martedì 9 settembre 2014

Il fenomeno Violetta e la precocizzazione delle bambine



Cari lettori, torno ad occuparmi del blog dopo un lungo periodo di latitanza. Avrei voluto scrivere molto prima, ma eventi del tutto indipendenti dalla mia volontà mi hanno tenuta molto occupata in questi mesi e non ho avuto il tempo di sedermi ed elaborare un nuovo post ed è un vero peccato, perché occuparmi di certe tematiche e confrontarmi con le vostre risposte mi edifica molto. :)

Bando alle ciance, oggi volevo parlare di una telenovela argentina che ha avuto grandissimo successo in Italia, soprattutto fra le ragazzine, sto parlando di Violetta.

Alcuni giorni fa, Martina Stoessel, l’attrice-cantante protagonista della serie, è volata fin qui per incontrare Papa Francesco ed esibirsi, in occasione della partita della pace, con una canzone. Nel descrivere l’incontro tra i due connazionali i giornali hanno ribadito la fama del personaggio, un vero e proprio idolo per moltissime bambine italiane. Se di queste ultime noi curiosi prendessimo un campione di età compresa, diciamo, fra sette e dodici anni e ponessimo loro la semplice domanda “Conosci Violetta?” molto probabilmente riceveremmo una unanime risposta affermativa. Importante (sebbene non totale) sarebbe anche la percentuale di bambine che non solo conoscono ma che guardano la telenovela con grande piacere. Se ancora non fosse bastato l’incontro con il Papa o l’annunciata e seguitissima tournée italiana a farci capire la notorietà del personaggio, ci basterà dare un occhiata in giro: guardare nei negozi di giocattoli, nelle librerie, nelle cartolerie; dove scoveremo con estrema facilità una quantità notevole e a volte eccessiva di bambole, microfoni, cd, libri, giornalini, diari, astucci, zaini, ma anche patatine, caramelle, gelati (giuro che quest'estate mi sono imbattuta nel gusto Violetta), palloncini con una faccia sorridente di quindicenne stampata sopra e una firma viola e svolazzante. Questa è Violetta. Quando un programma è di successo il suo declinarsi in ogni tipo di prodotto per l’infanzia ed apparire ovunque (dal diario di scuola alle mutande firmate) ormai non sconvolge più di tanto, succede con Peppa Pig, con i Supereroi, con le Principesse Disney e prima ancora era accaduto con Winnie the Pooh, con I Gormiti, con le Winx… Sappiamo troppo bene per scandalizzarci che la nostra è una società capitalista e consumista, una società che ha bisogno di creare consumatori, che non appena trova qualcosa, o qualcuno, che ha successo tra i potenziali acquirenti, giovani e non, esso viene spremuto per ricavarne profitto e affiancato a qualunque bene di consumo per renderlo più desiderabile e per farne vendere più campioni.

Io, però, non voglio scrivere un post per denunciare il sistema economico in cui viviamo (non ho le conoscenze, né le competenze per farlo), quanto discutere della telenovela Violetta e del suo pubblico, analizzarla un po’, esprimere i miei dubbi su un fenomeno tanto di successo.
Innanzitutto la trama: come ogni telenovela che si rispetti, lo scheletro che tiene su la storia è piuttosto semplice e viene arricchito di puntata in puntata con colpi di scena, morti, tradimenti, riconciliazioni, nuovi personaggi, scomparse, ritorni e quant’altro. Qui la storia generale vede una quindicenne di belle speranze, Violetta appunto, molto dotata per il ballo e il canto, che vorrebbe fare di queste passioni il suo lavoro. Il suo sogno è però inizialmente ostacolato dal padre, memore dell’incidente avvenuto molto tempo prima alla consorte, famosa cantante, morta proprio durante una tournée, rendendo la figlia orfana di madre. Grazie all’aiuto della sua istitutrice, in realtà sua zia, Violetta riesce a iscriversi ad una prestigiosa scuola di musica, lo Studio 21, dove inizia l’ascesa verso il successo, stringe nuove amicizia e dove, soprattutto, incontra una rivale e conosce l’amore.

