre Quasimodo viene messo alla gogna pubblica, e dileggiato a suon di insulti e frutta marcia addosso, sale prontamente sulla ruota dove è legato, gli pulisce il visto e lo slega sotto gli occhi inferociti del giudice e, poiché questi ne ordina l'arresto, elude le guardie con facilità, fuggendo abilmente e volatilizzandosi grazie ad un trucco di magia. Che altro? Esmeralda non si esime neanche dal combattere e con una certa abilità a dire il vero, visto che riesce a tenere testa persino al capitano delle guardie Phoebus, che qui non è un odioso mascalzone, ma un uomo di buon cuore forse un po' sempliciotto, che vorrebbe incarnare le virtù del tipico eroe dal cavallo bianco, ma che sembra in realtà esserne una specie di parodia grazie ad alcune scene comiche. Inutile dire che Esmeralda ci finirà insieme, nonostante il primo incontro tra i due non sia dei più amichevoli... La ragazza non è certo una che si fa affascinare da una volto impomatato ed un sorriso da bellimbusto.

4. Lilo (Lilo & Stitch, 2002)

A un passo dal podio vediamo questa dolce seienne che ha insegnato a grandi e piccini una grande verità sulla parola Ohana. In un periodo dove tutti parlano di come dovrebbe essere la famiglia e si sentono liberi di decretare cosa lo sia e cosa non lo sia, ritengo sia utile aggiungere a questo marasma di opinioni anche quello della piccola Lilo "Ohana significa famiglia e famiglia significa che nessuno viene mai abbandonato o dimenticato". Non è solo per questa perla di saggezza che Lilo si merita il quarto posto. Un punto a suo favore, è una bambina. Non so voi, io sono del parere che usare come protagonisti di film per bambini dei bambini sia una mossa vincente, aiuta i giovani spettatori ad indentificarsi e a capire di più il personaggio, le sue motivazioni ed i suoi ragionamenti. Ricordo che dopo essere uscita dal cinema, in una calda sera d'estate, a nove anni, mi misi subito ad interpretare la ragazzina hawaiana, lasciando alla mia sorellina più piccola la parte di Stitch. Lilo è una bambina sveglia e vivace, il più delle volte è allegra il che è sorprendente visto il recente trauma che ha dovuto affrontare: la perdita di entrambi i genitori in un'incidente d'auto. Nonostante ciò, apprendiamo subito che quello che la ragazzina desidera di più al mondo è un amico, un amico vero, dal momento che è additata dalle sue compagnette di hula, una delle sue passioni, come una svitata. Lilo si cuce i giocattoli da sola, ha una collezione di fotografie di turisti che arrostiscono al sole sulle spiagge hawaiane ed ha un'enorme passione per Elvis Presley. Balla, canta, va in giro con il suo triciclo e nuota del meraviglioso oceano hawaiano. La grande forza di Lilo è quella di essere una bambina che si comporta da bambina e che offre alle coetanee un modello libero dagli stereotipi di genere, libero dalla precoce sessualizzazione dei corpi, che ha un'infanzia libera, una vera infanzia gialla, per metterla nei termini del blog, il che la rende subito simpatica.