Alessio Cappuccio per il sito blogosfere.it ha commentato sulla serie: "Violetta si inserisce sul filone di Il mondo di Patty: ovvero avventure adolescenziali-sentimentali trattate con piglio seriosamente divertito. Una specie di Beverly Hills all'acqua di rose per teenager". Sono abbastanza d’accordo con l’analisi generale di Cappuccio del fenomeno Violetta e ve la linko qui, nel caso qualcuno avesse voglia di leggerla. Tuttavia, non sono completamente d’accordo con la frase estrapolata, per il semplice fatto che più che di Beverly Hills per teenager, guardando Violetta, sarebbe più adatto parlare di Beverly Hills per bambine. Di fatto, le teenager vere disdegnano i telefilm "all'acqua di rose", ma guardano Beverly Hills, 90210, The O.C. (questo è un po’ vecchio), Sex and the City e Glee. Sono le loro sorelline o anche solo le vicine di casa più giovani che guardano Violetta. Guardiamo i numeri, in Italia gli ascolti più alti si registrano nella fascia delle telespettatrici dai quattro ai quattordici anni, un campione decisamente vasto. Se dovessimo fare la media matematica ne risulterebbe che la telespettatrice media di Violetta ha nove anni (14+ 4= 18; 18/2= 9), il che è plausibile vista la quantità di giocattoli e vestiti che portano il suo brand, il numero di inserti a lei dedicati su siti come, bambini.eu o movieforkids, il suo successo al Kids’ Choice Awards, la cover di “All’alba sorgerò” (la popolarissima canzone del film Frozen) di Martina Stoessel... Tutto porta a pensare che il pubblico della telenovela sia composto essenzialmente da bambine e da tweenies (pre-adolescenti, ragazzini e ragazzine dai 9 ai 12 anni), mentre i suoi protagonisti sono quindicenni alle prese con le problematiche tipiche della adolescenza, permeate da un più cool e sempre presente sogno di ottenere fama e successo. La nostra spettatrice tipo di Violetta, ricordiamolo, ha 9 anni e ogni pomeriggio segue le vicende di una idol di quindici. Viene così proiettata in un mondo diverso dal suo, altro, che lei crede sia quello che l’aspetterà fra qualche anno (non vede l’ora) e che vivono già le sue sorelle maggiori o le sue cugine. Ecco cosa trova in questo mondo:
Rivalità femminile. È un mondo dove le ragazze più talentuose devono competere e schiacciarsi vicendevolmente, sul palco come nella vita, un mondo dove la Migliore (la regina incontrastata dei superlativi, la più talentuosa, la più bella, la più popolare con i ragazzi, la più di successo) può essere solo una. Se è vero che la nostra Violetta ha due amiche (Camilla e Francesca), è anche vero che molto più spazio e popolarità, sia sullo schermo che tra le fan, ottiene la sua arci nemica e rivale Ludmilla, una sorta di anti Violetta, talentuosa e bella quanto lei, ma cattiva, spietata, disonesta e capricciosa così all’eccesso da risultare parodistica e ottenere l’affetto e l’ammirazione delle bambine a casa molto più delle anonime amiche della protagonista. Queste non hanno alcun talento particolare se non lo stesso di Violetta (cantare e ballare), ma in misura sensibilmente inferiore e sembrano destinate all’eterno ruolo di comparse, quasi a suggerire che l’amicizia fra ragazze è possibile solamente se gerarchica e l’amica fedele è tale perché non può aspirare a nulla di meglio; se appena diventa qualcosa di più della semplice spalla non può restare nel gruppo, ma deve cercarsene un alto da guidare, diventando magari una nuova rivale. Due amiche femmine, nel mondo di Violetta, non sembrano poter stare sullo stesso piano, né competere amichevolmente, né essere entrambe intelligenti o talentuose, deve essercene per forza una che superi l’altra.
Già quello dell’amicizia obbligatoriamente gerarchica dove esiste la protagonista e la migliore amica uno scalino sotto di lei, mi pare un messaggio triste, soprattutto per bambine delle elementari o che si affacciano alle scuole medie, ma non è il solo che se proposto a spettatrici così giovani perplime. Vediamone un altro
I ragazzi e l’amore. Nel pieno rispetto delle telenovelas, l’amore in Violetta non può mancare. Ricordiamo che i personaggi sono quattordici, quindici, sedicenni ed è plausibile che vi siano delle sotto trame di cotte, innamoramenti, fidanzamenti, gelosie e intrighi forse anche un po’ eccessivi ma non scandalosi. A proposito di scandalo, è interessante notare come, pienamente coscienti del fatto che il prodotto è destinato più alle bambine che alle teenager, gli sceneggiatori abbiano completamente epurato le vite di questi adolescenti dal sesso. Non solo in Violetta non si fa sesso (elemento che invece viene esasperato in altri teen-drama, specificatamente per teenagers, come Glee o La vita segreta di una teenager americana, dipingendo quindicenni e sedicenni come persone che fanno sesso o che hanno la concreta possibilità di farlo molto più di quanto non avvenga nella realtà e creando magari un senso di inferiorità in quei telespettatori a casa che al sesso sono naturalmente interessati, ma non lo hanno ancora sperimentato), ma di sesso non si parla nemmeno, non vengono fatte allusioni (fatta eccezione per qualche personaggio adulto che va incontro a una gravidanza, o più sovente la simula per incastrare il ricco belloccio di turno), è un elemento che, irrealisticamente, viene completamente censurato. Così come viene censurato il nudo, il linguaggio volgare, il fumo, la droga (parlo di semplici canne) e tutto quello che in generale preoccupa i genitori dell’adolescenza. Sesso, droga e rock and roll. Le cotte però permangono e in particolare la nostra Violetta si innamora di due compagni di scuola, il sensibile e distaccato Tomas e il ribelle ed arrogante Leon (quest’ultimo avrà infine la meglio), inizialmente fidanzato con la perfida Ludmilla (dunque alla fine Violetta non avrà la meglio su Ludmilla solo nel campo del talento, ma anche in quello amoroso, quasi a ricordare che chi “vince” nella vita, deve vincere in tutto). Insieme al prevedibile triangolo, non mancano personaggi con cui Violetta e le sue amiche intrecciano storie veloci, danno baci sbagliati, che frequentano e di fatto illudono per dimenticare un amore passato. L’amore che fa male, i “ti amo” detti come se piovesse, la difficoltà di dimenticare il ragazzo che ha fatto soffrire, la relazione finita male. Tutti questi elementi, presentati alla nostra solita telespettatrice di nove anni non sono un po’ precoci? La censura ipocrita del sesso non basta a rendere un programma adatto a delle bambine. Riteniamo giustamente il corpo e la psiche dei bambini e delle bambine non ancora abbastanza sviluppati per fare sesso, ma spesso sorvoliamo sul fatto che allo stesso modo la loro mente non è ancora matura per provare quei sentimenti, come l’amore, il desiderio, la passione, che poi inevitabilmente e naturalmente portano anche al sesso. Ecco il controsenso, mentre molti genitori sono attentissimi nel censurare ai figli qualsiasi rimando alla sessualità nella vita reale per proteggerli e non precocizzarli, non lo sono altrettanto nel non precocizzare i loro sentimenti, il modo di pensare, l’approccio al mondo e all’altro da sé ed è alle bambine che si rivolgono questi messaggi precocizzanti.
Alla fine, ciò che pensa la nostra tipica telespettatrice di nove anni guardando Violetta è “voglio essere come lei”, pensiero apparentemente innocuo per i genitori proprio perché si tratta della tipica brava ragazza, intelligente ma non troppo, brava a scuola, diligente, generosa, di talento e ostinatamente vergine, ma che ha atteggiamenti e prova sentimenti tipici di una quindicenne, che fa e dice cose da adolescente che vive in un mondo di adolescenti. Questo modo di essere Violetta viene bramato, desiderato e introiettato dalle bambine, che assumono atteggiamenti che sarebbero naturali e conformi allo sviluppo fisico e mentale suo e dei coetanei tra cinque o sei anni.
Il peggio, forse, è che questa precocizzazione colpisce molto di più le bambine, separandole dai coetanei maschi, creando una frattura. I primi vedranno sempre più le femmine come qualcosa di alieno, di incomprensibile, di diverso, con cui non è possibile stabilire un rapporto di parità, di amicizia, di alleanza. Stupide, civettuole, ma soprattutto lontane dal loro mondo. Allo stesso modo anche le seconde vedranno i coetanei come qualcosa di diverso, per i quali si può provare fastidio, “odio”, “amore”, ma con cui non si può realmente stabilire un rapporto alla pari perché non si parla la stessa lingua e magari saranno interessate ai bambini più grandi o ai ragazzi che assomigliano di più a un Leon o a un Tomas. Violette intrappolate nel corpo di bambine di nove anni.
Come se non bastasse, non è insolito che nel giornalino di Violetta (incredibilmente simile a riviste come Top girl o Ragazza Magazine) vi siano pubblicità di serie tv dichiaratamente per teenager o articoli su trucchi, moda, pettegolezzi e tutti argomenti generalmente destinate lettrici di quattordici o sedici anni.
Forse avrete sentito anche voi la frase “le ragazze maturano prima dei ragazzi” e c’è certamente qualcosa di vero, soprattutto dal punto di vista fisico (generalmente le bambine raggiungono la pubertà prima dei coetanei), ma mi chiedo se non si stia calcando un po’ troppo la mano, spostando la pubertà femminile uno scalino sempre più basso e togliendo alle bambine una fetta sempre più ampia di infanzia. Un periodo della vita giudicato da tutti così prezioso e delicato che sembra incredibile quanto gli stessi che lo ammirano e lo difendono si adoperino in tutti modi per accorciarlo.
Soprattutto nelle bambine.

Se non ne avete ancora abbastanza :P linko una breve intervista ad una psicologa che ho trovato in rete. Eccola!

2 commenti:

  1. senza entrare nella questione "Violetta" su cui comunque concordo con te, penso che è vero che gli adolescenti hanno la concreta possibilità di fare sesso e lo fanno ed è legittimo che teen-drama come Glee, Vita segreta o anche Skins lo raccontino, sono cose che esistono.
    I complessi di inferiorità (parlo per esperienza personale) non derivano dai telefilm

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