3. Vanellope Von Sweets (Ralph Spaccatutto, 2012)

 Saliamo ora sul podio di questa classifica con un'ennesima nonprincipessa disney, la co protagonista di Ralph spaccatutto, dal cuore buono, ma dalla lingua lunga, Vanellope. Poche chiacchere, Vanellope è forse la protagonista di un film Disney che più si avvicina al concetto di anti principessa. Trattasi di una petulante mocciosetta, dalla battuta facile, sarcastica ed iperattiva. Vanellope è un altro personaggio dalle idee chiare, a differenza di molte figure femminili della Disney non vuole fuggire dalla sua vita, sta bene dove sta. Quello che Vanellope vuole è una cosa sola, ossia correre. Il che è abbastanza naturale dal momento che è la protagonista di Sugar Rush, un gioco di kart ambientanto in un mondo zuccheroso alla "Fragolina Dolcecuore" che vede i vari piloti (uno più kawaii dell'altro) sfidarsi in spericolate gare di corsa, tra colline di gelato con tanto di ciliegina e vulcani di cioccolata. Vanellope dunque vuole gareggiare, ma non può farlo, in primo luogo perché non ha un kart ed in secondo luogo perché non le è permesso dagli altri personaggi del gioco. Vanellope è infatti un glitch, il che la rende una specie di appestata per la comunità di Sugar Rush, il che è anche uno dei motivi che l'hanno portata a sviluppare una personalità così cinica ed irriverente di cui il povero Ralph dovrà fare spese. Dopo che l'improbabile duo riuscirà a costruire un kart per la giovane pilota ed in seguito a una serie di peripezie che non sto a raccontarvi, Vanellope riuscirà a partecipare alla tanto sognata gara e soprattutto a vincere, rivelandosi in quel momento per quello che è, ossia la Principessa di Sugar Rush, in poche parole la protagonista assoluta del gioco. Ci bastano pochi minuti per capire che Vanellope non ha alcuni interesse ad essere Principessa, come ho già scritto, la ragazzina vuole una cosa sola, correre, non le importa con quale titolo. Vanellope è una pilota con la corsa nel sangue, in grado di fare mangiare la polvere ai suoi avversari nonostante, anzi in alcuni casi persino grazie, al suo glitch. Un'amorevole, emancipata, imperfetta e tosta non Principessa.

2. Pocahontas (Pocahontas, 1995)

Forse sono di parte, perché è sempre stato uno dei miei preferiti, quindi se volete smentitemi pure, ma ritengo che la medaglia d'argento di questa classifica spetti decisamente a Pocahontas. Abbiamo visto modelli femminili forti, risoluti, spericolati, petulanti, goffi, imperfetti, intelligenti presi da pellicole più o meno riuscite, alcune veramente molto riuscite che possono essere preferite dai più a Pocahontas, che è comunque un film del rinascimento Disney, quindi tanto di cappello. In mezzo a tutte queste figure femminili, credo che l'indiana d'america abbia una potenza di spirito ed una forza interiore che non è eguagliata da nessuno in questa classifica, neanche dalla prima di questa lista. Analizziamone insieme le caratteristiche. Pocahontas è decisamente una donna emancipata ed indipendente. Innanzitutto è abituata a vivere da sola, è orfana di madre e suo padre, il capo del villaggio, è spesso costretto ad assentarsi per lunghi periodi, infatti proprio all'inizio del film, lo vediamo ritornare vittorioso da una lunga battaglia contro un clan nemico. Pocahontas, dunque, trascorre le sue giornate nella più totale libertà, pagaiando al fiume, tuffandosi da alti scogli (non capisco perché abbiamo tutti gridato alla rivoluzione davanti ad una Merida che scalava montagne, andava a cavallo e usava arco e frecce con mastria quando sette anni prima Pocahontas si arrampicava agilmente sugli alberi, nuotava nel fiume e correva tra le foreste, per altro il tutto a piedi nudi! Non ce l'ho con Merida sia ben chiaro, solo che non capisco tutto questo esaltarsi per un'emancipazione che era già stata presentata in precedenza sotto varie forme da altri personaggi prima di lei, con una storyline decisamente più interessante di quella della principessa scozzese che, devo confessare, non mi ha convinto molto), in compagnia di un ingordo orsetto lavatore e di un irascibile colibrì e, quando proprio sente il bisogno di compagnia umana, dell'amica più assennata Nakoma. Quando il padre le comunica che il più forte guerriero del villaggio ha appena chiesto la sua mano, la ragazza non è certo entusiasta, intendiamoci Kocoum, questo è il suo nome, non è un becero maschilista dello stampo di Gastone della Bella e la Bestia (uno dei primi uomini rifiutati da una Principessa Disney e guardandolo non possiamo certo biasimarla!), è un uomo forte, di poche parole, attraente che semplicemente a Pocahontas non piace (ma è così... serio) e direi che questo è un semplice ed ottimo motivo per non convolare a nozze con lui. L'uomo di cui si innamora la giovane indiana è invece John Smith, carismatico avventuriero inglese, che le parla di Londra e la affascina con i suoi racconti di terre lontane che la ragazza sogna di visitare. Ho detto affascina, sì, eppure nonostante questo Pocahontas rimane fiera delle sue origini e si oppone fermamente al concetto di "civilizzazione" mostratole da Smith. Il suo popolo ha tutto quello che gli serve, non ha alcun bisogno di essere civilizzato, non è un popolo di selvaggi, non deve imparare come vivere, anzi, forse sono i concittadini dell'inglese che dovrebbero, visto come hanno devastato in pochi giorni la terra di Pocahontas; è quanto gli spiega in una canzone. Pocahontas si innamora di John Smith, il loro è un amore vero e autentico, in quanto hanno avuto modo di fare quello che a molte principesse della prima generazione era precluso, conoscersi. Sono due persone che si sono conosciute e si sono innamorate, prendendo coscienza di quello che provano l'uno per l'altra nonostante le difficoltà di un'unione di quel tipo, specialmente in prossimità di una guerra. Già, la guerra, alla fine del film, come tutti sappiamo, si assiste alla preparazione di una battaglia tra visi pallidi e pellerossa. I primi spinti dallo spregiudicato Ratcliffe a vendicare la cattura di John Smith (accusato, ingiustamente, dell'omicidio di Kocoum, di cui in realtà si è macchiato il giovane Thomas) e i secondi decisi a giustiziare l'inglese per il motivo di cui sopra e ad iniziare una guerra contro gli invasori che vedono come demoni incapaci di alcuna umanità. In tutto questo, Pocahontas è colei che impedisce lo scoppiare di una guerra. Una donna. Il film non lascia spazio al dubbio, è Pocahontas a salvare l'amato John Smith da morte certa, e facendolo, salva molte più vite, affrontando il padre e mostrandogli l'irragionevolezza della carneficina che sta per avvenire. Il mite Powathan riconosce la saggezza della figlia e compie il suo volere, e così, grazie a Pocahontas, non solo John è salvo, ma anche il suo popolo e quello inglese.

1. Mulan (Mulan, 1998)
Siamo giunti alla fine di questa classifica con un prevedibilissimo primo posto assegnato a Mulan. C'è bisogno di commentare? Mulan è una vera e propria eroina. Non si limita a salvare l'oggetto del suo amore, non solo impedisce al padre di andare in guerra dove avrebbe senz'altro perso la vita, essendo ormai anziato e ferito, e neppure permette solo al suo plotone di vincere una battaglia contro gli Unni grazie ad una geniale intuizione (ricordate la scena della valanga?). Mulan salva addirittura l'intera Cina e l'Imperatore in persona si inchina al suo cospetto. Mulan a mio avviso a Merida fa le scarpe. Partiamo dall'inizio, questa giovane ragazza cinese vuole quello che ogni figlio desidera: rendere fieri di lei i propri genitori, o, per dirla come la direbbero nel film, portare onore alla propria famiglia, ma è il modo con cui si suppone che lo faccia, quello che sembra l'unico modo, che non la convince. Ricordate la canzone? C'è solo un modo in cui potrai dar gioia a tutte noi, un uomo purché sia di buona dinastia. Questo è il destino di Mulan, diventare la moglie perfetta per qualcun altro. Ciò renderebbe onore alla famiglia della ragazza, ma la renderebbe felice? E' quello che vuole? La risposta è no. Non è quella la vita che vuole, Mulan canta combattuta nel giardino di casa, ma lo so, questo ruolo non mi va, sono qui, ma se io facessi ciò che vorrei, i miei cari perderei. Non è difficile immaginare che quando Mulan fugge per arruolarsi nell'esercito non lo faccia, come in seguito confessa a Mushu, unicamente per salvare suo padre, pur rimanendo quella la ragione principale del coraggioso gesto (ricordiamoci che la pena per una donna che si arruola in un esercito di uomini è la morte), ma anche per sé stessa, per darsi prova del suo valore e vedere nel suo riflesso qualcuno che le assomigliasse davvero. Mulan è una giovane donna alla ricerca di sé stessa, nel trovarla, salva la Cina.